Da Valmadrera a Pusiano – primo tratto, 9 km sul mio contapassi

Cari barcaioli,

 

Oggi sono ripartita molto riposata, in direzione monte Cornizzolo. E’ oggi una tappa di montagna. Lascio al mattino il Santuario della Madonna di S. Martino di Valmadrera e mi inerpico lentamente lungo il sentiero William, sul Corno Birone, con lo zaino in spalla che mi dà un po’ fastidio sulle spalle e che temo si stiano irritando.

 

E’ proprio una tappa da trekkers, proseguo sudando lentamente per quattro ore econ frequenti pause, sino ad arrivare al notevole complesso romanico di S. Pietro al Monte di Civate. Cari amici della barca, sappiate che questo è un luogo dove fermarsi non per ore, ma per giorni tanto è splendido. Leggete quanto sta scritto su wikipedia al riguardo, e qui gustatevi le relative immagini. S. Pietro al monte è un’abbazia di origine longobarda misconosciuta da brianzoli e milanesi, ma a mio parere di cultrice architettonica rappresenta il più bello e meglio conservato romanico altomedievale europeo, un altro Macchu Picchu nascosto a mezza costa in una piega laterale del monte Cornizzolo.

 

Ci resto a S. Pietro al Monte fino al tardo pomeriggio, la basilica è aperta e riesco anche a visitare gli affreschi interni, in particolare il famoso drago rosso. Ma il luogo è talmente magico che anche lo stare lì fuori nel prato diventa un momento topico della mia vita, con il sole splendente sulla mia testa di sudata pellegrina brianzola. Alle 17 riparto a malincuore, ma devo farlo perché voglio trascorrere la notte al rifugio Consiglieri, in alto al Cornizzolo, e il sole sta ormai scomparendo dietro la montagna. Raggiungo faticosamente la cima (1200 metri circa) alle 19, da qui in alto vedo praticamente tutta la pianura padana, nell’ora del tramonto. E’ sereno e limpido, mi godo un momento di pace assoluta, con la brezza estiva che mi muove i capelli lassù, seduta sotto la croce in vetta.

 

Dopo tanto contemplare scendo al rifugio, che è poco sotto la cima, verso le 21. Prendo alloggio e faccio amicizia con un ragazzo di Piacenza. Un bel ragazzone, con un dolcissimo sorriso senza ombre. Una di quelle tipiche persone che si incontrano in montagna, dove ci si libera della maschera cittadina e si diventa più veri nei confronti degli altri. Con lui in tarda serata risalgo in cima alla vetta, a ammirare la stellata estiva con una quasi mezzaluna di fine luglio che sorge là a est, dalla bergamasca (…)

The Lobsters e il primo contatto

Tralasceremo i dettagli della partenza, di come ho insistito per far portare a Fried Chicken la kway (che non la voleva) e di come alla fine io abbia dimenticato la mia (che la volevo).
Oramai siamo a Boston MA, i cieli sono piu' ampi e le tastiere del computer non hanno gli accenti…
Il primo impatto e' stato molto New England, cena a base di cheviche e anticuchos (cuore alla griglia!) in un ottimo ristorante peruviano, con tanto di gigantografia retroilluminata del Machu Picchu e orchestrina con flauto di pan di tutte le dimensioni. Menzione speciale per il Pisco Sour, beberone a base di pisco (distillato di uva, una sorta di grappa) lime, angostura e bianco d'uovo…
Oggi primo giro a corto raggio, puntiamo a nord, verso Rockport, amena localita' la cui economia si regge sostanzialmente sulla pesca delle aragoste e come da programma non ci facciamo scappare l'occasione di una mangiata a due passi dal mare di ostriche e vongole fritte, un panino al granchio e una lobster che un po' ci ha fatto compassione e un po' no… lacrime di Cocco…
The Planner e The Doctor abitano a Beacon Hill, quartiere del centro storico, case basse di mattoni rossi con bow window, le strade sono illuminate da lampade a gas e non c'e' un'insegna luminosa. Very british, sembra di stare a Chelsea…
Stasera concerto jazz del maestro di piano di The Doctor… un po' fighetti per ora, ma siamo a Boston…
Dopodomani ci muoviamo verso sud, probabile prima tappa nel Delaware – nel parco nazionale dove ci sono i pony selvaggi… tranquilli, questi non ce li mangiamo.

si parte!

ci siamo, domattina si parte. Oggi gli ultimi preparativi, certo di dimenticare qualcosa, ma oramai si va in automatico. Non ci portiamo molto, in fondo si va in europa, e se manca qualcosa la prenderemo sul posto. Qualche preoccupazione per i miei cani. Sono abituati a farsi una passeggiata al giorno, e gli amici che verranno a dargli da mangiare non li porteranno. Praticamente le mie ferie sono per loro un periodo di detenzione. certo ho un giardino grande, ma la cosa mi rosica. Il problema è che sono in tre e portarli non è sempre possibile. Ad ogni uscita collettiva è un attento studiare percorsi, luoghi, soste. I miei sono abituati a girare senza guinzaglio, essendo di carattere mite e giocoso. Ma in giro si trovano un sacco di proprietari nazisti, con guinzagli corti che allevano cani nevrotici. per la prossima volta andremo in sardegna, tutti assieme appassionatamente.
Ma bando alle ciance, l’ora è prossima, le strade serbe ci attendono. Domani sera dovremo essere a Kneza Mihaila, nella frenetica notte belgradese. un saluto ai barcaioli, sia in potenza che già attivi.
 
Saturnino
 

On da sk8(board)_ Jeux sans fronti

Ebbene si, ho finito con il lavoro, oggi ho visitato tre/quattro aziende che all’interno ricordavano più un opificio raccontato da Dickens che un posto dove la gente dovrebbe lavorare in maniera sicura. La Cina ogni volta che la visito mi lascia basito.  Decido di approfittare delle poche ore di luce che mi restano per andare a visitare l’Olympic green di Beijing.

Costruito per le Olimpiadi del 2008 dalla televisione mi aveva incuriosito per le strutture avveniristiche dello stadio nazionale cinese (meglio conosciuto come bird’s nest) e, soprattutto, per  la piscina (meglio conosciuta come water box).

E’ un grave peccato il fatto che la commistione di alta temperatura (i soliti 38°), inquinamento, umidità creino tutto intorno una cappa di nebbia che neanche a Abbiategrasso a novembre. La maestosità del luogo viene assolutamente compromessa al punto che la sterminata fila di lampioni che delimita il viale centrale del green olimpico si perde alla vista dopo pochi metri.

Un peccato.  

Lo stadio è veramente notevole, l’intreccio di strutture portanti scatolate e la pannellatura delle gradinate creano giochi di pieno/vuoto veramente sensazionali.  Bello, ancora più bello se si potesse VEDERE senz dover fare i conti con questa appiccicaticcia nebbia.  Mi lascia un po’ deluso il Water box, le superfici translucide a bolle delle pareti di questo enorme parallelepipedo sono estremamente telegeniche, dallo schermo sembravano decisamente più belle.

Dopo aver girovagato per un po’ fra gli edifici immensi e i vari souvenir shop decido che questa temperatura non fa per me, sono sudato come un caciocavallo in agosto e le forze iniziano a venir meno.

Decido di tornare all’albergo non senza aver scattato un paio di fotografie. La luce che c’è e il clima che la nebbia crea mi dà l’impressione di essere stato fiondato in una puntata del prigioniero. Se guardo nella nebbia non riesco a fare a meno di pensare che da un momento all’altro esca l’enorme palla bianca che tanto spaventava numero sei. Già mi vedo intrappolato per sempre. Questo è troppo, è tempo di tornare.

Nel frattempo cala la sera su questa Pechino che (grazie ma veramente grazie colonnello Bernacca) mi ha riservato una delle più calde e afose settimane del secolo.

Prendo al volo un taxi e rientro in albergo.

E’ tempo di prepararsi a partire, alle 02:30 mi aspetta l’aereo per Mosca prima e poi per Malpensa. Fra 15/16 ore a casa mi aspettano le valigie per il mare da fare , una notte di riposo per cercare di abbozzare gli effetti del jet lag e poi finalmente  baby A. da ritirare.

Ciao ciao Beijing, ci vediamo fra quattro mesi. Per favore sii più fresca e meno appiccicosa.

Saluti, torno a vedere il sole.

Mauro (quel Gangsta del). 

Giornate Piene

Rieccomi a scrivere da Berlino. Questa sera la metà delle persone che ho conosciuto qui ha deciso di uscire e tornare alla mattina e l'altra metà è già a letto probabilmente.
E io ne approfitto per usare l'ultimo giorno prepagato della chiavetta usb per scrivere a voi della Barca :)

Le giornate qui, come da titolo, sono sempre mooolto piene. Tra il corso e tutte le cose da vedere in giro per Berlino non sono mai qui a casa, ove ritorno solo per 5 ore di sonno a notte.
In effetti inizio a sentire una certa stanchezza, soprattutto mentre qualche tedesco spiega per ore la storia di case e monumenti, i miei occhi si chiudono inesorabilmente!

Con tutte questi giri per la città e ore senza mai dormire, le cose che ho fatto si accavallano nella mente, formando un mare indistinto di suoni ed immagini.

Oggi siamo andati tutti a Postdam, una città ad una ventina di chilometri da Berlino, famosa anche per il castello, il cui nome è Sans Souci (se non ho sbagliato a scriverlo).

Uscire per qualche ora dalla grande città è molto rilassante, ci si rende conto di quanto sia grande la capitale e di quanto sia calma e tranquilla la vita al di fuori.
Il castello devo dire che non sembra un castello ma una grande villa, con una specie di scalinata davanti, ricoperta di viti e piante di fico e poi un grande giardino con una fontana e labirinti di siepi. Ogni volta che finisco in un posto così, tipicamente turistico, mi capita di osservare i turisti. Non sembrano mai molto contenti. Di solito sono persone di mezza età, in grandi comitive, che arrancano sotto il sole, ognuno con la sua macchina al collo, un cappellino ed un espressione stanca, quasi arrabbiata. Penso sempre che vorrei chiedergli se davvero si stanno godendo la visita o preferirebbero essere da qualche altra parte.

Tralasciando ulteriori riflessioni depressive sui turisti, devo dire che questa esperienza è davvero meravigliosa. La cosa più bella è poter conoscere in un colpo solo persone provenienti da ogni parte del mondo. Starei ore ad ascoltarle e a farmi raccontare tutta la loro vita là, distante e diversa dalla mia. L'altra sera abbiamo fatto una cena, cucinando zuppe e piatti cinesi e si parlavano un sacco di lingue insieme. Inglese, tedesco, cinese, spagnolo, finlandese, italiano (solo io :D) e francese.

Qualche giorno fa siamo andati con il nostro insegnante Knuth a vedere il museo sulla DDR. E' un museo interattivo, dove puoi aprire cassetti e toccare oggetti. C'è anche la ricostruzione di un tipico appartamento popolare, con tutta la sala e la cucina, nonch'è il telefono (e tirando su la cornetta si sente una persona parlarti come se stessi davvero telefonando!).

C'era anche una Trabant, la famosa macchina di quel periodo e ci si poteva sedere dentro, così mi sono messo lì comodo a guardare chi passava e un po' com'era l'interno. Mentre ero lì è arrivato Knuth che mi ha detto qualcosa del tipo: "Davide non vorrei metterti fretta, prenditi pure il tuo tempo.. ma noi siamo tutti fuori e ti stiamo aspettando!"..eh, così ho lasciato la Trabant lì dov'era e ho raggiunto gli altri.

Nei prossimi giorni, durante la settimana, cercherò di scrivere più spesso, così da riuscire a convogliare le idee giorno per giorno, magari dall'università! :)
Ah, sono anche salito sulla torre della televisione, che troneggia dalle parti di Alexanderplatz. E' molto alta e da una visione di tutta Berlino. La città vista dall'alto è carina, non ci sono forme particolari che colpiscono, ma si può avere una visone d'insieme. In questo periodo la cosa migliore è salire verso le 7.30-8 di sera e vedere così anche il tramonto del sole, che dall'alto è veramente bello (penso scenda fino verso le 9-9.15, per toccare infine l'orizzonte).

Ultimo aneddoto: nella metropolitana è pieno di cartelli che invitano a non mangiare ne bere sulle carrozze, ma almeno una persona ogni due metri ha una birra in mano. Devo dire la verità, non ho mai visto così tante gente bere sempre birra come qui a Berlino. Dalla mattina alla sera, si vede ovunque gente bere birra. Sempre.

A presto, Respiravento
:)

Contrabbando, litigi e marmellata fatta in casa

31-07
Ce l'abbiamo fattttttaaaaaaaaaaaaaa!
Ieri nel pomeriggio siamo arrivati a çesme!!!!!!Ma…che stanchezza, ragazzi…
çesme si presenta come una piccola cittadina marittima, un pò fighetta a dire il vero, ma tanto ci dobbiamo solo passare una sera.
Arriviamo all'albergo e scopriamo che è gestito da D'Artagnan. Garantito, era lui, di sicuro, solo che era turco e parlava anche inglese. Aggiungerei (il Lord conviene e sorride a denti stretti )un gran bel pezzo di moschettiere.Alto, moro, capelli lunghi e sorriso affascinante!
Gentile, ci offre una Efes fresca nel patio della pensione, che dà su un bel giardino vista porticciolo turistico.
Ripresi dal viaggio allucinante andiamo a prenotare i biglietti del traghetto per Chios, mangiamo un pasto a base di cibo fritto (uova e verdure, che con 40 gradi sono l'ideale) poi facciamo due passi e torniamo in albergo.
La sera dopo cena decidiamo di entrare un pò più nel vivo di questa cittadina:è una sorta di piccola e meno pretenziosa Portocervo (quindi un bel pò fuori da quello che piace a noi), ma è divertente studiare i fenomeni "tamarro"turco e "squinzia"turca.Pochissime le donne col velo, sono di più quelle in miniminigonna(il Lord guarda le barche a vela, è in modalità ing.); gli uomini si siedono sui moli a bere succo di frutta (!) e noi li imitiamo, osservando, al di là del mare,le luci di Chios.Improvvisamente mentre torniamo all'albergo parte un bellissimo spettacolo pirotecnico dall'altra parte della baia, così ci fermiamo ad ammirare i bellissimi fuochi d'artificio, alcuni dei quali non avevo mai visto.Il mare di fronte a noi rifletteva questi colori e queste luci, allungando il cielo illuminato a giorno come se fosse una pergamena fin quasi ai nostri piedi. Bellissimo!!!Andiamo a nanna contenti (e avremmo anche dormito se i gatti del quartiere, ovviamente onnipresenti anche qui, non avessero deciso di accoppiarsi selvaggiamente, tutti insieme, proprio sotto la nostra finestra…meeeeowwww….meoooow…tutta la notte….)

Stamattina, traghetto per Chios. Passiamo la frontiera, visto che usciamo dalla Turchia, e ci compriamo con 30 euri 2 stecche di stizze al duty free. Sul traghetto:surprise!Non si possono portare a chios più di 2 pacchetti a testa…e adesso?Le distribuiamo a caso nelle valigie, sperando vivamente che non facciano controlli a noi cittadini Ué!
Non avendo di meglio da fare sul traghetto improvvisiamo la prima litigata da sposati, e  passiamo metà del viaggio a tenerci il broncio a vicenda (poi abbiamo fatto pace, eh!).
Scesi ci approcciamo alla frontiera:dai…dai…siamo cittadini Uè…evvai! Ci controllano solo il passaporto e ci lasciano passare; a dire il vero mi aprono lo zaino, e dunque vedono i 10 pacchetti di sigarette,ma si limitano a dire:Italia?Ok, Straight on, e mi lasciano passare. Quindi non so bene se ci abbiano fatti passare senza dire nulla perchè godiamo di trattamento speciale in quanto cittadini europei o se la nostra fama di gente-che-se-ne-sbatte-delle-regole, in quanto cittadini italiani ci precede e ci fanno passare per vederci all'opera.
Noleggiata una macchina ci dirigiamo verso Kambos, una zona vicina a Chios, famosa per la masthia, una resina, da quel che ho capito, che si mastica, molto famosa nelle corti dei sultani turchi e nei loro harem. Il posto è stupendo: filari di viti si alternano ad ulivi, che si alternano ad alberi di fichi e orti.
La nostra pensione è una ex fattoria, con un giardino ed un immenso frutteto/orto intorno (Manganos Hotel, Vitiadou 1, kambos, Chios).
La merenda che ci servono è a base di fichi, torta e pane fatti in casa, marmellata di arance casereccia e succo di lime, o chinotto (non riusciamo a capire la differenza), mentre tutt'attorno i grilli cantano, i bimbi della proprietaria giocano a farsi cadere dal triciclo e i gatti ronfano felici.
Questa si che è vita, signori….
Baci dai rilassatissimi L&L Beri
 

kozan e Rosi:Norvegia artica

amici viaggiatori questo è il mio ultimo post dall’Italia. La roulotte è stra-carica di cibo,bevande,acqua,vestiti e quant’altro. Stanotte dormiremo nella roulotte rimessata e la partenza sarà prima dell’alba di domani attorno alle 5 questo perchè vogliamo essere al confine con la Svizzera al mattino presto per evitare traffico e per attraversare il Gottardo di buon’ora per evitare le code di accesso al lunghissimo tunnel. Domani il programma è di viaggiare ininterrottamente attraverso l’interminabile Germania. Stiamo iniziando questa meravigliosa avventura,vi terremo aggiornati. Un abbraccio ci si aggiorna prestissimo!

ELILO e zia

Cari tutti della Barca,

la nostra partenza è ancora lontana, sarà il 29 agosto. La meta è un villaggio turistico molto discreto lungo la costa meridionale dell’Egitto, Marsa Alam. Staremo via una settimana e contiamo di inviarvi qualche breve racconto da laggiù (pare sia possibile) e poi magari a fine viaggio.

Il nostro gruppo è formato da: mamma Linda, Elia (8 anni), Lorenzo (6 anni) e zia, sorella della mamma. E così è spiegato il nome del gruppo: ELI sta per Elia, ma LI sta anche per Linda, e LO per Lorenzo.

Sarà un viaggio speciale: non solo perché quel posto è veramente una sorta di paradiso terrestre (barriera corallina davanti e deserto roccioso alle spalle, vento, acqua del mare deliziosamente tiepida in quel periodo, colori incredibili), ma anche perché vedremo tutto soprattutto con gli occhi dei bambini. Ci siamo già stati l’anno scorso e quest’anno abbiamo prenotato fin da febbraio, tanto era il desiderio di tornarci.

Elia e Lorenzo sono due osservatori acuti e intraprendenti. Elia va letteralmente matto per qualsiasi animale, pesci compresi, e là, come potete immaginare, è un’emozione continua. Lorenzo è più piccino e ha un po’ paura delle meduse, ma porteremo con noi un canottino e se sarà stanco si riposerà. La mamma Linda è davvero forte e riesce a nuotare con i delfini. Tutti hanno un buon senso dell’ironia e contiamo anche di divertirci/ divertirvi un po’ raccontandovi delle nostre avventure. La zia (Monica) è quella che vi scrive.

A fine agosto, dunque, e intanto, buone vacanze a tutti e buon lavoro a Tre uomini in barca!

Giappone 5+1 Hana Bi

Oggi è arrivato il mio amico Andrea (peccato che il bagaglio sia rimasto a Mosca ma dovrebbe arrivare domani).

Nessuna emergenza per ora: abbiamo preso un paio di boxer e spazzolino da denti poi da bravi jetleggati abbiamo fatto una pennica pomeridiana e ci siamo svegliati in serata. Serata passata in riva a fiume Sumida a vedere un grosso spettacolo di hana bi (fuochi artificiali) insieme a qualche milionata di giapponesi che hanno colonizzato le strade tutti con il loro bravo tappetino da pic nic in plastica.
Ammetto che per metà del tempo abbiamo guardato i fuochi e per l'altra metà le ragazze in yukata estiva…
notte barcaioli,

In viaggio con la zia

Data: 31 luglio 2010 14.00 (si riferisce al 28) Argomento: In viaggio con la zia

Siccome mio nipote non è proprio un entusiasta di montagna, non mi resta che l’escursionismo pop, ossia quello popolare, affollato, con tante persone. Questo contrasta un po’ con la mia idea della “non ripetizione”, ma infine è nuovo per lui, quindi… E’ la prima volta che viaggiamo da soli, senza la sua soffocante mamma (mia cognata) e senza mio marito. Ci siamo divertiti un sacco. Per ben due giorni. Siamo andati a Chamonix, dove c’era il mondo. Il primo giorno ho faticato a raggiungere un parcheggio, e alla fine per non star lì a cercare, sono andata nel nostro solito albergo (lo so al Gustavia c’erano molte più senoritas americane, ma non c’era posto) Poi l’ho portato al Montenvers, che è una di quelle cose che mi facevano fare i miei quando volevano riposare (appunto…). In realtà, il grand Balcon Nord, l’ho già fatto, proprio dal Montenvers al plan des Aiguilles (in realtà non ci sono arrivata, sono scesa a piedi dai casolari di Blaitère a Chamonix, altra ora e 45 di strada a piedi – in discesa – praticamente solo perché il sentiero principale era così affollato che era impossibile fare pipi (giusto per dire escursionismo pop). Di solito le guide descrivono il percorso inverso, dalla funivia di Plan des Aiguilles al Montenvers, ma nei giorni di bel tempo la funivia del Monte Bianco è così affollata che puoi passare ore a fare la coda. A mio modesto parere è meglio così, ti becchi subito il rampone del Signal, che è abbastanza spaccagambe, anziché farlo dopo tutta la strada. Il vantaggio è che una volta arrivati, ci si siede a mangiare avendo davanti il Monte Bianco e dietro i Dru e le Jorasses (o viceversa) e di fianco la valle di Chamonix o l’M. In ogni caso un bel panorama, così si riparte rifocillati e contenti e si è pronti per il resto della strada, in discesa secca prima e poi in saliscendi. Necessari: acqua (sino al Signal non c’è nulla), solari e cappello, oltre all’equipaggiamento solito. Mio nipote l’ho portato in cima al Signal, abbiamo pranzato in mezzo a giapponesi di mezza età, e poi siamo andati al Plan con tutto comodo. Non ha fatto una piega. Significa che è come mio marito, che se non lo pressi, ed è fuori casa, lemme lemme se ne va dappertutto. Tra l’altro giovedì c’erano tante nuvole in quota (a fine pomeriggio si è coperto tutto e scesi dalla funivia piovicchiava). Prima di cena, gelatone mentre piovicchiava in una pasticceria di rue Paccard (è l’unica e sta di fronte la negozio Lafuma), giusto per lustrarsi gli occhi (miei e suoi – come dicevo, a Chamonix c’era il mondo). Poi doccia e bistecca per lui e andouillettes per me (che è il piatto del giorno del mercoledì alla Taverne de Chamouny – sono salamini ripieni di trippa e credo di essere l’unica non del posto a mangiarli )