Cara Barca,
eccoci qui alla parte seconda della nostra visita al CERN, il resoconto vero e proprio della nostra giornata lì. Flashback al giorno precedente: alluvione in campeggio. Abbiamo cercato di mettere al meglio i nostri vestiti, pigiati da una settimana di zaino e inumiditi, ma insomma, eravamo discretamente sgualciti. Il Pizzo ha indossato la sua maglietta dell’ONU, Cinzia una maglietta di lino, perché se non puoi nascondere lo stropicciamento, tanto vale enfatizzarlo, così non sembri troppo vittima delle circostanze. Partenza dal campeggio verso le 9,00, quando abbiamo deciso di avere un aspetto adeguato. Ora per chi non lo ricordasse, eravamo dotati di mappa per arrivare al CERN. Date un’occhiata alla mappa nei post precedenti e capirete perché ci siamo persi. In più c’erano molti lavori lungo strada. Frecce gialle segnavano le deviazioni, ma solo all’inizio, poi ti ritrovavi in un dedalo di strade senza alcuna indicazione supplementare. Dopo due ore finalmente abbiamo trovato il CERN. Abbiamo iniziato la nostra visita dalle due splendide esposizioni permanenti, aperte a tutti senza prenotazione. La prima è ospitata in un enorme geode di legno. E’ stata sponsorizzata dalla Rolex e si vede: spettacolare. Quando si entra ci si può accomodare sulle poltrone a uovo disegnate da thor-larsen, sparse qui e là per la stanza tra le teche sferiche, realizzate nella medesima resina bianca. Le teche contengono parte della strumentazione utilizzata dall’LHC. Quasi a 360° uno schermo proietta immagini della creazione dell’universo a partire dal big bang. Al centro, su una pedana circolare leggermente inclinata posta sul pavimento, si vedono le immagini reali delle collisioni delle particelle all’interno di hadron. Schermi sferici touch sparsi qui e là consentono di accedere a viste interattive delle zone più significative dell’acceleratore. Spiegazioni disponibili per adulti e per ragazzi. Si gira al buio, le uniche luci sono quelle delle particelle proiettate e quelle provenienti dalle pedane di poltrone e teche che cambiano colore accordandosi a quello delle immagini proiettate, passando dal grigio al verdino, dal blu al violetto. La secondo mostra è più didattica, spiega sia i fondamenti della fisica delle particelle, sia come è fatto l’acceleratore e cosa si ricerca al CERN. Alcuni computer permettono anche di accedere alla nuova piattaforma GRID di cui vi abbiamo già parlato. Alcuni dati sulla struttura: l’acceleratore vero e proprio ha 27 km di circonferenza e si trova a ca. 100 m di profondità. Lungo il percorso sono state scavate delle caverne che ospitano le strutture enormi per gli esperimenti: rilevatori alti come un palazzo di 6 piani che pesano oltre 7000 tonnellate, assemblati con la precisione di micron da laboratori sparsi in tutto il mondo e poi calati all’interno dei pozzi. Abbiamo potuto vedere un filmato su come sono state eseguite queste operazioni e vi assicuriamo che ben si adatta la metafora utilizzata al CERN: come costruire una nave all’interno di una bottiglia, ma il tutto in dimensioni gigantesche. Queste enormi strutture, da un punto di vista strettamente estetico, possono sicuramente rivaleggiare per imponenza e bellezza con le più grandi opere architettoniche. Non ci credete? Solo per fare un esempio, i rilevatori sono fatti di cristallo di tungstato di piombo che, pur essendo una sostanza densissima, è incredibilmente trasparente. Ora immaginate 80.000 prismi trapezoidali di cristallo, lunghi ca. 23 cm ciascuno, posti all’interno di un enorme struttura cilindrica: anche se non amate particolarmente il tungstato di piombo, è un gran colpo d’occhio.
Da quando l’acceleratore è in funzione, tuttavia, non si può più accedere al tunnel sotterraneo: il criostato che assicura la superconduttività del sistema funziona infatti a elio liquido (-271°C), quindi se ci fosse una fuga si morirebbe congelati nel giro di pochi secondi. Peccato, ci saremmo fatti volentieri un giro in bici nel tunnel con le mitiche biciclette del CERN. La nostra superguida, di cui vi narreremo a breve, ci ha rivelato in esclusiva che inizialmente erano stati predisposi dei veicoli elettrici, tipo macchinine, per spostarsi all’interno dei 27 km del tunnel. Poi siccome i fisici sono essenzialmente dei bambinoni cresciuti che si divertono con enormi giocattoloni e visto il numero di incidenti che accadeva a causa delle gare che si svolgevano lì sotto, il direttore ha deciso di sequestrare tutte le macchinine e dare ai ragazzi le bici. Alle 15.00 inizia la visita vera e propria a un laboratorio con anche proiezione di filmato in 3D. Ci aspettavamo di vedere particelle schizzare fuori dallo schermo, invece il filmato mostra una serie di interviste agli scienziati del CERN: molto interessante, ma forse sarebbe bastato anche un tradizionale 2D. Il nostro gruppo è piuttosto eterogeneo, siamo circa una quindicina. Merita una descrizione una mitica signora svizzera, molto vicina ai 90 anni, tutta vestita di rosa confetto e inamidata (la nostra nemesi insomma), con il capello biondo tinto fresco di messa in piega, alta non più di 1,50 m. Ci ha spiegato che abita lì vicino e che periodicamente viene a fare la visita all’acceleratore. Prima che entrasse in funzione due anni fa si è anche calata in uno dei pozzi a -100 metri. Ci ha detto che, anche se non ci capisce proprio niente, lo strumentone l’affascina molto, quindi quando può viene a vederlo. Effettivamente, come ha brillantemente detto il Pizzo, da fuori sembra un po’ la fabbrica di Willie Wonka e dentro sembra di vedere anche gli Umpa Lumpa. Ad un certo punto la nostra superguida, un vecchio ingegnere da 40 anni al CERN, guarda tutti e fa il domandone: “ma voi sapete come si fanno i protoni che spariamo negli acceleratori?” Silenzio tra la folla. Solo due persone potevano sapere la risposta e l’hanno data, salvando il resto del gruppo! La guida insospettita ci ha guardato negli occhi e ha ci ha chiesto “ma voi nella vita che fate?” “Contiamo fotoni”. “Anch’io!”. Va da sé che è nato l’amore. Tanto che al termine della visita classica, ci ha fatto fare in esclusiva un giro di oltre 2 ore e mezza al resto dei laboratori del CERN normalmente non aperti al pubblico. Se cercava due entusiasti, ovviamente li aveva trovati, tanto che ci ha anche mostrato la bacheca con le offerte di lavoro casomai volessimo trasferirci lì in pianta stabile. Dopo averci regalato un sacco di pubblicazioni del CERN, la superguida ci ha anche offerto il caffè alla caffetteria interna. Intorno gente di tutte le nazioni, conversazioni in un sacco di lingue. Ed ecco, davanti a una vetrata, a un certo punto LO vediamo: è LUI, ma proprio LUI, così vero che sembra finto. La nostra guida ci dice che sono vecchi amici e ci vuole presentare e noi panico nero. Frazioni di secondo per trovare nelle nostre menti qualcosa di intelligente da dirgli, ma come si fa?! Come si fa a trovare qualcosa di intelligente da dire a CARLO RUBBIA? Ecco, la nostra guida ci presenta, tutti stropicciati come siamo, gli stringiamo la mano e il Pizzo è così emozionato che non riesce nemmeno a dire il suo nome. Cinzia non riesce ancora a ricordare a distanza di giorni cosa gli ha detto. Va beh, non verrà annoverata negli annali come una conversazione epocale, ma insomma, è stata la fine incredibile di una giornata perfetta, tanto che anche adesso, a scriverlo, ci emozioniamo ancora.
Perdonateci la lunghezza, ma condividere questo ricordo, che avremo sempre dentro di noi , con voi della barca ci fa assaporare ancora di più quel giorno.
Un abbraccio dai vostri desperados (W l’amore, W i bosoni etc…)
