She loves you

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Qualche puntata fa, parlando del blog del NoImpactMan, abbiamo raccontato che riceve commenti che vanno dall’ecologismo sfrenato al più assoluto scetticismo. Mi è rimasto impresso il commento di un uomo che diceva che tutta la questione della sofferenza degli orsi polari sarebbe, in sostanza, una grossa balla, inventata probabilmente per non farci pensare a cose più importanti. Oggi mi arriva da Esteri una notizia che una trasmissione che si chiama Alaska non può esimersi dal citare: Il dipartimento Pesca, parchi e fauna degli Affari Interni di Washington ha annunciato che intende riservare un’area di 520 mila chilometri dell’Alaska, una zona più vasta dell’Italia, all’habitat degli orsi polari. Per Tom Strickland degli Affari Interni, questa scelta intende anche marcare il riconoscimento che il cambiamento climatico sta effettivamente minacciando i ghiacci dell’Artico, e con essi anche gli orsi. Questa decisione sembra confermare quella tesi del New Yorker secondo cui il vero ruolo nel tempo dell’amministrazione Obama sarebbe quello del ripristino culturale. Mi sembra che segni in modo chiaro, se non altro, una “preferenza energetica”: non è che George W. Bush non fosse al corrente di come stavano le cose, ma per la sua amministrazione era più importante non contrastare la prospezione petrolifera in Alaska. Qualche zona di estrazione di gas e petrolio si trova ancora anche nell’area designata, quindi vedremo come se la caveranno gli orsi.

Su Wittgenstein, il noto blog di Luca Sofri, c’è una piccola storia da non perdere. Viene dal resoconto della prigionia di David Rhodes, giornalista del New York Times che è stato ostaggio dei Talebani in Afghanistan per sette mesi. Il frammento riportato da Wittgenstein riguarda l’esperienze di Rhodes con le canzoni, e io ve lo traduco:

“Cercavano dei sistemi per spezzare la monotonia. Dopo cena, in molte sere d’inverno, le mie guardie cantavano per ore canzoni Pashtun. La mia voce e la mia pronuncia Pashtun erano terribili, ma le nostre guardie mi incoraggiavano a cantare con loro. Le ballate variavano. Qualche sera mi sono trovato a cantare, riluttante, canzoni talebane che dichiaravano che ‘voi avete le bombe atomiche, ma noi abbiamo gli attentatori suicidi’.

In altre sere, incoraggiato dalle mie guardie, passavo alle canzoni americane. Con voce agghiacciante e stonata cantavo la versione di “New York New York” di Frank Sinatra e la descrivevo come la storia di un paesano che cerca di avere successo in città e di mantenere la famiglia. Ho cantato “Born to run” di Bruce Springsteen e l’ho descritta come un ritratto delle lotte dell’americano medio.

Mi rendevo reso conto che anche le mie guardie avevano bisogno di una pausa dalla nostra triste esistenza. Ma quando mi dicevano di cantare per i comandanti che passavano in visita, mi sentivo come una scimmia ammaestrata. Sapevo che volevano solo ridere di me.
Evitavo intenzionalmente le canzoni d’amore americane, cercando di sfatare la loro convinzione che tutti gli americani fossero edonisti. Nonostante i miei sforzi, le canzoni romantiche – in qualunque lingua – erano le preferite delle guardie. La canzone dei Beatles “She loves you”, che mi è venuta in mente subito dopo aver ricevuto la lettera di mia moglie dalla Croce Rossa, era la più popolare. Per ragioni che mi lasciavano perplesso, alle guardie piaceva cantarla con me. Cominciavo io dalla prima strofa. Le mie tre guardie talebane, insieme a Tahir e ad Asad, si univano a me nel ritornello. “She loves you yeah yeah yeah”, cantavamo, con i Kalashnikov posati sul pavimento tutt’intorno a noi”.

Infine, stanno fioccano sui blog italiani e internazionali i post di addio all’artista Nancy Spero, che è mancata la settimana scorsa. E’ una buona occasione per ricordarla o per cominciare a conoscere il suo lavoro. Susanna Legrenzi la ricorda su Big Ben e non può fare a meno di collegare il suo impegno femminista alla tetra situazione italiana di questo periodo. Su The F word (contemporary UK feminism) citano il ricordo di Adrian Searle del Guardian. La giovane studentessa d’arte Jen la ricorda su safercampus. Tyler Green contribuisce con un sacco di link interessanti alla conoscenza del suo lavoro. Qui trovate anche un piccolo video in cui Nancy ricorda la sua nascita come artista.

Le musiche di oggi erano “She loves you” dei Beatles e “Spoiled” di Conor Oberst

Ecco la puntata di oggi:

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