Salinger

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Muore a 91 anni JD Salinger, il grande recluso della narrativa americana, l’autore del Giovane Holden, lasciando 40 anni di scritti inediti. Paoblog ci ricorda la notizia. Tuttiscrittori lo saluta in un modo commovente. Negli Stati Uniti il New Yorker, che ospitò i suoi racconti fino a quando Salinger volle farli leggere, cioè al ’65, propone l’elenco dei titoli che si possono ancora leggere sui suoi numeri arretrati. In coda al post, alcuni commenti da tutto il mondo.

Anche se tanti hanno letto il suo libro più emblematico, quali erano le sue qualità letterarie, e come hanno influenzato gli altri scrittori? Questo è il ricordo di Charles McGrath sul New York Times, e questo quello del blog dei libri del Guardian (le traduzioni qui sotto nel podcast)

Non tutti sono seri: Bookpatrol prende in giro Salinger per la sua rigidità sull’immagine e i diritti d’autore, e Brett Easton Ellis esulta per la sua morte su Twitter.

Il mondo letterario più giovane commenta la scomparsa di Salinger su Salon, questo è il ricordo di Laura Miller (la traduzione qui sotto nel podcast)

Le musiche di oggi erano “(Put the fun back in) the funeral” di Erin McKeown e “Just breathe” dei Pearl Jam

Ecco la puntata di oggi:

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empatia e iPad

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E se il contrario delle generalizzazioni di cui parlavamo ieri in occasione della Giornata della Memoria fosse l’empatia? Forse vi ricordate del nostro maestro di empatia, Roman Krznaric di Outrospection; per il nuovo anno ha postato sul blog della School of Life cinque buoni consigli su come mettersi nei panni degli altri (la traduzione qui sotto nel podcast)

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La foto qua sopra non è un fotogramma di Star Trek (anche se un po’ ci prova) ma Steve Jobs alla conferenza annuale di Apple ieri a San Francisco. Non che si abbia assoluto bisogno dell’aggeggio in questione, ma oltre ad annunciare di aver toccato 250 milioni di iPod venduti nel mondo, Jobs ha finalmente presentato il tanto vociferato tablet, un specie di iPhone della grandezza di un notebook, che leggerà video, musica, videogiochi, giornali e libri, e scriverà con una tastiera virtuale su schermo ad altissima qualità. Non si chiamerà iSlate come dicevano le voci, ma iPad, sarà messo in commercio fra due mesi e in America si appoggerà a un accordo telefonico con AT&T. Siccome ad Alaska abbiamo parlato spesso degli e-reader e di quello che significherà l’aumento esponenziale della loro diffusione per l’oggetto libro, ci siamo già imbattuti più volte nella chiacchierata nuova invenzione. Mentre qui trovate un riassunto delle virtù dell’IPad secondo Jobs, ci interessa di più capire il posizionamento del nuovo aggeggio rispetto al monopolio Amazon tramite Kindle. L’infaticabile Daily Beast e Alan Deutschman ci raccontano che anche se l’IPad è già stato presentato al pubblico, in realtà le trattative con gli editori per trovare un accordo che possa battere Amazon sono ancora in corso, con riunioni-fiume di più di dieci ore, ed effetti a cascata anche sulla politica dei prezzi di Amazon per gli e-book e sull’accessibilità del Kindle a software esterni. Ci ricorda anche che Steve Jobs è lo stesso uomo che aveva detto che il Kindle non sarebbe andato da nessuna parte… (la traduzione qui sotto nel podcast)

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Le musiche di oggi erano “In your hands” di Charlie Winston e “Dandelion” di Charlotte Gainsbourg

Ecco la puntata di oggi:

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la memoria corta e la battaglia dei late night show

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(Art Spiegelman)

Oggi, nel Giorno della Memoria, su un blog trovo una riflessione sugli studi compiuti non solo sugli effetti dell’Olocausto nella vita dei sopravvissuti, ma anche sull’innesco psicologico che rese milioni di comuni cittadini partecipi passivi o indifferenti. Ci si possono riconoscere i pattern inquietanti di qualche tendenza sociale di oggi?

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Dalla battaglia che infuria intorno al network televisivo NBC per la collocazione dei suoi conduttori e le poltrone del suo Tonight Show potrebbe emergere la possibilità che Conan O’Brien, andandosene, faccia concorrenza alla sua ex emittente portando il suo show esclusivamente su Internet. Ma prima un riassunto delle puntate precedenti:

Jay Leno, da anni conduttore del Tonight Show della NBC e il più seguito in concorrenza con David Letterman sulla CBS, ipotizza da un po’ di ritirarsi, anche per evitare la stessa battaglia fra vecchi e giovani che aveva spinto proprio Letterman a lasciare la NBC nell’82 per andare su CBS. I dirigenti della NBC, quando il più giovane Conan O’Brien comincia a ricevere offerte da altri network, decidono di affidargli il Tonight Show. Il contratto di Leno non è concluso, e quindi gli affidano in cambio lo show di prima serata. Nei primi mesi perdono un sacco di soldi, sia perché Conan O’Brien non riesce a mantenere gli ascolti di Leno, sia perché Leno nel nuovo orario ha troppa concorrenza. Allora, per tornare sulla loro decisione ma evitando di togliere a Conan O’Brien il Tonight Show, decidono di spostarglielo a mezzanotte, facendo slittare Leno verso il vecchio orario con la speranza di riprendere di fatto l’audience che aveva prima. Leno accetta, e O’Brien rifiuta, annunciando che lascerà la NBC, come riporta il terzo incomodo della concorrenza, la Fox.

Sulla CBS Howard Kurtz del Washington Post commenta le decisoni sbagliate dei dirigenti NBC, e il rifiuto di Conan O’Brien di snaturare la gerarchia del Tonight Show accettando il nuovo orario.

Questo è l’addio al pubblico della NBC di Conan O’Brien. Un video di un’altra puntata in cui insulta i dirigenti della NBC è stato rimosso da YouTube. O’Brien ha poi aggirato il problema mettendo le sue opinioni sui dirigenti in forma di canzone.

Nel frattempo, sulla CBS, David Letterman, ammiccando al grande pasticcio che accadde quando lui stesso se ne andò dalla NBC nell’82, se la ride tenendo banco sul riepilogo sui pasticci di orario ideati dalla NBC. Fra le battute ci ricorda che “è tutta una questione di quattrini”. Qui invece, tornando a infierire sull’incompetenza dei dirigenti NBC, prende in giro che Jay Leno che non vuole lasciare spazio ai giovani e accetta tutte le proposte insensate del suo network.

Ma che cosa farà adesso Conan O’Brien, e con lui tutto il suo pubblico?

Ecco un’esplorazione delle ipotesi sul fatto che O’Brien possa creare il proprio show esclusivamente per Internet, facendo così concorrenza ai grandi network con un late show dalla rete. Qualcuno gli ha già fatto un invito. E quanto potrebbe guadagnare in questo modo?

Le musiche di oggi erano “Constant waiting” di Jeffrey Lee Pearce nella versione di Mark Lanegan, e  “Cartoons and forever plans” di Maria Taylor feat. Michael Stipe

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grafici del cuore

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Chissà quanti di voi conoscevano bene la realtà di Haiti ben prima del terremoto, oppure, come Kuda, hanno avuto un’esperienza di cooperazione o di volontariato che riguardava Haiti o la repubblica dominicana. Anche se i comuni cittadini americani hanno raccolto 85 milioni di dollari per Haiti soltanto venerdì scorso attraverso il Telethon (un record assoluto, e in tempi di recessione), Kuda, che è ancora in contatto con alcuni amici da quelle parti,  si è accorto dalle statistiche di Google che le notizie sul terremoto, dopo una prima impennata di interesse, sono già crollate di importanza.  Andate a leggerlo sul suo blog.

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Edoardo Vigna segnala un libro, Londra chiama – otto scrittori raccontano la loro metropoli, di Valentina Agostinis, che attraverso otto interviste originali, legge la mappa densa della Londra multietnica, delle grandi espansioni edilizie, dei mutamenti immobiliari, del post 11/9 e New Labour, delle questioni legate alla sicurezza, della cultura e dell’arte contemporanea, dei non luoghi e della psicogeografia. A dialogare con lei, e a rincorrersi nei temi ognuno secondo la propria specificità, sono JG Ballard (che oggi non c’è più) e Iain Sinclair, Will Self e Nick Hornby, e alcuni fra i grandi protagonisti della letteratura britannica meticcia: Gautam Malkami, Hari Kunzru, Monica Ali e naturalmente Hanif Kureishi. Dalla fiction vera e propria alla saggistica agli scenari futuribili e ormai raggiunti della fantascienza, un racconto orale e corale che la dice lunga sulla capacità di analisi della realtà e la presenza attiva di questi autori nella vita pubblica inglese. Una chiave di lettura al laboratorio metropolitano di oggi, che non riguarda soltanto Londra. E siccome si tratta di un libro magnifico, vi propongo la nostra conversazione in diretta con l’autrice (potete riascoltarla qui sotto nel podcast).

Per chi avesse voglia di seguire  un altro percorso su Londra, vi ricordo il bellissimo Tamigi di Mario Maffi. Entrambi i volumi sono pubblicati da Il Saggiatore.

La canzone di oggi era “Saturday comes slow” dei Massive Attack feat. Damon Albarn

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la trilogia del processo breve

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(Stieg Larsson)

Questa volta, i blog italiani sono scatenati. Il passaggio al Senato del DDL sul “processo breve” sta mobilitando le opinioni di tanti blogger, e ognuno commenta la questione a modo suo. Benché a volte con qualche inesattezza, c’è chi si addentra nei meandri dell’attuale legislazione, chi esprime un’opinione, chi se la prende con Niccolò Ghedini, chi fa satira sul Presidente del Consiglio e chi si impegna a decifrare quali potrebbero essere le ragioni di inconstituzionalità con cui la Corte Costituzionale potrebbe bloccare il decreto. Vi propongo tre voci della rete, che possono fungere da esempio dell’ondata di commenti e di polemiche sul “processo breve”: quella più tecnica di Restiingaleracaino, che cerca di spiegare la differenza fra “processo breve”, come viene chiamato, e “prescrizione breve”, com’è in realtà. Quella sulle caratteristiche di incostituzionalità del DDL proposta da Giornalettismo, e quella, più divertente del blog antifascista di Slasch16, che attacca Niccolò Ghedini soprannominato “Mavalà”.

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Se fate parte delle vaste schiere di lettori che amano la trilogia di Stieg Larsson, i blog segnalano una piccola novità che potrebbe deliziarvi: l’editore italiano di Larsson ha stampato in 100 mila copie gratuite (regalate a chi acquista uno dei GialloSvezia Marsilio) un volumetto che raccoglie le ultime lettere di Larsson al suo editore svedese prima della morte, avvenuta improvvisamente il 9 novembre del 2004. Per chi non si fosse mai addentrato nelle vicende dello scrittore, scomparso a 50 anni e divenuto popolarissimo soltanto dopo la morte, Larsson era stato grafico, giornalista, membro del partito socialista svedese fino al 1987, impegnatissimo contro il razzismo e i rigurgiti fascisti del suo paese e autore di saggi importanti che gli avevano attirato minacce di morte dai movimenti di estrema destra . Soltanto nel 2004 aveva presentato al suo editore, già completata, la monumentale trilogia poliziesca di Millennium, che aveva scritto per diletto la sera dopo il lavoro e che nelle sue intenzioni doveva aprire un totale di dieci romanzi gialli di cui, sembra, il quarto e il quinto erano già pronti. Ma la morte è sopraggiunta durante la fase di editing dei romanzi, e Larsson non ha mai saputo che i suoi gialli avrebbero venduto più di 15 milioni di copie nel mondo. Senzaunadestinazione ci racconta qualcosa de “Le ultime lettere”.

Le musiche di oggi erano “Winter winds” di Mumford and Sons e “Mrs Cold” dei Kings of Convenience

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Un anno nella Casa e la fuga di Google

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Per Obama è passato un anno dall’insediamento alla Casa Bianca. Le letture politiche del primo anno del suo mandato differiscono molto fra l’Europa, dove hanno più peso le grandi speranze pacifiste che avevano circondato la sua vittoria elettorale, e gli  Stati Uniti, dove le questioni più calde sono la crisi economica, la riforma sanitaria, il peso delle lobby in parlamento, e il rapporto fra Repubblicani e Democratici, e dove le riflessioni a un anno di distanza non si fanno adesso ma sono state fatte nel primo anniversario delle elezioni, lo scorso novembre.  Nel frattempo la popolarità del presidente nei sondaggi cala, i Democratici perdono il seggio che era di Kennedy nel Massachussets, e già si parla di fine della politica bipartisan. Qui trovate una linea cronologica dell’operato di Obama giorno per giorno nel corso del primo anno di mandato. e qui una serie di articoli di vario segno sul bilancio del suo operato. In occasione dell’ anniversario dell’insediamento vi propongo un pezzo della blogger più potente di tutti gli Stati Uniti, Arianna Huffington, la giornalista da cui prende il nome il blog-magazine informatissimo e tagliente The Huffington Post. Arianna metteva a confronto il motto della campagna che fu (l’Audacia della Speranza) con il titolo del racconto autobiografico di quella campagna pubblicato appunto a novembre dallo stratega David Plouffe in un libro ( “l’Audacia di Vincere”) – con quello che invece le sembra il motto sottinteso dell’attuale strategia di Obama: la Timidezza di Governare. Nel post, il resoconto del suo incontro di quei giorni a Washington con David Plouffe  (traduzione e riassunto qui sotto nel podcast)

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La nostra Piumetta, alias Giada Messetti, scrive da Pechino che è nell’aria la chiusura del motore di ricerca Google, che minaccia di ritirarsi dalla Cina dopo il compromesso con il governo che fece nel 2006. Dai precedenti interventi di Giada sappiamo che la fruizione attuale del motore di ricerca è già a macchia di leopardo, ma una chiusura totale cosa comporterebbe? E cosa cela dal punto di vista commerciale? Come verrà utilizzato dal punto di vista dei diritti di espressione, e cosa ha intenzione di fare il governo cinese? Ci siamo collegati con lei in diretta.

La canzone di oggi era “The void” di Jay Farrar e Benjamin Gibbard (tratta da Big Sur di Jack Kerouac)

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anche se è verde è sempre un posacenere

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(ecoalfabeta.blogosfere.it)

Ci avete fatto caso? Dopo Copenaghen sembra scoppiata in televisione la febbre dello spot filo-ambientalista. Soprattutto le case automobilistiche, ma anche i produttori di detersivi, sembrano dirci, in realtà, che consumare va ancora bene se puoi metterti a posto la coscienza con l’ultima illusione di risparmio energetico. Alessandra Retico fiutava già la tendenza nel 2007, prima dell’impatto colossale della recessione. Tutto bene, direte voi. Ma non sia mai che questa ondata di apparente coscienziosità insinui nel consumatore il dubbio che la recessione e lo stato del pianeta possano insegnarci che è semplicemente ora di consumare meno, di possedere meno, di desiderare meno, e magari di andare meno in macchina – per non parlare del fatto che anche Richard Gere per guidare in un ambiente incontaminato deve farselo ricostruire al computer, a meno che non si tratti di una soluzione per risparmiare le emissioni di anidride carbonica di quei famosi viaggi in luoghi esotici che tanto piacevano alle agenzie pubblicitarie fino agli anni Novanta. Senza dubbio i messaggi pubblicitari stanno cercando di sintonizzarsi con una sensibilità sempre più diffusa (e con alcune effettive modifiche industriali), ma sembra che la droga dello shopping – principale passatempo e calma-nervi delle società occidentali – debba restare quello che è, purché sia dia una mano di verde. Le riviste di design, non a caso, ci parlano di “nuovo lusso sostenibile”, e sembrano non accorgersi della contraddizione: se il design diventa di nuovo “durevole”, chi avrà bisogno di comprare ogni anno nuovo design? La sostenibilità può essere ridotta semplicemente a una nuova corrente del marketing?

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In Danimarca due anni fa l’autorità statale sulla pubblicità ha stabilito che nei messaggi di vendita un’auto non possa proclamare di “aiutare l’ambiente”; semmai, ha scritto, “può soltanto inquinare un po’ meno di prima”. Mi sono chiesta se la questione avesse colpito anche i blogger. Ecoalfabeta prendeva in giro alcune campagne, segnalandoci fra l’altro la vecchia campagna di una nota azienda di abbigliamento italiana che giocava sulla provocazione ritraendo i suoi modelli tra gli effetti degli effetti del riscaldamento globale: la tour Eiffel tra le palme, pappagalli tropicali a San Marco, il monte Rushmore raggiunto dalle acque, la muraglia cinese coperta di sabbia. Allegria. Inspirational Room l’aveva sviscerata a suo tempo. Invece Ecoblog ci ricorda cos’era successo in Inghilterra allo spot della Prius. Politikos ci racconta cosa ne pensa quest’inverno l’Adiconsum.

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Si avvia alla conclusione un blog del tutto particolare, la storia tappa per tappa di un curioso viaggio in motorino in Nord Africa. Protagonista un nostro ascoltatore, Simone, che potrebbe esservi già noto per i suoi spericolati diari di viaggi in Asia per la nostra trasmissione estiva Tre Uomini in Barca. Anche stavolta Simone ha tenuto un blog della sua esperienza, dove potete leggere delle prime tappe e vedere via via altri aggiornamenti e foto in questi giorni. Fallito il tentativo di raggiungerlo tramite satellitare durante il suo attraversamento del Marocco e della Mauritania, adesso che è appena rientrato ci colleghiamo in diretta con lui per farci raccontare com’è andata.

Le musiche di oggi erano “Free to walk” di Jeffrey Lee Pearce nell’omaggio di Debbie Harry e Nick Cave, e “Senegal Fast Food” di Amadou et Mariam

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mettere in salvo

steven sebring patti smith

Mentre alla disperazione di Haiti si aggiungono le rivolte e i saccheggi, e il caotico affollamento di aiuti, Elizabeth Ferris si chiede come si possano proteggere i diritti umani anche all’indomani di una catastrofe. E’ sufficiente inviare aiuti, precipitarsi sul posto, cercare le persone sepolte sotto le macerie, prodigarsi nelle cure mediche e nel ripristino dei servizi di base? E nel farlo non si preferisce troppo spesso arrangiarsi alla meglio senza tenere troppo conto dei diritti umani che verrebbero rispettati in una situazione di relativa normalità? Nella sua riflessione per il Daily Beast, questa esperta di dislocazione civile ci propone un quadro realistico di quello che avviene, e che dovrebbe avvenire, all’indomani di una tragedia umanitaria, aiutandosi con alcuni paragoni: quello che avvenne dopo il colossale tsunami in Asia del Santo Stefano 2004 e dopo il passaggio dell’uragano Katrina su New Orleans (la traduzione qui sotto nel podcast).

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Oggi esce Just kids, il libro di memorie di Patti Smith incentrato sul suo rapporto con il grande fotografo Robert Mapplethorpe, un altro tassello dell’instancabile lavoro di veglia sui ricordi e gli amici scomparsi che la sacerdotessa del rock ha intrapreso soprattutto dopo la morte del marito Fred Sonic Smith, che l’aveva portata a tornare sulle scene musicali nel 1996 dopo un silenzio durato otto anni. Di questo piccolo libro vi ho già parlato nella puntata di venerdì scorso. Oggi però scopro che in questi giorni è stata inaugurata una sua mostra in collaborazione con Steven Sebring (il fotografo che l’ha seguita per 15 anni realizzando con lei il documentario Dream of life) alla Robert Miller Gallery di Chelsea, dove si potrà vedere fino al 6 febbraio. Patti, che ha appena compiuto 63 anni, ha accompagnato Rachel Wolff in giro per la mostra , fra una serigrafia delle griglie del World Trade Center dopo l’11/9 e la sua macchina Polaroid, fino a un angolo di effetti personali legati alla storia narrata in Just kids. Questa è l’intervista (e la traduzione qui sotto nel podcast)

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A proposito di memoria, è mancata all’età di 100 anni Miep Gies, ultima sopravvissuta del gruppo che aiutò la famiglia di Anna Frank a nascondersi al 263 di Prinsengracht ad Amsterdam. Miep Gies era uno dei Giusti tra le Nazioni, e dovrebbe essere nota soprattutto per aver messo in salvo le varie stesure del diario di Anna Frank, che dopo la guerra riconsegnò all’unico sopravvissuto ai campi di concentramento della famiglia Frank, il padre Otto, perché venisse pubblicato nel 1947. Cristiana austriaca, Miep Gies arrivò in Olanda grazie a un programma per i bambini malnutriti in seguito alle privazioni sofferte nella Prima Guerra Mondiale; adulta lavorò come dipendente nella fabbrica di Otto Frank, l’Opekta, e quando lui decise di nascondersi con la famiglia in quello che una volta era l’ex laboratorio dell’azienda, lei accettò di proteggerli e aiutarli. A quelli che in seguito le hanno chiesto come mai avesse accettato di esporsi a quel rischio, ha sempre risposto che i Frank erano sempre stati buoni con lei e non c’erano alternative: “l’eterno rimorso”, diceva, “di non aver fatto il tuo dovere come essere umano, secondo me è peggio che perdere la vita”. Ma come si è diffusa la notizia della morte di Miep Gies? Global Voices ha realizzato un piccolo giornale di bordo delle reazioni comuni fra blog e twitter.

Le musiche di oggi erano “Redondo Beach” di Patti Smith e “In your hands” di Charlie Winston

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isole

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Emmebi ci propone un percorso di commento sul tradizionale discorso sullo Stato dell’Unione del presidente degli Stati Uniti, inizialmente fissato per il 2 febbraio, e spostato per non mettersi in concorrenza con l’esordio della nuova (e ultima) stagione televisiva di Lost sulla ABC. Qui il riassunto di quello che è accaduto, qui invece il commento di Link.

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Betsy Lerner, innamorata dei libri, autrice a sua volta,  super-editor per grandi case editrici e ora agente in proprio, tiene un blog spiritoso e tagliente sull’industria editoriale americana. Grande fan dichiarata di Patti Smith, ha annunciato qualche giorno fa ufficialmente la realizzazione di un progetto che doveva essere in cantiere da un po’. E’ lei, infatti, a rappresentare Patti Smith per quello che sarà il nuovo libro della musicista, in uscita negli Stati Uniti lunedì prossimo: Just kids, un libro di memorie incentrato esclusivamente sul racconto del suo rapporto con il grande fotografo Robert Mapplethorpe, che fu suo amante e poi amico fraterno, compagno delle prime avventure artistiche e influenza costante nel suo lavoro. Da una guardiana di fantasmi come Patti possiamo aspettarci un racconto straordinario (ascolta il podcast qui sotto per altri dettagli).

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Sapete che i blog, e soprattutto Twitter, stanno dando una mano a identificare gli scomparsi ad Haiti sconvolta dal terremoto, a razionalizzare i soccorsi, a rimettere in contatto fra loro parenti e amici sopravvissuti. Global Voices tiene un diario delle comunicazioni principali ad Haiti in queste ore, comprese quelle delle radio ancora attive. Eccone un frammento di oggi disponibile in italiano.

Le musiche di oggi erano “My Blackean year” di Patti Smith e “Haiti” di Caetano Veloso e Gilberto Gil

Ecco la puntata di oggi:

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la (nostra) Rognetta

09

(foto di naturalmenteandrea.it)

Sarebbe un buon momento per rileggersi Furore di John Steinbeck.

Questo è un paio d’occhiali di cui forse abbiamo bisogno per vederci meglio. John Hooper del Guardian descrive seccamente lo sgombero delle baracche di Rosarno a seguito delle violenze in cui sono stati coinvolti gli immigrati africani, impiegati per quattro soldi per la raccolta degli agrumi ed evacuati senza tante cerimonie dopo essere stati trattati come cani (la traduzione nel podcast qui sotto).

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Un nostro ascoltatore ci segnala il blog di Andrea, che fa parte di una onlus e si trova dalle parti di Rosarno; ha incontrato i braccianti africani nei giorni degli scontri, ed è tornato alla baracche dopo la loro evacuazione. Andate a vedere le sue fotografie: dicono molto di questo episodio vergognoso, rivelatore di quello che siamo diventati. Un anno fa già scriveva da quella che aveva tutta l’aria di una polveriera in attesa di esplodere.

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Il blog di Elegitto raccomanda il documentario Nìguri di Antonio Martino, originario di Crotone, per capire meglio cosa è successo a Rosarno (e in precedenza a Castelvolturno), nell’incrocio esplosivo fra povertà, carenza di servizi, criminalità organizzata, immigrazione, razzismo e sfruttamento. Ecco un’intervista con il regista, dello scorso dicembre, in occasione della prima del suo documentario a Bologna.

Questo il post su Rosarno di Gad Lerner, che stasera interviene ad Annozero sullo stesso argomento.

Le musiche di oggi erano “The ghost of Tom Joad” di Bruce Springsteen feat. Pete Seeger e “Il paese è reale” degli Afterhours

Ecco la puntata di oggi:

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