Archivi del mese: febbraio 2010

bookspotting

reading on the subway

Oggi ci dedichiamo a post che riguardano i libri, anche se un po’ particolari.
Nel frattempo vi segnalo l’uscita in Italia del libro di Alain De Botton Una settimana all’aeroporto, e vi rimando al post di Alaska di qualche mese fa in cui raccontavamo del progetto di scrivere a Heathrow e del libro. E’ uscito in questi giorni anche il saggio di Jonathan Safran Foer Se niente importa, contro l’allevamento intensivo degli animali, che Alaska vi aveva presentato qui.

A proposito di edizioni elettroniche di libri che non sono più soggetti a copyright, abbiamo visto come alcuni e-reader che supportano una varietà di formati (non è il caso del Kindle) permettano di scaricare dalle varie library in rete titoli anche gratuiti o a pochissimo prezzo. La questione del prestito – da lettore a lettore – resta per ora irrisolta, ma man mano che le biblioteche si attrezzano per far fronte alla crescente diffusione degli e-reader, potrebbe emergere qualche situazione interessante. la prima che voglio segnalarvi è quella della leggendaria British Library, la biblioteca nazionale inglese con sede a Londra, che questo mese ha annunciato che metterà a disposizione dalla primavera più di 56 mila titoli di narrativa dell’Ottocento da scaricare in modo completamente gratuito. Dietro l’iniziativa, che segue a tre anni di digitalizzazione dei volumi, c’è un consistente finanziamento Microsoft e un enorme stanziamento statale. L’iniziativa è di grande interesse anche perché si tratterà delle edizioni originali di proprietà della biblioteca, alcune delle quali molto preziose, comprese di caratteri e illustrazioni originali.  Ci racconta i dettagli Richard Brooks, capo redattore arte del Sunday Times (la traduzione del suo post qui sotto nel podcast).

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Uno dei luoghi di lettura più eminenti è la metropolitana, e chiunque abbia viaggiato su quella di New York ha presente la quantità e l’eclettismo dei lettori che si possono incontrare. Una squadra di “spie” del mondo dell’editoria si è coordinata in un unico tumbler, Coverspy,  per raccontare quali titoli vengono “avvistati” sulla metropolitana della città. Ogni messaggio, inviato via twitter,  contiene: copertina a colori del libro avvistato e breve descrizione del lettore avvistato (età apparente, aspetto fisico, abbigliamento, eventuali cuffiette, posizione sul vagone e linea della metro su cui è stato avvistato). L’insieme degli avvistamenti, numerosi ogni giorno, crea una catalogazione meravigliosa di tipi umani e di varietà di letture. Naturalmente, la maggior parte dei libri sono in inglese o in spagnolo, spesso tascabili – ma non manca il turista che legge nella propria lingua madre, Calvino tradotto in inglese, Calvino letto in italiano, la tragedia greca letta in greco antico, i libri giapponesi o arabi. Sulla metropolitana di NY si legge di tutto, si direbbe, dalla narrativa per adolescenti al thriller appena uscito, dal romanzetto rosa al saggio sulla chirurgia del cervello, dai saggi di filosofia ai manuali sulla gravidanza. Per fare una panoramica di quello che è stato avvistato nel mese di febbraio, mi ha stupito la grande quantità di testi di approfondimento politico sull’attualità, e immagino non sia estranea alla grande quantità di opere di Salinger la recente scomparsa dello scrittore. Fra gli “avvistamenti”,  naturalmente, anche quelli di chi legge su Kindle, soltanto che nel loro caso è impossibile vedere la copertina o avvicinarsi abbastanza da cogliere titolo e autore. La cosa forse più misteriosa e rinfrescante di Coverspy è che con la miriade di razze che popolano la città, la razza non è mai un elemento dell’identikit del lettore. E’ un tumbler che riconcilia col mondo dei libri e dei lettori, e anche una buona fonte di suggerimenti di lettura. Chissà che qualcuno non se la senta di avviare un’operazione simile sulla metropolitana di Milano o di Roma. In puntata vi racconto qualche esempio di avvistamento ma potete guardarveli tutti nel link di Coverspy.

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Fra gli avvistamenti di Coverspy vi segnalo un libro che potrebbe incuriosire quelli di voi che si sono appassionati alle vicende della Cameriera in crisi alle prese con i suoi scostumati clienti. Si tratta di Waiter Rant di Steve Dublanica, che tiene anche un blog sullo stesso tema, qualche volta raccontando da cliente l’esperienza di chi come lui lavora a contatto col pubblico, facendo magari il cameriere o il commesso in un negozio.  Steve si occupava di marketing prima di cercarsi lavoro in un ristorante quando è rimasto disoccupato, e il suo libro è diventato un bestseller istantaneo. Nomi di ristoranti, e identità e aspetto delle persone, ci avvisa, sono stati cambiati, ma il resto è tutto vero. Ci sono anche “40 piccoli consigli per come diventare un buon cliente” e “80 segnali che state lavorando in un cattivo ristorante”. Ora potete seguire il suo blog qui.

Le musiche di oggi erano “Whooping Crane” di Lyle Lovett e “The book of love” dei Magnetic Fields nella versione di Peter Gabriel.

Ecco la puntata di oggi:

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cristianamente

cristo redentor rio

La notizia che l’asilo di Goito, in provincia di Mantova, sarà riservato per delibera comunale ai bambini “cristiani”, spinge Altresciocchezze a dire la sua.

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Questa piccola riflessione ci dà il via per esplorare altri due interventi sulla rete, uno dal Brasile e uno dall’Inghilterra, che riguardano in qualche modo simboli religiosi e riflessioni laiche.  

Riogringa ci racconta per esteso della controversia che riguarda l’utilizzo cinematografico della statua del Cristo Redentor di Rio de Janeiro. Vi ricordate quando venne usata per lo post pubblicitario della Nike di cui era protagonista Ronaldo? Be’, adesso viene ripresa – e distrutta – nel kolossal catastrofista di prossima uscita 2012, e l’Arcidiocesi di Rio ha messo in piedi una trattativa controversa. Riogringa ce la racconta nei dettagli (qui sotto nel podcast la traduzione del suo post)

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Mentre in Inghilterra si comincia a respirare l’aria tesa della campagna elettorale, si discute animatamente anche di se e come attirare gli elettori sulla base della loro religione. In questa cornice, lo scrittore Alain de Botton posta un intervento provocatorio intitolato I limiti della libertà, in cui esamina e ricolloca secondo le sue convinzioni nella cornice del capitalismo sfrenato il concetto di “bontà” e di moralità, spesso confusa nella sfera pubblica con il moralismo. “Per scappare dal dogmatismo”, dice, “restiamo ipnotizzati dai pericoli insiti nelle nostre convinzioni morali”, e il concetto astratto di “libertà” non sta in piedi senza le leggi morali che ci davamo un tempo per regolare la convivenza civile.  E’ possibile regolare la libertà sfrenata, e riqualificarla, senza necessariamente tornare ad essere oscurantisti? (la traduzione e il riassunto del suo intervento qui sotto nel podcast)

Le musiche di oggi erano “Timshel” di Mumford & Sons e “Luz do sol” di Caetano Veloso

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1000 chiavi che non aprono

chiavi 2

(foto di Jennifer Daking)

E così, anche i nostri cavi telefonici e digitali sono fatti della stoffa della corruzione. Sullo sfondo di quel punto di osservazione costituito dai giovani blogger che hanno vissuto il terremoto dell’Aquila, comincia a stagliarsi un quadro nazionale inquietante. Nel frattempo, perfino la tv di inchiesta sembra fare la sua parte fino a un certo punto.  Torniamo all’Aquila con Miss Kitty per sentire cosa dice dopo la protesta delle 1000 chiavi.

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Con Miss Kitty facciamo un passo ancora indietro, alla collaborazione fra i blogger e la troupe di AnnoZero che ha visitato da poco la città.

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Ha qualcosa da raccontare in proposito anche il giovane aquilano Federico D’Orazio.

Le musiche di oggi erano “Bodysnatchers” dei Radiohead e “Chains chains chains” di Elvis Perkins

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Voci globali

logo_globalvoices

Qui ad Alaska abbiamo attinto spesso ai materiali originali di Global Voices, e finalmente un quotidiano italiano online decide di ospitare alcune traduzioni dai blog più interessanti aggregati da GV in tutto il mondo, l’edizione italiana, insomma, di Global Voices. La Stampa, che ha già una tradizione di rendere disponibili in italiano i contenuti di alcuni blog, come quello della cubana Yoani Sanchez, ha lanciato il 16 febbraio sulla sua edizione cartacea questa nuova iniziativa: Voci Globali, una sorta di reader in italiano dei post più interessanti che arrivano via via da 25 homepage selezionate di blogger internazionali che postano in inglese e sono aggregati da Global Voices. Dal canadese che posta dal Giappone alla ragazza congolese che si occupa di ambiente e sostenibilità, dal progetto di scrittura delle donne afghane al dentista di Karachi che commenta l’attualità politica, esploreremo un po’ alla volta queste risorse. Per oggi presentiamo il progetto con alcuni esempi dei primi post che sono stati tradotti.

Il primo post è di Seeda, tratto da Afghan Women’s writing project, tradotto da Norma Lelli. Seeda racconta dall’Afghanistan della sua iniziazione ai bombardamenti.

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Il secondo è di Sokari, tratto da Black Looks (dieci autori africani), tradotto da Paolo D’Urbano. Sokari racconta da Kampala delle manifestazioni omofobe di Jinja. Nel post tradotto ci sono anche link e video.

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E infine il terzo è di Juliana Rincòn Parra per Global Voices, tradotto da Maria Grazia Pozzi. Juliana fornisce una panoramica sulle biblioteche ambulanti dei paesi più remoti del mondo. Nel post tradotto trovate anche link utili e molti video.

Le musiche di oggi erano “I’m new here” di Gil Scott-Heron e “Tezmacal” dei Monsters of Folk

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artefatti

Simo Capecchi libro artefatto

C’è qualcosa che un e-reader non potrà mai restituirci con la stessa bellezza della carta: i libri illustrati. A maggior ragione quelli illustrati da noi, in copie uniche. Sì, potreste farli anche voi: per fare un libro artefatto basta (diciamo così!) illustrare a mano le pagine stampate di un libro creando il paesaggio che le parole evocano in voi. La nostra madrina del taccuino di viaggio e del taccuino condiviso, Simonetta Capecchi, che abbiamo sentito per Urban Sketchers e Sketchcrawl, posta sul suo blog le immagini di alcune pagine che potremmo definire “miniate” della sua ultima fatica: disegnare su Napòlide di Erri De Luca, così legato alla città che ama e disegna così spesso. Qui la copertina e due pagine di Un giorno e mezzo di Fabrizia Ramondino. In questo modo, il libro si accende e diventa completamente personale. Presto i suoi Libri Artefatti e quelli della collega e promotrice del progetto Caroline Peyron saranno in mostra a Napoli. Ancora una volta, Simonetta si mette in rete per un progetto condiviso. La sentite collegata con noi in diretta qui sotto nel podcast, dove ci racconta come un libro fatto e finito può diventare taccuino.

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A proposito di chi disegna, il mondo dell’arte contemporanea è nutrito ancora una volta dall’ingresso nelle gallerie della street art. Chi è Mr Brainwash, da dove viene, come lavora? E come se la caverà adesso che il passaparola ne sta facendo una star? Ripercorrendo le orme di Basquiat, di Keith Haring e del suo collega contemporaneo Banksy, Mr Brainwash ha appena inaugurato una mostra a New York, anche se sembra ancora molto lontano dalla contiguità con l’establishment artistico della città. Anthony Haden-Guest posta la sua intervista con Mr Brainwash, cercando di capire qual’è la sua visione del mondo (la traduzione qui sotto nel podcast).

La canzone di oggi era “In your hands” di Charlie Winston

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canzoni d’amore

Fared Shafinury

No, stavolta non ce l’ho fatta a guardare Sanremo. Per fortuna ci sono i blogger, che rovesciano tonnellate di sarcasmo sulla kermesse televisiva. Se dovessimo giudicare dalla satira che circola in rete, potremmo trarne la conclusione che metà dei milioni di telespettatori che la guardano in tv (facendo vendere quintali di pubblicità) la considerino alla stregua di uno spettacolino circense. Che la guardino, insomma, per il gusto dell’orrido. Melodicamente propone una ComiCronaca.

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Ogni giorno, anche quando a Teheran non sono previste manifestazioni, dò un’occhiata al blog di Homylafayette. Dopo le proteste infiltratesi nelle celebrazioni di piazza per l’anniversario della rivoluzione khomeinista, posta sulle immagini di Khomeini stracciate per le strade e infilate nei cestini dell’immondizia quando tutto è finito. E mentre noi ci balocchiamo con Emanuele Filiberto, lui racconta di un giovane musicista di origine iraniana che vive in Texas, Fared Shafinury (che vedete nella foto qui sopra). Figlio di iraniani emigrati negli Stati Uniti negli anni Settanta, Fared è tornato nel suo paese d’origine a studiare con i grandi della musica tradizionale persiana. Nel post trovate anche una sua intervista televisiva in cui racconta che cosa gli è accaduto a Teheran mentre suonava in piazza (la traduzione qui sotto nel podcast). Oggi Fared Shafinury rifà una canzone tradizionale persiana, “Yarhe Dabestaniyeh Man” (il mio compagno di scuola), e Simon Ampel crea un video in cui bellissime immagini animate si alternano ad alcuni spezzoni di scontri a Teheran. Grazie a Where is my vote, potete vederlo qui.

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Mentre Obama riceve il Dalai Lama per un tè (a cui accidentalmente partecipa anche il suo Segretario di Stato), Robert Woo di Global Voices fa rimbalzare sulla rete la storia di un video cinese anti-censura. Hu Ge, un noto regista amatoriale, ha creato un mini-documentario satirico di 7 minuti che utilizza il linguaggio dei documentari sulla natura per raccontare della Sindrome da Pensiero Compulsivo che affligge gli utenti cinesi della rete – “animali domestici”. Nell’impossibilità di vedere il video, vi traduco qui sotto nel podcast la traduzione i inglese dal cinese dell’audio.

Le musiche di oggi erano “Book of love” (Magnetic Fields) nella versione di Peter Gabriel e “Yarhe Dabestaniyeh Man” nella versione di Fared Shafinury.

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roba pesante

stefano disegni

(vignetta di Stefano Disegni via arizzardi.splinder.com)

Scusate per il problema tecnico di ieri, per errore mancava la barra del podcast: adesso la trovate sotto il post di ieri con la puntata  da riascoltare.

Immagino che nessuno di voi sia riuscito a restare sveglio fino alla fine della prima serata del 60° festival di Sanremo. Una delle qualità precipue del blogger è che può scrivere senza alzarsi dal divano di casa, quindi quale argomento migliore? Squarciomomo si pronuncia sul ritmo,  la conduzione e il principe Emanuele Filiberto… John’s classic rock, vista la prossimità del festival con La Prova del Cuoco, ha un’idea: accoppiare a ogni big in gara un piatto che rifletta che le sue impressioni.

Se volete sentire cosa racconta Nina Zilli dall’Ariston, sarà in onda oggi alle 15 su Jalla Jalla.

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Dietro la facciatina di cartapesta, sappiamo che Italia c’è. Mi è venuta la curiosità di andare a vedere, dopo l’esplosione dello scandalo-appalti, che cosa dice la nostra Miss Kappa, blogger che racconta il terremoto dell’Aquila. Interessanti anche le voci che si avvicendano nei commenti al suo post, con tanto di link e video. (Tenete presente – è importante – che opinioni come quella di Miss Kitty non coincidono con quelle della maggior parte degli aquilani sul dopo-terremoto, che sembrano dividersi fra chi non si fida dei magistrati e chi comunque pensa che qualcosa è stato fatto e non importa con quali mezzi)

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In conclusione voglio citarvi alcuni passaggi di un post del giornalista inglese Martin Kettle dello scorso Natale. E’ la storia di un inglese innamorato dell’Italia, a cui nei giorni del “Bianco Natale” di Coccaglio è passato tutto l’amore. La traduzione qui sotto nel podcast.

Le musiche di oggi erano “Constant waiting” di Mark Lanegan (J.L.Pearce) e  ”Hurt” di Johnny Cash (Nine Inch Nails)

Ecco la puntata di oggi:

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il futuro del giornalismo

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Mentre da noi comincia il festival di Sanremo, sotto la neve di Berlino passano i film che si giocheranno l’Orso d’Oro; i blog che si occupano di cinema sono fitti di segnalazioni entusiastiche su The ghostwriter (L’uomo nell’ombra), il nuovo thriller di Roman Polanski (che ha dovuto finire di montarlo dal carcere) tratto dal romanzo di Robert Harris, scritto prima che Tony Blair diventasse primo ministro ma in qualche modo presago di quello che sarebbe accaduto: questa la trama. Ecco i commenti di due blogger che il film a Berlino l’hanno visto: Paola Jacobbi di Vanity Fair e il team di Cineblog. Qui il trailer originale.

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Alle provocazioni di Rupert Murdoch – come si è visto non solo teoriche – sulla necessità di chiudere i contenuti dei quotidiani all’accesso gratuito, arriva in questi giorni una lunghissima e dettagliata risposta di Alan Rusbridger, il direttore del Guardian, che ne ha fatto il tema del suo intervento a un convegno in omaggio al defunto direttore del britannico Daily Mirror.  E’ la prima volta che un direttore si pronuncia nettamente a favore della partecipazione del giornalismo professionale alla vita del web, e il peso del Guardian nel mondo ne fa un intervento estremamente influente. Come sapete bene perché qui ad Alaska abbiamo usato spesso i contenuti interattivi e in tempo reale del Guardian, il quotidiano inglese ha fatto una netta scelta di campo, e sfida i colleghi a fare altrettanto. Rusbridger lo fa numeri alla mano, dopo essersi confrontato per l’ennesima volta con il settore marketing del giornale,  e sostiene che non soltanto restare aperti alla fruizione gratutita sul web alla lunga frutta di più che far pagare l’accesso ai singoli articoli, ma che i giornali prosperano come numero di lettori- e quindi come peso nel dibattito pubblico – proprio sul web, e che  in questa apertura c’è il futuro etico del giornalismo, che non deve temere di confrontarsi con le voci del web e deve far propri tutti gli strumenti del web 2.0. Per  Rusbridger, la vocazione del giornalismo professionale è quella di far parte del dibattito sociale, non solo di vendere i propri contenuti, e che le nuove possibilità offerte dal web non possono che realizzare e arricchire questa vocazione. Qui trovate la versione integrale del suo intervento (sono 21 cartelle!), nel podcast qui sotto vi propongo un riassunto e la traduzione di molti passaggi.

La canzone di oggi era “Whooping crane” di Lyle Lovett.

Ecco la puntata di oggi:

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diario iraniano

poweriranianblogs

A capire qualcosa di quello che è successo ieri a Teheran, nelle proteste contro il regime di Ahmadinejad in coincidenza con le celebrazioni dell’anniversario della rivoluzione khomeinista del ’79, ci aiuta di nuovo Homylafayette, esule iraniano schierato con il movimento verde. Ci propone una cronaca attraverso i materiali che gli hanno mandato dall’Iran e le corrispondenze telefoniche a BBC Persia e chiamate alle radio locali: telefonate, video, frammenti di racconto. A parte le telefonate alla BBC, alcuni materiali sono di difficile attribuzione, ma l’insieme della cronaca restituisce un’idea di quello che è accaduto, mentre gmail, twitter, alcuni blog e la rete di telefonia mobile sono inaccessibili. La cronaca è costruita in tempo reale, quindi per ricostruire la sequenza degli eventi il post va letto dal basso verso l’alto. La traduzione di alcuni passaggi e l’audio di alcuni video nel podcast qui sotto.

Vi propongo anche una directory di blog iraniani in lingua inglese delle più varie collocazioni politiche, da esplorare come credete.

La canzone di oggi era “Sort of revolution” di Fink

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parlano le scrittrici

pettirosso-23

Grazie a tutti quelli che mi hanno scritto per dirmi che l’avvistamento del pettirosso è tipicamente invernale! Ero stata mal consigliata da un collega di cui non farò il nome, non riesco a rispondere a tutti ma vi ringrazio perché ho imparato molto! Il mio desiderio di primavera non potrebbe essere più deluso, visto anche il tempo di oggi… Comunque il pettirosso era bellissimo! (potete anche vedere la canzoncina inglese sul pettirosso postata da un ascoltatore nei commenti al post di ieri)

Ma veniamo alla puntata di oggi,  dedicata alle osservazioni sul nostro mondo di questi giorni che traggo dai blog di tre scrittrici di tre nazionalità diverse: Margaret Atwood, Jeanette Winterson e AM Homes.

Margaret Atwood (vi ho parlato di lei qui e qui) scrive di ritorno dal Forum Economico Mondiale che si è svolto a Davos a fine gennaio. Ambientalista instancabile, è rientrata in Canada dalla Svizzera, e sempre col suo caratteristico senso dell’umorismo racconta quello che ha trovato laggiù, con lo sguardo della turista. Racconta delle persone che ha incontrato, del ruolo delle donne a Davos, e della strana posizione del Canada, lodato per il suo cammino verso un’economia verde ma debole nelle trattative di Copenaghen e completamente assente dal dibattito a Davos.  (la traduzione del suo post nel podcast qui sotto)

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La scrittrice inglese Jeanette Winterson, autrice di Non ci sono solo le arance e Gli dei di pietra,  scrive ogni mese un post sul suo sito che fa il punto sulla sua situazione nella scrittura, nelle uscite in libreria che la riguardano e in quelle dei suoi amici, nelle sue relazioni personali e nelle sue letture, soprattutto di poesia. La sua pagina di febbraio si apre con le sue impressioni sull’udienza di Tony Blair davanti alla Commissione sulla guerra in Iraq di qualche giorno fa – ne avevamo parlato ad Alaska qui. (La traduzione del suo post nel podcast qui sotto)

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AM Homes, autrice di La figlia dell’altra, In un paese di madri, La fine di Alice e Questo libro ti salverà la vita,  posta sul New Yorker la sua reazione alla morte di JD Salinger , forse un padre migliore per lei dei genitori, veri e adottivi, di cui racconta nei suoi libri.  Possiamo perfino ipotizzare che proprio in omaggio a JD Salinger anche lei abbia scelto di firmarsi con le iniziali del suo nome di battesimo. Nel post racconta dell’imprinting ricevuto dalla lettura di Salinger da bambina negli anni Settanta, della sua ossessione di scrivere lettere a personaggi famosi nella pre-adolescenza, e della commedia che scrisse a diciannove anni con Holden Caulfield e Salinger come protagonisti, e che lo scrittore fece bloccare attraverso la sua agente (la traduzione qui sotto nel podcast)

Le musiche di oggi erano “Winter winds” di Mumford & Sons e “In the end” di Charlotte Gainsbourg

Ecco la puntata di oggi:

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