cocci

Non esiste soltanto la nostra distruzione morale. Oggi l’Aquila, Haiti e Mosca.

Vi avranno colpito i risultati elettorali dall’Abruzzo nonostante gli scandali pre-regionali. Miss Kappa, la nostra vedetta fra le macerie dell’Aquila, ci invita a una riflessione sul voto per come è andato in città, visto che i suoi lettori le chiedono perché gli aquilani hanno votato a destra. Non è così.

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Qualche giorno fa abbiamo visto qual’è la situazione del patrimonio artistico di Haiti – unico al mondo – e il desiderio degli artisti locali di impegnarsi nel futuro del paese. Ellinor J. Brecher del Miami Herald racconta come le macerie potrebbero trasformarsi in arte. Nel podcast qui sotto potete riascoltare tradotti alcuni estratti dell’articolo.

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Da Global Voices in italiano un resoconto di come i netizens hanno diffuso le notizie dell’attentato sulla metropolitana di Mosca dell’altro giorno. Beatrice Borgato lo ha tradotto dal post originale russo di Alexey Sidorenko. Nel post originale potete anche vedere alcuni video e tutti i link ai post e ai tweet.

Le musiche di oggi erano “My city of ruins” di Bruce Springsteen e “You, sailor” di Erin Mckeown

Ecco la puntata di oggi:

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urne

urna

Oggi giusto qualche fettina di aspro limone da un giro nei blog italiani che commentano il risultato elettorale, in particolare l’aumento dell’astensionismo.

Cominciamo da Natalino (che credo sia anche un sostenitore di RP) che fa una riflessione sul fatto che la sinistra vota su facebook , la destra vota nei seggi. Potete leggere qui il suo post di oggi.

Ma non c’è solo chi punta il dito contro chi non è andato a votare. IMille riporta un pezzo di Marco Simoni per L’Unità che dà la sua interpretazione del dato sull’astensionismo in chiave di stagnazione e mancanza di opportunità per i più giovani. Il 51% di quelli che hanno fra i 18 e i 35 anni non vota.

Qualche dritta arriva anche all’altra parte della barricata. Freedom Land fa paradossi più veri del vero, con il suo Moleskine elettorale. Potete leggerlo qui.

E infine, il Bianconiglio contribuisce al dibattito dandosi praticamente alla poesia.

Come sempre potete lasciare  i vostri commenti qui sotto, anche se non garantisco che vi farà sentire meglio.

Le musiche di oggi erano “Inno nazionale del mio isolato” di Giuliano Dottori e “Il paese è reale” degli Afterhours.

Ecco la puntata di oggi:

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la goccia

siccità

(foto Ansa)

La Cina di questi giorni non è soltanto la battaglia su Google. La nostra vedetta a Pechino, Giada Messetti, posta sulla siccità che sta lasciando senz’acqua decine di milioni di persone. Mentre una parte dei cinesi si arricchisce allineandosi alle elite europee e americane, un’altra parte della popolazione viene lasciata indietro, aumentando il divario fra ricchi e poveri. Qui sotto nel podcast potete sentire il nostro collegamento in diretta con Giada.

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Radio Popolare segue intensamente le questioni legate al movimento contro la privatizzazione dell’acqua. Il blog che ha dedicato all’acqua raccoglie le notizie di rilievo sul movimento, sui problemi dell’acqua nei comuni italiani, sulle iniziative internazionali. Proprio pochi giorni fa, come sapete, si è celebrata la Giornata Mondiale dell’acqua, e questo è il post che la racconta.

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Fra le tante indicazioni di blog che mi mandate, ieri ne ho notata una un po’ particolare, il blog di Lola Torres. Lola, che ha pubblicato un libro di ricette emotive, è una creatura poliedrica che di mestiere sta facendo la “portinaia occasionale” (anche voi come me non sapevate che esistesse?). Il suo blog è un diario di osservazioni, istantanee di vita condominiale, squarci su cortili segreti, neve e pioggia, vita sui mezzi pubblici, Milano. Questo è il suo post di oggi.

Le musiche di oggi erano “I’m new here” di Gil Scott-Heron e “Timshel” di Mumford & Sons

Ecco la puntata di oggi:

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taxi

taxi_driver

Anche se passa tutto il giorno in macchina, e forse a casa è troppo stanco per postare, il tassista è una delle creature più adatte a tenere un blog: fra osservazioni sulla varia umanità che gli capita di trasportare, e la vita fitta e intricata di regolamenti, licenze e problemi di traffico, è un osservatore nato della vita delle città vista dalla strada. In fondo, il tassista è un narratore nato, e di storie da raccontare ne ha a profusione. Anche nella nostra trasmissione del mattino, Ancora 10 minuti, c’è un tassista protagonista. In Italia i blog dei tassisti sono soprattutto tecnici o rivendicativi; da Milano, però, scrive il Blogtassista, che raccoglie tutte le notizie degne di nota sul mondo dei taxi cittadini, e fornisce qualche indicazione logistica interessante per tutti. Potete vederne qualche esempio qui.

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Un esempio eccelso, invece, di tassista come narratore, è quello delle Cronache di un Tassista di Las Vegas, che fra deserto e casinò, grandi alberghi e slot machine, si diletta nella composizione di un affresco urbano che qualche volta ricorda James Ellroy. In traduzione vi propongo uno dei suoi post che racconta il tipico braccio di ferro col cliente sulla strada migliore da imboccare, con tanto di dialoghi e sceneggiatura in cui monta la tensione…  (potete leggerlo qui e  riascoltarlo tradotto qui sotto nel podcast)

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A New York (con un’appendice altrettanto interessante che riguarda Buenos Aires) esiste invece un blog molto frequentato, Taxi Gourmet, che si propone di mappare locali, chioschi e ristoranti a poco prezzo preferiti dai tassisti della città. Nell’insieme, è un’avventura culinaria da acquolina in bocca fra i segreti di tutte le etnìe di New York, soprattutto quelle latine, sullo sfondo di una serie di leggende urbane. Taxi Gourmet è diventato una bibbia persino per i critici gastronomici e per i blogger che si occupano di cucina.  Qui potete trovare la storia di Layne e di come è nata l’idea di questo blog (ve lo traduco qui sotto nel podcast).

Le musiche di oggi erano “Mr Cab Driver” di Lenny Kravitz e “Big yellow taxi” di Joni Mitchell; il frammento di dialogo era di Robert De Niro da Taxi driver di Martin Scorsese.

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strane idee di lusso

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Qualche volta sembra davvero che tutte le battaglie degli animalisti siano state vane, e che basti un soffio di vento per tornare indietro. Nemmeno l’urto della recessione ha impedito al mondo della moda di rilanciare l’utilizzo delle pellicce, con il conseguente incremento di allevamenti e uccisioni che lo foraggia. Le avrete viste ricomparire gradualmente nelle pubblicità fino a riprendersi la ribalta senza il minimo imbarazzo, perfino quando si tratta di creare un’aura di desiderabilità intorno a pellicce fuorilegge di animali rari, come il chiru, l’antilope tibetana. Global Voices in italiano (e in particolare Maria Elena Martino) traduce un post di Sonam Ongmo che fa una panoramica di opinioni sull’utilizzo delle pellicce di animale, ancora sintomatiche di una certa confusione su come si crea la richiesta del mercato e sulle uccisioni cosiddette “umane”.

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Torniamo ad Haiti, perché c’è una notizia sostanziosa: anche se l’isola venisse effettivamente coperta di aiuti e donazioni, come sempre nelle situazioni dei paesi poveri il vero aiuto consiste in realtà nel liberare il governo locale dai debiti contratti nel corso degli anni con paesi più ricchi, banche o istituzioni – una spirale di cui Haiti era prigioniera già prima del terremoto e che ha la sola prospettiva di di incrementarsi nel tempo. Alla fine di gennaio Haiti aveva un debito totale di 1 miliardo e 200 milioni di dollari, di cui più di un terzo era costituito dall’importo dovuto alla Banca di Sviluppo Inter-Americana: questa ha appena comunicato la decisione di condonare il debito. L’enorme importo così cancellato si affiancherà a quello che le nazioni del G7 hanno promesso a loro volta di annullare. Qui Lisa Paravisini esplora un articolo di Business Week.

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Le iniziative per Haiti non si fermano, e oggi voglio segnalarvene una particolarmente affettuosa e creativa, rimbalzata dal blog dallo scrittore Neil Gaiman. Il musicista Binky Shapiro dei Little Joy si è fatto portavoce di un’asta online nella quale varie personalità del mondo artistico offrono una serie di manufatti firmati da loro. I Daft Punk offrono i loro robotini disegnati a mano da loro, Milla Jovovich ha dipinto poesie su una maglietta, Mark Ronson ha prodotto una nuova canzone, Christina Aguilera ha firmato e dona un microfono che ha usato in studio di registrazione, Kimya dei Moldy Peaches ha decorato due borse, la fotografa Lauren Dukoff dona una stampa di una foto strepitosa che ha scattato a Neil Young dal vivo, e David Black due foto di Chan Marshall alias Cat Power, che a sua volta ha dipinto alcuni pannelli per l’asta; Patrick Carney dei Black Keys ha dipinto un quadro, i Kings of Leon donano le serigrafie orginali di una loro copertina, Feist ha decorato due magliette, e così anche i Red Hot Chili Peppers, mentre Drew Barrymore ha dipinto una macchina fotografica. L’iniziativa si chiama Crafts For a Cause e sul sito potete vedere gli slideshow degli artisti al lavoro. Per chi desidera fare un’offerta, l’asta di beneficenza sarà aperta fino al 27 marzo.

Qui a destra il blogroll rinnovato, suddiviso in tre categorie e con tante aggiunte!

Le musiche di oggi erano “1234″ di Feist e “Maybe Not” di Cat Power

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cose malate

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(da schizoamerica.com)

Qualche giorno fa abbiamo dato un’occhiata a cosa succede al miscuglio di macerie da discarica e di macerie d’arte nel centro storico dell’Aquila. Oggi cerchiamo di capire cosa potrebbe succedere dopo il terremoto al patrimonio culturale e artistico di Haiti. Lo facciamo con l’infallibile Repeating Islands, da cui abbiamo attinto la maggior parte delle riflessioni su Haiti di queste settimane; in questo post, tratto da un articolo originale in francese uscito su Le Novelliste, in cui Ivette Romero racconta del rischio di perdere un insieme di beni artistici assolutamente unico nel suo genere (la traduzione del post di Ivette potete riascoltarla qui sotto nel podcast)

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All’indomani dell’approvazione della riforma sanitaria negli Stati Uniti, i repubblicani si apprestano già a chiederne l’abrogazione. Uno dei commentatori di punta di Salon, Cary Tennis, assente dagli editoriali da qualche mese a causa di una gravissima forma di tumore che sta curando grazie all’assicurazione medica, ieri si è visto concedere finalmente un ciclo di terapie che solo qualche giorno fa gli era stato negato. Oggi, dalla convalescenza, posta la sua opinione sul tentativo di abrogazione della riforma (la traduzione da riascoltare qui sotto nel podcast)

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Sempre sulla scia dell’approvazione della riforma sanitaria, e alla vigilia del tentativo di riformare la regolamentazione di Wall Street, spunta un nuovo sondaggio su quello che gli elettori repubblicani pensano di Obama: un socialista, un musulmano, un nemico dentro casa, l’anticristo. Lo racconta in esclusiva per Daily Beast il giornalista John Avlon, ex autore dei discorsi di Rudy Giuliani, che ha appena pubblicato un saggio su come gli estremisti stiano cercando di dirottare l’America (la traduzione del suo post da riascoltare qui sotto nel podcast)

Le musiche di oggi erano “Sort of revolution” di Fink e “Whooping crane” di Lyle Lovett

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Italians

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(dal blog di Miss Kappa)

Non soltanto la politica italiana si sta disinteressando della politica estera, ma gli altri paesi invece ci osservano con grande curiosità. Il loro sguardo potrebbe essere l’unica garanzia rimasta che qualcuno si preoccupa per noi. Forse non vi sarà sfuggita la notizia che BBC2 ha prodotto e cominciato a trasmettere The Berlusconi Show, un documentario su Berlusconi realizzato dal reporter del Sunday Times Mark Franchetti e inserito nella serie This World. Oggi vi propongo un paio di recensioni del documentario (che sono anche naturalmente una specie di recensione del nostro presidente del consiglio e di noi). In rete ce ne sono moltissime, segno che il documentario ha destato grande attenzione. Purtroppo sul sito della BBC è possibile visualizzare un estratto del documentario solo per chi si collega dall’Inghilterra, ma può darsi che nel giro di qualche giorno qualcosina comparirà su YouTube.

Il primo commento che vi propongo è quello del Guardian, tradotto in italiano da Internazionale.

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Il secondo, più ampio, l’ha postato Gerard Gilbert sul blog The Art Desk . Qui sotto nel podcast potete riascoltare la traduzione.

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Ogni volta che abbiamo parlato di quello che si muove sui blog a proposito degli strascichi del terremoto dell’Aquila è saltato fuori il problema delle macerie del centro storico, rimaste intoccate fino a pochi giorni fa. La nostra vedetta, Miss Kappa, raccontava giorni fa che non soltanto agli aquilani non era permesso entrare in Zona Rossa per motivi di sicurezza, ma che siccome nessuno ha mai pensato di rimuovere le macerie dei monumenti e delle case storiche, anche quelle parti ancora integre che potevano essere messe in sicurezza – opere lignee, frammenti di dipinti, porzioni architettoniche, sono rimaste invece esposte agli elementi per tutti questi mesi, aggravando il danno in modo esponenziale. Poi, di fronte ai ritardi nella consegna degli alloggi e all’emersione dello scandalo sulla Protezione Civile, sapete che gli aquilani, in numeri sempre maggiori, hanno fatto il loro ingresso forzato ogni domenica in Zona Rossa e hanno dato inizio alla rimozione delle macerie. Da una parte rimuovere le macerie è un forte atto simbolico di partecipazione, un modo per rimettere in moto la vita del centro storico, dall’altra però gli aquilani sono ben consapevoli che le macerie vanno accuratamente vagliate prima di essere rimosse, per essere sicuri di non gettare via frammenti di valore. Adesso, d’improvviso, con l’avvento della campagna elettorale le macerie sono diventate argomento ambitissimo. Leggete cosa raccontava ieri Miss Kappa.

Le musiche di oggi erano “Bodysnatchers” dei Radiohead e “Dandelion” di Charlotte Gainsbourg

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per non scomparire

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Da Global Voices in italiano, una segnalazione che riguarda le donne, ancor più interessante perché viene da un paese a cui sul web abbiamo pochissimo accesso, la Cambogia. Si tratta del primo portale in lingua khmer dedicato alle questioni femminili e all’accesso delle donne alle nuove tecnologie (ICP). Potete leggere qui il post integrale di Sopheap Chak, tradotto in italiano da Elena Intra, che contiene un’intervista con Manavy Chim.

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Dopo che abbiamo tanto parlato di libri elettronici, diciamo che a scopi di indagine ieri ho scaricato la versione per PC di Kindle e ho acquistato il mio primo e-book. Sono ancora scossa dall’esperienza (o non-esperienza?) – la velocità di ottenere il libro, la lettura a schermo, la smaterializzazione dell’oggetto – e mi riservo di addentrarmi negli effetti della cosa un po’ più in là. Alcune riflessioni, però, stanno diventando ossessive. Ci sta pensando anche l’autrice Blair Hurley, sul suo blog Creative Writing Corner, in cui scrive dell’effetto che potrebbe avere la diffusione di massa degli e-book sulla forma romanzo, sulla democratizzazione del contatto diretto fra autori e lettori e sulla ipotetica scomparsa delle figure editoriali di raccordo. Aveva postato sullo stesso argomento qualche tempo fa e adesso condivide alcuni commenti dei suoi lettori. Qui sotto nel podcast potete riascoltare la traduzione del suo post.

Le musiche di oggi erano “Constant waiting” di J.L. Pearce nella versione di Mark Lanegan e “Adesso è facile” di Mina e Afterhours

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giramondo

elephant

(Mohan sorpassa un elefante)

Oggi i sentieri digitali ci portano sulle tracce di due tipi di giramondo: uno di quei gruppi che si mettono in viaggio raccontando online la loro avventura, e lo scrittore internazionale che gira come una trottola da un paese all’altro per promuovere il suo nuovo libro.

Una delle segnalazioni interessanti che mi avete mandato in questi giorni è quella che riguarda il blog Cycle2Australia. Come dice il nome, si tratta di pedalare verso l’Australia. A farlo sono due ragazzi inglesi che sta pedalando dall’Inghilterra all’Australia. Come spesso succede con questi blog, il loro racconto è nato come sistema per tenersi in contatto con le famiglie e gli amici in Inghilterra, diventando però un resoconto in tempo reale, con visione lenta e “dal basso”, dei luoghi che attraversano e delle persone che incontrano. Sono partiti a gennaio e in questi giorni si trovano in Thailandia dopo aver pedalato in India. Nonostante si siano premurati di finanziare il loro progetto procurandosi qualche sponsor etico, sembrano dediti all’improvvisazione. Fra un tratto e l’altro in bicicletta fanno qualche tratto di mare in traghetto, e quando si perdono – cosa che accade spesso perché improvvisando il percorso a volte hanno soltanto la stampata di una mappa di Google per l’area che stanno attraversando – ripiegano sulla stazione locale e caricano le bici su un treno. Da quello che sembra di capire, le bici stanno perdendo i pezzi e man mano i due racimolano riparazioni e sostituzioni in corsa. Nelle loro scoperte c’è un certo candore. Questo è il post che hanno scritto ieri dopo il tratto che li ha portati da Bangkok a Krabi, corredato da alcune foto.

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Come sapete, per tante ragioni i blog di scrittori sono molto rari, quindi appena ne trovo uno interessante ve lo segnalo. Quello di Neil Gaiman, inglese,  autore di fumetti, fantascienza e testi per la tv e papà di Sandman, è un romanzo a sè. Neil Gaiman posta spesso e con abbondanza, racconta molto della sua vita privata e sembra rivolgersi spesso anche agli amici e ai parenti, utilizzando il blog come modo per tenersi in contatto in tempo reale con persone care sparse per il mondo. Finiamo così per affezionarci ai suoi amici, ai suoi tantissimi animali, e i post sono sempre molto commentati. In questi giorni Gaiman è partito per un tour promozionale del suo nuovo libro, toccando anche Russia e Filippine. I lettori che lo incontrano, a prescindere dalla località geografica,  gli scrivono sul blog e lui intrattiene un dialogo a più voci con tutti che si incrocia con gli incontri avvenuti di persona. Ma la cosa più curiosa che è successa in questi giorni è che Gaiman si è appellato ai suoi lettori russi perché, in mancanza di dettagli precisi da parte del suo editore, gli dicessero quali erano i suoi appuntamenti a Mosca, altrimenti avrebbe vagato per la città senza sapere dove fosse atteso. Puntualmente gli ha scritto un lettore moscovita con tutta la tabella di appuntamenti, e questo ha innescato una simpatica scaramuccia online con un altro lettore, che Gaiman racconta definendo il suo stato di giramondo come “l’eterna sala transiti della mia anima”. Cose che possono succedere soltanto sui blog… (la traduzione dei post la potete riascoltare qui sotto nel podcast)

La canzone di oggi era “In your hands” di Charlie Winston e “Anchorage” di Michelle Shocked

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carte da decifrare

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(copia di Players di Don De Lillo annotata a mano da David Foster Wallace)

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Fra i diari online più interessanti che si possano immaginare c’è quello di Saudi Woman. L’ho tenuto d’occhio per un po’ per farmi un’idea di quello che racconta, e adesso è arrivato il momento di presentarvelo. Di lei sappiamo che è una donna dell’Arabia Saudita, si chiama Eman Al Nafjan, è madre di tre figli, lavora a tempo pieno come lettrice dall’inglese alla facoltà di medicina dell’università di Riyadh, ha deciso di tenere questo blog per contrastare le informazioni a suo parere non corrette sulla vita saudita che arrivano da fonti non arabe e non saudite, ed è senza pietà nel mettere all’indice il trattamento riservato alle donne nel suo paese e il comportamento coloniale dei ricchi stranieri che lo frequentano. Benché sia molto decisa nelle sue prese di posizione, ha la dote di correggere di continuo qualunque concezione pregiudiziale con una grande precisione nei dettagli.

Oggi Saudi Woman propone la lista dei suoi cinque post preferiti del blog: quello sul mondo soprannaturale dei Sauditi, quello sul perché viene mantenuto lo status quo sui diritti delle donne, quello sulle divisioni tribali in Arabia Saudita, quello sul ragionamento che sta dietro al divieto alle donne di guidare, e quello sulla manipolazione delle insicurezze sociali femminili per ottenere favori sessuali.

Saudi Woman definisce senza mezzi termini “apartheid” la struttura sociale divisa fra uomini e donne nel suo paese. Una delle storie che ha raccontato negli ultimi giorni riguarda la posizione delle donne nella frequentazione dei pubblici uffici. La trovate qui, e se lo desiderate potete ascoltare la traduzione nel podcast qui sotto.

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La super-editor newyorchese Betsy Lerner commenta con il suo caratteristico acume la notizia dell’acquisizione delle carte personali dello scrittore David Foster Wallace (morto suicida due anni fa) da parte dell’università di Austin. E’ più privato un diario, si chiede Betsy, o gli appunti vergati soprappensiero a margine delle pagine di un libro? Qui la notizia originale dell’acquisizione, dove potete vedere alcune immagini delle carte a cui si riferisce Betsy; vi consiglio di farlo perché ne resterete colpiti anche voi; qui il commento di Betsy, che trovate tradotto nel podcast qui sotto.

Le musiche di oggi erano “La gata bajo la lluvia” di Amparo Sanchez con i Calexico e “The void” di Jay Farrar e Benjamin Gibbard

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