mattonelle da leggere

In rete, diciamocelo, non si parla d’altro che di Wikileaks, la fugona di notizie attentamente e a lungo orchestrata insieme ai grandi quotidiani internazionali per diffondere centinaia di migliaia di dispacci interni da e per le ambasciate americane. Mentre il grosso delle rivelazioni (le prime sono delicate ma non dirompenti) deve ancora arrivare, molti lettori e netizens discutono di che peso e significato e regolazione etica possa avere la pirateria pura di Wikileaks rispetto invece alle inchieste giornalistiche. Siccome a Radio Popolare stiamo trattando l’argomento in lungo e in largo, mi limito a segnalarvi soltanto un link interessante: ieri pomeriggio Alan Rusbridger, il direttore del Guardian (uno dei quotidiani che da agosto erano in possesso dei file e aspettavano la deadline di Wikileaks per pubblicarli) ha tenuto un “domanda e risposta” in tempo reale sul sito del giornale con lettori di tutto il mondo. E’ utile a farsi un’idea delle perplessità e delle preoccupazioni di lettori di aree molto diverse del mondo, e – anche se Rusbridger è stato piuttosto abbottonato – della posizione di un grande quotidiano a diffusione planetaria che si trova a maneggiare questi materiali.

L’esistenza di iPad da una parte richiede e dall’altra stimola la creazione di nuovi formati di contenuti per la tavoletta, alcuni dei quali esclusivi, cioè che saranno disponibili solo su iPad. Mentre è ancora presto per sapere se e come funzioneranno queste nuove testate, e come potrebbero cambiare il giornalismo in rete e la fruizione di contenuti online, una settimana fa Il Post faceva sintesi, per cominciare, di tutto quello che si sa fin adesso del Daily, quotidiano esclusivo per i Pad a cui si sta lavorando in collaborazione con Rupert Murdoch.

Intanto se l’ex presidente di Newsweek, Mark Edminston, si appresta a lanciare il gruppo Nomad Editions che fornirà piccole pubblicazioni per tavolette e smartphone, proprio oggi il magnate Richard Branson, l’uomo col pizzetto e la mongolfiera che ha inventato il brand Virgin (dalla casa discografica alla Cola alla radio) dovrebbe annunciare qualche dettaglio della sua nuova impresa: la fondazione di un magazine esclusivo per i lettori di iPad, che si chiamerà Project e di cui potete vedere un’anteprima video qui,  e potete vedere il blog ufficiale qui.

♫ Le canzoni di oggi erano “Magic day” di Lou Rhodes e “Something beautiful” di Sinéad O’Connor

Ecco la puntata di oggi:

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questioni di chilometri

(Reuters/Salon)

Grazie a Michele che dalla puntata su Dead Drops si è fatto venire in mente una rete di cinema francesi che con le chiavette lasciano caricare film in licenza Creative Commons. Ecco il link che ci consiglia.

Diciamo che la grande catena americana di negozi Walmart non è proprio una paladina della correttezza, a cominciare dal fatto che è stata accusata più volte da Human Rights Watch di violazioni ai diritti dei lavoratori. Coglie di sorpresa, quindi, l’annuncio di metà ottobre con cui il gigante della vendita al dettaglio promette un importante impegno a favore dell’agricoltura sostenibile e dei piccoli agricoltori americani, con tanto di addestramento di 1 milione di coltivatori, e 1 miliardo di dollari in investimenti per rendere più efficiente la catena di distribuzione, allo scopo, dicono, di “rivitalizzare l’economia delle aree rurali in declino acquistando prodotti più freschi per i nostri clienti e diminuendo i chilometri del trasporto di alimentari”. A Salon, fatto un rapido conto della serva che dice 1 miliardo di dollari : 1 milione di agricoltori = 1000 dollari ad agricoltore, si sono chiesti allora dove sta tutta questa grande idea. Per decifrare le intenzioni di Walmart e capire cosa di buono possa venire da questa nuova politica, Michelle Loayiza ha intervistato Linda Berlin, direttrice del Centro per l’Agricoltura Sostenibile dell’Università del Vermont. Qui potete leggere il post integrale di Salon, e qui sotto nel podcast ve lo traduco.

Mentre Haiti continua a soffrire terribilmente, a Miami si apre Haiti Art Expo 2010, per la prima volta fuori dall’isola alcuni capolavori delle arti visive haitiane, una raccolta di opere che secondo Michele Frisch, collezionista e curatrice, mostrano il talento visionario degli artisti haitiani. Arricchita da alcune opere donate anche dall’interno degli Stati Uniti e da fotografie della situazione nei campi, la mostra raccoglierà fondi per i rifugiati e per gli artisti che hanno perso la casa nel terremoto del 12 gennaio. Qui il post con tutta la storia, e nel podcast ve lo traduco.

Blog di orgoglio dai ragazzi americani di origine asiatica, che hanno trasformato il dispregiativo FOB (“fresh off the boat”, appena scesi dalla barca) in una celebrazione di fierezza, che allo stesso tempo, per motivi generazionali, ironizza su vizi e tic delle famiglie di provenienza. Jean Phillips vi indica alcuni di questi blog da andare a vedere.

♫ Le canzoni di oggi erano “Whooping Crane” di Lyle Lovett e “Winter winds” di Mumford & Sons

Ecco la puntata di oggi:

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ball/strike

Oggi baseball e cinema/social network. Mentre il mondo si fa più piccolo, Cuba potrebbe decidere di permettere alle glorie del suo baseball di accedere al mercato dei campionati di altri paesi, un modo per arginare l’emorragia di talenti che lasciano l’isola ogni anno, e per permettere al governo di trarre profitto dai contratti individuali che firmeranno. Lo racconta Lisa Paravisini su Repeating Islands ieri, e ve la traduco qui sotto ne podcast.

Bel colpo del Post, che dopo qualche settimana dall’uscita del filmone su facebook di Fincher/Sorkin (The Social Network, ne avevamo parlato estesamente ad Alaska qui) propone una disamina di cosa nel film sia realtà e cosa invece sia inventato, facendo una sintesi della chat del Daily Beast con David Kirkpatrick, “storico” della vicenda di facebook e autore di The Facebook Effect: The Inside Story of the Company That Is Connecting the World.

♫ Le canzoni di oggi erano “Creep along Moses” di Mavis Staples e “Jimmie standing in the rain” di Elvis Costello

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the wall

Oggi qualche progetto interessante. Valentina Locatelli su Nuok, il blog in italiano degli italiani a New York, ci presenta Dead Drops, un progetto di file sharing ideato dall’artista tedesco Aram Bartholi collegando grandi memorie virtuali di video, musica e immagini a una semplice spina usb che spunta dai muri della città. Qui tutti i dettagli e altre foto del progetto.

Intanto è andato in onda su HBO il documentario di Martin Scorsese su una newyorchese tagliente, umoristica e inquietante, Fran Lebowitz – che riporta il grande regista a una dimensione meno mainstream e ci racconta qualcosa decisamente fuori dalle righe. Ronald Fried ha visto il documentario per il Daily Beast prima della messa in onda e ci racconta un po’ (e io vi traduco il suo post qui sotto nel podcast).

Per finire, quella bella testolina di Thom Yorke dei Radiohead, che non ama particolarmente mettersi in mostra, ha creato un progetto collettivo per il 27 novembre a cui forse fate ancora in tempo a partecipare anche voi. Ce lo racconta Pitchfork (che vi traduco qui sotto nel podcast).

♫ Le canzoni di oggi erano “The way” di Bruce Springsteen e “Bodysnatchers” dei Radiohead

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ruta de sangre

E’ un po’ che penso di proporvi il post di Alma Gullermoprieto sul Messico che era uscito a fine ottobre sulla New York Review of Books. Un quadro dell’impressionante escalation di stragi legate alla guerra fra cartelli della droga, che ha però precedenti molto chiari già nello sterminio delle ragazze operaie delle maquiladoras intorno a Ciudad Juarez cominciato negli anni Novanta, di cui avevamo parlato qui. Alma Guillermoprieto, che era stata reporter a Juarez, parte dalla teoria che la situazione in Messico sia così complessa, e l’attenzione dei lettori così annichilita dall’escalation di orrore, che l’unico ambito di indagine e di riflessione possibile siano i libri. Ne consiglia quattro, tre messicani e uno statunitense, che raccontano storie parallele e simultanee nella guerra dei cartelli. Li recensisce uno per uno, citando da ognuno qualche frammento, e riunendoli in un discorso logico. Intanto le stragi continuano, solo domenica è stato ucciso l’ex governatore dello stato di Colima. Alma Guillermoprieto giunge alla conclusione che non esiste soluzione della tragedia messicana se si continuano a considerare Messico e sud degli Stati Uniti due paesi diversi (vi traduco il suo post qui sotto nel podcast)

♫ La canzone di oggi era “Across the borderline” di Ry Cooder

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mappe della reality

Violenza nei reality: quanta possiamo sopportarne, cosa ci dice, e come la stanno usando i reality allo stato attuale? E soprattutto, è proprio così vero che riflette i banali scontri della realtà quotidiana fuori dalla tv? Andy Denhart sul Daily Beast fa una panoramica di come secondo lui stanno aumentando gli scontri fisici e verbali, l’aggressività e la violenza nella tv americana (ve lo traduco qui sotto nel podcast)

Dopo quello monumentale avviato in India (ne parlavamo qui), anche l’Ecuador si prepara al suo censimento 2010. Bianca Baggiani ci racconta come funziona sul blog collettivo di notizie internazionali Global Voices in Italiano.

♫ Le canzoni di oggi erano “These are my hands” di Jimmy Gnecco e “Talk to me ” di Bruce Springsteen

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ragazzini

Ne avevamo parlato qui a gennaio, quando usciva l’edizione americana di Just kids – intanto quella italiana è da tempo sugli scaffali, e abbiamo intervistato Patti Smith in proposito qualche tempo fa. La notizia di poche ore fa è che Patti ha vinto il National Book Award proprio con il suo bellissimo libro di memorie sul rapporto con l’amante/amico/anima gemella e grande fotografo Robert Mapplethorpe. Trattandosi di un premio prestigioso, se ne parla un po’ dappertutto, ma io vi propongo il piccolo post della sua editor, Betsy Lerner, che era presente alla cerimonia di consegna dei premi ieri sera, con i reading dei finalisti.

Domani esce in contemporanea nei cinema di tutto il mondo il capitolo più recente della saga di Harry Potter, nonché il penultimo della sua storia basata sui romanzi della Rowling – Harry Potter e i doni della morte; Marianna Martino su Nuok ci prepara alla visione, e qui trovate il trailer.

Solo 48 ore dopo l’annuncio dell’accordo fra la Apple di Steve Jobs e la Apple Corporations dei Beatles per vendere il catalogo dei Quattro su iTunes, ci sono già le classifiche di vendita a seconda dei paesi – e sono tutte diverse. Lo racconta qui il Post.

♫ Le canzoni di oggi erano e “A slow drag with Josephine” di Elvis Costello e “Here comes the sun” dei Beatles

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iBeatles

Apple e Apple hanno fatto pace. Ieri la notizia storica dell’accordo per il catalogo dei Beatles su iTunes – Steve Jobs, che è sempre stato un fan, ha tentato per anni il colpo grosso; ironicamente, invece, ha dovuto pagare cifre pazzesche di compensazione ai Beatles in tribunale per la violazione dei loro diritti sul nome Apple. Peter Lauria racconta tutto quanto nel suo blog del Daily Beast (e come sempre ve lo traduco qui sotto nel podcast)

Cosa succede ad Anobii, il social network dei lettori di libri? Il Post lo spiega e ci dà un’idea di quanto e cosa dovremo aspettare prima che i bug si risolvano.

♫ Le canzoni di oggi erano “Strawberry Fields Forever” e “Long and winding road” di certi Beatles

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bestia mangia carta

La notizia è arrivata sul filo di lana mentre si chiudeva la puntata di Alaska di venerdì scorso, ho fatto appena in tempo a mettervi il link: la famosa “fusione” fra il settimanale cartaceo Newsweek e il grande blog di Tina Brown Daily Beast è ormai concordata, nonostante le notizie delle ultime settimane che la davano per fallita. Oggi ripercorriamo le tappe e vediamo in cosa consiste davvero – un precedente inedito nel mondo dell’editoria, che ci dice qualcosa delle possibili sinergie, o salvezze reciproche, fra carta e digitale.

Tutto era cominciato con le prime voci, e la polemica su una presunta rivalità fra Arianna Huffington, altra blogger potentissima e capo dell’Huffington Post, e Tina Brown direttrice del Daily Beast, in cui si supponeva che la prima volesse ostacolare la seconda nella fusione con Newsweek.  Le due avevano risposto con un post congiunto di cui vi avevo parlato qui, raccontando della loro lunga amicizia, delle vacanze insieme con i figli, e chiedendosi se lo stesso tipo di malignità sarebbero circolate anche su due personalità maschili dello stesso calibro.  A quel punto la trattativa fra il magnate novantaduenne di Newsweek, Sidney Harman, assetato di contenuti e di una maggiore diffusione dopo il crollo delle sue vendite cartacee, senza profitti dal 2006, e il Daily Beast, ricco di contenuti e di contatti ma ansioso di assicurarsi un futuro vero e proprio nell’industria editoriale tradizionale, era ancora alle prime fasi. Dopo settimane di speculazioni sull’accordo, il 18 ottobre la rubrica sui media del New York Times dava l’accordo per spacciato. Jeremy Peters scriveva che Tina Brown aveva rilevato “troppe differenze culturali” fra le due organizzazioni, e che “le complessità di Newsweek come infrastruttura ed eredità culturale non è conciliabile con il desiderio di Daily Beast di restare agile, almeno in questo momento”. Al tavolo delle trattative c’erano Tina, che ha creato il Daily Beast due anni fa, insieme a Barry Diller, la cui azienda è di fatto proprietaria del Daily Beast, e Sidney Harman, che ha comprato da poco Newsweek dalla società del Washington Post e voleva assicurarsi il prestigio e l’influenza di un cervello editoriale come quello di Tina, possibilmente come direttore della testata, un posto vacante da due mesi.  Peter raccontava anche che una persona anonima, a conoscenza dell’andamento delle trattative, avesse osservato che il problema fra i tre interlocutori fosse anche la difficoltà di stabilire quali competenze e responsabilità spettassero a chi, una questione che nei nuovi ibridi fra rete e carta stampata affiora sempre più spesso.  E in sostanza, prima di cedere il timone a Tina, Harman voleva un controllo editoriale che Tina e Diller non erano disposti a concedere.  Una settimana più tardi, con un lungo post per il New York Magazine,  Steve Fishman cercava di analizzare la questione e cosa potesse essere andato storto nelle trattative, tracciando al contempo un profilo della storia personale dell’anziano Sidney Harman, un proprietario con velleità editoriali. Dall’idea iniziale di chiamare Tina Brown a dirigere Newsweek, si era creata la possibilità di una fusione 50 e 50 fra la tradizione della rivista e l’approccio più giovanile del Daily Beast. Inizialmente, un consigliere di Harman aveva dato per certo che Diller fosse disposto a concedergli il controllo editoriale, tenendo per sé solo una sorta di ruolo genitoriale nella nuova impresa.  Un portavoce del Beast, pochi giorni dopo, diceva che la redazione di Tina Brown aveva già progettato un piano complessivo basato sulla convinzione che fosse il Daily Beast a fare molto di più per Newsweek che viceversa, e a harman il piano non piaceva affatto, perché benché stesse per trovasri nel ruolo di amministratore principale del progetto, si sentiva tagliato fuori dall’idea editoriale del Beast. Il presidente di Newsweek, nei piani di Tina, doveva essere Stephen Colvin, già presidente del Beast, mentre Harman voleva uno staff che si potesse assumere ed eventualmente licenziare, non un matrimonio senza uscita. Molte telefonate, e-mail e voli in giro per l’America più tardi, l’accordo tramontava, mentre Sidney Harman temeva di aver condannato il suo Newsweek a restare un “dinosauro” editoriale.

Ma veniamo all’oggi – notizie dell’11 novembre – quando Jeremy Peters torna a scrivere dell’accordo e annuncia che si farà: le due testate manterranno identità separate, Tina Brown sarà direttrice di entrambe, e nasce una nuova compagnia che si chiama Newsweek Daily Beast Company, con proprietà al 50 e 50. In un certo senso, per Newsweek trovare un altro direttore dopo che il posto era stato rifiutato da Tina Brown sarebbe diventato molto difficile, e questa nuova direzione finalmente concordata sarà il vero test del futuro congiunto delle due testate.  La conferma arriva da Tina Brown, che racconta sul Daily Beast che l’accordo è stato siglato con tazze di caffé negli uffici del Beast a New York. Qui sotto nel podcast vi traduco come vede lei le possibilità editoriali della fusione.

♫ Le canzoni di oggi erano “Paralyzed” dei Crash Test Dummies e “Mrs Cold” dei Kings of Convenience

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harem e matrimoni

L’harem a pagamento di Berlusconi continua a ispirare i media stranieri, anche se con una comprensibile tinta di angoscia. Ancora una volta facciamoci osservare con lo sguardo di chi ci vede da lontano, questa volta da Ingrid D. Rowland, che posta per il blog della New York Review of Books.

Meraviglie del matrimonio, invece, o almeno quelle che sono riusciti a guadagnarsi la scrittrice Antonia Fraser e il drammaturgo e premio Nobel Harold Pinter, che ci ha lasciato a Natale di due anni fa. Fraser ha pubblicato da poco un volume autobiografico, Must you go?, che narra il suo rapporto con Pinter, e che sembra stia leggendo mezzo mondo. La rubrica libri del Daily Beast l’ha intervistata.

Per chi vuole partecipare alle primarie del centrosinistra per il candidato sindaco di Milano questa domenica, ecco il link al sito con i profili dei 4 candidati, le modalità per votare e i luoghi della città dove si vota più vicini a casa vostra.

Ultim’ora: ne avevamo parlato, e adesso, dopo molti tentennamenti, arriva la notizia che Daily Beast e Newsweek hanno raggiunto un accordo.

♫ Le canzoni di oggi erano “Cavallo bianco” di Marco Iacampo e “Creep along Moses” di Mavis Staple

Ecco la puntata di oggi:

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