coolhunting

(lo scrittore William Gibson)

Nei primi anni Duemila, David Foster Wallace prevedeva che fossimo arrivati alla seconda rivoluzione umana nella comunicazione, più attiva di quella della tv per la quale la sua generazione aveva sviluppato una dipendenza passiva e che lui stesso studiava con interesse quasi morboso, e pensava che “i prossimi vent’anni” sarebbero stati di straordinario interesse per la vita umana, un sommovimento senza paragoni nella condivisione e nei comportamenti, che avrebbe trasformato la cultura del pianeta per generazioni. Per uno scrittore, naturalmente, dall’osservazione acuta della realtà viene spesso l’intuizione di un percorso futuro, che nel caso dello scrittore di fantascienza viene esplicitata ambientando storie in un futuro immaginato, più o meno poi confermato dalla storia. La maggior parte degli scrittori di fantascienza, però, sono consapevoli che a produrre le loro previsioni è in realtà, paradossalmente, una sorta di archeologia emotiva, che indaga i bisogni degli esseri umani e che da quello che è stato riesce a proiettare quello che non è ancora stato. Intanto, prevedere il futuro, o almeno studiare i percorsi nascenti che ricopriranno un ruolo importante nella nostra vita collettiva, è diventata una disciplina di studio scientifico.  La pratica del Coolhunting – andare a caccia di ciò che è cool e imparare quindi a prevederlo – è diventata una materia di ricerca del Dipartimento di Intelligenza Collettiva dell’MIT di Boston, nato nel 2006, che le ha affiancato anche quella del Coolfarming, che potremmo tradurre con “coltivare il cool”. Alla recente edizione del festival South by Southwest che si è chiusa pochi giorni fa (nato come festival della musica indipendente, il SXSW è diventato un festival gigantesco dell’industria musicale; ha una sezione cinema, e quest’anno la sezione dei lavori su rete e tecnologia è stata affollatissima, con la presenza di tutti i social media editor più importanti del mondo), il Dipartimento di Intelligenza Collettiva dell’MIT ha tenuto una conferenza con vari ospiti, nel corso della quale è stata spiegata la condivisione dei “network collaborativi innovativi” che stiamo usando adesso secondo alcuni modelli che parti differenti del nostro cervello stanno mutuando da alcuni animali sociali (scimmie, api, delfino), compresa la condivisione emotiva, di relazione, che è forse l’elemento più rivoluzionario della nostra condivisione online di oggi. Il coolhunting, naturalmente, non è una ricerca sui trend commerciali (per dirla con i ricercatori, ciò che è cool ma non è anche hot non ricade in questa categoria – per esempio la pubblicità), ma sulle reti di comportamento collettivo, di solito egualitarie ma non in tutti i casi, e comunque sempre attive e interattive.

Ma chi è stato a inventare il termine coolhunting? Lo scrittore William Gibson, nel suo romanzo Pattern recognition (“L’accademia dei sogni”). Gibson, guardacaso, ha fatto a sua volta un’apparizione fra le migliaia di ospiti del South by Southwest, con una breve conferenza che è stata diffusa in rete attraverso rapide citazioni nei tweet. A causa delle tante previsioni azzeccate nei suoi scenari di fantascienza sociale, gli è rimasta appiccicata addosso la reputazione di veggente, ma è lui stesso ad ammettere che non gli si attaglia moltissimo. I più giovani non fanno che chiedergli cosa prevede per il futuro, ma lui si descrive piuttosto come un rabdomante.  A fine gennaio, in un’intervista concessa a Mike Doherty della rivista online Salon in occasione dell’uscita della sua ultima raccolta di saggi, Gibson ha raccontato quanto sia lunga o corta la sua bacchetta da rabdomante a seconda dei momenti storici.

♫ La canzone di oggi era “What I’ll do” di Lisa Hannigan

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

2 Comments coolhunting

  1. Pingback: Coolhunting | EXPOST

  2. Pingback: Coolhunting, “Per lavoro vado a caccia di futuro” | A Nordest di che...

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>