Archive for the ‘Cuba’ Category

da Guantanamo in Libia

martedì, aprile 26th, 2011

(nella foto, manifestazione a Washington per chiedere la chiusura di Guantanamo, i manifestanti sfilano con i nomi dei detenuti, quasi tutti di origine araba)

Misurata arriva all’ottava settimana sotto assedio, la quinta sotto i bombardamenti coordinati dal comando Nato sulla Libia. Fra i pochissimi reporter che stanno raccontando i combattimenti di strada in strada, due giornalisti dello Spiegel online, Jonathan Stock e Marcel Mettelslefen, che postavano questo racconto pochi giorni fa, descrivendo la città, la situazione negli ospedali, e un maestro elementare diventato cecchino.

NYT, Le Monde, Washington Post e Guardian – fattisi pastori dei WikiLeaks nel tentativo di dare ai dispacci nudi e crudi una qualche parvenza di contesto e di senso – affrontano adesso i circa 700 che riguardano il carcere di Guantanamo, limbo legale senza precedenti internazionali, nodo di imbarazzo sui diritti umani per gli Stati Uniti e la spina nel fianco più contestata a Obama dalla sinistra liberal americana rispetto alle promesse elettorali fatte due anni fa. Da noi in Italia si occupa di farne sintesi il Post. Uno degli uomini catturati dopo l’11 settembre in Pakistan, un libico “sospettato di appartenere ad al-Qaeda” e in seguito riconsegnato alle carceri di Gheddafi, è oggi uno dei leader del Comitato di Liberazione degli insorti in Libia.

Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe, in particolare in questi giorni Siria, Yemen e Bahrain, e oggi l’avvio in Egitto del controverso processo all’ex ministro degli Interni, responsabile dell’ordine di sparare sui manifestanti che ha causato la morte di quasi 700 persone a piazza Tahrir.

♫ La canzone di oggi era “Bodysnatchers” dei Radiohead

Ecco la puntata di oggi:

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cimeli

venerdì, ottobre 22nd, 2010

Ci sono uomini-icona che continuano a ispirare, e in qualche caso a fare paura. Un nuovo film con materiale inedito su Che Guevara, una lettera inedita di Kurt Cobain messa all’asta, un cimelio di John Lennon che ancora interessa all’FBI. Rispettivamente, da Repeating Islands, Pitchfork e il Post.

♫ Le canzoni di oggi erano “Polly” dei Nirvana e “Working class hero” di John Lennon

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abbiamo sbagliato tutto

venerdì, giugno 11th, 2010

(Ap via Huffington Post)

Anche quando non è in onda, il blog di Alaska vive su Twitter
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Le notizie sul fronte occidentale non sono buone: in attesa che Obama incontri Tony Hayward della BP martedì prossimo alla Casa Bianca, e mentre anche l’Inghilterra (patria della BP) ha deciso di aprire il portafogli, circolano voci sempre più insistenti sulle dimensioni immense della perdita di petrolio, e a proposito di pellicani da salvare il Post ci racconta del dilemma dei veterinari: gli uccelli avvelenati vanno uccisi?

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Visto che nessuno vuol dire apertamente cosa ci sta insegnando una volta per tutte il disastro della BP, andiamo a sentire cosa si racconta a un convegno in corso all’università dell’Havana; per il presidente dell’Accademia Cubana delle Scienze, capitalismo e tutela dell’ambiente sono semplicemente inconciliabili. (vi traduco qui sotto nel podcast il post di Orfilio Pealez per Repeating Islands)

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Nell’ultima parte vi presento il blog di Mama Sudafrica, l’altra metà dei mondiali di calcio su Radio Popolare insieme a Patapalla che vi ho presentato ieri.

♫ Le musiche di oggi erano “Cavallo bianco” di Marco Iacampo e “Creeping coastline of lights” di Mark Lanegan

Ecco la puntata di oggi:

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adesso pulisci

giovedì, maggio 20th, 2010

Allo stato attuale, un mese esatto dopo lo sprofondamento della Deepwater Horizon:

1) la BP non sta ancora riuscendo a contenere il flusso continuo di petrolio dal fondo dell’oceano nel Golfo del Messico, ma sta riuscendo benissimo a bloccare studi e aiuti alternativi a quelli delle sue squadre.

2) Obama è furioso con la BP per aver aggirato la normativa già troppo lasca, ma gli scienziati sono furiosi con la sua amministrazione che ha autorizzato la piattaforma nei primissimi giorni del mandato.

3) l’agenzia governativa Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) sta cercando di coordinare gli studi alternativi e la raccolta dei dati sull’espansione della macchia nell’oceano profondo, ma i veterani della lotta contro il riversamento della Exxon Valdes dicono che sta facendo un pessimo lavoro, e decisamente troppo tardi.

4) la macchia di petrolio ha raggiunto la bocca del Mississippi, che è già uno dei fiumi più inquinati del mondo. La Florida teme che arrivi anche lì, e non è la sola. Cuba – che è appena stata dichiarata uno dei territori nazionali più puliti al mondo – vorrebbe prendere misure preventive nel caso la macchia si avvicinasse anche alla sua barriera corallina. Si offre di collaborare scientificamente con gli Usa ma la rigida burocrazia in cui sono avvolti i rapporti fra i due stati rischia di vanificare la collaborazione.

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Un ascoltatore mi ha spedito una mappa stupenda di Infographic che illustra la situazione nel Golfo del Messico e i costi vertiginosi che comporterà il disastro ambientale. E’ un jpg da vedere alle massime dimensioni, lo trovate qui. Presenta anche le concentrazioni di fauna protetta e non, i pozzi di sfogo scavati dalla BP, le specie in pericolo, la struttura della famosa “cupola”, il tasso di disoccupazione negli stati interessati, le aziende coinvolte, la suddivisione delle spese, i sondaggi di opinione. Ci ricorda anche che nel Golfo del Messico ci sono altri 3.858 pozzi petroliferi.

Richard Adams posta sul fatto che secondo gli esperti indipendenti che hanno studiato il video subacqueo dei due getti di petrolio, la BP dà i numeri: non sono 5 mila barili al giorno, ma più realisticamente una quantità che sta intorno ai 100 mila. In un arco di 90 giorni (e fra un po’ ci siamo) il disastro della Deepwater Horizon potrebbe diventare 34 volte quello della Exxon Valdez.

Il Noaa – che invita a riferire chi avesse testimonianze utili sul nuovo sito del comando di emergenza che gestisce la situazione,  Deepwaterhorizonresponse - conferma: avvistata nella Corrente del Golfo  ”una piccola porzione di petrolio di superficie” che luccica al sole, che insidia la bocca del Mississippi. Nel tentativo di suonare rassicurante  il Noaa dice però che ci vorrebbe una particolare e improbabile combinazione meteorologica perché le correnti spingessero la macchia fino alla Florida.

La verità è che le imbarcazioni di monitoraggio stanno scrutando la superficie dell’acqua, ma nessuno studia quanto petrolio si stia addensando in profondità, dove è più minaccioso per le specie marine e per l’ecosistema nel suo complesso perché si “mangia” l’ossigeno. Secondo il New York Times le foto satellitari individuano almeno una chiazza sottomarina lunga dieci miglia e larga 3, e spessa 100 metri. Le sostanze chimiche usate dalla BP per tentare di disperdere il petrolio avrebbero aggravato la situazione, rompendo le “piume” di petrolio in piccole gocce che tendono a cadere sotto la superficie. Questo è l’articolo di Justin Gillis che scriveva ieri delle reazioni angosciate e critiche di scienziati, ambientalisti e oceanografi (ve lo traduco nel podcast qui sotto).

Infine, Lesley Clark del Miami Herald riferisce sugli sforzi che Cuba sarebbe pronta a fare per aiutare a studiare e contenere la macchia di petrolio prima che arrivi alla sua (intatta) barriera corallina, casa delle tartarughe verdi di mare. Il governo cubano si è messo subito a disposizione degli oceanografi, e il Dipartimento di Stato americano ha confermato ieri che sono in corsi colloqui informali fra i due paesi, sulla falsariga degli accordi di collaborazione già esistenti in materia di uragani . Ma gli ambientalisti sono preoccupati che le rigidità dei rapporti fra Cuba e Usa possano rallentare o vanificare la collaborazione. Inutile dire che gli oceanografi dei due paesi collaborano già da anni, e che la macchia di petrolio non guarda in faccia burocrazia né confini. L’articolo intero qui via Repeating Islands, ve lo traduco qui sotto nel podcast.

Aggiornamento delle 17: la BP ha ricevuto ordine dal Congresso di trasmettere le immagini della fuoriuscita di petrolio 24 ore su 24 via webcam. Da stasera (domattina per l’Italia) sul sito della Commissione della Camera dei deputati; nel frattempo Huffington Post pubblica la prima galleria di foto della macchia arrivata sulla costa della Louisiana, delle barriere improvvisate al largo dell’Alabama, delle proteste degli ambientalisti e dei tentativi dei veterinari di pulire gli animali. E ancora: 6 ore prima dell’incidente la squadra che testava l’impianto si era licenziata perché la BP non voleva chiudere l’impianto, lo riporta Thom Hartmann.

♫ La canzone di oggi era “The peppery man” di Nathalie Merchant

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il dono del medico e dello scrittore

venerdì, aprile 30th, 2010

Aiuti ad Haiti: Lisa Paravisini rende conto della lamentela di Norman Girvan, ricercatore all’Università di Trinidad & Tobago, Emily J. Kirk dell’università di Cambridge, e John M.Kirk della Dalhousie University, che sollevano il problema di come i consistenti aiuti sanitari ad Haiti forniti da Cuba dopo il terremoto vengano oscurati dalla lettura degli aiuti proposta dai media nordamericani. Ecco la storia completa, che vi traduco nel podcast qui sotto.

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Ieri parlavamo di grandi scrittori e delle loro opinioni nel dibattito pubblico (anche se manipolate a casa nostra): la grande scrittrice canadase Margaret Atwood, fervida ambientalista e blogger, posta il suo discorso di accettazione del Pen Award che ha pronunciato tre giorni fa alla festa del premio al Museo di Storia Naturale di New York, nella sala della balena azzurra – un appuntamento annuale di raccolta fondi a sostegno del lavoro del Pen con gli scrittori imprigionati o censurati in tutto il mondo  (la traduzione del discorso di Atwood qui sotto nel podcast). E’ un inno alla voce umana, al potere dei libri e alla libertà di parola.

Le musiche di oggi erano “My Blakean year” di Patti Smith (che ha cantato alla festa del Pen award per gli scrittori censurati) e “Walking in the sun” di Fink

Ecco la puntata di oggi:

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Qinghai e barbudos

mercoledì, aprile 14th, 2010

La terra trema di nuovo. Ieri ci eravamo collegati con la nostra blogger da Pechino, Giada Messetti, per chiarire cosa fosse realmente accaduto al summit sul nucleare a Washington. Eravamo rimasti con lei che forse ci saremmo risentiti oggi per commentare il discorso di Hu Jintao di ieri sera. Oggi i quotidiani americani non rettificano sulla supposta adesione cinese alle sanzioni all’Iran, e anzi si concentrano sul disaccordo fra Cina e Usa in relazione allo yuan, ma soprattutto sulla bozza di sicurezza nucleare anti-terrorismo raggiunta la summit, di cui il Washington Post ha ottenuto un estratto. Nel frattempo, però, con le sue più alte autorità ancora in America, la Cina è stata colpita da un violento terremoto. Le risorse destinate ai soccorsi andranno ad aggiungersi a quelle già stanziate per la terribile siccità che ha colpito la Cina sudorientale. La frequenza dei terremoti in Cina (il Sichuan venne colpito da violente scosse solo due anni fa) va ad aggiungersi a quella che tutto il pianeta sembra subire nell’ultimo anno. La zona centro-occidentale della Cina colpita dal terremoto, il Qinghai, è di per sé così isolata che le notizie faticano ad arrivare. Nel frattempo la tabella di marcia di Hu Jintao prevederebbe un proseguimento del suo viaggio in America Latina. Torniamo a collegarci con Giada per avere qualche frammento delle notizie sul terremoto, mentre i primi soccorsi dovrebbero raggiungere le zone colpite intorno alle 20 ora cinese (le 14 ora italiana).

*

Repeating islands, dedicato al mondo caraibico, sta facendo un lavoro molto originale per quello che riguarda Cuba, portando sulle sue pagine una quantità di dettagli della vita quotidiana che riescono a travalicare le grossolanita del dibattito pro e contro Fidel. Una di queste piccole gemme è la notizia raccontata da Lisa Paravisini sulla imminente privatizzazione dei negozi di barbiere.

Le canzone di oggi era “Walking in the sun” di Fink

Ecco la puntata di oggi:

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caraibi

venerdì, marzo 12th, 2010

che-guevara-korda

Prima di dedicarci all’argomento di oggi vi ricordo che i netizens in Pakistan oggi celebrano la Giornata Contro la Cyber Censura. Potete leggere Teeth Maestro qui.

E’ arrivato il momento di dedicare a Repeating Islands lo spazio che merita, quindi eccoci qua, con una puntata di esplorazione di questo superblog di altissima qualità dedicato alla vita e alla cultura delle comunità caraibiche.

Anche se per la mole Repeating Islands sembra un magazine con decine di collaboratori (i post nuovi sono anche 3 al giorno, e tutti molto informati) in realtà è la creatura di due donne: Ivette Romero-Cesareo, nata a Manhattan e cresciuta a Puerto Rico, e Lisa Paravisini Gebert, portoricana; entrambe accademiche, appartengono al mondo delle università caraibiche, hanno pubblicato decine di libri e di articoli e uniscono la conoscenza intima della cultura caraibica a un’apertura verso la comunicazione internazionale sul web, spesso facendo da ponte fra spagnolo e inglese.

Qui potete godervi le credenziali di Ivette e di Lisa. Repeating Islands produce continuamente contenuti propri e fa anche da collettore delle più interessanti notizie sul mondo caraibico che arrivano dalla stampa internazionale; vi racconta del corridore giamaicano che sta partecipando alla più lunga corsa coi cani da slitta in Alaska, dell’attività di Cuba in sostegno ad Haiti, delle nuove rotte navali su Santo Domingo, degli interventi Onu e dei vertici politici più importanti, di libri honduregni e mostre costaricane, di diritti civili e di trasformazioni culturali, di acqua, musica, religione e assistenza sanitaria.

I principali nodi di aggiornamento del blog in questo periodo riguardano naturalmente Haiti, e abbiamo attinto spesso ai loro materiali. Oggi vi propongo di dare un’occhiata ad alcuni post di taglio particolare sull’argomento: il regista Jonathan Demme interrotto dal terremoto nel suo secondo progetto di girare ad Haiti dopo The Agronomist (se lo eravate perso, eccolo qua), e la situazione della squadra di calcio di Haiti.

Repeating Islands si occupa naturalmente anche di cultura cubana, e negli ultimi giorni propone due post particolari; le polemiche che infuriano intorno al ritratto leggendario di Che Guevara realizzato da Alberto Korda, e una nuova serie televisiva a Cuba che esamina alcune delle decine di attentati alla vita di Castro.

(le traduzioni/riassunti dai post originali di Repeating Islands potete riascoltarli qua sotto nel podcast)

Le musiche di oggi erano “Simblo Do” di Ti Coca e “Dos Gardenias” nella versione del Buena Vista Social Club

Ecco la puntata di oggi:

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maratone

venerdì, novembre 20th, 2009

simo capecchi drawing headphones

Da oggi, se avete un blog, un giorno potrebbe capitarvi di trovare fra i commenti dei vostri utenti anche quello del presidente degli Stati Uniti. E’ quello che è capitato ieri alla cubana Yoani Sanchez. Probabilmente nel quadro del suo disegno sui rapporti diplomatici con Cuba, che mira sostanzialmente al disgelo e in prospettiva alla fine dell’embargo, Barack Obama ha infatti deciso di rispondere alle domande della giovane dissidente direttamente sul suo blog, Generacion Y.  Nel primo link trovate il post tradotto in italiano, nel secondo quello originale in spagnolo (tradotto dall’inglese dai traduttori della Casa Bianca per essere postato sul blog di Yoani). Le possibili “aperture” sono da leggere fra le righe; per ora, per quanto la Sanchez sia sicuramente usata come testa di ponte nel “nuovo corso” dei rapporti fra Cuba e gli Stati Uniti, si tratta del primo caso nella storia di un presidente in carica che accetta di discutere online con un blogger.

Come anticipato quando abbiamo festeggiato il primo compleanno di Urban Sketchers, domani è l’atteso giorno di Sketchcrawl, e potete partecipare anche voi; ecco un’intervista con l’inventore della maratona di disegno, Enrico Casarosa.  Potete partecipare anche in modo indipendente, semplicemente accettando la regola del gioco, e poi parlarne sul vostro blog. Se invece ci tenete a venire segnalati su Urban Sketchers, fate il vostro login e segnalate la url del vostro blog o del sito dove pubblicherete i disegni che avrete realizzato durante la maratona. Da Seattle a Tel Aviv, da Sydney a Tokyo, da San Francisco a Roma, per un giorno intero disegnate la vostra città. Qui potete conoscere uno dei gruppi italiani di partecipanti, quello di Bologna.  E potete sentire qui sotto il suo coordinatore, Miguel Herrantz, che si è collegato in diretta con noi. I disegni che verranno realizzati a Bologna li troverete qui fra un po’, gli altri potrete vederli sul Flickr di Urban Sketchers.

La canzone di oggi era  ”Take my heart” di Chris Isaak

Ecco la puntata di oggi:

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qualche maceria

mercoledì, ottobre 14th, 2009

aquila rovine

In apertura vi ho letto un frammento tratto da Un debole per quasi tutto di Aldo Buzzi.

L’architetto e scrittore ci ha lasciato qualche giorno fa, alla veneranda età di 99 anni. Era il destinatario, fra l’altro, delle celebri lettere dell’illustratore Saul Steinberg (uno dei veri Saggi del Novecento) pubblicate in Italia da Adelphi. Per me, e per la storia dei giorni giovanili a Città Studi che Buzzi e Steinberg condivisero per tutta la vita, Aldo Buzzi è profondamente legato a Milano, a una Milano che non esiste più. Mi ha colpito perciò trovare fra i tanti ricordi di lui in rete, il resoconto di un incontro con Buzzi nella sua casa milanese postato dallo scrittore e traduttore James Marcus sul suo blog House of Mirth, al quale sono arrivata attraverso il blog italiano sulromanzo. Nel post trovate anche un minuscolo video di questa conversazione.

“Sono quasi due anni dall’ultima volta che sono venuto a trovare Aldo Buzzi a Milano”, scrive James Marcus, “Non sono sicuro di poter raccomandare dicembre ai visitatori di questa città brusca e veloce. le giornate sono corte. Incombono le vacanze. I milanesi hanno il buon senso di di stare a casa a festeggiare, il che significa che mezza città è chiusa. Si può vagabondare nell’opulenza della Galleria, dove cittadini attenti spengono le sigarette sui pavimenti di marmo, ma i negozi sono tutti chiusi. La Scala è chiusa. L’attività del Duomo prosegue a pieno ritmo. Ma la facciata è coperta di impalcature, a loro volta ricoperte da una riproduzione della facciata: l’equivalente architettonico di una menzogna. Almeno davanti al Duomo ci sono dei turisti, che irradiano calore e cameratismo. Le famose vie consacrate alla moda, nel frattempo, sono vuote. Sembra che qualcuno abbia sganciato una bomba atomica su tutto il quartiere: la vita umana è scomparsa, ma le merci sgargianti, con i cartellini del prezzo da infarto, sono ancora in mostra. Non sono capi intesi per essere indossati. Ci sono pellicce che non saranno mai indossate – interi cappotti fatti da schiere di animaletti – tranne forse dai gangster russi e dalle loro consorti. Ma noi non siamo qui in visita, siamo qui per Aldo”. E qui Marcus racconta dello scambio di lettere che ha preceduto questo incontro, mezzo in italiano mezzo in inglese, quella frontiera della fantasia che Aldo Buzzi conosceva così bene e che aveva esplorato con Steinberg – e della sua calligrafia ornata, in via d’estinzione. Buzzi lo accoglie alla porta in cardigan rosso, appoggiandosi al bastone ma ancora vivace per i suoi 97 anni, e la sua mente è rapida e lucida, simpatica e paziente. Marcus descrive il suo tavolo da lavoro, la bozza di una traduzione a metà, le penne e i pennelli, un coltellino giapponese, e una sfera di vetro a forma di occhio che Aldo trova, fotografata dalla compagna di James, Nina, “molto steinberghiana”. Sua moglie, che non c’è più, era la sorella di Alberto Lattuada. Così si parla di cinema, di Enno Flaiano, della casa editrice Ponte alle Grazie che in questi ultimi anni ha ripubblicato tanti scritti di Buzzi. Quando Aldo chiede a James che mestiere faccia sua moglie, lui gli dice che si occupa di questioni finanziarie quasi esoteriche, di cui lui stesso capisce solo una minima parte, perché probabilmente Nina è molto più intelligente di lui. Aldo Buzzi gli risponde: “è sempre così”.

Ancora una volta Yoani Sanchez si è vista negare il visto per uscire da Cuba e andare a New York a ritirare l’ennesimo premio per il suo blog. La sua vicenda viene naturalmente utilizzata per attirare l’attenzione sulla questione della liberalizzazione dei viaggi da e per Cuba, e non è un caso che il primo giornale americano a riportare un’intervista con Yoani in questi giorni sia il Miami Herald, quotidiano della città con la più grossa comunità di espatriati cubani e anticastristi di tutti gli Stati Uniti. Yoani Sanchez, laureata in filologia e una piccola star del mondo dei blog, come fanno molti potrebbe cercare di aggirare la questione del visto triangolando il viaggio su un altro paese, in attesa che i cittadini cubani possano viaggiare dove più piace loro nel mondo. Nel frattempo, però, la cosa che mi sembra veramente interessante è proprio il suo blog. Si chiama Generacion Y ed è ispirato alle persone nate a Cuba negli anni Settanta o Ottanta che hanno il nome che comincia per Y, segnate dalla frustrazione per le limitazioni alla loro libertà. Oltre a un ricchissimo blogroll di link ad altri blog cubani, per chi legge facilmente lo spagnolo i post di Yoani sono una miniera di racconti, sui quali farsi la propria idea. Diamo un’occhiata al suo post più recente – si intitola “Architettura dell’urgenza”:

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Nel testo del post Yoani racconta dello smantellamento pezzo per pezzo di una struttura abbandonata operato da cittadini che riutilizzeranno gli stessi materiali per gli usi più vari, a cominciare dalla vendita al mercato nero. “Come una legione di formiche”, racconta, vengono a smontare la fabbrica chiusa, con i bambini messi agli angoli della strada per controllare se arriva la polizia. Nel giro di tre settimane, delle strutture originali della fabbbrica resta in piedi soltanto una colonna. “Tutto ciò che si poteva usare è stato trasferito nel territorio della necessità. In un’isola in cui riuscire a conquistare un po’ di cemento o di acciaio equivale a trovare della polvere di luna, decostruire per edificare è diventata una pratica comune. Ci sono persone specializzate nell’estrarre frammenti di tubo murati da ottant’anni, o una singola piastrella da un insieme di rovine. Trovare una tazza del gabinetto quasi integra è considerata una grande fortuna”. Un’ode alla destrezza dei riciclatori, che potrebbe farci anche riflettere sulla montagna di sprechi della nostra edilizia.

Con una citazione, guarda un po’, da Ernesto Che Guevara, si apre il blog di Miss Kappa che scrive da L’Aquila. Oggi posta la lettera del sindaco Cialente e della Protezione Civile che chiede a coloro che sono ancora sistemati nelle tende di abbandonarle prima che arrivino i rigori dell’inverno, in cambio di altre sistemazioni altrettanto provvisorie. Nel suo post trovate il testo integrale della lettera ufficiale, ma anche quello della risposta dei cittadini, che affronta una questione di cruciale importanza, quella del mutuo soccorso.

Le musiche di oggi erano “Tomorrow never knows” di Bruce Springsteen e “Dos gardenias” del Buena Vista Social Club.

Ecco la puntata di oggi:

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