Archive for the ‘linguaggio’ Category

il dilemma della struttura

giovedì, marzo 7th, 2013

honeycomb-contaminated-m-m

Ieri avete sentito accostati tre punti di vista attenti sulla complicata relazione fra il Movimento 5 Stelle e i media, e sul falso mito della “modernità” di questo movimento in fatto di strumenti e comunicazione sul web. Vi dicevo anche di come mutuare parole d’ordine dai movimenti internazionali degli ultimi due anni (es: acampadas, Occupy) non corrisponda di per sé a soluzioni simili a livello di consultazione, elaborazione e auto-organizzazione, tanto più di fronte all’enorme sorpresa di ritrovarsi dopo il voto al 25%, non più agitatori esterni e commentatori per contrapposizione ma scagliati invece con una grossa rappresentanza nelle istituzioni formali. Ieri sera Pietro Salvatori ha scoperto che di questo problema di funzionalità si è accorto anche qualcuno all’interno dei Cinque Stelle, e ha pubblicato il suo racconto sull’Huffington Post. Potete leggerlo qui e poi ascoltare cosa ci ha detto oggi in diretta.

Ecco la puntata di oggi:

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narrazione non lineare

giovedì, febbraio 21st, 2013

cortazar

(lo scrittore argentino Julio Cortazar)

I ricercatori John V. Pavlik e Frank Bridges hanno scritto una monografia, “The Emergence of Augmented Reality (AR) as a Storytelling Medium in Journalism”, in cui esplorano gli strumenti con cui la realtà aumentata del web può intervenire in una narrazione documentaria a modificarne attivamente il percorso. Notable, per il tumblr del Future Journalism Project, parte dal loro scritto per rintracciare le radici dell’espediente non lineare nella narrazione letteraria e poetica.

La canzone di oggi era “Wide lovely eyes” di Nick Cave & the Bad Seeds

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dipendenze inglesi

mercoledì, gennaio 9th, 2013

assoff

Gli inglesi sono contemporaneamente noti come maestri di contegno e di ubriacature selvagge (fra le due cose dovrà pur esserci un legame). E poiché sono diventati il primo paese al mondo per fruizione di traffico dati (superando il Giappone nel 2012), ha senso dare un’occhiata alle previsioni della BBC online per il 2013 sui comportamenti sociali legati al consumo di traffico sui cellulari: si va dalla nascita delle cliniche per la disintossicazione digitale all’intensificarsi del gossip pubblico (nella terra dei tabloid), fino al cellulare come nuovo “portafogli” agli occhi dei borseggiatori.

La canzone di oggi era “The changingman” di Paul Weller

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@tv

giovedì, ottobre 4th, 2012

Prima del nostro argomento di oggi, vi segnalo che oggi e domani si svolge a Budapest una importante conferenza istituzionale che fa seguito alla London Conference dello scorso novembre. I lavori riguardano le ipotesi per un’agenda digitale europea ma l’urgenza con cui il ministro degli Esteri britannico William Hague invita le istituzioni a partecipare sembra più motivata dalla ricerca di leggi internazionali anti-pirateria. Intanto l’impressione data dal sito della conferenza è pessima, visto che fino a stamattina al primo accesso a qualsiasi contenuto era necessario registrarsi. Adesso potete vedere il programma dei lavori qui.

Di com’è andato il primo dibattito in tv di ieri notte fra Obama e Romney sapete tutto, anche grazie al nostro inviato negli Stati Uniti Roberto Festa, che potrete riascoltare oggi su Radio Popolare ad Esteri con gli aggiornamenti sulle reazioni della mattinata americana – ma forse è il caso di tornare su quale peso hanno i diversi media oggi nel valutare il dibattito televisivo. Ieri dicevamo sia del peso che hanno sulle impressioni degli spettatori i commenti tecnici del dopo-dibattito, sia di quanto su Twitter si ami fare una sorta di meta-cronaca degli eventi tv. Nel 2012 dei social, presunta era dell’obsolescenza del mezzo tv, oggi Filippo Sensi (alias @nomfup) su Europa ci fa riflettere su come tutto, alla fine, alla tv ritorni.

La canzone di oggi era “Shackled and drawn” di Bruce Springsteen

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Alaska pocket n.2/ Ona12 e HuffPost Italia

mercoledì, settembre 26th, 2012

Le prime notizie da Twitter stamattina, l’uccisione di altri due giornalisti in Siria (a margine dell’esplosione al ministero della difesa a Damasco), le fotografie degli scontri della notte scorsa a Madrid, l’arresto della giornalista egitto-americana Mona Elthahawi a New York per aver pasticciato un manifesto, e la condanna a due mesi di carcere per la giovane attivista Zeinab Alkhawaja, (@angryarabiya su Twitter), per aver stracciato una foto del re durante una manifestazione.

Torniamo un momento su Ona12 che si è appena conclusa a San Francisco, ieri vi ho raccontato un po’ dei keynote speech, delle conferenze e delle novità annunciate da Twitter. La BBC ha raccontato com’è fatta la sua nuova newsroom a cerchi concentrici, alla quale potrebbe essere ispirata fra l’altro la nuova sede de La Stampa di Torino. E in un panel sulla migrazione fuori dalle redazioni tre ospiti hanno raccontato come da ex giornalisti abbiano portato la loro esperienza in un altro tipo di azienda, come Yahoo. In generale al convegno è emerso spesso il tema della trans-territorialità delle competenze. Giornalisti che imparano a scrivere in codice, programmatori che diventano giornalisti, aziende e piattaforme che cercano giornalisti per la loro comunicazione esterna – da una parte un sempre crescente e stimolante intreccio di competenze, dall’altra un confine sempre più ambiguo fra testate, reporter, piattaforme, start-up e imprese commerciali.

Alla consegna annuale dei premi di Ona si notava la totale mancanza di gerarchia fra CNN, Jim Roberts del New York Times, Frontline della Pbs e Los Angeles Times e testate indipendenti come ProPublica, CaliforniaWatch, Slate, Salon, MotherJones o, per dire, una piccola catena di radio della costa ovest che ha cominciato a fare progetti di giornalismo digitale integrato solo due anni fa e quest’anno già vince due premi. Nella categoria innovazioni tecnologiche per il giornalismo erano candidati gli ideatori di diverse app, ma hanno vinto, giustamente, i creatori di Storify, lo strumento che permette di comporre storie da una cronologia di tweet, applauditissimo da tutti – e ironicamente il modo migliore per raccontare la serata di gala è stato proprio… uno Storify. I più applauditi in assoluto i due giovani creatori di Homicide Watch, progetto nato “al tavolo di cucina” che riesce a sopravvivere grazie alla raccolta di 40mila dollari di donazioni, e che investiga e racconta la storia personale di ogni singola persona uccisa in episodi di cronaca nera a Washington. Nella categoria “progetti non in lingua inglese”, in lizza per il terzo anno consecutivo i colleghi italiani del Tirreno, anche se ha vinto di nuovo un progetto francese, Rue89. Alcuni vincitori hanno ritirato il premio raccontando di dovere proprio alle conferenze precedenti di Ona un corso o un laboratorio dove hanno acquisito gli strumenti anche tecnici che hanno permesso loro di sviluppare progetti più avanzati.

I temi ricorrenti nei progetti più premiati, che sono tutti di integrazione fra racconto-reportage, analisi di dati, mappe elettroniche e social media: candidati molti reportage su Occupy, che nonostante i numeri piccoli – al contrario della percezione che se ne ha in Europa – è ancora molto influente nella discussione nazionale, anche adesso nei temi sulla redistribuzione del reddito nella campagna elettorale; e così gli approfondimenti sulla pratica dello stop & frisk della polizia, specialmente a New York; progetti sulla riforma sanitaria, sui musulmani negli Stati Uniti, sull’immigrazione messicana, sull’istruzione pubblica, e molti finanziati da università, borse di studio e fondazioni. In generale l’orientamento di Ona è su progetti fortemente progressisti e su reportage multimediali lavorati a lungo, alcuni anche per molti mesi.

In chiusura una breve segnalazione, è da ieri online la divisione italiana dell’Huffington Post di Arianna Huffington, redazione di blogger diretta da Lucia Annunziata, potete andare a vedere qui com’è fatta. Credo che i livelli di impressione debbano essere due, il primo è quello dell’impressione generale di primo acchito sul taglio, la gerarchia delle notizie, i titoli, e l’altra quella che valuteremo più avanti, cioè se e come l’Huffington Post italiano riuscirà a produrre scrittura, opinione e commento di rilievo. Questa la rimandiamo al futuro. Detto questo, la mia prima impressione, è decisamente sfavorevole. La scelta forte stamattina di aprire con i lavoratori dell’Ilva è obliterata dal logo pubblicitario della Tod’s che sormonta la foto, dall’inesorabile boxino in homepage su come il cibo grasso rovina il sonno, e dai post nella colonna di sinistra firmati, fra gli altri, da Antonio di Pietro. Vero è che anche negli Stati Uniti l’Huffington Post è politica e costume, ma evidentemente la cronica bruttezza del costume italiano di oggi si riflette necessariamente nel HuffPost italiano.

La canzone di oggi era “Today I am a boy” di Anthony and the Johnsons

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insieme e da soli

giovedì, aprile 5th, 2012

Condivisione, crowdsourcing, gruppi senza leader, piattaforme social che allargano enormemente il bacino potenziale della discussione collettiva: tra la sensazione di sentirsi sfidati nelle proprie certezze dal continuo confronto orizzontale con le idee degli “altri” e la grande vitalità di questo scambio (anche virtuale o a distanza) in grado di produrre nuovi modelli e straordinarie sorprese, vale forse la pena di riflettere su quanto si è studiato nel corso degli anni a proposito di un mito della creatività condivisa, il cosiddetto brainstorming. Preso molto sul serio in alcuni importanti ambiti creativi, a cominciare dalle agenzie pubblicitarie, e in seguito diventato oggetto di una vera repulsione in quanto “perdita di tempo”, il brainstorming è stato studiato e sviscerato nel corso dei decenni, e Jonah Lehrer ne ripercorre la storia per gli Annals of Ideas del New Yorker, domandandosi se si tratti di un mito da sfatare. E se la tecnica del brainstorming in sé si è dimostrata un fallimento (rispetto all’idea di lavorare da soli per poi mettere le idee e le scoperte in condivisione), tutti gli studi dimostrano che sappiamo ormai troppe cose, e troppo specializzate, per produrre individualmente grandi cambiamenti, e il nostro bagaglio è utile solo quando si ricongiunge con quello di altri.

♫ La canzone di oggi era “Danse Carribe” di Andrew Bird

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intelligenza connettiva

mercoledì, febbraio 29th, 2012

Derrick de Kerkchove, l’antropologo che da erede di Marshall McLuhan ha diretto per venticinque anni il programma canadese per la cultura e la tecnologia a lui intitolato, nonché teorico dell’”intelligenza connettiva”, suddivide le epoche del linguaggio in tre fasi: quella creata dal corpo umano, quella creata dall’alfabetizzazione, e quella creata dall’elettricità, e definisce come “mente aumentata” (o incrementata) la trasformazione operata sulle possibilità del linguaggio e della mente umana dalle nuove tecnologie. De Kerckhove continua a riflettere sulle trasformazioni epocali che l’utilizzo del web sta portando alla storia umana, e viene spesso in Italia, dove ha anche insegnato. Qualche giorno fa ha chiacchierato con la nostra Aurora d’Aprile (come sempre nel suo tipico italiano-esperanto) delle sue preoccupazioni sugli utenti del web, inconsapevoli secondo lui dell’enorme portata del nuovo Rinascimento che stanno vivendo. Oggi vi propongo la loro conversazione, che esploriamo meglio con alcuni materiali che spiegano il contributo di de Kerckhove e dell’idea di intelligenza connettiva al dibattito su come il web ci sta cambiando.

♫ La canzone di oggi era “The circle married the line” di Feist

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il futuro secondo @nomfup

venerdì, febbraio 24th, 2012

(sempre dalla bella raccolta di finte pubbblicità vintage di YouTube, Skype, Twitter e Facebook che trovate qui, realizzata dall’agenzia pubblicitaria brasiliana Moma)

Oggi sul quotidiano Europa in edicola e sulla sua versione online trovate un giro di opinioni illustri raccolte da Filippo Sensi (che conoscete bene anche come blogger e trovate su Twitter come @nomfup) sulla base di una provocazione immaginifica: quale social media ci aspetta dopo Twitter? Da Gianni Riotta a Tom Standage dell’Economist, da Micah Sifry del Personal Democracy Forum a Riccardo Luna, da Fabio Chiusi a Piero Vietti al consulente della campagna di Obama 2008 Sam Graham Felsen, ma anche dalle risposte rilanciate su Twitter, ne emerge un quadro di interrogativi, tentativi di previsione, ipotesi alternative, ma anche quasi una mappa dei desideri – cosa vorremmo dal social media del futuro? Torneremo al lungo formato? Condivideremo di più su base affettiva oppure su un presupposto giornalistico? O parlare di Twitter come se potesse presto essere superato è fare del modernariato in anticipo? Ne parliamo direttamente con Filippo Sensi.

♫ La canzone di oggi era “King of anything” di Sarah Bareilles

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la sfera di cristallo

mercoledì, gennaio 11th, 2012

I sommovimenti del 2011 hanno messo tutti sull’avviso: linguaggi della politica e del giornalismo sono in rapida evoluzione, e alcuni dei movimenti appena nati non sanno ancora che forma prenderanno e che rapporto intratterranno con la politica rappresentativa. Uno degli esercizi in corso, dunque, è quello di interrogarsi sul futuro. Oggi vi propongo due materiali da voci importanti: quella del giornalista americano Nick Kristof, appena rientrato dal Bahrain, che è stato un pioniere del rapporto fra rete e giornalismo tradizionale e si è ritagliato un profilo al limite dell’attivismo (intervistato da David Burstein per FastCompany.com), e quelle di Naomi Klein e Yotam Marom che dialogano su The Nation sulla direzione che potrebbe prendere negli Stati Uniti il movimento nato con Occupy Wall Street.

♫ La canzone di oggi era “How come you never go there” di Feist

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le mani in rete

mercoledì, ottobre 12th, 2011

(le sedie vuote dei blogger palestinesi a cui è stato negato il visto per Ab11, foto di Lbtihel Zaatouri)

Oggi puntata di riflessione sui lavori del Meeting dei Blogger Arabi a Tunisi della settimana scorsa, il primo dopo le rivolte;il blogger Yazan Badran per il Guardian con i commenti dei lettori sulle questioni linguistiche sollevate al meeting; il racconto di Ahmed Al Omran (saudita specializzato in video della rivolta siriana) per Renée Montagne su NPR (audio); la co-fondatrice di Global Voices Rebecca McKinnon sul Meeting, sull’esperienza fisica di incontrarsi e stringere rapporti personali fra blogger di vari paesi (video). La sintesi di Global Voices sulla discussione nei panel coi blogger siriani;

♫ La canzone di oggi era “Constant now” dei dEUS

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