Archive for the ‘convivenza civile’ Category

il proiettile di Gabby

giovedì, gennaio 10th, 2013

gaby giffords e obama

Esattamente due anni fa, la puntata di Alaska era dedicata all’attentato contro la deputata progressista dell’Arizona Gabrielle Giffords, 42 anni, colpita alla testa da uno dei proiettili del 22enne Jared Loughner che aveva attaccato un comizio a Tucson l’8 gennaio 2011, uccidendo 6 persone fra cui il giudice John Roll, e ferendone diverse altre. Gabrielle Giffords si sta lentamente riprendendo e dopo le dimissioni dal Congresso l’anno scorso, ha ricominciato a fare attività politica. Nel secondo anniversario di Tucson ha deciso di mobilitarsi con un’iniziativa di risposta all’ennesima strage, quella della scuola elementare di Newtown dello scorso dicembre. Quella della Giffords, così come quella del sindaco di New York Bloomberg, è una delle varianti delle prese di posizione di queste settimane su come aggirare il tabù della discussione sulle armi da fuoco – si va dalla richiesta di mettere al bando solo le armi da guerra a quella di restringere l’accesso nei negozi attraverso controlli reali sulla storia della persona che acquista l’arma – in pochissimi riescono a mettere in discussione la mentalità di frontiera, il “diritto di ogni americano a difendersi” e ad armarsi per farlo. L’iniziativa di Gabby Giffords, creata insieme al marito Mark Kelly (astronauta dello Shuttle), si chiama “Americans for Responsible Solutions”; intende creare un gruppo di pressione sui rappresentanti al Congresso per contrastare il dominio culturale della lobby delle armi, e ha un manifesto che trovate qui.

La canzone di oggi era “La Frontera” di Lhasa De Sela

Ecco la puntata di oggi:

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cartoline dal 2012

venerdì, dicembre 28th, 2012

ganobitahrirnov12
(Tahrir il 27 novembre, via #ganobi)

Questa è l’ultima puntata di Alaska per il 2012, e ieri ho preparato per voi una cronologia di tweet-cartoline su Storify, con alcuni dei miei tweet e momenti e fotografie preferiti dell’anno – molto parziali, molto soggettivi, ma spero vi ricordino alcuni dei momenti che abbiamo passato insieme qui e su Twitter. Ripercorriamo l’anno rapidamente insieme, e potete trovarlo qui. Ci risentiamo dal 7 gennaio!

La canzone di oggi era “Shackled and drawn” di Bruce Springsteen

Ecco la puntata di oggi:

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silenzio stampa

venerdì, dicembre 21st, 2012

silence

Dopo la strage nella scuola elementare di Newtown, i grandi media si sono scusati per gli errori, Michael Wolff ha attaccato sul Guardian il lavoro di Andy Carvin in quella giornata, Andy Carvin gli ha risposto punto per punto usando lo strumento dello Storify. Ma pochissimi hanno anche solo avanzato il dubbio che quel giorno – mentre gli unici ad avere qualche elemento concreto erano le forze dell’ordine, mentre i media si agitavano istericamente e si mettevano al teorico inseguimento del killer e a caccia di genitori distrutti dal dolore – la risposta più saggia della stampa, vecchia e nuova, quella tradizionale come quella social, fosse il silenzio, la calma, la prudenza. Fra i pochi, quasi solo donne. Una di queste è la tecno-sociologa Zeynep Tufekci su The Atlantic, che teorizza anche che la fisionomia della strage di massa sia una ricerca di attenzione e rappresentazione pubblica, di cui i media si fanno complici. Ogni volta che quel desiderio di rappresentazione viene soddisfatto, nasce potenzialmente un altro killer – il copycat, l’emulo, l’imitatore. Zeynep ha scritto più diffusamente anche sul suo blog, qui e qui.

La canzone di oggi era “Enjoy the silence” di Tori Amos

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armi letali

lunedì, dicembre 17th, 2012

godblessamerica

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(armi utilizzate nelle stragi di massa negli Stati Uniti, quante ottenute legalmente e quante illegalmente, da MotherJones)

Venti bimbi fra i sei e i sette anni, e sei adulti, in una scuola elementare di provincia, uccisi da un ventenne, con le armi appartenenti alla vasta collezione della madre, uccisa a sua volta. E’ la strage di Newtown, in Connecticut, la settima di questo tipo negli Stati Uniti nel solo 2012. Nella fretta di arrivare primi, i media americani hanno commesso molti errori, e quelli italiani a ruota. I primi hanno chiesto scusa, i secondi no. La rete si è improvvisata vigilante a posteriori, cercando di smascherare il presunto killer (con il nome sbagliato) su Facebook e Twitter – perseguitando un omonimo con migliaia di minacce. Qui Obama che parla subito dopo la strage, qui il testo del suo discorso a Newtown ieri in cui dice “dobbiamo cambiare”, qui la traduzione de Il Post. Qui Christopher Hitchens nel 2007 dopo la strage alla Virginia Tech. Per qualcuno Newtown è la linea rossa oltre la quale bisogna vincere il taboo costituzionale che dà diritto ad ogni americano di possedere armi da fuoco, e per discutere di tutela e assistenza nella salute mentale. Pochissimi tracciano un legame fra la politica americana di regolare i conti a colpi di armi da fuoco nel mondo a quella di farlo dentro casa.

Ecco la puntata di oggi:

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face-off

giovedì, dicembre 6th, 2012


(la mappa degli ospedali da campo organizzati nell’area del palazzo presidenziale, riforniti da @TahrirSupplies, postata da Heba Shalaby)

Cairo, dopo le massicce proteste pacifiche contro il decreto costituzionale di Morsi di martedì e venerdì scorso a Tahrir, e di questo martedì al palazzo presidenziale, la notte scorsa è stata terribile, con scontri a colpi di pietre, molotov, pallini d’acciao e gas lacrimogeni fra civili (pro e anti Morsi) dopo un attacco al piccolo sit-in fuori dal palazzo. Bilancio 6 morti (fra cui un giornalista) e quasi 500 feriti, 92 arresti, due sedi dei Fratelli Musulmani in altre città date alle fiamme, le dimissioni di gran parte dei consiglieri presidenziali, le dimissioni del capo della commissione appena nominato da Morsi per supervisionare il referendum sulla costituzione del 15 dicembre, le dimissioni del direttore della tv di stato, che lamenta “pressioni indebite del governo”, e la defezione sul referendum di 204 diplomatici egiziani all’estero. E soprattutto, la frattura netta tra Fratelli Musulmani e rivoluzionari laici che era stata accuratamente evitata mille volte dal 25 gennaio del 2011 in poi, da Tahrir fino al tacito compromesso per il voto a Morsi nel ballottaggio delle presidenziali. In drammatica difficoltà, il presidente Morsi ha annunciato con grande ritardo un discorso per la giornata di oggi, e si attende di capire se accoglierà almeno una parte delle richieste delle opposizione, creando un tavolo di discussione sul decreto costituzionale e sugli articoli più controversi della bozza di costituzione approvata l’altro giorno in fretta e furia.
La serata e la notte dei tweep in rete è stata molto caotica: gli scontri avvenivano nelle quattro vie intorno al palazzo presidenziale, per cinque ore nella completa assenza della polizia, distinguere le due fazioni al buio era complicato, ciascuna parte rivendicava di non essere armata e i reporter internazionali hanno invece riferito che lo erano entrambe, la rete a Heliopolis andava e veniva, le fotografie erano sgranate e poco riconoscibili, la propaganda e la paranoia altissima da entrambe le parti. Zeinobia oggi posta una ricostruzione di tutto quello che ha trovato sugli scontri, i feriti, i nomi e i cognomi, le armi impiegate. Mentre arrivavano le notizie sui morti negli scontri, nella conferenza stampa del Fronte laico di Salvezza Nazionale, incarnato dal troppo a lungo riluttante El Baradei (in lacrime), dal socialista nasseriano Hamdeen Sabahi (vincitore del primo turno delle presidenziali al Cairo) e da Amr Moussa (quasi a rappresentare i laici della parte opposta, quella dei compromessi col vecchio regime) si usavano toni durissimi di accusa per il presidente e si avanzavano richieste molto nette: via il decreto costituzionale con i poteri speciali a Morsi, ridiscussione della bozza di costituzione, rimandare il referendum del 15 dicembre finché non si trova un accordo.

Dal Cairo potete seguire la nostra Laura Cappon negli spazi informativi di Radio Popolare, e nella timeline di Alaska su Twitter tutti gli aggiornamenti.

La canzone di oggi era “Wait it out” di Imogen Heap

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il silenziatore

venerdì, novembre 30th, 2012


(la stampata del voto Onu sulla Palestina, paese per paese)


(il Transparency Report di Google di ieri sulla Siria)

Ieri (e scusate l’assenza di Alaska) giornata di grande movimento sulla rete: il voto all’Onu che ha approvato l’ingresso della Palestina come paese osservatore – prima volta a mia memoria che la lista stampata dei paesi con le specifiche di come hanno votato va online pochi minuti dopo il voto (e Twitter è andato in tilt appena arrivata la notizia); la cronaca dei lavori convulsi della Costituente zoppa in Egitto (dopo la fuoriuscita per protesta di tutte le rappresentanze laiche e copte) prolungati fino all’alba per battere sul tempo i limiti di legge e presentare la bozza oggi (qui Heba Morayef, direttrice di Human Rights Watch Egitto, sulle contraddizioni del testo in materia di tutela dei diritti) – mentre Tahrir si prepara oggi al bis della protesta di martedì e la contromanifestazione dei Fratelli Musulmani prevista per domani è stata spostata al campus dell’Università Americana per evitare scontri. Martedì silenzio stampa di tutti i canali tv privati e 11 giornali. E intanto in Siria, mentre venivano bloccati i voli sull’aeroporto di Damasco e per diverse ore era difficile anche contattare i numeri della rete fissa, la rete è stata tagliata. Grazie a Daniele Raineri del Foglio, l’indagine di Cloudflare, e Amy Chotzik del NYT su come gli host americani forniscano supporto alla rete governativa siriana nonostante il divieto della Casa Bianca. Qui un riassunto del rapporto della rete siriana con gli host canadesi.

Radio Popolare e Popolare Network vi aspettano domenica 2 dicembre per la diretta su seggi e risultati delle primarie del centrosinistra, dalle 10 alle 12.30, dalle 1830 alle 1930, e dalle 19.50 alle 0030. Tutti i contenuti audio sul nostro blog delle primarie nazionali e lombarde.

La canzone di oggi era “New age” nella versione di Tori Amos

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processo di pace

venerdì, ottobre 12th, 2012

(Atene, 12 febbraio 2012)

Stamattina – venti minuti prima dell’annuncio ufficiale, e nonostante la tipica segretezza del cerimoniale – a spargere la voce è l’importante tv norvegese NRK, e a sua volta la voce si diffonde rapidamente in rete: il Nobel per la Pace che verrà assegnato a minuti (e che ancora rieccheggia della controversa assegnazione ad Obama nel 2009) andrà all’Unione Europea. Disorientamento, perplessità e ironia sui social media, e alle 11 ora italiana l’annuncio ufficiale, che conferma le indiscrezioni. Da Joe Weisenthal per primo (per Business Insider) le motivazioni ufficiali dell’assegnazione (qui tradotte dal Post), e il suo parere favorevole. Nonostante il diffuso sarcasmo su Twitter, anche Pascal Emmanuel Gobry per Forbes ritiene che il premio sia meritato.

La canzone di oggi era “Nostro anche se ci fa male” degli Afterhours

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un anno dopo

martedì, ottobre 9th, 2012

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(Alaa Abdel Fattah alle 4 del mattino del 10 ottobre, dopo aver passato la notte all’ospedale copto a confortare le famiglie delle vittime di Maspero – fra cui quella del suo amico Mina Daniel – e a cercare un giudice indipendente perché le autopsie non venissero falsificate)

Centesimo giorno di presidenza eletta in Egitto, e Morsi annuncia l’attesa amnistia totale per i prigionieri politici. In realtà, come documenta Mona Seif dell’associazione No Military Trials, al procuratore generale resta da definire quali siano i “crimini legati a episodi della rivoluzione” per i quali si ha diritto all’amnistia, l’arco temporale coperto è da gennaio 2011 a giugno 2012 e restano fuori tutti i civili passati per corte marziale anziché civili per crimini comuni. Il tempismo di Morsi non stupisce, visto che oggi cade anche un anno esatto dal massacro di #Maspero al Cairo, l’episodio più terribile sul percorso della rivoluzione. Dopo l’aggressione ai manifestanti di Abbaseya e lo sgombero forzato di Tahrir a luglio, e l’attacco all’ambasciata israeliana a settembre, la notte di Maspero cancella per sempre l’innocenza rivoluzionaria e mostra al mondo la crudeltà dell’esercito egiziano. Ancora sotto il governo del Consiglio Supremo dell’esercito, il 9 ottobre del 2011 una manifestazione pacifica di cristiani copti diretta verso l’edificio della tv di stato (#Maspero appunto) viene fatta bersaglio di colpi d’arma da fuoco dall’alto di un cavalcavia. Simultaneamente, la tv di stato chiama “ogni onorevole cittadino musulmano” a scendere in strada per “difendere i soldati dai copti armati”, sostenendo poco dopo che siano stati uccisi tre soldati. In realtà, a seguito di questo appello nascono confuse sassaiole fra civili musulmani appena arrivati e copti, e nel corteo copto si sparge il panico. Molti cercano di rifugiarsi negli edifici circostanti. L’’esercito interrompe le trasmissioni delle tv via satellite facendo irruzione nelle loro redazioni, e all’esterno interviene zigzagando coi blindati tra la folla, facendo 28 morti e diversi dispersi, probabilmente gettati nel Nilo. I tweep musulmani e copti, nonostante la requisizione violenta per le strade di schede di memoria e macchine fotografiche, raccontano tutto in presa diretta, e aiutano a raccogliere i video dei blindati che uccidono i manifestanti disarmati; i video saranno portati come testimonianza alle (vane) inchieste civili, e faranno il giro del mondo.

Due settimane dopo, in visita ad Occupy San Francisco, l’attivista Alaa Abdel Fattah riceve notizia di un mandato di comparizione. Rientrato al Cairo il 30 ottobre, si rifiuta di rispondere all’autorità militare, che considera responsabile dei fatti della notte di #Maspero. Per gli stessi fatti viene messo sotto investigazione e resterà in carcere fino alla fine del 2011, mentre nasce il suo primo figlio, ormai prosciolto da tutte le accuse. Soltanto tre militari sono stati perseguiti per i fatti della notte di Maspero.

I tweep egiziani fra ieri sera e oggi stanno rimettendo in circolo tutti i materiali web di documentazione dei fatti di Maspero, quello che scrissero allora e nuove testimonianze scritte oggi. Al Ahram posta anche un ricordo del giovanissimo attivista copto Mina Daniel, ucciso quella notte sotto gli occhi dei suoi compagni musulmani (ne parlammo qui). Lo fa anche il bravissimo fotografo Matthew Cassel, ritrovando l’immagine del suo celebre sorriso.

La canzone di oggi era “Like a king” di Ben Harper

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l’innocenza di Anna

venerdì, settembre 28th, 2012

(Anna Gurji durante la sua apparizione a Inside Edition il 17 settembre)

Come sapete, dall’11 settembre ho seguito per voi su Twitter il dipanarsi delle proteste contro il (presunto) film americano anti-musulmano “Innocence of Muslims“, a cominciare dall’uccisione dell’ambasciatore americano Stevens a Benghasi. Oggi sappiamo che l’attacco all’ambasciata in Libia era un attentato progettato in anticipo e fatto coincidere artatamente con la piccola manifestazione spontanea contro il film; sappiamo che il film nei cinema americani non esiste, che l’unico materiale circolato è il trailer che a luglio era stato postato sui YouTube in inglese e a ridosso dell’11 settembre è stato postato in arabo, che si tratta del prodotto di una sorta di setta copta californiana, realizzato con dolo, perché le riprese appartengono al girato di un falso film low-budget di avventura e sono state poi rimontate e doppiate con il taglio che tutti conosciamo, all’insaputa di tutti gli attori. Anna Gurji, giovane attrice della Georgia, è una di loro. Scioccata dall’utilizzo che è stato fatto del suo lavoro, si è rivolta allo scrittore Neil Gaiman, che le ha chiesto di scrivere una lettera pubblica, diffondendola poi sul suo lettissimo blog e sul suo profilo Twitter che ha due milioni di follower. La trovate qui e oggi ve la traduco.

La canzone di oggi era “Wade in the water” di Michelle Shocked

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before & after

martedì, giugno 26th, 2012

(Cairo, i ponti e la Corniche deserti durante l’attesa dei risultati delle presidenziali domenica scorsa)

Domenica su Twitter vi ho raccontato minuto per minuto le ore di attesa e paranoia per i risultati delle presidenziali egiziane, condizionate dai colpi di mano dell’esercito degli ultimi giorni, e l’esplosione dei festeggiamenti di massa in piazza Tahrir all’annuncio della vittoria di Morsi, storicamente il primo membro dei Fratelli Musulmani a parlare alla nazione dalla tv di stato e il primo civile da decenni a sedere sulla poltrona di presidente, anche se sotto forte controllo dell’esercito e probabilmente in trattative con i militari su formazione del nuovo governo, elezione del nuovo parlamento, costituzione e garanzie allo Scaf sui suoi futuri privilegi, soprattutto economici. Morsi potrebbe essere perfino un presidente a tempo, intanto però la commissione elettorale non ha che confermato i risultati dai seggi (con una correzione di solo lo 0,6%) comunicati per cautela dai FM già una settimana fa, e il colpo di mano per forzare la vittoria dell’ex ministro di Mubarak Shafiq è stato sventato. Con una semidemocrazia zoppa e poca fiducia nei confronti dei Fratelli Musulmani, nondimeno l’Egitto, forte dei milioni che votarono candidati pro-rivoluzione al primo turno, riesce a tenere la palla in campo e a proseguire la sua letale partita con l’esercito e con i residui del vecchio regime. Vi propongo due riflessioni precedenti ai risultati (Sarah el Sirgany sui negoziati dietro le quinte e Rania al Malki sulla costituzione per l’Egypt Monocle) e due a posteriori, il post collettivo per il NYT e quello di Counterfire, con l’efficacissima sintesi di John Rees).

♫ La canzone di oggi era “Alf Leila wa Leila” di Oum Khaltoum

Ecco la puntata di oggi:

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