Archive for the ‘Corea del Sud’ Category

oggi

giovedì, settembre 16th, 2010

I primi frammenti d’arte restaurati ad Haiti dopo il terremoto.

The Cove esce anche in Italia in dvd. Qui Sea Shepherd che torna sul luogo del delitto.

David Byrne racconta dal suo viaggio in Corea del Sud, parte 1 e parte 2.

Se non è BP è Shell, se non è Shell è Exxon

venerdì, giugno 18th, 2010

(Hannah Baage cammina nel corso inquinato del Gio Creek, nel Kegbara Dere – via New York Times)

Alaska vive anche su Twitter – diventa follower cliccando sul T-Rex qui a destra!

Il disastro del greggio nel Golfo del Messico sta risvegliando i ricordi di altri paesi che hanno subito disastri analoghi. Antonella Grati per Global Voices, traducendo dai post in coreano, riporta le riflessioni dei blogger sudcoreani del loro riversamento di greggio del dicembre 2007.

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Un’ascoltatrice nel microfono aperto di stamattina ci ha invitato ad approfondire la questione del greggio in Nigeria, che è il primo paese produttore di petrolio in Africa e tormentato da riversamenti continui che stanno facendo morire la costa e le paludi di mangrovie. Purtroppo le fonti in rete sulla situazione là sono molto poche, ma proprio oggi  se ne occupa in rete il New York Times, così vi traduco cosa dice Adam Bossiter che scrive direttamente da Bodo.

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In queste ore il repubblicano Barton viene ridicolizzato in rete per la sua gaffe di stanotte (ha chiesto lui scusa alla BP durante l’udienza di Tony Hayward…) – perfino Robert Gibbs, capo ufficio stampa della Casa Bianca, si è messo a twittare su Barton, chiedendosi se – nel caso che fossero i Repubblicani ad avere la maggioranza – il posto di supervisore della grande industria petrolifera non verrebbe dato proprio al così disponibile Barton.  Qui il commento del blog di Richard Adams.

♫ Le musiche di oggi erano “Free to walk” di Jeffrey Lee Pearce nella versione di Nick Cave e Debbie Harry e “Breathe” dei Pearl Jam

Ecco la puntata di oggi:

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parlano le scrittrici

giovedì, febbraio 11th, 2010

pettirosso-23

Grazie a tutti quelli che mi hanno scritto per dirmi che l’avvistamento del pettirosso è tipicamente invernale! Ero stata mal consigliata da un collega di cui non farò il nome, non riesco a rispondere a tutti ma vi ringrazio perché ho imparato molto! Il mio desiderio di primavera non potrebbe essere più deluso, visto anche il tempo di oggi… Comunque il pettirosso era bellissimo! (potete anche vedere la canzoncina inglese sul pettirosso postata da un ascoltatore nei commenti al post di ieri)

Ma veniamo alla puntata di oggi,  dedicata alle osservazioni sul nostro mondo di questi giorni che traggo dai blog di tre scrittrici di tre nazionalità diverse: Margaret Atwood, Jeanette Winterson e AM Homes.

Margaret Atwood (vi ho parlato di lei qui e qui) scrive di ritorno dal Forum Economico Mondiale che si è svolto a Davos a fine gennaio. Ambientalista instancabile, è rientrata in Canada dalla Svizzera, e sempre col suo caratteristico senso dell’umorismo racconta quello che ha trovato laggiù, con lo sguardo della turista. Racconta delle persone che ha incontrato, del ruolo delle donne a Davos, e della strana posizione del Canada, lodato per il suo cammino verso un’economia verde ma debole nelle trattative di Copenaghen e completamente assente dal dibattito a Davos.  (la traduzione del suo post nel podcast qui sotto)

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La scrittrice inglese Jeanette Winterson, autrice di Non ci sono solo le arance e Gli dei di pietra,  scrive ogni mese un post sul suo sito che fa il punto sulla sua situazione nella scrittura, nelle uscite in libreria che la riguardano e in quelle dei suoi amici, nelle sue relazioni personali e nelle sue letture, soprattutto di poesia. La sua pagina di febbraio si apre con le sue impressioni sull’udienza di Tony Blair davanti alla Commissione sulla guerra in Iraq di qualche giorno fa – ne avevamo parlato ad Alaska qui. (La traduzione del suo post nel podcast qui sotto)

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AM Homes, autrice di La figlia dell’altra, In un paese di madri, La fine di Alice e Questo libro ti salverà la vita,  posta sul New Yorker la sua reazione alla morte di JD Salinger , forse un padre migliore per lei dei genitori, veri e adottivi, di cui racconta nei suoi libri.  Possiamo perfino ipotizzare che proprio in omaggio a JD Salinger anche lei abbia scelto di firmarsi con le iniziali del suo nome di battesimo. Nel post racconta dell’imprinting ricevuto dalla lettura di Salinger da bambina negli anni Settanta, della sua ossessione di scrivere lettere a personaggi famosi nella pre-adolescenza, e della commedia che scrisse a diciannove anni con Holden Caulfield e Salinger come protagonisti, e che lo scrittore fece bloccare attraverso la sua agente (la traduzione qui sotto nel podcast)

Le musiche di oggi erano “Winter winds” di Mumford & Sons e “In the end” di Charlotte Gainsbourg

Ecco la puntata di oggi:

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pirati ed ex pirati

mercoledì, gennaio 13th, 2010

pirates-of-the-caribbean-0006-jpg

Gianni Riotta in questi giorni tesse proprie tesi da quello che ha detto qualche giorno fa Jaron Lanier, guru della rete, pioniere della realtà virtuale e gran firma di Wired. Ma di cosa si tratta in sostanza? In un articolo per Slate, “The Geek Freaks, perché Jaron Lanier si scaglia contro quello che è diventata la rete”, lo spiega Michael Agger, argomentando con lui a distanza: “Lanier è noto soprattutto come pioniere della realtà virtuale e come stella della prima ora della rivista Wired. Era il tizio con i dreadlocks e gli occhiali da sole giganti in equilibrio sulla fronte, l’epitome della corrente di sciamani-guru-hippie della cultura tecnologica. Lanier ha perduto la sua azienda all’inizio degli anni Novanta in un fallimento che all’epoca fu leggendario, e da allora ha sempre lavorato nei meandri dell’accademia e della Silicon Valley. E’ sempre il tizio a piedi nudi in sala riunioni, sempre creativo, come un bambino. You Are Not a Gadget è in sostanza una raccolta dei suoi articoli ed editoriali per la rete, rilegati, stampati e battezzati “manifesto”. Nel corso degli anni, Lanier è diventato scettico verso quella cosa amorfa chiamata Web 2.0. Indirizza gran parte della propria ira verso “i commenti anonimi nei blog, le insulse video-marachelle , e i mashup insignificanti” che volteggiano attraverso i nostri browser e i nostri feed di Twitter. Ma è critico anche nei confronti di alcuni grandi punti fermi di  Internet, come Wikipedia, il software open-source Linux, e in generale contro la “mentalità da alveare” (traduzione integrale dell’articolo qui sotto nel podcast! d’ora in poi sarà così!)

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A proposito di avventurosi pionieri della rete, di un decennio di “mashup”, e dei corsi e ricorsi del rapporto fra la creatività dell’utente indipendente e la potenza delle grandi aziende, vi segnalo un libro, Punk capitalismo – come e perché la pirateria crea innovazione, di Matt Mason. Il suo maggior merito è quello di raggruppare in un luogo solo le analisi di tutte le forme di rapporto fra pirateria e cultura di massa, in termini di innovazione, di sfida culturale, di pionierismo tecnologico, e di assalto al conformismo. Non si tratta di una semplice ode alla cultura della strada e all’invenzione individuale. Infatti, in originale il libro si intitolava The Pirate’s Dilemma, “il dilemma del pirata”, in riferimento alla tensione mai risolta fra la produzione e reinvenzione delle idee e l’appropriamento inevitabile (e addomesticamento) da parte delle grandi aziende.  Ci trovate la storia del remix come quella dei brevetti farmaceutici, il punk, le radio pirata, i vuoti legislativi e le questioni del copyright, l’impatto di un aggregatore sulle ultime elezioni in Corea del Sud, il trattamento delle notizie dei grandi network e quello dei blog dal basso, Youtube, i troll dei brevetti e il grande litigio sulla proprietà del formato jpg. Nell’insieme, un quadro molto vivido di tutte le forze che agiscono nella nostra vita quotidiana, e un invito ad essere più consapevoli dell’azione dal basso mentre quelli che un tempo chiamavamo “mezzi di produzione” diventano realmente accessibili a masse sempre più grandi di persone qualunque (con quanta consapevolezza, poi, è il problema che ci poneva Lanier più sopra). Naturalmente, Matt Mason ha anche un blog, nel quale fra l’altro annuncia il seguito imminente del suo libro, che si chiamerà The Pirate’s Solution, e affronta nella sua chiave gli spunti del quotidiano. Ve ne propongo uno che riguarda l’impatto della pirateria sugli andamenti al botteghino dei cinema dopo l’uscita di Avatar di James Cameron (traduzione sempre nel podcast qui sotto).

Le musiche di oggi erano “Dandelion” di Charlotte Gainsbourg e “Spider’s web” di Jamie T

Ecco la puntata di oggi:

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buoi dei paesi tuoi

venerdì, ottobre 16th, 2009

campanella

Con l’aria che tira, mi sembra carino cominciare il diario di oggi con una piccola citazione da Blogghino:

“Non vedo l’ora che si arrivi alla frutta. A me la frutta piace, e poi fa bene.”

Ieri cadeva il Blog Action Day. Il tema di quest’anno era l’ambiente, naturalmente qualcuno ha aderito e qualcuno no, ma trovate comunque centinaia di post che hanno raccolto l’idea del tema. Fra gli italiani ho scelto Soloparolesparse, che ha postato, con tanto di trailer in lingua originale a proposito di un film sudcoreano che arriverà presto anche da noi – Old partner, che uscirà in italiano come Il suono della campanella. Un esempio di collaborazione fraterna fra uomo e animale.

Il 1° ottobre in Cina cadeva il sessantesimo anniversario della Rivoluzione, con tutte le sue implicazioni. La nostra Giada Messetti posta da Pechino cercando di restituirne l’atmosfera e le implicazioni. Mentre noi possiamo vedere il suo blog, lei non può vedere Alaska. Oggi ci siamo collegati in diretta con lei per saperne di più, e anche per farci raccontare dell’oscuramento dei social network in questi giorni particolari. Potete riascoltare il suo racconto nel podcast qui sotto.

Senza maniiii! Con la Fiera del Libro di Francoforte in pieno svolgimento, si rianima il fitto chiacchiericcio sui nuovi formati di lettura. Dopo l’e book arriva il T-book. Lo produce un italiano, Fausto Pasotti, ma per ora esistono solo 6 testi. Non so se il T Book entrerà mai nelle nostre vite, anche se di sicuro il signor Pasotti ci spera. Se chiedete a me, il T book  è un incrocio fra un blocchetto verticale da reporter e una cartella colore delle vernici, è scritto piccolo piccolo, in Tahoma, con due anelli laterali in cui infilare un dito per sostenerlo anziché tenerlo nel palmo della mano. Qui la descrizione, con sapidi commenti in fondo al post, e il video illustrativo dell’inventore.

Le musiche di oggi erano “Take my heart” di Chris Isaak e “Emily’s heart” di Jamie T

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