Archive for the ‘tecnologia’ Category
giovedì, maggio 16th, 2013

Il New Yorker è un’altra di quelle esperienze editoriali uniche per la sperimentazione d’avanguardia che può permettersi e che propone; è la app editoriale più letta e copiata del mondo, e quella con la grafica più avanzata. Sebbene il suo stile non sia cambiato di molto dagli anni Venti – intensamente dedicato com’è alla lettura di lungo formato – continua a collocarsi sulla frontiera digitale con notevole piglio. Ieri la testata ha annunciato l’adozione e il lancio di Strongbox, un progetto per tutelare l’anonimato del feedback e del contributo dei lettori in un’era di grande collaborazione ed eccessiva tracciabilità. Strongbox è, fra l’altro, una delle eredità del giovane cyberattivista Aaron Swartz, suicida lo scorso gennaio, che l’aveva progettata insieme a Kevin Poulsen. Qui sopra lo schema di Oneil Edwards che spiega come funziona, qui Amy Davidson per il blog del New Yorker, dal quale si desume il desiderio del New Yorker di incoraggiare ulteriormente il contributo dei lettori alle sue storie investigative e di tutelarsi dalle eventuali richieste sulle fonti delle agenzie di sicurezza federali (che hanno da poco rivelato, per esempio, di aver intercettato le telefonate dei giornalisti della Associated Press).
La canzone di oggi era “You make me want to wear dresses”
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:Aaron Swartz, anonimato, collaborazione, feedback, Kevin Poulsen, New Yorker, privacy, Strongbox
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lunedì, aprile 29th, 2013

(nella foto, Emily Bell)
Ben ritrovati, oggi una rapida occhiata riassuntiva ai lavori del festival de Giornalismo di Perugia che si sono conclusi ieri, in attesa di vedere qualcuno degli interventi clou più da vicino. Di nuovo appuntamento internazionale di frontiera su informazione, nuovi sistemi organizzativi, rapporto con i social e con “quello” – come dice Emily Bell – “che un tempo era noto come il pubblico”, sopravvivenza e finanziamento, metodi di misurazione del feedback, specializzazione, programmazione, ci ha lasciato pieni di idee e di strumenti, e di materiali da studiare. Attraversato dalla forte consapevolezza del delicato momento politico italiano, il festival di Perugia si è fatto ancora una volta laboratorio sull’informazione che contribuisce a formare le scelte civiche dei cittadini.
La canzone di oggi era “Beginning of a great adventure” di Lou Reed
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Tags:#ijf13, Festival del Giornalismo, Perugia
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lunedì, aprile 8th, 2013

Altre acquisizioni in vista, Google compra Whatsapp. O almeno, è in trattativa per acquisire una delle app che crescono più velocementem, troppo velocemente per costruirne e lanciarne una alternativa. Qui con Digital Trends.
La canzone di oggi era “I will wait” dei Mumford & Sons
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Tags:Google, messaggistica, Whatsapp
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giovedì, aprile 4th, 2013

Da domenica scorsa, dopo una notizia dell’agenzia di stampa statale SPA, si parla dell’ipotesi di chiudere o limitare in Arabia Saudita l’utilizzo di chiamate, messaggistica e chat su Skype, Whatsapp e Viber – cerniera social con l’occidente e ganglio vitale della comunicazione interna, e intensa via di scambio interna sulle riforme che i sauditi chiedono da due anni. L’Arabia Saudita appare completamente raggomitolata in una matassa che non si può sbrogliare, con decine di milioni di donne che crescono istruite nelle migliori università occidentali e poi a casa non possono lavorare né vivere in autonomia; un principe che per fare affari si compra un pezzo di Twitter ma poi il Gran Mufti può dare dei “clown e bugiardi” ai sudditi che lo usano; e, infine, minacce di censura “alla cinese” alle aziende che non si attengono alla legge saudita mentre il mondo arabo è quello dove il mercato delle comunicazioni tecnologiche è quello che sta crescendo più in fretta, e all’interno di quel mercato il paese che cresce di più è proprio l’Arabia Saudita. Oggi da Cnet vediamo le possibili ragioni per cui l’Arabia Saudita potrebbe costringere i fornitori delle app più popolari del mondo ad adeguarsi alle normative del paese, peraltro non chiare e secondo alcuni, perfino inesistenti.
La canzone di oggi era “Postcards from Italy” di Beirut
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Tags:Cnet, Riyadh, saudiwoman, Skype, Viber, Whatsapp
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venerdì, marzo 22nd, 2013

E’ soprannominato “il Polo Node” – è un’area nel nord della Svezia che il paese ha attrezzato per le grandi aziende tecnologiche che hanno bisogno di molto spazio per i loro server, e soprattutto di uno spazio che sia raffreddato naturalmente. Un esempio piuttosto ingegnoso di imprenditoria dei ghiacci. Qui il sito ufficiale, qui l’intervista con il tecnico Leif Johansson che lavora per Facebook, la principale azienda che usufruirà del servizio svedese, qui l’articolo di The New Republic.
La canzone di oggi era “Mrs Cold” dei Kings of Convenience
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martedì, marzo 5th, 2013

In rete in questi giorni si è scatenato un dibattito sulle donne a capo delle aziende. Sheryl Sandberg (n.2 di Facebook) ha spronato le donne a darsi più da fare per farsi largo nella carriera, e Marissa Mayer di Yahoo ha deciso di vietare il telelavoro da casa ai suoi dipendenti, obbligandoli ad andare in ufficio – e lo ha fatto dopo aver notato i parcheggi vuoti dell’azienda e aver verificato lo scarso traffico della rete interna VPN. Ma Debrah Pickett per il Chicago Tribune ha deciso di rispondere con un post sulla vera vita delle donne e la bugia delle superdonne. Lei stessa una superdonna dichiarata, un bel giorno ha commesso un grosso errore e si è resa conto della vita che fa, e provoca le altre superdonne ad ammettere lo stesso.
La canzone di oggi era “3, 6, 9″ di Cat Power
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Tags:carriera, CEO donne, Chicago Tribune, Debrah Pickett, donne, facebook, Marissa Mayer, Sheril Sandberg, telelavoro, yahoo
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mercoledì, febbraio 13th, 2013

Jim Roberts, straordinario protagonista della svolta digitale del New York Times, è stato licenziato qualche giorno fa nell’ambito del grosso piano di tagli previsto dal giornale. Una vera star del giornalismo in rete, ha ricevuto molta attenzione e solidarietà, ha cambiato il suo nome Twitter (da @nytjim a @nycjim) e si è portato via (come accade normalmente) tutti i follower che avevano cominciato a seguirlo quando lavorava al New York Times – più di 80mila. Tempo qualche giorno e Jim Roberts aveva già trovato un altro lavoro, alla sezione Digital dell’agenzia di stampa Reuters, già all’avanguardia nella sperimentazione digitale. Justin Ellis lo ha intervistato per Nieman Journalism Lab.
La canzone di oggi era “Lucky man” dei Verve
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Tags:avanguardia, giornalismo digitale, Jim Roberts, New York Times, Reuters Digital, Twitter
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mercoledì, gennaio 23rd, 2013

Le grandi aziende tecnologiche americane sono spesso anche esperimenti di gestione e convivenza aziendale – a cominciare dalle strutture fisiche che le ospitano. Secondo un analista aziendale intervistato da ZowChow, uno dei motivi per cui sono all’avanguardia nella gestione del personale è perché essendo nuove non hanno passato – nessun fardello di modelli organizzativi precedenti, esuberi, mancanza di aggiornamento dei dipendenti. A settembre vi raccontavo dal nuovo quartier generale di Twitter a San Francisco, mentre Facebook si è fatta progettare una caffetteria interna da due grandi del design come Roman & Williams (gli scenografi di Zoolander). La prosperità delle aziende si vede anche dal flusso continuo di annunci di lavoro e di posizioni aperte, sempre pubbliche, e ognuna si organizza su come offrire benefit ai dipendenti (spesso a supplire alle carenze del welfare americano) e creare un ambiente accogliente per favorire nuove idee (seguendo le orme della Apple) ma anche per limitare quello che chiamano “attrito”, cioè la cadenza con cui i dipendenti lasciano l’azienda, spesso a favore della concorrenza nello stesso ambiente tecnologico, che attinge allo stesso bacino di competenze ingegneristiche. Per il quarto anno consecutivo, Google è arrivata prima nella classifica della rivista Fortune delle “migliori aziende per cui lavorare”, così in questi giorni Farhad Manjoo racconta per Slate di come Google qualche anno fa ha cercato di gestire le opportunità per le lavoratrici nella sua azienda (quelle interne, a Mountain View, perché Google impiega anche decine di migliaia di persone esternalizzate, soprattutto per i ranking delle ricerche) e di come il suo reparto chiamato POPS (People Operations) analizza i dati che riguardano l’efficienza del lavoro e l’abbassamento dell’attrito (la “felicità interna” dei dipendenti, e di conseguenza la loro lealtà) usando questi dati per migliorare le proprie decisioni. Il fatto che Google accumuli e analizzi dati sulla propria organizzazione interna significa anche che in futuro sarà in grado di produrre modelli da studiare anche per le altre aziende, anche se tutti gli osservatori riconoscono che il suo ruolo nel mercato non è imitabile. Contemporaneamente il programmatore Swizec Heller racconta ad Huffington Post il suo colloquio a Google, al quale si è molto divertito. A fine 2011 il Post raccontava qui le domande-tipo dei colloqui a Google.
La canzone di oggi era ”One day” nella versione di Sven Dorau
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giovedì, gennaio 17th, 2013

E’ come l’ha chiamata la deputata democratica Zoe Lofgren, che l’ha scritta, e come la chiama Larry Lessig – giurista di Harvard, fondatore di CreativeCommons e mentore di Aaron Swartz. Il suicidio di Aaron, come sapete, è avvenuto una settimana fa, si sospetta a causa dell’angoscia che gli procurava il possibile esito del processo nei suoi confronti per aver sottratto all’MIT e reso pubbliche ricerche scientifiche. Si tratta di una proposta di legge presentata rapidamente al Congresso, che dovrebbe tutelare dall’accanimento giudiziario per crimini che non comportano vittime. Lo stesso Lessig la spiega in queste ore su The Atlantic. Mentre TechCrunch riporta la reazione alla morte di Aaron di Carmen Ortiz, la procuratrice federale accusata di averlo perseguitato.
La canzone di oggi era “Jubilee Street” di Nick Cave (nuovo singolo)
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Tags:Aaron Swarz, Carmen Ortiz, Lawrence Lessig
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lunedì, gennaio 14th, 2013

(Aaron da piccolo con Larry Lessig)
Aaron Swartz si è impiccato, a 26 anni. Il più giovane fra i grandi saggi della rete, come lo ha descritto in queste ore il padre di Internet Tim Berners-Lee, si è tolto la vita dopo mille invenzioni straordinarie per la condivisione in rete, una lunga lotta con la depressione, e una prosecuzione legale piuttosto accanita nei suoi confronti per aver consentito l’accesso a documenti di ricerca riservati dell’MIT, per i quali rischiava un’ammenda milionaria e molti anni di carcere. La rete, stavolta è il caso dirlo, è in lutto, dal grande padre di Creative Commons, Lessig, che è stato anche uno dei primi mentori di Aaron quando non era nemmeno adolescente, alle migliaia di utenti che lo stanno omaggiando di lettere e racconti personali sui vari tumblr creati a questo scopo.
Qui la notizia su Mashable.
Qui la straordinaria testimonianza di Cory Doctorow per BoingBoing (che vi traduco qui sotto nel podcast)
Qui un vecchio post di Aaron, “se venissi investito da un camion”.
Qui Spundge con una raccolta degli articoli e delle testimonianze uscite in queste ore. Qui il tributo con i messaggi personali per Aaron. qui la PDFProtest in solidarietà con Aaaron dai ricercatori universitari.
In Italia un po’ di polemiche sul trattamento superficiale della notizia su Aaaron, ma intanto qui La Stampa e qui Francesco Marinelli per Il Post.
Qui Matthew Yglesias per Slate, qui John Schwartz del New York Times, qui Salon.
Qui il GuardianTech sulle dichiarazioni di accusa della famiglia di Aaron al procuratore che lo stava indagando e all’MIT. Qui Slashdot con un breve parere sulla questione legale, e anche Blankslate sulla stessa questione. Importantissimo il post di Alex Stamos, esperto per la difesa nel caso legale di Aaron.
Qui David Weinberger, del Berkman Center for Internet and Society dell’università di Harvard, su come Aaron Swartz fosse un costruttore, non un hacker, dove ricorda tutto quello che ha fatto. Qui Jeff Jarvis che racconta cosa gli ha fatto capire Aaron sul vero valore dei contenuti. (ve ne traduco alcuni frammenti). Qui Lessig contro la prosecuzione legale nei confronti di Aaaron.
Qui Aaron, “come ottenere un lavoro come il mio”.
La canzone di oggi era “For today I am a boy” di Anthony & the Johnsons.
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