Archive for the ‘vita quotidiana’ Category
martedì, marzo 5th, 2013

In rete in questi giorni si è scatenato un dibattito sulle donne a capo delle aziende. Sheryl Sandberg (n.2 di Facebook) ha spronato le donne a darsi più da fare per farsi largo nella carriera, e Marissa Mayer di Yahoo ha deciso di vietare il telelavoro da casa ai suoi dipendenti, obbligandoli ad andare in ufficio – e lo ha fatto dopo aver notato i parcheggi vuoti dell’azienda e aver verificato lo scarso traffico della rete interna VPN. Ma Debrah Pickett per il Chicago Tribune ha deciso di rispondere con un post sulla vera vita delle donne e la bugia delle superdonne. Lei stessa una superdonna dichiarata, un bel giorno ha commesso un grosso errore e si è resa conto della vita che fa, e provoca le altre superdonne ad ammettere lo stesso.
La canzone di oggi era “3, 6, 9″ di Cat Power
Ecco la puntata di oggi:
Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.
Per scaricarla sul tuo computer clicca qui
Tags:carriera, CEO donne, Chicago Tribune, Debrah Pickett, donne, facebook, Marissa Mayer, Sheril Sandberg, telelavoro, yahoo
Posted in Stati Uniti, tecnologia, vita quotidiana | No Comments »
mercoledì, gennaio 9th, 2013

Gli inglesi sono contemporaneamente noti come maestri di contegno e di ubriacature selvagge (fra le due cose dovrà pur esserci un legame). E poiché sono diventati il primo paese al mondo per fruizione di traffico dati (superando il Giappone nel 2012), ha senso dare un’occhiata alle previsioni della BBC online per il 2013 sui comportamenti sociali legati al consumo di traffico sui cellulari: si va dalla nascita delle cliniche per la disintossicazione digitale all’intensificarsi del gossip pubblico (nella terra dei tabloid), fino al cellulare come nuovo “portafogli” agli occhi dei borseggiatori.
La canzone di oggi era “The changingman” di Paul Weller
Ecco la puntata di oggi:
Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.
Per scaricarla sul tuo computer clicca qui
Posted in condivisione, dati, Inghilterra, linguaggio, pubblicità e marketing, social media, vita quotidiana | No Comments »
venerdì, novembre 2nd, 2012

Un altro uccellino, ma in abito da sera – nel senso che ha scelto la scrittura in lungo. E’ Cowbird, che in meno di un anno ha attratto decine di migliaia di utenti fra i quali molti scrittori e fotografi professionisti, per postare foto e scrivere storie (tutte rigorosamente originali), incastonate in splendidi template fotografici con la possibilità di aggiungere audio e colori, condividerle, seguire quelle degli altri, cercarle per parole chiave, dividerle per temi, contribuire a saghe esistenziali (“casa”, “occupy”, ecc). Il risultato, benché dal basso e senza selezione, è di un livello di bellezza sconcertante. Cowbird, partito raccontando le storie del movimento Occupy, è diventato uno strumento di scrittura sulla vita vissuta che non ha paragoni di qualità. E il fondatore, l’artista Jonathan Harris, si è trovato di fronte alla scelta che affrontano tutte le start-up con potenziali benevoli investitori: diventare grande. Dopo molte trattative, ha scelto un’altra strada, garantire la propria identità sostenendosi con il crowfunding. D’ora in poi, si potrà continuare a postare gratis su Cowbird, ma chi decide di sostenere la piattaforma creativa con 5 dollari al mese diventa Cowbird Citizen. In cambio, Cowbird gli offre qualche strumento in più per impaginare le storie. Io l’ho fatto, e vi racconto la lettera di Jonathan Harris che mi ha convinto.
La canzone di oggi era “3, 6, 9″ di Cat Power
Ecco la puntata di oggi:
Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.
Per scaricarla sul tuo computer clicca qui
Posted in archivi digitali, arti visive, citizen journalism, condivisione, cult, fotografia, scrittori, social media, Stati Uniti, vita quotidiana | No Comments »
giovedì, giugno 30th, 2011

Su Twitter oggi continuiamo a seguire, fra le altre cose, gli sviluppi della battaglia del Cairo, a Tahrir c’è sit-in permanente dopo gli scontri con la polizia di martedì notte che hanno lasciato più di 1000 feriti, e il grosso dei tweep si è trasferito stamattina ad Alessandria d’Egitto per attendere il verdetto contro i due poliziotti accusati di aver ucciso Khaled Said, l’evento che ha innescato la rivoluzione. Dopo un primo momento di rabbia e di confusione alla notizia che il verdetto veniva rimandato a settembre (cosa che avrebbe potuto ulteriormente surriscaldare le piazze), si è chiarito che il rinvio è dovuto a nuove prove autoptiche presentate dall’avvocato della famiglia di Khaled, che aggraverebbero di molto la posizione dei due agenti; le accuse potrebbero diventare due, omicidio di primo grado e tortura, il che in Egitto significa ergastolo o pena di morte.
Vi ricordo che la timeline di Twitter sarà aggiornata per tutta l’estate, e che anche se Alaska va in vacanza, da domenica 10 luglio alle 12 vi aspetto per l’appuntamento con Anchorage, settimanale di cultura e rete di cui troverete i podcast sempre su questa pagina.
In questa penultima recuperiamo un po’ della leggerezza a cui eravamo abituati prima delle rivolte arabe, e un argomento che riguarda anche i vostri viaggi estivi, soprattutto negli Stati Uniti. Come sapete, ieri una delle piste dell’aeroporto JFK, snodo cruciale del traffico aereo internazionale, è rimasta bloccata per un’ora e mezza da un’invasione di tartarughe di terra in amore (fra 80 e 150 a seconda delle fonti), provocando alcuni ritardi nei decolli. A scegliere di permettere lo sgombero delle tartarughe è stata JetBlue, che gestisce quella pista, e sembra che l’intero personale impegnato nei paraggi fosse molto divertito dall’imprevisto. Ma la cosa più interessante per la rete è che quelli di Mashable.com, vista la simpatia destata dalle tartarughe in pista, hanno deciso di aprire un account su Twitter a loro nome, @JFKTurtles, dove fingono che a twittare siano le tartarughe stesse, parlando d’amore e di accoppiamento, di lentezza e dell’effetto della celebrità. L’account si è conquistato più di 5mila follower nelle prime tre ore della sua esistenza, ed è piuttosto divertente da seguire.
Restando in argomento aeroporti, da mesi la rete americana trabocca di notizie e commenti sulle nuove procedure di controllo e perquisizione nei trasporti stabilite dalla Transport Security Administration, fra cui quella che prevede l’utilizzo dei nuovi body scanner. Vi propongo alcuni racconti dal Guardian e soprattutto dal blog Mother Jones, che segue da vicino gli sviluppi. In ordine cronologico, una riflessione sugli effetti dei body scanner sulla salute per James Ridgway. Kevin Drum argomenta sulla sensatezza delle norme della TSA. Richard Adams corrispondente da Washington per il Guardian argomenta a favore, rivelando qualche meccanismo psicologico non molto lodevole dello slogan “non toccate la mia roba”. Ben Buchwalter sulle procedure di riconoscimento facciale attualmente in studio alla TSA. Josh Harkinson sul tentativo dello stato del Texas di restringere i controlli TSA sui suoi voli interni. Julia Whitty di nuovo sui possibili, ma ancora non chiariti, effetti dei body scanner sulla salute, e sul mistero che li circonda. E infine Jen Phillips pochi giorni fa sull’estensione delle stesse procedure di controllo e perquisizione della TSA anche ai trasporti via terra, stazioni ferroviarie, stazioni degli autobus, traghetti e imbarco automobili.
♫ La canzone di oggi era “Love is the Seventh Wave” di Sting
Ecco la puntata di oggi:
Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.
Per scaricarla sul tuo computer clicca qui
Tags:@JFKTurtles, aeroporti, body scanner, controlli aeroportuali, Mother Jones, norme TSA, perquisizioni, tartarughe al JFK, The Guardian, Trasnport Security Administration, Twitter
Posted in aeroporti, diritti civili, Egitto, Stati Uniti, vita quotidiana | No Comments »
venerdì, giugno 24th, 2011

(foto di Milos Bicanski/Getty Images)
Oggi è venerdì, e sulla nostra timeline di Twitter continuiamo a seguire le notizie dai paesi arabi che ci mandano i nostri tweep. In Bahrain ieri ancora un’altra condanna per un manifestante pacifico di Lulu, quella a 4 anni di carcere per il capocannoniere della Coppa Asiatica di calcio 2004, Alaa Hubail, di cui vi avevo raccontato la storia qui. Intanto sia la Cnn che SkyNews oggi trasmetteranno in diretta da Damasco, e per oggi è stata indetta via facebook la giornata di blogging per la Siria.
Oggi però dedichiamo qualche spunto di riflessione alla crisi greca, prima con l’opinione di Simon Nixon del Wall Street Journal raccolta da Il Post, che confuta alcuni luoghi comuni sul disastro economico del paese, e poi con il racconto di Daniel Howden dell’Independent, ex corrispondente dalla Grecia che è tornato a vedere come stanno le cose sette anni dopo la sua ultima visita.
♫ La canzone di oggi era “Is it done” di J Mascis
Ecco la puntata di oggi:
Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.
Per scaricarla sul tuo computer clicca qui
Tags:Atene, crisi bancaria, crisi economica, crisi greca, Daniel Howden, debito, Fondo Monetario Internazionale, Il Post, Olimpiadi, recessione, Simon Nixon, The Independent, Wall Street Journal
Posted in Grecia, recessione, vita quotidiana | No Comments »
mercoledì, giugno 22nd, 2011

Stamattina sono arrivate le sentenze per molti degli imputati dei processi per direttissima inscenati dalla giustizia del Bahrain contro attivisti, pacifisti, blogger e giornalisti le cui vicende abbiamo seguito per tanti mesi. Il padre di Maryam e Zeinab Alkhawaja, Abdellah, esponente di spicco internazionale delle associazioni per i diritti umani, ha ricevuto una condanna all’ergastolo, e con lui altri sette imputati. Ebrahim Sharif, ex dirigente del Waad, ha havuto cinque anni di carcere, e con lui alcune figure di spicco della vita religiosa sciita. Condannati anche tre imputati in contumacia, fra i quali il blogger con cui sono cominciati tutti i nostri racconti dal Bahrain, Ali Abdulemam, attualmente in clandestinità dopo essere stato arrestato e torturato due volte, ora condannato a 15 anni di carcere. Zeinab Alkhawaja (su Twitter @angryarabiya), figlia di Abdellah, è stata arrestata dopo aver invocato Allah nell’aula appena udita la sentenza, e ora si trova presso un commissariato di polizia. Vi propongo la cronaca di come queste notizie, e i brevi profili dei condannati, ci sono arrivati stamattina attraverso Twitter.
Ieri 40 lavoratori immigrati del settore edile in Bahrain erano stati licenziati per aver organizzato uno sciopero.
Fra le riflessioni interessanti di questi giorni su identità e anonimato nella rete, ecco quella proposta da Brian Stelter del New York Times.
♫ La canzone di oggi era “Hard Times” (Stephen Foster) Bruce Springsteen & the E Street Band
Ecco la puntata di oggi:
Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.
Per scaricarla sul tuo computer clicca qui
Tags:Abdellah Alkhawaja, Ali Abdulemam, anonimato, Brian Stelter, condanne agli attivisti in bahrain, condanne all'ergastolo in Bahrain, detenuti politici in bahrain, Ebrahim Sharif, lavoratori stranieri in Bahrain, licenziamenti in Bahrain, Maryam Alkhawaja, New York Times, privacy, scontri di Vancouver, Zeinab Alkhawaja
Posted in Bahrein, convivenza civile, democrazia, diritti civili, Stati Uniti, tecnologia, vita quotidiana | No Comments »
venerdì, giugno 3rd, 2011

L’accampamento tecnologico nel cuore di piazza Tahrir, febbraio 2011.
E il fotografo David Degner ha fotografato il contenuto degli zainetti dei ragazzi che manifestavano nei 18 giorni della rivoluzione di piazza Tahrir.
Amira al Hussaini (@JustAmira), del Bahrain, instancabile capo della divisione Medio Oriente di Global Voices, è stata al Cairo in questi giorni per il Young Media Summit 2011 – un’occasione per bloggare in gruppi, ma soprattutto per vedere le strade di cui finora si era occupata solo in modo virtuale. Qui un suo racconto insolitamente personale.
Abbiamo parlato molto del “lato oscuro” dei social media e delle nuove tecnologie, che aiutano le rivolte ma anche la loro repressione. Il Wall Street Journal, meglio di tutti gli altri, esamina nel dettaglio le questioni legate all’utilizzo di Skype (appena acquistato da Microsoft) per spiare attività illegali e organizzazione delle rivolte.
Al D9 di due giorni fa in California, il presidente di Twitter, Dick Costolo, ha annunciato la partenza del nuovo servizio Twitter di photosharing – finora gli utenti usavano servizi esterni come Twitpic, Yfrog e Flickr, e il nuovo impegno di Twitter sulla condivisione di fotografie comporterà nuovi inserzionisti e nuove necessità di verifica dei contenuti – qui l’anticipazione che faceva martedì Charles Arthur del technology blog del Guardian.
Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe, la #twitterevolution di Milano e l’avvio ai referendum.
♫ La canzone di oggi era “People have the power” di Patti Smith
Ecco la puntata di oggi:
Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.
Per scaricarla sul tuo computer clicca qui
Tags:#JustAmira, #YMS11, Amira al Hussaini, attivisti egiziani, Cairo, censura, censura sulla rete, Charles Arthur, D9, dal virtuale al reale, discussione politica in Egitto, Gamma International, intercettazioni via Skype, monitoraggio a fini di repressione, movimento #Jan25, Mubarak, photosharing di Twitter, Skype, sorveglianza su Skype, spionaggio via Skype, spyware su Skype, tahrir, The Guardian, Wall Street Journal, Young Media Summit
Posted in convivenza civile, democrazia, diritti civili, Egitto, Siria, tecnologia, vita quotidiana | No Comments »
venerdì, gennaio 21st, 2011

Se in questi giorni state per caso pensando che Ruby potrebbe anche essere figlia vostra, è il momento di curiosare in una discussione destata in America e in Inghilterra dal libro in uscita di una madre di origine cinese, Amy Chua, un memoir dal titolo L’inno di battaglia della madre tigre. Amy contrappone un rigido modello di educazione delle sue figlie al lasco e permissivo modello occidentale, e sembra che tutti vogliano discuterne con lei o se ne sentano offesi. In realtà, Amy racconta la sconfitta del suo modello almeno con la seconda figlia, e si immerge nel modello di educazione ciense ricevuto da lei stessa, e nelle aspirazioni delle famiglie orientali che hanno reso i figli di cinesi i ragazzi di maggiore successo accademico e professionale di tutti gli Stati Uniti. Prima Francis Bissong, che ringrazio, mi ha segnalato le interviste online del Guardian, e adesso non solo Amy Chuan si è guadagnata la copertina di Time in uscita (che fiuto, Francis…) ma ieri mattina in tv su MSBNC a dire la sua ci sono andate anche le più potenti blogger dell’universo, Arianna Huffington dell’Huffington Post e Tina Brown di Daily Beast. Qui il video. (i pezzi ve li traduco nel podcast qui sotto)
♫ Le musiche di oggi erano “Equestrienne” di Nathalie Merchant e “The magic” di Joan as Policewoman
Ecco la puntata di oggi:
Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.
Per scaricarla sul tuo computer clicca qui
Tags:Amy Chuan, Arianna Huffington, educazione cinese dei figli, educazione rigida dei figli, Inno di battaglia della mamma-tigre, MSBNC, permissivismo occidentale, polemiche su Amy Chuan, The Guardian, Time, Tina Brown
Posted in Cina, Inghilterra, Stati Uniti, tv, vita quotidiana | 1 Comment »
venerdì, dicembre 24th, 2010

Come i Re Magi, anche Alaska porta tre doni da posare sotto il vostro albero virtuale prima di lasciarci per le vacanze e risentirci martedì 11 gennaio – un modo affettuoso per farvi gli auguri, per sognare qualcosa per il prossimo anno, e per congedarci temporaneamente dalle centinaia e centinaia di blogger sul cui lavoro si è basata la trasmissione per tutto quest’anno.
Il primo dono è un libro di Simon Winchester, che pare collocarsi nel solco di Sogni Artici di Barry Lopez – Atlantic, una nuova storia completa dell’Atlantico vivo come fosse una persona, e raccomandato caldissimamente da Michael Korda qui (e ve lo traduco in italiano qui sotto nel podcast)
Il secondo dono è una tirata insonne di Marjan Bantes a cui è scoppiata una collera furiosa contro la plastica di cui è zeppa la nostra vita quotidiana, una di quelle cose da ricordarci per l’anno nuovo, da un blog di riflessioni politiche sul design – Design Observer – che esploriamo oggi per la prima volta.
Il terzo dono è un post della direttrice dell’Unità, Concita de Gregorio, si chiama “Grazie, figli”, e non c’è neanche bisogno di spiegare di cosa parla. Buon Natale e buon Anno Nuovo da Alaska.
♫ Le musiche di oggi erano “New York State Of Mind” di Billy Joel e Bruce Springsteen alla Hall of Fame 2009 e “Let it snow” di Michael Bublé
Ecco la puntata di oggi:
Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.
Per scaricarla sul tuo computer clicca qui
Posted in ambiente, convivenza civile, democrazia, design, Italia, natura, Stati Uniti, vita quotidiana | No Comments »
giovedì, dicembre 9th, 2010

Fra i molti blog interessanti che mi segnalate, ne è spuntato uno che non possiamo mancare perché ci fornisce di prima mano informazioni fresche sulle elezioni in Costa d’Avorio: è “diari africani” di Francesca, che da un anno vive a Gran Bassam con suo marito che lavora per una Ong e la loro figlia di 5 anni. La Costa d’Avorio ha attraversato nell’ultima settimana una serie di stravolgimenti. Il 31 ottobre si è votato per le presidenziali per la prima volta dopo 10 anni. Il 28 novembre, ancora ignoto il risultato, si è votato per il ballottaggio, col presidio rafforzato dei Caschi Blu, per sciogliere la riserva fra il capo di stato uscente Laurent Gbagbo, che guida il paese dal 2000, e l’ex primo ministro Alassane Dramane Ouattara. Al primo turno Gbagbo aveva ottenuto il 38% dei voti e Ouattara il 32%. Il 3 dicembre non si sapeva ancora chi avesse vinto. Francesca racconta questi giorni di incertezza politica col colore degli espatriati che si ritrovano fra di loro e fanno passare il tempo, quasi sempre chiusi in casa, con improbabili colonne sonore mentre le strade fuori sono presidiate dai militari. Diario del 30 novembre, del 1° dicembre, del 2 dicembre, del 3 dicembre, del 5 dicembre, dell’8 dicembre.
♫ La canzone di oggi era “les Imbeciles” di Alpha Blondy
Ecco la puntata di oggi:
Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.
Per scaricarla sul tuo computer clicca qui
Tags:diari africani, elezioni presidenziali, espatriati in Costa d'Avorio, Gran Bassam
Posted in Costa d'Avorio, democrazia, Ong, vita quotidiana | No Comments »