Archive for the ‘cult’ Category
martedì, gennaio 10th, 2012

(Foto Patrick Baz/AFP, Tahrir febbraio 2011)
Ben ritrovati, e un felice anno nuovo a tutti! Il 6 gennaio abbiamo trasmesso uno speciale che prendeva spunto dal progetto di Yearinhashtag 2011 - Claudia Vago (@tigella) e io abbiamo chiacchierato a ruota libera dei ricordi dell’anno vissuti attraverso la nostra esperienza sui social media, soprattutto per quello che riguarda le piazze reali e quella virtuale. Tante cose sono rimaste fuori, tante potete riviverle sul sito yearinhashtag.com, ma speriamo che questa chiacchierata vi riporti qualche suggestione dell’anno che più di ogni altro abbiamo passato insieme.
(Yearinhashtag è un progetto di @tigella con @strelnik, @tentatividiauro, @mehditek, @ezekiel e @alaskaRP)
Ecco il podcast:
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Tags:#yearinhashtag, @alaskaRP, @tigella, acampadas, amministrative, Claudia Vago, Egitto, Fukushima, London Riots, Madrid, Milano11, MorattiQuotes, Occupy Wall Street, primavera araba, Spagna, Sucate
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domenica, luglio 31st, 2011

(la prima copertina per vinile, disegnata da Alex Steinweiss)
Oggi vi racconto la storia dell’uomo che ha inventato le copertine dei dischi in vinile, Alex Steinweiss, che è morto la settimana scorsa all’età di 94 anni, lasciandoci in eredità, oltre che intuizioni e immagini bellissime, anche quell’idea di quadratino illustrato che ci ha seguito fino agli iPod. E poi, mentre al Cairo è in corso Arab Tech 2011 e si moltiplicano le conferenze internazionali e i gruppi di studio ad alto livello sull’attivismo politico via web, vi propongo una delle riflessioni del laboratorio Activate messo in moto dal quotidiano Guardian con conferenze a Londra e New York.
♫ Le musiche di oggi erano “Constant Now”, nuovo singolo dei dEUS, e “Options dei Gomez
Ecco la puntata di oggi:
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giovedì, giugno 23rd, 2011

(i tweep del Cairo che twittano anche quando sono tutti insieme nella stessa stanza, via Ahram online)
Moderati, pare con grande abilità, da uno dei tweep più attivi della rivoluzione di Tahrir, @Alaa (Alaa Abd el Fattah, un vero mattatore, qui il suo intervento al Personal Democracy Forum , che vi traduco per intero qui sotto nel podcast), i tweep del Cairo hanno organizzato una serie di appuntamenti – i tweetnadwa – per discutere insieme nella stessa stanza di alcune questioni sul piatto del futuro egiziano. Dopo la grande soddisfazione per il primo incontro del 12 giugno (di cui vi propongo il resoconto di Global Voices) ne hanno subito tenuto un altro due giorni fa (qui il resoconto di Lina el-Wardani per Ahram online).
♫ La canzone di oggi era “Explanations” di Selah Sue
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:#pdf11, @alaa, Ahrma online, Alaa Abd el fattah, conferenza di @alaa, Global Voices in italiano, islamismo nel futuro egiziano, Lina el Wardani, Personal Democracy Forum, tweetnadwa, twitter e la rivoluzione
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giovedì, giugno 16th, 2011

(l’eclissi di luna fotografata ieri sera da Amer Sweidan da Amman, Giordania)
Ieri l’eclissi di luna si è cominciata a vedere man mano che faceva buio, da est verso ovest, e questo ha creato nella cronaca in tempo reale su Twitter un curioso effetto, che abbiamo seguito via via sulla timeline di Alaska: a twittare le prime immagini dell’eclissi sono stati infatti i tweep dall’Afghanistan e dal Pakistan. Nel giro di tre ore, l’intera rete connessa dalle rivolte arabe, di solito impegnata a twittare cronache di manifestazioni, di scontri e di guerra, è stata percorsa come da un’onda dai commenti e dalle fotografie in tempo reale. Dal Bahrain alla Siria, dallo Yemen alla Giordania, Palestina e Israele, Libano, Egitto e Tunisia, la comunità online a testa in su ha raccontato la luna che si faceva buia e rossa nel cielo di Gerusalemme, di Amman, di Karachi, del Cairo, di Beirut e sopra le montagne della Libia. E’ stato un lungo momento poetico in una narrazione che di solito di poetico ha poco, con meraviglia, domande esistenziali e il fascino di guardare tutti lo stesso evento naturale nello stesso momento – e non sono mancati anche battute, giochi e prese in giro. Oggi vi racconto qualche frammento di questa ondata che ha percorso Medio Oriente e Nord Africa, raccontata in tempo reale su Twitter.
Contemporaneamente al racconto dell’eclissi, su Twitter si snodava la parabola abbastanza eroica e temeraria di tre giovani donne del Bahrain, moglie, figlie e sorelle di detenuti politici, che si sono presentate all’ufficio delle Nazioni Unite a Manama per recapitare un appello per la liberazione dei prigionieri e il rispetto dei diritti umani in Bahrain. Zeinab Alkhawaja (su Twitter @angryarabiya), che ha padre e marito in carcere, Asma Darwish (su Twitter @eagertobefree), sorella del prigioniero Mohamed Darwish, al 12o giorno di sciopero della fame, e Susan Jawad (su Twitter @sparweezj), anche lei col marito in carcere – hanno consegnato l’appello, ma quando hanno insistito per fermarsi nell’edificio anche “dopo l’orario di chiusura degli uffici”, la polizia che si era radunata all’esterno ha fatto ingresso nella sede locale Onu e le ha arrestate. Sono state portate a una stazione di polizia, interrogate separatamente e in seguito rilasciate, anche se dovranno rispondere di una denuncia (dai contorni molto vaghi, essendo che le sedi Onu dovrebbero essere santuari internazionali e non aziende con orari di chiusura) e non potranno lasciare il paese. Le ragazze sono andate volutamente alla ricerca di un caso eclatante da mostrare all’opinione pubblica, soprattutto quella americana, per attirare l’attenzione sulla situazione dei prigionieri politici in Bahrain. In ogni caso ci è voluto coraggio, e decine di migliaia di persone hanno potuto seguire i loro racconti intrecciati in inglese e le loro foto, spediti via Twitter dai cellulari in tempo reale, coadiuvati dai retweet della sorella di Zeinab Alkhawaja, Maryam, dagli Stati Uniti, e via via da quelli di altri cittadini del Bahrain e del reporter della Cnn Nic Robertson, che in questi giorni si trova a Manama. Vi racconto un po’ quello che hanno testimoniato della loro avventurosa spedizione.
Sulla timeline del Twitter di Alaska le voci dell’attivismo web – rivolte arabe, Milano, #italianrevolution.
♫ La canzone di oggi era “I’ll rise” di Ben Harper (da una poesia di Maya Angelou)
Ecco la puntata di oggi:
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martedì, maggio 24th, 2011

(un fotogramma dal video di Subterranean Homesick Blues, 1965, minifilm che apriva il documentario di D. A. Pennebaker’s Don’t Look Back, con la sequenza di cartelli scritti la sera prima da Dylan insieme a Donovan, Allen Ginsberg e Bob Neuwirth)
Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe, e anche qui torniamo a occuparcene in onda domani. Intanto oggi Bob Dylan compie 70 anni, è trending on Twitter e viene festeggiato in tutto il mondo, ci leggiamo il post in suo onore di David Jaffe per il Daily Beast e ci ascoltiamo la canzone che tutti volevate sentire da una settimana.
Passato a Cannes il bellissimo This must be the place di Paolo Sorrentino con Sean Penn – David Byrne, che ne ha curato le musiche, oggi di ritorno dalla passerella francese posta sul suo blog raccontando com’è andata.
♫ Le musiche di oggi erano “The times they are a-changing” di Bob Dylan e “One fine day” di David Byrne
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Tags:70 anni di Bob Dylan, Allen Ginsberg, blog di David Byrne, Bob Dylan, Bob Neuwirth, Cannes, colonna sonora This must be the place, Daily Beast, David Byrne, David Jaffe, Don't look back, Donovan, Paolo Sorrentino, Pennebaker, Subterranean Homesick Blues, This must be the place
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venerdì, maggio 20th, 2011

Un po’ di ispirazione per la rivoluzione. Gli attivisti egiziani di #Jan25, che hanno creato un modello dal basso che oggi viene seguito dal Wisconsin a Londra alla Spagna (e che comincia ad affascinare, per ora senza un manifesto comune, anche l’Italia), parlano oggi delle sfide molto più complesse che sta affrontando l’Egitto a tre mesi dalla caduta di Mubarak. Wael Ghonim, invitato al Google Zeitgeist (dai suoi ex datori di lavoro), viene intervistato da Jon Snow di Channel 4 (segnalatoci da Nomfup) e racconta, con il consueto senso dell’umorismo, il suo punto di vista sulla trasparenza e il ruolo della rete, il cambiamento negli equilibri di potere fra utenti e fornitori di servizi (oltre che fra utenti e dittatori) e con quale filosofia partirono i primi flashmob che portarono all’occupazione di piazza Tahrir. Altri esponenti di spicco di #Jan25 – lo scrittore Alaa al Aswani, i giovani attivisti Hossan el Hamalawi, Alaa Abdul Nabi e Nour Nour intervistati al Cairo dal Guardian, spiegano cos’è l’ombra del settarismo religioso e qual’è la sfida più grande del processo di democratizzazione del paese: la corruzione diffusa in tutti i settori e nel costume nazionale. “C’è un mini-Mubarak ad ogni livello di ogni istituzione”, dicono. Ricorda qualcosa? Qui il video.
Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe.
♫ La canzone di oggi era “These boots are made for walking” di Nancy Sinatra
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martedì, maggio 17th, 2011

Dopo la clamorosa vittoria di Giuliano Pisapia ieri a Milano su Letizia Moratti, qualche chicca dalla rete: come riportano la notizia il New York Times, l’inglese Independent e altri, e cosa si diceva ieri sera sul forum del sito del PdL (che doveva riaprire stamattina alle 9.30 e invece ancora tace, mentre quello di Radio Padania è chiuso e così molti altri forum collegati)
Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe.
♫ La canzone di oggi era “Land of hope and dreams” di Bruce Springsteen
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Tags:ballottaggio, Berlusconi, Boeri, El pais, elezioni 2011, forum PdL, le MOnde, Moratti, New York Times, Pisapia, reazioni internazionali al primo turno Milano, sindaco di Milano
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martedì, aprile 19th, 2011

Questa foto di Barack Obama (che ha firmato la sua dichiarazione dei redditi) viene da Nomfup, il blog di comunicazione politica a cui siamo lieti di dedicare finalmente la puntata di oggi con un collegamento in diretta con Filippo Sensi, che ci spiega il lavoro che fa, come è cambiato Nomfup nel suo anno di vita, e ci racconta, fra le altre cose, che cos’è la digital diplomacy – cioè come governi e istituzioni si stanno attrezzando per usare i social media. Potete ascoltare la nostra conversazione con Filippo qui sotto nel podcast.
Sulla timeline del Twitter di Alaska il racconto momento per momento delle rivolte arabe, di cui torniamo a parlare domani.
♫ ahi, niente musica, oggi….
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:BP, campagne elettorali, comunicazione politica, diplomazia americana, diplomazia digitale, diplomazia inglese, Golfo del Messico, grandi network, intervista con Filippo Sensi, Kate Sheppard, Mother Jones, Nomfup, petrolio, reportage fotografici, televisione, Twitter diplomacy
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giovedì, gennaio 20th, 2011

(foto via Nomfup)
*
Oggi, più ancora che a un tema, ci dedichiamo a una persona, un blogger molto speciale che si chiama Richard Adams. Dovreste conoscerlo perché qui ad Alaska seguiamo molto spesso i suoi racconti, e alcuni dei blog che leggiamo regolarmente li abbiamo scoperti grazie alle sue indicazioni. Adams è una cronista e commentatore inglese del Guardian che guarda le cose di Washington, ma soprattutto ha due grandi capacità: quella di raccontare cose molto serie senza mai rinunciare a un po’ di sarcasmo, e quella di conoscere molto bene il mezzo del blog e del microblog – sue, ve lo ricordate, le cronache minuto per minuto del vulcano islandese, dei colpi di scena al vertice di Copenaghen, nonché degli scontri in Iran di qualche mese fa, dell’attacco alla Flotilla, e di vari eventi elettorali – per alcune di queste giornate, Richard ha fatto avanti e indietro dalla tastiera anche per 20 ore filate. Ieri per lui è stata una giornata di attività molto intensa. Ha seguito direttamente minuto per minuto la conferenza stampa congiunta che ha coronato la visita di stato di Hu Jintao a Washington, con alcuni esilaranti problemi di traduzione, e sempre minuto per minuto, con alcuni collaboratori, ha ricostruito l’annuncio della ripresa di bonus e premi da Goldmann Sachs che ieri teneva la sua conferenza pubblica di fine anno, alla quale si poteva accedere chiamando in anticipo due numeri verdi – un po’ troppo tecnico da tradurre ma pieno di piccole rivelazioni in tempo reale sul linguaggio dei dirigenti Goldman Sachs, sull’attuale numero di impiegati solo rispetto a un anno fa, e sulla bufala dell’investimento di GS in facebook, con tanto di commenti tecnici in tempo reale dalla collega di Richard, Jill Treanor. Il primo thread, quello di Hu Jintao, si legge dal basso verso l’alto, quello di Goldman Sachs dall’alto verso il basso.
♫ Le musiche di oggi erano “Half Light I” degli Arcade Fire e “Razzi arpia inferno e fiamme” dei Verdena
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Tags:Barack Obama, conferenza pubblica Goldman Sachs, facebook, Goldman Sachs, Hu Jintao, Jill Treanor, live blogging, microblogging, premi Goldman Sachs, Richard Adams, The Guardian, ultimo trimestre Goldman sachs, visita ufficiale Hu Jintao a washington
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mercoledì, gennaio 19th, 2011

(la distribuzione delle lingue usate online/diagramma del 2000 di Bill Dunlap)

(la situazione nel 2009, secondo InternetWorldStats)
Intorno a Natale, Maria Grazia Pozzi per Global Voices in italiano ha esaminato i blog dei traduttori della Bibbia. Su 2 miliardi e 200mila cristiani nel mondo, ce ne sono 350 milioni che hanno bisogno di una traduzione delle Scritture nella loro lingua – e la rete è dove i traduttori si possono confrontare, sui problemi di traduzione ma anche sui quesiti filosofici che le nuove traduzioni impongono.
The gallery of Wrongness è un blog/forum che elenca siti “tradotti” in cui la lingua inglese viene massacrata – tragici esiti del traduttore automatico, vere e proprie invenzioni linguistiche, e anche piatta ignoranza. Qui si tratta male l’inglese! è il motto del blog. Negli ultimi giorni è arrivata una pagella dedicata all’Italia – Beppe Grillo, i Carabinieri, il sito della Toscana – l’inglese non lo sa proprio nessuno (sarebbe meno triste, The gallery of wrongness, se sapesse come trattiamo l’italiano).
♫ La canzone di oggi era “Eden” dei Subsonica
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