Archive for the ‘multinazionali’ Category

al Genius Bar del Senato

mercoledì, maggio 22nd, 2013

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Ieri il CEO della Apple, Tim Cook, è stato ascoltato dalla commissione del Senato degli Stati Uniti che ha ricostruito in un documento l’indagine sul sistema con cui l’azienda fondata da Steve Jobs riesce a pagare non più del 2% di tasse su ricavi di 74 miliardi di dollari. La ricostruzione sembra aver più affascinato che scandalizzato, a causa della sua innegabile ingegnosità e della predisposizione dei repubblicani a giustificare comportamenti poco etici delle grandi multinazionali. E poco si può fare per costringere Apple a pagare il dovuto negli Stati Uniti per una questione di legislazione territoriale. In pratica, Apple evade macroscopicamente rispetto al fisco americano, ma non viola la legge. Vi propongo qualche materiale per vederci più chiaro, a cominciare dalla ricostruzione del sistema di scatole fiscali fatta da Business Insider. Qui invece trovate il background legislativo raccontato da Tom Bergin, qui Josh Harkinson che ricostruisce che cosa ha scritto Tim Cook nella sua memoria difensiva prima di presentarsi davanti alla commissione, e qui Rebecca Greenfield sul buffo atteggiamento all’udienza dei senatori possessori di iPhone e iPad.

La canzone di oggi era “Blank maps” di Cold Specks

Ecco la puntata di oggi:

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preziosi consigli

venerdì, aprile 5th, 2013

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Il colosso delle vendite online Amazon ha annunciato qualche giorno fa di aver fatto un’acquisizione strategica comprando GoodReads – la più grande comunità libera di lettori e consigli di lettura nel mondo – per 150 milioni di dollari. Il CEO di GoodReads, Otis Chandler, ha annunciato allegramente di essersi “unito alla famiglia” di Amazon, ma come l’ha messa Rob Spillman di Salon, “sì, un po’ come la Polonia si era unita al Terzo Reich”. Comprare dati, utenti che producono contenuti e consigli mirati, creatività, è anche un modo per impedire ad altri di fare altrettanto. Qui Salon sulla delusione degli utenti di GoodReads, qui invece The Atlantic con le ragioni per cui Amazon ha fatto questa mossa, e un sacco di dati interessanti su come si muovono negli Stati Uniti i consigli di lettura – cioè cosa sta inseguendo Amazon ora che si scopre che gli algoritmi di suggerimento non funzionano un granché.

La canzone di oggi era “Water’s edge” di Nick Cave & The Bad Seeds

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la BP sotto processo

giovedì, febbraio 28th, 2013

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Ad aprile saranno tre anni dall’esplosione della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon – la prima notizia di rilievo pubblico as essere stata condivisa intensamente sui social network. Dopo un rinvio lo scorso ottobre, è partito il processo, che arriva oggi al terzo giorno, non di fronte a una giuria ma di fronte a un giudice che sta studiando il caso da tre anni. Con un procedimento lungo e tortuoso, prima vengono presentati i casi dell’accusa, e più avanti si ascolterà la difesa della BP. Tom Fowler riassume per il blog del Wall Street Journal, e qui anche il New York Times

La canzone di oggi era “Whooping crane” di Lyle Lovett

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cartoline dal 2012

venerdì, dicembre 28th, 2012

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(Tahrir il 27 novembre, via #ganobi)

Questa è l’ultima puntata di Alaska per il 2012, e ieri ho preparato per voi una cronologia di tweet-cartoline su Storify, con alcuni dei miei tweet e momenti e fotografie preferiti dell’anno – molto parziali, molto soggettivi, ma spero vi ricordino alcuni dei momenti che abbiamo passato insieme qui e su Twitter. Ripercorriamo l’anno rapidamente insieme, e potete trovarlo qui. Ci risentiamo dal 7 gennaio!

La canzone di oggi era “Shackled and drawn” di Bruce Springsteen

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fusioni stellari

mercoledì, ottobre 31st, 2012

L’attenzione dei social media in questi giorni è stata monopolizzata dall’uragano Sandy, ma non al punto da sottrarre a valanghe di commenti tre notizie che a vario titolo riguardano il mondo dei media e del digitale: l’ultima in ordine di tempo, ieri sera, la conferenza stampa con cui la Disney ha annunciato l’acquisizione della Lucas Film e il progetto di un Guerre Stellari 7 per il 2015. George Lucas diventa così il maggior azionista individuale della Disney, record precedentemente appartenuto a Steve Jobs con le trattative per la cessione della Pixar. E qualcuno non manca di sottolineare che l’acquisto della leggendaria casa di produzione di Guerre Stellari vale 4 miliardi di dollari: visti i tempi, solo “l’equivalente di 4 Instagram”. Fra le tante parodie che si sono scatenate sulla rete, qui un articolo scritto da… Darth Vader in persona. L’altra notizia riguarda proprio casa Apple, che all’indomani della presentazione del mini-ipad e dei risultati trimestrali vede la fuoriuscita di due figure importanti, Scott Forstall (vicepresidente della divisione iOS) e John Browlett (che da poco era a capo delle vendite). Due giorni fa, invece, l’annuncio di una fusione che potrebbe cambiare volto al mondo editoriale, quella fra Penguin e Random House, con qualche ricaduta sul mondo del libro digitale. La fusione delle due case farà diventare Penguin-Random House il più grande editore del mondo, con un quarto delle pubblicazioni totali. Qui Sameer Rahim del Telegraph, qui Mark Sweney del Guardian, e qui un bel gioco su come potrebbe apparire il logo della nuova casa editrice nata dalla fusione e come potrebbe chiamarsi.

ps: Alaska riposa domani 1° novembre e vi aspetta venerdì 2. Radio Popolare e Popolare Network stanno preparando una diretta speciale per le elezioni americane dalla sera del 6 novembre alla mattina del 7 novembre. I sondaggi sono attualmente sospesi per via dell’uragano Sandy, ma qui potete seguire le previsioni sulla distribuzione dei voti elettorali.

La canzone di oggi era “A sail” di Lisa Hannigan

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due voci sul copyright

giovedì, giugno 28th, 2012

(Erin McKeown in concerto)

Andando alla chiusura della stagione, ritroviamo intatta una questione molto dibattuta nel mondo della rete, che ancora non ha trovato uno sbocco o una buona mediazione – fra chi ritiene sacro il copyright (coi guadagni e le tutele che ne derivano, e l’influenza pesante che ha sulle proposte di legislazione della rete, v. Sopa) e chi lo vorrebbe libero. Cory Doctorow postava per il Guardian questa primavera col titolo “Il copyright non è morto solo perché non siamo disposti ad accettare che ci regoli”, mentre la straordinaria musicista indipendente Erin McKeown racconta la sua esperienza alla luce di un plagio.

♫ La canzone di oggi era “You, sailor” di Erin McKeown

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frescura Walmart

venerdì, maggio 11th, 2012

Sapete che ho una passione per le malefatte della grande catena di negozi Walmart (se digitate Walmart nella casella di ricerca qui a destra, trovate tutte le puntate in cui ne abbiamo parlato), anche perché contengono tutte le contraddizioni dei prodotti a buon mercato e della manodopera sottopagata, dei non-luoghi dell’immagazzinaggio e del trasporto, e delle nuove forme mutanti di lotta sindacale. Dopo le storie edificanti sui progetti “verdi” e sostenibili della grande catena – che i blogger/giornalisti indagano con grande passione – cade adesso un vertice del consiglio di amministrazione di MetLife, Eduardo Castro-Wright, ex CEO di Walmart Messico e ora direttore generale dei negozi americani. La ragione – la scoperta di sistematiche tangenti pagate da Walmart per esistere su territorio messicano, in un contesto di estrema corruzione, violenza, e guerra fra cartelli della droga. David Barstow ha ricostruito per il NYT tutta la vicenda di tumulto e insabbiamento.
Intanto Walmart è sotto osservazione anche in Cina – dopo le ispezioni alle fabbriche Foxconn a cui è stata costretta la Apple, Andy Kroll ci mette il naso per il blog investigativo MotherJones.

♫ La canzone di oggi era “Con toda palabra” di Lhasa de Sela

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il baco nella mela

giovedì, marzo 1st, 2012

Con un giro d’affari ormai superiore al prodotto interno lordo di diversi paesi del mondo, equivalente al budget della Nasa o al valore della rete autostradale americana, le responsabilità pubbliche della Apple aumentano esponenzialmente. Un moto di indignazione sulla rete, qualche giorno fa, ha costretto il governo americano a inviare in tempi bravissimi una lettera al nuovo CEO di Apple, Tim Cook, intimandogli di riallineare la politica del trattamento dei dati personali sulle app per i social media alle linee guida dichiarate dall’azienda stessa, ottenendo una risposta altrettanto immediata e l’impegno di Apple a rientrare immediatamente nei parametri di trasparenza a cui si era impegnata. Molto meno scalpore dai cittadini della rete sembra destarlo invece il nodo più controverso della produzione Apple, vale a dire il trattamento dei lavoratori nelle fabbriche cinesi a cui è appaltata la produzione degli iPhone e degli iPad. Si tratta probabilmente dell’unico tabù della filosofia produttiva dell’azienda di Cupertino, l’unico argomento, per esempio, solo debolmente sfiorato nella biografia autorizzata di Steve Jobs. La domanda enorme di iPhone e iPad a livello mondiale creata dal passaparola e dal lavoro di immagine dell’azienda (93 milioni di iPhone e 40 milioni di iPad venduti nel 2011) richiede una risposta su scala altrettanto enorme, e molto veloce per garantire tempi di attesa non eccessivi; l’unico modo per soddisfarla è stato decentralizzare la produzione a Shangai, negli stabilimenti gestiti dalla Foxconn (che non fanno pura manovalanza, visto che hanno anche creato da zero alcuni dei componenti esclusivi dei progetti Apple) con turni a rotazione senza soste 24 ore su 24 sette giorni su sette, pagati 1 dollaro e 78 centesimi all’ora per turni di dieci ore. Una situazione che sta provocando una catena di suicidi fra gli operai, in condizioni di lavoro al limite dell’abuso. Qui trovate uno dei reportage di denuncia della giornalista cinese Liu Zhiyi, che ha lavorato in incognito, tradotto da Richard Lai – Liu mette a fuoco che questa esperienza in fabbrica non è solo il lato più misero dei meravigliosi giocattoli Apple, ma il dramma di un’intera generazione di lavoratori cinesi. Qui trovate Charles Arthur che posta sul Guardian sull’annuncio di un amento del 25% nei salari degli operai della Foxconn. Quando mancano sei giorni alla presentazione pubblica del nuovo iPad3, Apple si trova costretta ad agire per riparare a un progressivo danno di immagine che i suoi consulenti chiamano “il momento Nike”, riferendosi allo scandalo del lavoro minorile in Asia impiegato dalle aziende americane di abbigliamento negli anni Novanta. L’azienda ha quindi annunciato di essere pronta all’ingresso di ispettori – oltre che di eventuali troupe televisive – negli stabilimenti Foxconn a Shangai. Le ispezioni, in realtà, faranno capo alla Fair Labor Association, e oggi vi racconto che cos’è e come funziona questa organizzazione non-profit che è in realtà un meccanismo di auto-certificazione delle aziende stesse. Intanto Bill Weir della trasmissione Nightline dell’ABC ha girato un reportage interessante alla Foxconn, accettando di entrare in fabbrica solo se avesse avuto accesso totale, visto che la rete per cui lavora è completamente intrecciata con Disney e Apple. Qui potete vedere il video integrale.

♫ La canzone di oggi era “Constant now” dei dEUS

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siamo aperti

martedì, gennaio 10th, 2012

Ben ritrovati a tutti e buon 2012, nel post qui sotto il podcast della conversazione sul 2011 nei social media che ho fatto con Claudia Vago (@tigella), mentre noi cominciamo l’anno con tre spunti – un nuovo Occupy sulla mappa – la Nigeria, dove #OccupyNigeria fa da catalizzatore alle proteste scattate con il taglio ai sussidi per la benzina (avevamo parlato della Nigeria qui, per il suo dramma con gli spargimenti di petrolio in mare da parte delle grandi compagnie petrolifere, mentre Forbes riporta brevemente, quasi due anni dopo il disastro della BP nel Golfo della Louisiana, che alcuni dipendenti dell’azienda potranno andare sotto processo penale). Su #OccupyNigeria immagino che torneremo, intanto un primo sguardo riassuntivo che viene da Linkiesta.
Proseguono le battaglie e i confronti sul SOPA, la legislazione anti-pirateria in Usa di cui vi ho parlato in diverse puntate. Adesso anche il Research Works Act, che riguarda le pretese dell’associazione americana editori sui contenuti delle pubblicazioni scientifiche che invece stanno sperimentando nuovi modelli su licenza Creative Commons:  Antonio Scalari per ValigiaBlu analizza la situazione della battaglia per il #freeaccess.
Infine, è uscito negli Stati Uniti il libro di memorie del leggendario musicista Gil Scott Heron, recentemente scomparso; lo ha letto Dwight Gardner e lo recensisce per il NYT online.

♫ Le musiche di oggi erano “The revolution will not be televised” e “I’m new here” di Gil Scott Heron

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prendere il toro per le corna

venerdì, ottobre 14th, 2011

(La regina dei tweep di piazza Tahrir, Gigi Ibrahim, e il toro di Wall Street).

Critical mass negli spazi pubblici più che manifestazioni politiche tradizionali, tutte le iniziative cittadine e nazionali che confluiscono domani nella giornata del 15 ottobre hanno un filo comune – fallimento delle regole di un sistema economico, eliminazione del futuro perché strangolati dal debito a favore di un elite finanziaria, riconquista degli spazi pubblici, spaccatura di rappresentanza fra classe politica e maggioranza dei lavoratori, dei disoccupati, degli studenti, spaccatura fra livello di istruzione e accesso tecnologico delle persone da una parte e la loro possibilità di far parte della società – e anche, si direbbe, un ritorno piuttosto cospicuo alla lettura di Marx, esattamente come in Egitto. In Italia c’è ancora disorientamento sia nella lettura di quello che accade (fin dalle prime acampadas spagnole accese da pza Tahrir) che nell’attuazione della versione italiana del #15O. Radio Popolare e Popolare Network seguiranno tutta la giornata con diretta da Roma e corrispondenze da tutto il mondo dal mattino alla notte, e sperimenteremo per la prima volta una diretta Twitter in streaming anche sulla homepage del sito di Radio Popolare – www.radiopopolare.it. Mentre andiamo in onda, la rivista Time dedica la copertina al 99% evocato dalla protesta di OccupyWallStreet e titola “il ritorno della maggioranza silenziosa”, mentre Zuccotti Park a New York, il sit-in di Denver e quello di Seattle sono a rischio sgombero nonostante il sostegno di molte personalità di spicco. Molti di questi sit-in diventano luoghi di confronto e di studio, su questioni sociali ed economiche, di cui si sente evidentemente una forte necessità. Perché possiate incrociare i fili comuni del #15O, vi propongo tre manifesti: quello di MilanoX e Reteeuromayday in rappresentanza dell’Italia, la convocazione spagnola raccolta da Dundun e Claudia Vago, che stanno facendo un lavoro di informazione sull’identità di queste piazze (qui lo Scoop.it di Claudia), e il manifesto dell’assemblea generale di #OccupyWallStreet a New York.

(la mappa dell’accampamento di Zuccotti Park creata dal New York Times)

Jeff Madrick, dopo aver tenuto una conferenza per gli occupanti di Zuccotti Park insieme al premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, ha scritto un post sulla sua esperienza nella piazza per il blog della New York Review of Books.

♫ La canzone di oggi era “Working Class Hero” di John Lennon

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