Archive for the ‘Emirati Arabi’ Category
lunedì, dicembre 10th, 2012

Niente panico, sembra dire Fabio Chiusi oggi col suo post su quello che realmente è avvenuto a porte chiuse a Dubai al vertice #WCIT12 sulla governance delle telecomunicazioni – distinguendo fra quel che si temeva avvenisse e quello che realmente è avvenuto.
(fine settimana di colpi di scena in Egitto; in attesa delle manifestazioni di protesta convocate per domani, tutta la storia minuto per minuto su @alaskaRP)
La canzone di oggi era “High and dry” dei Radiohead
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:Dubai, Fabio Chiusi, governo del web, Il Nichilista, WCIT12
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mercoledì, dicembre 5th, 2012

(al palazzo, da OnTv ieri sera)

(al palazzo, foto di Sarah el Deeb)

(al palazzo, foto di Mohamed el Dashan)

(la mappa dei cortei di ieri, verso Tahrir e verso il palazzo presidenziale, via Daily News Egypt)

(il cartello più ammirato della serata, satira della copertina di Time dedicata a Morsi)
Oggi una sbirciata ai lavori in corso della World Conference on International Telecommunications (#WTIC2012), che si sta svolgendo a Dubai a porte chiuse – motivo per cui abbiamo pochissimi racconti sullo stato dei lavori. Sul suo blog, Daniele Particelli fa un breve punto sulle indiscrezioni che emergono dalla conferenza.
Intanto ieri – in un episodio storico per la rivoluzione egiziana – l’organizzatissimo accerchiamento del palazzo presidenziale al Cairo: con diversi cortei, una marea umana molto eterogenea si è riversata sia a Tahrir che sul viale monumentale che porta alla residenza del presidente nel quartiere di Heliopolis per protestare contro il decreto costituzionale di Morsi. I manifestanti hanno rimosso metodicamente i rotoli di filo spinato dietro i quali era schierata la guardia presidenziale, che dopo una prima serie di lanci di gas lacrimogeni, si è ritirata. E fra canti, slogan e graffiti sulle mura del palazzo, una parte dei manifestanti ha eretto nuove tende per un sit-in al palazzo, mentre prosegue da giorni il sit-in a Tahrir. Nella timeline di Alaska su Twitter trovate tutto il racconto minuto per minuto della notte di ieri, da tutte le mobilitazioni in Egitto, con foto e video.
La canzone di oggi era “Notti” di Francesco Guccini
Ecco la puntata di oggi:
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mercoledì, novembre 28th, 2012

(Vint Cerf di Google, che dà dei “dinosauri” ai paesi che cercano di restringere le regolamentazioni sulla rete)
Comincia la settimana prossima a Dubai una 12 giorni di conferenza, probabilmente molto amara, sul futuro internazionale della regolamentazione della rete. Da San Francisco, Joseph Menn della Reuters mette le carte in tavola.
Ieri giornata storica per piazza Tahrir, stracolma dal pomeriggio alla notte, per la prima volta solo con le forze laiche. Tornano in piazza anche venerdì. Tutto il racconto e le foto nella mia timeline di ieri su twitter.com/alaskaRP
La canzone di oggi era “Heavy hands” di Cold Specks
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:Dubai, Google, International Telecommunications Union, Internet governance, ITU, Joseph Menn, regolamentazione della rete, Reuters, Vint Cerf
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martedì, novembre 13th, 2012

Uno dei panel più interessanti al Festival di Internazionale il mese scorso a Ferrara è stato quello in cui il blogger e columnist Sultan al Qassemi e l’attivista del Bahrain Maryam Alkhawaja hanno raccontato i rapporti finanziari, politici e culturali tra i paesi del Golfo all’indomani delle rivolte arabe. Sultan – giovane, benestante e con molti agganci nel suo paese, gli Emirati Arabi, che gli hanno permesso finora di non mettersi nei guai come altri blogger – continua ad arrivare fra i primi nelle liste dei 100 tweep più influenti del mondo arabo, e la nostra Michela Sechi lo ha incontrato per noi a Ferrara e si è fatta fare un quadro della situazione in Arabia Saudita.
La canzone di oggi era “These boots are made for walking” di Nancy Sinatra
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:ferrara 2012, festival di Internazionale, Michela Sechi, Ryiadh, Sultan al Qassemi
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mercoledì, dicembre 7th, 2011

E’ in corso da oggi ad Abu Dhabi il Gallup Forum, al quale intervengono molte personalità di spicco della rete dei paesi arabi che raccontano i lavori del forum attraverso Twitter. In apertura dei lavori, il primo tweet è stato una frase dell’egiziano Wael Khalil: “gli individui sono in grado di provocare cambiamenti semplicemente stando fermi in un posto, e questa idea sta cambiando il mondo”. Da Tahrir alle acampadas agli Occupy, il luogo pubblico rioccupato dalla gente è la chiave della protesta e della partecipazione politica di quest’anno. All’Occupy londinese ieri suonavano Thom Yorke dei Radiohead, 3D dei Massive Attack e Tim Goldsworthy degli Unkle, e mentre alcuni dei sit-in americani vengono sgomberati dalla polizia e altri trovano difficili equilibri, è un fatto che il movimento dell’Occupy abbia ottenuto un’attenzione senza precedenti. In queste settimane si è anche discusso molto, soprattutto nelle città americane più fredde ed esposte alla neve, di quali iniziative avrebbe preso il movimento Occupy Wall Street con l’arrivo dell’inverno. Ieri a Brooklyn una delle iniziative invernali, Occupy Our Home, che guardacaso riguarda le case riconfiscate dalle banche a coloro che non riescono a pagare il mutuo. Marina Catucci l’ha seguita e ha pubblicato un post per MilanoX, mentre il regista Michael Moore, la prima delle molte celebrità a sostenere con la sua presenza Occupy Wall Street, ha postato la sua lettera periodica proprio sull’”inverno della nostra occupazione”, con i consigli su come occupare le case in sfratto, i campus universitari, le assicurazioni sanitarie, i conti bancari, i luoghi di lavoro.
♫ La canzone di oggi era “Mysterious Ways” (U2) nella versione degli Snow Patrol
Ecco la puntata di oggi:
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mercoledì, maggio 25th, 2011

Oggi al Cairo seconda giornata di attività speciale per i blogger, 160 (fra cui questo) hanno partecipato due giorni fa alla giornata #noScaf (no Supreme Council of Armed Forces) bloggando contro i comportamenti violenti e reiterati dell’esercito a cui è affidata la transizione – sotto stato di emergenza, tecnicamente questi post sono illegali; oggi invece ci si divide in gruppi per le strade della città, si intervistano le persone e si posta, con l’hashtag di Twitter #yms2011.
In Tunisia si è dimesso dal suo recente incarico nel governo di transizione il blogger ventitreenne Slim Amadou.
Negli Emirati Arabi, ancora agli arresti il blogger e attivista internazionale per i diritti umani Ahmed Mansoor – Samer Muscati di Human Rights Watch posta sul silenzio delle fondazioni museali internazionali che stanno aprendo i loro distaccamenti negli Emirati – Louvre, Guggenheim, Sorbona e New York University.
La Siria, per protesta verso la copertura di Al Jazeera della repressione governativa sui manifestanti, ha bloccato investimenti del Qatar nelle infrastrutture siriane già concordati per 6 miliardi di dollari. Jennifer Preston del New York Times posta sulla repressione dei (pochissimi) blogger siriani.
Le autorità del Bahrain accusano apertamente media internazionali e associazioni per i diritti umani di cospirare contro la famiglia reale. Arrestati insieme qualche giorno fa la giornalista di France 24 Nazeeha Saeed e il giornalista e nostro tweep Mazen Mahdi. Quest’ultimo è stato ammanettato, bendato e picchiato, per poi essere rilasciato. Ci ha scritto direttamente ieri sera per dire che si sta riprendendo, e che la sua testata gli ha “consigliato” di prendersi qualche giorno di silenzio sia per gli articoli che per Twitter, dove intanto sono apparsi i succinti resoconti del trattamento riservato a Nazeeha Saeed – praticamente torturata nel commissariato di polizia di Riffa – che oggi è stata rimpatriata a Parigi dall’ambasciata francese.
Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe.
♫ La canzone di oggi era “In your hands” di Charlie Winston
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:#noScaf, #yms2011, Ahmed Mansoor, Al Jazeera, arresti negli Emirati, blocco e monitoraggio social media in Siria, blocco investimenti Qatar in Siria, blogger egiziani, blogger siriani, Cairo, Consiglio Supremo Forze Armate egiziane, dimissioni Slim Amadou, esuli siriani, govenro tunisino ad interim, Guggenheim Uae, huffington post, Human Rights Watch, Jennifer Preston, Louvre Uae, Manama, mazen Mahdi, Nazzeha saeed, New York Times, NYU Uae, Riffa, Samer Muscati, Sorbona Uae, video manifestazioni Siria su YouTube
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venerdì, maggio 6th, 2011

(foto di Muhammed Muheisen/AP via @big_picture)
Un altro venerdì di preghiera e battaglia: in Siria, dopo le centinaia di manifestanti uccisi nelle ultime settimane, le strade presidiate dai carriarmati di Assad si preparano a un’altra giornata di manifestazioni, il Giorno del Disprezzo. La tv di stato invita tutti a restare a casa. La UE sta cercando di preparare un piano di sanzioni contro Assad. La giornalista di AlJazeera in inglese Dorothy Parvaz risulta dispersa da sette giorni, dopo le manifestazioni di venerdì scorso. Qui Khaled Yacoub Oweis per Huffington Post su come le forze armate si stanno disponendo nelle ore precedenti ai cortei. Qui un post di Rami Khouri del Daily Star di Beirut sullo scenario che riguarda Assad, tradotto da Internazionale.
Intanto, in Yemen, gli attivisti raccontano i tentativi di attirarli in trappola fuori dalla piazza del Cambio di sana’a, dove dal 1° maggio è scomparsa Badria Ghilan. Qui il post dello Yemen Times. Dopo il rifiuto di di Saleh di firmare una prima bozza di accordo per la sua fuoriuscita in cambio dell’immunità, il GCC (unione degli stati del Golfo presieduta attualmente dagli Emirati Arabi) ha steso una nuova proposta, che Saleh promette di firmare (e la firma dovrebbe avvenire a Sana’a invece che a Riyadh) ma che presenta gli stessi trabocchetti individuati dall’opposizione nella vecchia bozza. Qui la spiegazione dettagliata dell’accordo da un post di GoDubaiNews.
Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe.
♫ La canzone di oggi era “Ain’t no grave” di Johnny Cash
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Tags:Assad, cavilli accordo GCC, Daily Star di Beirut, Damasco, GoDubaiNews, Internazionale, Joint Meeting Parties, Khaled al-Ansi, Marina Astrologo, Muhammed Muheisen, nuovo accordo GCC per fuoriuscita Saleh, opposizione Yemen, piazza del Cambio, Rami Khouri, rapita Badria Ghilan, repressione manifestazioni Siria, Saleh, Sana'a, Taiz, Tawakol Karman
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martedì, aprile 12th, 2011

Gigi Ibrahim (@GSquare86 su Twitter) sopra piazza Tahrir, foto Vanity Fair via Nomfup QUI.
Nella foto qui sopra, Gigi trionfa sulla piazza che ha liberato insieme a centinaia di migliaia di egiziani. La stessa piazza dove venerdì notte due ragazzi sono stati ammazzati dall’esercito perché proteggevano i soldati andati a manifestare in divisa insieme ai civili. Da quella sera Tahrir è circondata dal filo spinato e presidiata da un piccolo gruppo notturno in attesa di decidere il da farsi. Intanto, altri attivisti egiziani vengono sottoposti a processi per corte marziale. In Bahrain, la stretta del governo sui civili è costante. Uno dei tweep che seguiamo su Twitter, @angryarabiya, parente di @Nadeelrajab e moglie e nipote di altri due arrestati delle notti scorse, ha deciso di fare lo sciopero della fame e pubblica una lettera di David Ferreira a Obama sui diritti umani in Bahrain. @NadeelRajab, presidente dell’associazione per Diritti Umani del Bahrain, è già stato arrestato due volte e ha passato le ultime due notti sveglio con la valigia pronta, di nuovo in attesa della polizia, che lo accusa di aver ritoccato la foto di una vittima della repressione militare (foto la cui autenticità è stata testimoniata anche dalla Associated Press – se anche fosse ammissibile incarcerare qualcuno per quello che ha postato su Twitter…). In galera ci sono anche quattro calciatori della nazionale del Bahrain, qui cosa scrive The Nation su di loro facendo appello alla solidarietà dei giornalisti sportivi e degli atleti americani. Intanto fermata e interrogata in Bahrain anche una troupe della Cnn. E la tattica di perseguire i blogger sta prendendo piede anche negli Emirati Arabi: dopo aver segnalato di aver subito minacce dalle autorità per aver firmato una petizione che chiedeva maggiori libertà civili nel suo paese, @Ahmed_Mansour è stato arrestato di notte da agenti in borghese, e nelle stesse ore sono spariti con le stesse modalità anche l’attivista Fahaqd Al-Shehhy e il professor Nasser Ghait.
La nostra timeline di Twitter in tempo reale sulle rivolte arabe.
Kudablog ha scritto una bella storia di come è cambiata Alaska nelle sue due stagioni di vita.
♫ La canzone di oggi era “Riverside” di Agnes Obel
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Tags:@angryarabiya, Abdulhadi Alkhawaja, Ahmed Mansour, appello IFEX sul Bahrain, atleti sospesi in Bahrain, attivisti arrestati in Bahrain, blogger arrestati in Bahrain, blogger arrestati negli Emirati Arabi, calciatori arrestati in bahrain, canadian Press, lettera a Obama sul bahrain, nabeel Rajab, The Nation, Twitter
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mercoledì, marzo 16th, 2011

Due morti e 209 feriti ieri a Manama, carriarmati e rinforzi al re del Bahrain dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi, spari anche fuori e dentro gli ospedali, il re ha dichiarato tre mesi di stato di emergenza. Sul Twitter di Alaska gli aggiornamenti minuto per minuto con i video e le foto artigianali fatti coi telefonini. Ieri fotografie di teste spaccate. Due ministri del governo si sono dimessi in disaccordo con la repressione dei manifestanti disarmati. Stamattina Lulu completamente sgomberata, le tende incendiate dalla polizia, grosse colonne di fumo nero sopra la piazza, notizie di altri morti (forse 6), la polizia prende il controllo delle ambulanze e taglia le gomme di quelle parcheggiate, i manifestanti inseguiti anche nei villaggi e in altri punti della protesta nella capitale. Il blogger Sayed Ahmed Alwada’ai è stato arrestato. Niente televisioni o fotografi dei grandi quotidiani, l’unica documentazione arriva da Twitter e facebook. Oggi rallentamento della connessione internet, cellulari a singhiozzo, la tv di stato mostra immagini attentamente montate e parla solo di “ripristino dell’ordine”. L’ospedale di Salmaniya è sotto assedio da sei ore, e dal Bahrain ci arrivano appelli a contattare la Croce Rossa Internazionale. Qui Nick Robertson per the Take Away, Qui il live blog di AlJazeera che si appoggia ai social media (con i video inviati dai cellulari), l’aggiornamento di stamattina della BBC, Ethan Bronner e Michael Slackman del NYT stamattina sull’ingresso nel paese delle truppe saudite.
Alaska torna venerdì 18 e da domani è ospite di RadioDaysEurope a Copenaghen, per parlare della nostra esperienza radiofonica con i contenuti web.
♫ La canzone di oggi era “Sort of revolution” di Fink.
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mercoledì, febbraio 23rd, 2011

(il messaggio del Bahrain, foto Asan Jamali via In Focus via Nomfup)
Le informazioni dalla Libia si fanno via via più chiare. Il professor Mattawa di cui vi riferivo ieri sostiene che ragazzi che offrono la propria vita per liberare il paese stanno offrendo la prova estrema di come si supera la paura – l’incantesimo della paura che avvolge una generazione dopo l’altra sotto i dittatori. Siccome invece, nei commenti politici e giornalistici italiani, di paure e distinguo sulla rivolta libica sembra ce ne siano ancora molte, mi sembra che possiamo almeno dire che se un ragazzo o una ragazza di 18 anni in Libia è disposto a MORIRE per liberare il suo paese dalla dittatura, per avere libertà e rispetto, per far parte del mondo, il minimo che dobbiamo loro è di avere un po’ meno paura a nostra volta, specialmente visto che stiamo a guardare in poltrona. Tutte le fonti di Radio Popolare e i nostri contatti via Twitter confermano che la rivolta in Libia, anche se più diffusa, frammentata e sanguinosamente repressa rispetto a quella egiziana, presenta gli stessi schemi di responsabilità e auto-organizzazione di pza Tahrir: nessuna razzia o vandalismo sulle proprietà, presidi e checkpoint autorganizzati, pane gratis, medicine gratis, esuli che tornano dall’estero per affiancarsi alla rivolta, servizi civici e ronde di quartiere, raccolta e messa in sicurezza delle armi raccolte per strada o abbandonate dai militari, organizzazione laica, bassissima età anagrafica e consulti continui con i saggi dell’opposizione: professori, medici, architetti, avvocati, poeti, scrittori, maestri di scuola, intellettuali. A Tobruk e Benghazi bruciate molte sedi istituzionali, l’est resta saldamente in mano alla rivolta; all’indomani del discorso folle e sanguinario di Gheddafi, si teme per il destino di Tripoli, dove nella notte si è continuato a sparare. Reporter stranieri continuano ad affluire in Libia dall’apertura del confine con l’Egitto, sempre più racconti di prima mano anche su Twitter e di preziose fotografie. Manifestazioni di solidarietà con la rivolta ogni giorno davanti ai consolati libici nel mondo: Milano, Roma, Washington (davanti alla Casa Bianca), Londra, e perfino Dubai, dove manifestare non è propriamente cosa gradita e hanno occupato il consolato.
Intanto in Bahrain, dopo la manifestazione a Lulu di ieri con 100mila persone (equivalente a un settimo della popolazione totale del paese) sono stati liberati (come promesso tre giorni fa) 23 prigionieri politici, fra questi anche Ali Abdulemam, dal cui sito era partita tutta la mobilitazione (come vi raccontavo qui). Riferisce Amira Al Hussaini per Global Voices.
L’Egitto, su pressione del movimento, ha aperto il confine con la Libia, fa rientrare gli egiziani espatriati (1 milione) e accoglie i profughi libici, ha piantato tende di volontari su suolo libico, inviato 25 ambulanze verso le città dell’est, e allestito tre ospedali da campo sul confine per i feriti libici. Intanto piazza Tahrir si è riempita anche ieri all’inverosimile per chiedere la fine della legge di emergenza e la liberazione dei prigionieri politici (una pressione sull’esercito che sta gestendo la transizione). Era il giorno giusto per il movimento 25 Gennaio per mettere online una risorsa stupenda, quasi 10mila fra foto e video della rivoluzione organizzati in un archivio consultabile da tutti, che si chiama iam25jan, “io sono il 25 gennaio”. Fra le mille, vi propongo la voce di Nawal al Sadaawi, medico e attivista ottantenne, lo splendido volto incorniciato dalla trecce candide, che a Tahrir prima della caduta di Mubarak raccontava la differenza di questa rivoluzione rispetto a tutti quello che aveva visto lei protestando contro re Farouk, Sadat e Nasser.
♫ La canzone di oggi era “Is it done” di J Mascis
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:aiuti egiziani a libici, Ali Abdulemam, Andrew Sullivan, archivio rivoluzione egiziana, Asan Jamali, autorganizzazione rivolta in Libia, Benghazi, Cairo, confine Libia-Egitto, Dubai, foto dalla Libia, foto e video rivoluzione egiziana, Gheddafi, IamJan25, In Focus, ingresso giornalisti stranieri in Libia, liberazione prigionieri politici Bahrain, Lulu, Manama, Nawal El Sadaawi, New York Times, piazza Tahrir, rivolta in Libia, Tobruk, Tripoli, Twitter
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