Archive for the ‘Egitto’ Category

l’esercito di Evan

lunedì, aprile 15th, 2013

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Oggi grazie alla nostra Laura Cappon al Cairo parliamo in diretta con Evan C. Hill, il reporter autore dello scoop del Guardian la settimana scorsa sulle rivelazioni tratte dal rapporto di 800 pagine sulle violenze commesse dalle forze di sicurezza egiziane durante la rivoluzione, stilato da una commissione d’inchiesta indipendente istituita da Morsi, che oggi sostiene di non averlo letto (dice lo stesso anche l’altro destinatario del rapporto, il Procuratore Generale dello Stato) e continua a non volerlo pubblicare. La ragione potrebbe stare proprio nelle scoperte della commissione, confermate dalla doppia verifica di Evan Hill con i testimoni diretti, che dimostrano ampie violazioni dei diritti umani e torture perpetrate sistematicamente non solo dalla polizia ma dall’esercito, il “poliziotto buono” della rivoluzione. Intanto secondo il quotidiano Al Watan Morsi avrebbe ordinato un’inchiesta per scoprire chi siano state le “fonti”. Evan Hill ci racconta in diretta come ha lavorato, la cronologia delle scoperte sul rapporto della commissione d’inchiesta, le reazioni (o non reazioni) sorprendenti da parte dell’esercito, del governo e dell’opinione pubblica, il timore che venga ordinata un’inchiesta che potrebbe coinvolgerlo, e il silenzio dei partiti di opposizione che ritengono probabilmente sconsigliabile criticare l’esercito in questo momento di impasse.

Ecco la puntata di oggi:

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era tutto vero

giovedì, aprile 11th, 2013

Egypt's first Islamist president Mursi meets with Field Marshal Tantawi and Egyptian Armed Forces Chief of Staff Anan at the presidential palace in Cairo

(Morsi con Anan e Tantawi al Palazzo Presidenziale)

Il 18 marzo vi raccontavo su Twitter del lungo intervento al Centro Hariri per il Medio Oriente di Washington di Heba Morayef, direttrice di Human Rights Watch in Egitto. Fra tutte le precondizioni per un’uscita della rivoluzione egiziana dal suo impasse – ancor prima che le elezioni parlamentari, il prestito del Fondo Monetario Internazionale, il rispetto degli spazi democratici anche in attesa o in assenza di un’opposizione efficace che possa utilizzarli, l’indipendenza del sistema giudiziario e civile, e la ridiscussione nel futuro parlamento di alcuni punti fondamentali della Costituzione approvata di corsa dopo le proteste al Palazzo Presidenziale lo scorso dicembre – Heba raccomandava vigorosamente la completa riforma del Ministero degli Interni e delle forze di sicurezza, esercito compreso, che non è mai avvenuta. In quel contesto, spiegava che la famosa commissione indipendente di fact-finding sui crimini commessi dalle forze di sicurezza nei giorni della rivoluzione è stata davvero costituita; che ha portato a termine il suo incarico, e che esiste realmente un rapporto completo sulle ricerche che ha svolto finora. Rapporto che però non è stato reso pubblico dalla presidenza Morsi, secondo lei a causa delle scoperte fatte sui crimini commessi non solo dalla polizia, ma dall’esercito. Qui trovate un buon riassunto delle affermazioni di Heba Morayef.

Ieri Evan Hill con Mohamad Mansour ha pubblicato sul Guardian un articolo straordinario (ripreso dalla stampa e dalle tv di tutto il mondo), che si basa proprio su una parte della bozza in arabo del rapporto della commissione di factfinding sulle violenze commesse dall’esercito, incrociata con alcune ricerche autonome e interviste dirette a persone che hanno testimoniato per la commissione. Il rapporto non è affatto pubblico, ma Evan Hill riesce a farne emergere gli aspetti più inquietanti – sopra ogni cosa, torture sui manifestanti da parte dei militari che in piazza sembravano neutrali, e i casi dei quasi mille desaparecidos. Per gli attivisti e le associazioni, che vanno raccogliendo testimonianze su questi episodi da due anni, non è niente di nuovo, ma a livello internazionale la reputazione dell’esercito egiziano come equilibratore laico e cuneo fra manifestanti e polizia non sarà più la stessa, e dopo questa fuga di notizie, il governo dei Fratelli Musulmani potrebbe essere costretto a pubblicare il rapporto completo.

Intanto, le reazioni dall’opinione pubblica egiziana arriveranno a scoppio ritardato, seguendo la diffusione dei giornali cartacei di questa mattina.

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l’eroe involontario

martedì, marzo 26th, 2013

 

Cairo, qualche giorno fa; in una sorta di vendetta per le violenze dei Fratelli Musulmani lo scorso dicembre al Palazzo Presidenziale (e sulla scorta degli attacchi di queste settimane a diverse sedi dei Fratelli Musulmani nel paese), alcune migliaia di civili prendono di mira il quartier generale dei FM a Moqattam. Questa volta le televisioni non ci sono, anche se abbiamo ampie documentazioni video e fotografiche (qui il servizio fotografico di Jonathan Rashad). Da entrambe le parti aggressioni fisiche e una guerriglia con tanto di “prigionieri” della parte opposta. Ma quello che sconvolge gli attivisti della rivoluzione, i giornalisti e i testimoni oculari è la crudezza del comportamento degli oppositori dei Fratelli: botte, ferite da coltello, spunta qualche pistola, si dice di un colpo sparato a sangue freddo su un civile. E’ l’ennesimo episodio della disgregazione seguita alle decisioni autoritarie del governo Morsi, e al controllo che i Fratelli Musulmani cercano di esercitare sulla Costituzione, la gestione della piazza e la libertà di stampa. Il pezzo più dettagliato e impressionante sugli scontri al Moqattam lo ha scritto Evan Hill, potete leggerlo qui. Gli avvocati dei Fratelli Musulmani fanno partire 169 denunce a senso unico. Il Procuratore Generale le accoglie tutte, ed emette cinque mandati di arresto e 23 mandati di comparizione. Fra questi ultimi ci sono anche i due ex candidati alle presidenziali Khaled Ali e Bouthaina Kamel. Fra i 5 mandati di arresto per “istigazione alla violenza” c’è anche uno dei giovani leader politici della rivoluzione, il blogger Alaa Abdel Fattah, già incarcerato due volte e liberato grazie a forti campagne internazionali, che parla subito ieri su due televisioni egiziane. Al contrario di un altro compagno, che non riconoscerà l’autorità del tribunale, Alaa annuncia su Facebook (sua zia, la scrittrice Ahdaf Soueif, ha tradotto la sua dichiarazione in inglese) che si consegnerà spontaneamente all’Alta Corte, per non permettere alla polizia di invadere la casa di sua moglie e di suo figlio, e perché non darà alle autorità “alcun pretesto per trasformarmi in un fuggitivo”. Stamattina ha mantenuto la parola, e alle 12 ora italiana le porte dell’Alta Corte si sono chiuse dietro di lui. La nostra Laura Cappon ci racconta in diretta dal tribunale.

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disperare è tradire

martedì, marzo 12th, 2013

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(Tahrir in una cartolina del 2009, via Hidden Cities)

Egitto: crisi economica spaventosa, incertezza politica, il governo Morsi, le parlamentari in bilico, la violenza nelle strade e una terribile frustrazione di chi si batte da più di due anni per la riforma profonda dello stato. Uno degli slogan di piazza al Cairo nelle ultime settimane è stato “disperare è tradire”. El Foulio parte da lì per un post in cui si interroga su cosa significa e che forza può dare.

La canzone di oggi era “Alf Leila” di Oumm Khaltoum

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la doppia battaglia

venerdì, marzo 8th, 2013

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(il primo dei celebri graffiti contro la violenza sessuale a Mohammed Mahmoud)

Egitto: è previsto per domattina a Port Said il verdetto per la restante parte degli imputati per la strage del febbraio 2012 allo stadio di calcio. Visto cosa accadde dopo il primo verdetto (una rivolta con decine di morti, armi spuntate fra i civili nelle strade, commissariati bruciati, attacchi ai funerali delle vittime con spari arrivati dall’interno delle caserme) è il caso di tenere d’occhio la cittadina portuale, e lo faremo su Twitter anche grazie all’aiuto della nostra Laura Cappon che si trova sul posto.
Intanto le donne egiziane stanno dando vita a innumerevoli iniziative contro la violenza sessuale, usata anche in piazza come arma di dissuasione per scoraggiare le donne e le ragazze dalla partecipazione attiva, tanto che le attiviste lo chiamano “terrorismo sessuale” – fatto, ci raccontava Mona Eltahawi un anno fa parlandoci delle violenze subite da lei stessa al Ministero degli Interni, “per intimidire sia le donne che gli uomini”. Tahrir Bodyguards è il servizio di volontari che monitora la piazza e assiste fisicamente in caso di molestie; altri gruppi si occupano di raccogliere i dati sulle segnalazioni di molestie, di fornire diversi tipi di assistenza, e di organizzare corsi di autodifesa, mentre Opantish divulga documentazione e filmati sottotitolati in varie lingue per una campagna di sensibilizzazione. Le donne sono in prima linea dai giorni della rivoluzione, e Samira Ibrahim è la coraggiosa giovane che ha denunciato i famigerati “test di verginità” condotti dall’esercito sulle prigioniere; la maggior parte della stampa libera faticosamente germinata in questi due anni è rappresentata da donne; il collettivo video Mosireen è animato da molte ragazze, e così le squadre che producono i graffiti dell’area di Mohammed Mahmoud, puntigliosamente documentati dalla giovane curatrice d’arte Soraya Morayef, che su Twitter conoscete come @suzeeinthecity. Soraya ha scritto per Tahrir Squared un post che si intitola “Reading into rape” (leggere nello stupro), in cui si interroga sulla consapevolezza delle donne, le differenze di ceto e istruzione nelle varie zone dell’Egitto, con l’urgenza di definire per le sue connazionali uno standard di cosa non è accettabile, e non molto tempo per preoccuparsi – nella situazione endemica delle molestie in Egitto – di un contesto più ampio e internazionale in cui il tema delle molestie e delle violenze ricorre anche al di là dei relativismi culturali. Oggi vi traduco il suo post.

Ps per chi tiene molto a questo tema, Marina Catucci sta lavorando a un documentario che cerca di capire la violenza sessuale e domestica dal punto di vista del disagio maschile che la provoca, decifrando la mente degli “abuser”; il progetto si chiama Besame Mucho, potete leggerne qui, e presto potrete anche contribuire su Kickstarter a finanziarne le lavorazioni.

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la strada o il parlamento?

lunedì, marzo 4th, 2013

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(Alaa Abdel Fattah intervistato da Laura Cappon a Talaat Harb venerdì scorso – FOTO Cliff Cheney @ cliffcheney.com)

A metà aprile cominciano i turni di voto per le parlamentari egiziane – che riporteranno un parlamento eletto ad affiancare la presidenza eletta di Morsi – ma i partiti più importanti dell’opposizione stanno annunciando che boicotteranno le elezioni. Intanto Port Said, dopo le stragi seguite al verdetto sul massacro dello stadio avvenuto un anno fa, è in autogestione da due settimane. A Mansoura nelle manifestazioni è stato ucciso giovedì un uomo di 35 anni. Per protesta venerdì è stata indetta una manifestazione a Talaat Harb al Cairo. La nostra Laura Cappon ci è andata e ha incontrato per noi una delle menti più lucide della rivoluzione, Alaa Abdel Fattah, al quale ha chiesto cosa pensa dell’ipotesi di rinunciare a misurarsi alle urne, se si resterà nella piazza per sempre, e come vede il complesso rapporto dell’esercito col governo dei Fratelli Musulmani.

La canzone di oggi era “Mraya” di Abdel Ali Slimani

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venditore ambulante

venerdì, febbraio 22nd, 2013

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Vendeva patate dolci da un carretto, come tanti a Tahrir. Aveva 12 anni e si chiamava Omar Salah. L’ha ucciso pochi giorni fa un coscritto dell’esercito, vicino all’ambasciata americana, perché Omar non l’aveva servito all’istante. I venditori ambulanti hanno manifestato nei giorni scorsi nelle vie della rivoluzione, con i loro carretti, le loro patate, il loro pane. Amro Ali per Open Democracy cerca di riscattarne la memoria.

La canzone di oggi era “For today I am a boy” di Anthony & the Johnsons

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la nostra storia la possiamo raccontare solo noi

martedì, gennaio 29th, 2013

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(ieri, Cairo, l’obelisco e uno dei leoni del ponte Qasr el Nil, avvolti dal fumo dei gas lacrimogeni e dei pneumatici bruciati, fotografati da Mosa’ab Elshamy, @mosabeerizing)

Come vi sto raccontando in queste ore su Twitter, stanotte a Port Said, dove ancora si sparava, i manifestanti hanno organizzato un torneo di calcio notturno per sfidare il coprifuoco; al Cairo, verso l’alba, mentre infuriavano gli scontri fra manifestanti e polizia, alcuni banditi hanno attaccato e depredato il vasto pianterreno dell’hotel Semiramis; manifestanti e poliziotti hanno sospeso le ostilità per intervenire insieme a proteggere l’albergo. Mentre Port Said bruciava, al Sundance Film Festival il pubblico tributava una standing ovation a “The Square“, “la piazza”, il film – due anni di riprese, finanziato collettivamente dal basso – che Jehane Noujaim ha realizzato sulla storia di piazza Tahrir. The Square ha vinto il premio del pubblico. Il trailer si conclude con un’aspirazione per il futuro: “il nostro lavoro per ispirare il mondo non è ancora finito. Aiutateci a compiere la nostra rivoluzione.” Democracy Now! ha ospitato la regista Jehane Noujaim, già regista del documentario su Al Jazeera “Control Room”, per un’intervista di cui trovate la trascrizione integrale qui.

La canzone di oggi era “I’ll rise” Di Ben Harper (parole di Maya Angelou)

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catena di morte

lunedì, gennaio 28th, 2013

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(lo specchio nella stanza della giornalista Rawya Rageh a Port Said, colpito da un proiettile entrato dalla finestra durante gli scontri di ieri mentre venivano attaccati i funerali degli uccisi di sabato)

Oggi cade l’anniversario della prima strage della rivoluzione egiziana del 2011. Ma fra l’anniversario dell’inizio della rivoluzione venerdì scorso e oggi, la situazione in Egitto è precipitata in una delle crisi più gravi del suo lungo percorso verso la democrazia.  Dopo alcuni scontri fra manifestanti e polizia al Cairo, Alessandria, Suez e Port Said venerdì 25, sabato si attendeva il primo verdetto dei due verdetti per la strage allo stadio di Port Said del 1° febbraio 2012, quando la polizia tolse le barriere fra tifosi, e gli ultrà del Masri, la squadra di casa, aggredirono quelli ospiti dell’Ahly (Cairo), noti per il loro impegno in prima linea nella rivoluzione, provocando 74 morti. Gli imputati per quei fatti sono quasi un centinaio, compresi pochi agenti di polizia,  il campionato è rimasto sospeso per un anno, e il secondo verdetto è previsto per il 9 marzo. Sabato, dunque, la sentenza: 21 condanne a morte (la pena di morte non è mai stata riformata). I parenti degli imputati hanno assaltato il carcere, un poliziotto è rimasto ucciso, la polizia ha sparato sulla folla, provocando altre decine di morti. Fra la gente i giornalisti hanno avvistato anche uomini armati in borghese. Intanto al Cairo proseguivano gli scontri nelle vie intorno alle ambasciate e sulla Corniche dei grandi alberghi di downtown, all’imbocco dei ponti 6 ottobre e Qasr el Nil. Domenica, le molte migliaia di persone che a Port Said stavano sfilando per i funerali degli uccisi del giorno prima sono state colpite da lanci di gas e da proiettili sparati dall’interno di un club dell’esercito. Di nuovo, civili armati sono spuntati dalla folla, rispondendo al fuoco. Bruciati il club dell’esercito e quello adiacente della polizia, alla fine della giornata restavano altri 7 morti e centinaia di feriti. Per i racconti dei reporter e degli attivisti sul campo a Port Said e al Cairo potete recuperare la timeline di Alaska su Twitter.

Ieri sera, il presidente Morsi ha proclamato lo stato di emergenza nelle tre città del canale – Suez, Ismailia e Port Said appunto, reintroducendo la legge di emergenza (con potere di arresto per i militari) che era rimasta in vigore per decenni sotto Mubarak e per tutta la durata del regime militare dopo la rivoluzione, fino a pochi mesi fa. Subito dopo il discorso di Morsi alla tv di stato, la più acuta osservatrice delle limitazioni ai diritti civili provocate dalla legge di emergenza è stata Heba Morayef, direttrice di Human Rights Watch in Egitto. La nostra corrispondente dal Cairo, Laura Cappon, l’ha intervistata in questi giorni per noi.

La canzone di oggi era “Be still” di The Fray

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è impossibile andare a dormire

venerdì, gennaio 25th, 2013

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Oggi è il secondo anniversario del #Jan25, giorno d’inizio della rivoluzione egiziana. Seguiremo su Twitter la giornata di manifestazioni dell’opposizione. Intanto la nostra corrispondente dal Cairo Laura Cappon ha intervistato Bassem Sabry – giornalista, blogger, e da poco consigliere strategico della coalizione di opposizione laica. Bassem ci racconta quali sono gli snodi cruciali della battaglia col governo di impronta islamica, i punti deboli della costituzione, e la sua esperienza sulla rete dal Cairo.

La canzone di oggi era “Silver & gold” di Joe Strummer

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