Archive for the ‘fotografia’ Category

perché

martedì, gennaio 22nd, 2013

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Don McCullin ha 77 anni. E’ una leggenda della fotografia. Ha raccontato conflitti lontani e vicini fin dall’inizio degli anni Sessanta. Suoi i “blowup” dell’omonimo film di Antonioni.

Anthony Loyd di anni ne ha 46, e McCullin gli chiede di tornare in Siria per accompagnarlo.

Anthony è turbato – dalla soggezione, dalla responsabilità, dalla sfiducia in questo anziano che si espone al pericolo, e cerca di capire perché McCullin ha voluto tornare in uno scenario di guerra dopo 15 anni di lontananza.

Lo scopre. E lo racconta in un articolo mozzafiato per l’Australian online che oggi vi traduco.

La canzone di oggi era ”Ho hey” dei Lumineers

Ecco la puntata di oggi:

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cartoline dal 2012

venerdì, dicembre 28th, 2012

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(Tahrir il 27 novembre, via #ganobi)

Questa è l’ultima puntata di Alaska per il 2012, e ieri ho preparato per voi una cronologia di tweet-cartoline su Storify, con alcuni dei miei tweet e momenti e fotografie preferiti dell’anno – molto parziali, molto soggettivi, ma spero vi ricordino alcuni dei momenti che abbiamo passato insieme qui e su Twitter. Ripercorriamo l’anno rapidamente insieme, e potete trovarlo qui. Ci risentiamo dal 7 gennaio!

La canzone di oggi era “Shackled and drawn” di Bruce Springsteen

Ecco la puntata di oggi:

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ci siamo espressi male

mercoledì, dicembre 19th, 2012

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(foto di Elisa Pella)

Quello che vi raccontavo nella puntata di ieri sui nuovi termini di utilizzo di Instagram è diventato una vera e propria rivolta sulla rete, con un fugone di utenti a fare backup delle proprie foto per cancellare l’account, e un bel po’ di testimonial di eccezione in negativo. La prima conseguenza dei nuovi termini di utilizzo poteva essere la rinuncia di molti fotografi professionisti, e fra i primi a cancellare il proprio account è stata Lynsey Addario del New York Times. Un bel colpo l’ha inflitto anche Mia Farrow, molto seguita su Twitter, annunciando di aver perfino cancellato la app. Una tale rivolta che Kevin Systrom, uno dei papà dell’età innocente di Instagram, è corso ai ripari fornendo una serie di chiarimenti al limite della rettifica, a metà fra “dovevate leggere meglio” e “scusate ci siamo espressi male”. Non che la sostanza cambi di molto. Qui in originale su Inquisitr, qui in italiano su Il Post. Qui la ricostruzione di The Verge (già più benevola ieri prima della replica di Systrom, e poi aggiornata)

La canzone di oggi era “Downtown train” di Tom Waits

Ecco la puntata di oggi:

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Facebook presenta il conto

martedì, dicembre 18th, 2012

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Ricordate quanto spese Facebook per comprare la magica start-up fotografica di Instagram? Un miliardo di dollari. Ebbene, tutti si chiedevano quando avrebbe presentato il conto agli utenti, e forse ci siamo arrivati. Più che un conto economico diretto, le ultime iniziative del colosso social di Zuckerberg si riflettono in scelte tipicamente proprietarie e di vendita dei contatti degli utenti – perfettamente in linea con le policy della piattaforma di Facebook. Il primo segnale è arrivato qualche giorno fa con l’eliminazione delle anteprime fotografiche di Instagram da Twitter: dove prima le minifoto si aprivano nel tweet come quelle di Twitpic, Yfrog, Hipstamatic e altre scorciatoie e applicazioni, da qualche giorno compare solo un link che costringe ad entrare nella piattaforma di Instagram per vedere la foto. La scelta è quella di rinunciare alla condivisione diretta pur di attirare utenti nel mondo chiuso della condivisione Instagram (intanto molti utenti non si sono accorti del cambiamento e pubblicano su Twitter foto di cui credono si vedano ancora le anteprime e non un link, e molti di noi hanno rinunciato ad aprire i link). Twitter ha risposto rilanciando con la propria nuova app di filtri fotografici molto simili a quelli di Instagram, Aviary, che era in caldo da settimane. Ma la seconda iniziativa di Facebook è assai più chiara e diretta: dal 16 gennaio entreranno in vigore i nuovi termini di utilizzo, in base ai quali la proprietà delle fotografie degli utenti passerà a Facebook, che potrà venderle a terzi, e bisognerà adottare misure attive per non autorizzare Instagram a disporre dei contatti personali per vendita a clienti, indirizzari, e vendita delle proprie foto per uso pubblicitario. Dal 16 gennaio non sarà garantita nemmeno la conservazione del proprio archivio.

La canzone di oggi era “Winter song” di Sarah Bareilles

Ecco la puntata di oggi:

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Scout-ing

martedì, novembre 20th, 2012

(l’abbraccio a sorpresa in un diner, catturato dalla lente di Scout Tufankjian)

Come abbiamo un po’ raccontato, la campagna elettorale di Obama è uno dei laboratori planetari sull’uso dei media, oggi ci torniamo sopra con l’intervista di Slate a Scout Tufankjian, la giovane fotografa autrice dello scatto di Barack e Michelle che è diventato il più twittato e “likato” della storia, e con qualche indizio dal Social Times su come ha lavorato la squadra di Obama sui social media , fra cui la 31enne Laura Olin, colei che per celebrare la vittoria di Obama quella foto l’ha scelta d’istinto.

NB Scout Tufankjian ha anche realizzato alcuni bei reportage sulla rivoluzione egiziana, li trovate qui.

La canzone di oggi era “Cherry Blossom Girl” degli Air

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la scelta di Cowbird

venerdì, novembre 2nd, 2012

Un altro uccellino, ma in abito da sera – nel senso che ha scelto la scrittura in lungo. E’ Cowbird, che in meno di un anno ha attratto decine di migliaia di utenti fra i quali molti scrittori e fotografi professionisti, per postare foto e scrivere storie (tutte rigorosamente originali), incastonate in splendidi template fotografici con la possibilità di aggiungere audio e colori, condividerle, seguire quelle degli altri, cercarle per parole chiave, dividerle per temi, contribuire a saghe esistenziali (“casa”, “occupy”, ecc). Il risultato, benché dal basso e senza selezione, è di un livello di bellezza sconcertante. Cowbird, partito raccontando le storie del movimento Occupy, è diventato uno strumento di scrittura sulla vita vissuta che non ha paragoni di qualità. E il fondatore, l’artista Jonathan Harris, si è trovato di fronte alla scelta che affrontano tutte le start-up con potenziali benevoli investitori: diventare grande. Dopo molte trattative, ha scelto un’altra strada, garantire la propria identità sostenendosi con il crowfunding. D’ora in poi, si potrà continuare a postare gratis su Cowbird, ma chi decide di sostenere la piattaforma creativa con 5 dollari al mese diventa Cowbird Citizen. In cambio, Cowbird gli offre qualche strumento in più per impaginare le storie. Io l’ho fatto, e vi racconto la lettera di Jonathan Harris che mi ha convinto.

La canzone di oggi era “3, 6, 9″ di Cat Power

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un anno dopo

martedì, ottobre 9th, 2012

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(Alaa Abdel Fattah alle 4 del mattino del 10 ottobre, dopo aver passato la notte all’ospedale copto a confortare le famiglie delle vittime di Maspero – fra cui quella del suo amico Mina Daniel – e a cercare un giudice indipendente perché le autopsie non venissero falsificate)

Centesimo giorno di presidenza eletta in Egitto, e Morsi annuncia l’attesa amnistia totale per i prigionieri politici. In realtà, come documenta Mona Seif dell’associazione No Military Trials, al procuratore generale resta da definire quali siano i “crimini legati a episodi della rivoluzione” per i quali si ha diritto all’amnistia, l’arco temporale coperto è da gennaio 2011 a giugno 2012 e restano fuori tutti i civili passati per corte marziale anziché civili per crimini comuni. Il tempismo di Morsi non stupisce, visto che oggi cade anche un anno esatto dal massacro di #Maspero al Cairo, l’episodio più terribile sul percorso della rivoluzione. Dopo l’aggressione ai manifestanti di Abbaseya e lo sgombero forzato di Tahrir a luglio, e l’attacco all’ambasciata israeliana a settembre, la notte di Maspero cancella per sempre l’innocenza rivoluzionaria e mostra al mondo la crudeltà dell’esercito egiziano. Ancora sotto il governo del Consiglio Supremo dell’esercito, il 9 ottobre del 2011 una manifestazione pacifica di cristiani copti diretta verso l’edificio della tv di stato (#Maspero appunto) viene fatta bersaglio di colpi d’arma da fuoco dall’alto di un cavalcavia. Simultaneamente, la tv di stato chiama “ogni onorevole cittadino musulmano” a scendere in strada per “difendere i soldati dai copti armati”, sostenendo poco dopo che siano stati uccisi tre soldati. In realtà, a seguito di questo appello nascono confuse sassaiole fra civili musulmani appena arrivati e copti, e nel corteo copto si sparge il panico. Molti cercano di rifugiarsi negli edifici circostanti. L’’esercito interrompe le trasmissioni delle tv via satellite facendo irruzione nelle loro redazioni, e all’esterno interviene zigzagando coi blindati tra la folla, facendo 28 morti e diversi dispersi, probabilmente gettati nel Nilo. I tweep musulmani e copti, nonostante la requisizione violenta per le strade di schede di memoria e macchine fotografiche, raccontano tutto in presa diretta, e aiutano a raccogliere i video dei blindati che uccidono i manifestanti disarmati; i video saranno portati come testimonianza alle (vane) inchieste civili, e faranno il giro del mondo.

Due settimane dopo, in visita ad Occupy San Francisco, l’attivista Alaa Abdel Fattah riceve notizia di un mandato di comparizione. Rientrato al Cairo il 30 ottobre, si rifiuta di rispondere all’autorità militare, che considera responsabile dei fatti della notte di #Maspero. Per gli stessi fatti viene messo sotto investigazione e resterà in carcere fino alla fine del 2011, mentre nasce il suo primo figlio, ormai prosciolto da tutte le accuse. Soltanto tre militari sono stati perseguiti per i fatti della notte di Maspero.

I tweep egiziani fra ieri sera e oggi stanno rimettendo in circolo tutti i materiali web di documentazione dei fatti di Maspero, quello che scrissero allora e nuove testimonianze scritte oggi. Al Ahram posta anche un ricordo del giovanissimo attivista copto Mina Daniel, ucciso quella notte sotto gli occhi dei suoi compagni musulmani (ne parlammo qui). Lo fa anche il bravissimo fotografo Matthew Cassel, ritrovando l’immagine del suo celebre sorriso.

La canzone di oggi era “Like a king” di Ben Harper

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venduta

martedì, aprile 10th, 2012

Proprio tre puntate fa parlavamo di Instagram, la app fotografica in condivisione appena sbarcata anche su Android (e arrivata in 19 mesi a quasi 30 milioni di utenti), e ieri sera è arrivata la notizia che questo giovanissimo servizio è stato acquistato da Facebook per 1 miliardo di dollari (fra contanti e azioni Facebook). Per Instagram – che ha ancora uno staff di sole sei persone – l’unico modo per monetizzare il proprio successo era quello di farsi comprare, per Mark Zuckerberg la tentazione di acquisire (e nel caso uccidere) una app che coinvolge attivamente più di quanto possa fare Facebook e lo mette in grado di spostarsi sui cellulari era troppo forte, mentre per centinaia di migliaia di utenti Instagram ieri è scattato l’esodo e la disiscrizione per un generico timore dello strapotere di Facebook. Su Twitter migliaia di commenti, molti dei quali che si si interrogano su cosa vuole Zuckerberg da Instagram e sul perché sia stato disposto a spendere per acquistarla una cifra considerata assolutamente eccezionale. Qualcuno ricorda perfino che il NYT che ha 116 anni di vita è attualmente valutato tre milioni sotto quella cifra. Gli utenti Instagram hanno tradotto le reazioni alla notizia dell’acquisto con una gallery fotografica a tema.

Qui la dichiarazione di Mark Zuckerberg con cui annuncia l’acquisto, qui Nick Carlson per Business Insider, qui il blog del new York Times, qui l’analisi di GigaOm, qui il Wall Street Journal su come i due servizi interagiranno, qui nextweb su cosa compra Facebook quando fa un acquisto del genere (compra noi, e non il servizio), e qui Mashable che spiega agli spaventati che vogliono chiudere il loro account Instagram la procedura per salvare il proprio archivio di foto.

♫ La canzone di oggi era “Goodbye” di Emmylou Harris

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troppo bello per essere vero?

mercoledì, aprile 4th, 2012

(una delle foto scattate e condivise con Instagram dall’Iphone da un volontario della campagna elettorale di Obama)

Instagram – la popolarissima app per scattare fotografie, manipolarle con una serie di filtri e condividerle in rete – da pochi giorni non è più dominio esclusivo di iPhone e iPad perché è appena sbarcata dopo una lunga attesa anche sui telefoni che usano Android. Questo amplierà di molto la già larghissima base di utenti (27 milioni nel mondo, raccolti in un anno e mezzo soltanto) che la colloca a metà fra un social network e uno strumento fotografico agile, dall’aria vintage e a disposizione di tutti. Con questo numero di utenti, e davanti al fascino dimesso, quotidiano, quasi nostalgico dei filtri applicati a scatti estemporanei che chiunque può realizzare con un cellulare (anche se si possono anche applicare i filtri a fotografie già scattate con una macchina professionale), perfino la campagna elettorale di Obama è sbarcata a gennaio su Instagram, conquistandosi 7mila follower subito nella prima giornata. Su quell’account si sta creando una documentazione dal basso dei momenti, degli incontri, dei viaggi, del “dietro le quinte” della campagna, applicando la stessa tecnica di mosaico di scatti individuali che fa la forza del citizen journalism.

Intanto però, soprattutto da quando Instagram viene usata anche dai fotografi professionisti e anche per scopi giornalistici (se è vero che chiunque può usare rapidamente Instagram, resta vero che la qualità delle lenti e lo sguardo del fotografo si notano immediatamente), è nata una discussione su quanto la foto Instagram sia affidabile. Come potete immaginare, non si tratta che di un’altra forma della vecchia polemica sull’”autenticità” – che va dal ritocco o scelta dei materiali per la vecchia foto analogica alla manipolazione del digitale, con l’unica differenza, forse, che il gusto retrò di Instagram ha decisamente un effetto “estetizzante” – e in questa polemica il timore dell”inganno” fotografico, della manipolazione non etica, resta ben definito e vale per qualunque tipo di fotografia. Vi propongo un piccolo post di Clive Thompson per Wired sulla sua “scoperta” di Instagram e due punti di vista opposti, quello di Nick Stern della CNN e quello di Heather Murphy di Slate.

♫ La canzone di oggi era “What”ll I do” di Lisa Hannigan

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la strada per Tripoli

giovedì, aprile 21st, 2011

(foto di Chris Hondros)

Chris Hondros e Tim Hetherington sono morti ieri sulla strada che porta a Tripoli da Misurata, dove si combatte casa per casa. Sono stati prima ricoverati in un ospedale da campo, entrambi gravemente feriti alla testa e alle gambe da un colpo di mortaio. Erano due fotoreporter di primo livello, abituati agli scenari di guerra, e la rete trabocca di ricordi del loro lavoro, di come lo interpretavano, di quello che è successo ieri, quando altri due reporter sono rimasti feriti. Tim Hetherington era un fotoreporter inglese, vinctore del World Press Photo nel 2007 e candidato all’Oscar quest’anno come co-regista del documentario sull’Afghanistan Restrepo, e Chris Hondros era un fotoreporter americano che lavorava per Getty Images, già candidato al Pulitzer e vincitore del Robert Capa Award. Conosciutissimi entrambi dai colleghi, la loro morte ha scosso la comunità internazionale di giornalisti e fotografi. Innumerevoli le gallerie di loro fotografie, qui quella di Lens su Tim Hetherington.

Qui un racconto di quello che è successo, da Huffington Post. Qui il collega C.J. Chivers, che si trovava con loro all’ospedale da campo e ha postato all’alba di oggi, mentre le salme di Chris e Tim venivano trasportate via nave a Benghazi da dove saranno rimpatriate. Qui un’intervista audio e video con Chris Hondros che racconta il suo approccio al lavoro di fotogiornalista e la sua esperienza in Iraq (nello stesso link potete vedere una selezione delle foto di Chris e Tim). Qui Sue Turton di AlJazeera ricorda il suo incontro con Tim Hetherington e la loro esperienza insieme in Liberia.

Sulla timeline del Twitter di Alaska il racconto momento per momento delle rivolte arabe.

♫ La canzone di oggi era “Hurt” (Nine Inch Nails) di Johnny Cash

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