Archive for the ‘libertà di stampa’ Category

cervello collettivo

lunedì, aprile 29th, 2013

EB

(nella foto, Emily Bell)

Ben ritrovati, oggi una rapida occhiata riassuntiva ai lavori del festival de Giornalismo di Perugia che si sono conclusi ieri, in attesa di vedere qualcuno degli interventi clou più da vicino. Di nuovo appuntamento internazionale di frontiera su informazione, nuovi sistemi organizzativi, rapporto con i social e con “quello” – come dice Emily Bell – “che un tempo era noto come il pubblico”, sopravvivenza e finanziamento, metodi di misurazione del feedback, specializzazione, programmazione, ci ha lasciato pieni di idee e di strumenti, e di materiali da studiare. Attraversato dalla forte consapevolezza del delicato momento politico italiano, il festival di Perugia si è fatto ancora una volta laboratorio sull’informazione che contribuisce a formare le scelte civiche dei cittadini.

La canzone di oggi era “Beginning of a great adventure” di Lou Reed

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

wikiallarme

venerdì, ottobre 26th, 2012

La Wikipedia italiana ha (di nuovo) una pagina di apertura di preoccupazione e denuncia, questa volta per via del nuovo disegno di legge anti-diffamazione in discussione al Senato. Il Post spiega di cosa si tratta – e riguarda tutti, non solo l’indipendenza di Wikipedia.

La canzone di oggi era “I’m goin’ down” nella versione dei Vampire Weekend

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

ritorno a Lulu

martedì, febbraio 14th, 2012

(un manifestante vola fra i gas lacrimogeni a Manama, in Bahrain, foto via @justimage e @alhojairy)

Un anno fa oggi, dopo la caduta di Mubarak in Egitto, centinaia di migliaia di abitanti del piccolissimo Bahrain a maggioranza sciita occupavano la Rotonda della Perla a Manama, per chiedere riforme democratiche all’inflessibile monarchia sunnita. Lulu diventava così la piazza più partecipata (in proporzione al numero di abitanti) di tutto il mondo arabo. Ma la repressione del governo si è tradotta in sgomberi violenti, distruzione del monumento della Perla, ingresso delle truppe saudite nel paese, migliaia di arresti e licenziamenti di studenti, impiegati, insegnanti, medici, infermieri, impiegati del circuito di Formula Uno, scienziati, giornalisti, parlamentari, religiosi, sportivi di ogni disciplina, sottoposti a processi militari, incarcerazioni arbitrarie, torture. Con l’aperto controllo dell’Arabia Saudita e la tacita complicità degli Stati Uniti (che pagano al Bahrain un lauto affitto per alloggiarvi la loro Quinta Flotta e gli forniscono armi), nemmeno il rapporto della commissione internazionale sulle torture pubblicato a ottobre ha aperto la strada per le riforme. La divisione settaria cavalcata dal governo si è acuita, la giovane attivista Zeinab Alkhawaja (@angryarabiya) si trova per la terza volta in carcere (dopo che suo marito era stato appena liberato dopo dieci mesi di carcere, e mentre suo padre Abdulhadi Alkhawaja è in carcere da quasi un anno, sta facendo lo sciopero della fame, e ha scritto un appello alla Danimarca, paese dove ha a lungo vissuto da esule), e tutti i cortei notturni degli ultimi mesi sono stati repressi con gas lacrimogeni, proiettili di gomma e pallini da caccia. Negli ultimi giorni i manifestanti, che erano sempre rimasti pacifici e avevano inventato alcune proteste simboliche come quella dei clacson, hanno cominciato ad appiccare incendi e lanciare molotov. In previsione dell’anniversario, il re ha di nuovo bloccato tutti i visti per i giornalisti stranieri, nonché i visti turistici all’ingresso. Migliaia di persone ieri, e gruppetti di giovani stamattina all’alba che hanno cercato di raggiungere quella che un tempo era Lulu correndo con le bandiere sono stati ricacciati indietro dai lacrimogeni, e si registrano già diversi feriti. La Boudaiya Highway è stata bloccata dalla polizia, Sitra isolata. Karen Leigh traccia per The Atlantic un profilo di Nabeel Rajab, direttore dle Centro per i Diritti Umani del Bahrain e l’unica guida degli attivisti ancora in libertà. Ben Quinn racconta per il Guardian del nuovo impiego di Peter Yates, cacciato da Scotland Yard per lo scandalo intercettazioni e oggi impiegato dal governo del Bahrain per coordinare in modo più efficente la polizia. Ken Silverstein per Salon aveva fatto a dicembre un’inchiesta sul lobbying mediatico del governo del Bahrain a Washington. Ma siccome paradossalmente gli Stati Uniti sono anche il paese che ha prodotto i migliori reportage sulle violazioni dei diritti umani in Bahrain, Middle East Voices lancia un sondaggio per i lettori americani su quello che vorrebbero dal loro governo riguardo alla vendita di armi al Bahrain. Amnesty International fa il quadro delle violazioni dei diritti umani nel paese. La Reuters aggiorna sulla discussione in seno alle squadre di Formula Uno sulla possibilità di cancellare anche quest’anno il Gran Premio del Bahrain. Matthew Cassel per AlJazeera racconta dei visti negati ai giornalisti. Qui trovate le risposte del briefing di ieri di Victoria Nuland del Dipartimento di Stato Americano su TUTTI i finanziamenti militari americani ai paesi arabi, nella parte finale la sua dichiarazione sul Bahrain.

♫ La canzone di oggi era “Which side are you on?” di Ani di Franco

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

come da manuale

giovedì, febbraio 9th, 2012

(Neil Mann, su Twitter @fieldproducer, digital news editor di Sky News, uno dei tweep/giornalisti più esperti e conosciuti del mondo)

Mentre oggi il Manifesto è in edicola con un numero straordinario che fa appello alla sua salvezza, e quattro giornali cartacei stanno chiudendo, La Stampa annuncia di essersi dotata di una figura equivalente a quella dei social media editor dei grandi quotidiani anglosassoni, ruolo che sarà ricoperto da Anna Masera. Intanto l’agenzia di stampa Associated Press ha reso pubbliche qualche giorno fa le linee guida per i suoi dipendenti su come comportarsi sui social network, e ha creato molta agitazione due giorni fa la pubblicazione delle linee guida di Sky News, manuale per i dipendenti della testata che stabilisce alcune regole intese a limitare la loro possibilità di condividere online materiali di testate altrui e di divulgare le breaking news prima su Twitter che sul canale di appartenenza. Su Twitter è nato addirittura un hashtag – #savefieldproducer – dedicato a Neil Mann, straordinario tweep/giornalista di SkyNews, che fra l’altro insegna ai colleghi e agli apprendisti come usare Twitter per smistare, cercare e condividere notizie. Neil Mann è stato uno dei più attenti social media editor sulla primavera araba, e inviato in Libia (da dove, forse lo ricordate, ogni sera twittava per i suoi follower le fotografie della giornata). Mann, divertito dalla campagna per il suo “salvataggio” e dai tweet di follower e illustri colleghi che ironizzano sull’illusione di Sky News di attenersi alla competizione tradizionale del giornalismo, si è limitato a twittare di non essere stato consultato dalla testata sull’opportunità e praticabilità delle nuove linee guida.
In realtà, da una parte gli account personali dei giornalisti umanizzano il rapporto col lettore/spettatore, eliminano una barriera tradizionale fra giornalista e pubblico, creano maggiore affezione nei confronti della testata  e contribuiscono ad esporre più persone ai contenuti che produce; dall’altra, però, la condivisione autonoma di materiali interni e altrui crea in effetti alcuni problemi alle testate tradizionali; una larga parte della condivisione su Twitter, per esempio, pur facendo circolare materiali sempre firmati, comporta una rinuncia al pregio della segretezza delle breaking news o della competizione fra testate. In alcune redazioni, un redattore può ritrovarsi a scoprire una breaking news della sua testata dal tweet rapidissimo e pubblico di un collega e non dalla testata stessa, o, paradossalmente, ad essere battuto sul tempo da un tweep di una testata rivale prima di riuscire ad arrivare alla telecamera. Rupert Murdoch difende da sempre l’idea di un contenuto rigorosamente proprietario, esclusivo e a pagamento per le sue testate. I confini fra testate tradizionalmente rivali si è fatto liquido, innalzando il livello della discussione e del commento ma rischiando di compromettere l’esclusività del marchi; inoltre, il valore della nuova base di utenti che apprezza l’account individuale di un reporter è molto difficile da quantificare e monetizzare, anche se è fuor di dubbio che accresca il successo e il prestigio della testata. Tradotto: @fieldproducer è una risorsa straordinaria per SkyNews, ma SkyNews gli chiede di andarci piano perché ha dei timori proprietari su quello che fa. Oggi vi propongo alcuni materiali: qui nel 2009 l’aggiornamento sulle prime testate che si dotavano di un manuale su come usare i social media, qui le linee guida aggiornate della Associated Press (che le rivede ogni pochi mesi), qui la reazione  a caldo alle linee guida di SkyNews da parte di Liz Heron (capo social media editor del NYTimes),  quella di Anthony DeRosa dell’agenzia Reuters (che le accusa di essere “vittoriane”), quella da parte della BBC (che riflette anche su se stessa), qui le due reazioni del Guardian: John Plunkett a colloquio con il social media editor delle BBC sui dilemmi delle loro linee guida, e Josh Halliday su quelle di SkyNews. In buona sostanza, la maggior parte delle testate sta cercando di decifrare e governare il rapporto con le sue news sui social media e segue, per ora, la filosofia che “essere aperti paga”, mentre SkyNews non è di questo avviso.

♫ La canzone di oggi era “Dinosaur Act” dei Low

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

the great American firewall

martedì, gennaio 17th, 2012

La mobilitazione contro i progetti di legge SOPA e PIPA (rispettivamente in discussione alla Camera e al Senato del Congresso degli Stati Uniti) sta diventando gigantesca. Qui vi avevo raccontato quali dei grandi colossi del digitale appoggiano queste normative cosiddette anti-pirateria (che in realtà stabiliscono norme amplissime e arbitrarie per l’oscuramento dei siti web e dei blog) e quali sono fortemente contrari. E’ bene ricordare che il modello legislativo che venisse approvato dal Congresso americano rischierebbe di condizionare la legislazione di altri paesi – Italia, Francia, Spagna, Germania – dove è tutt’altro che concluso lo scontro su difesa della libertà di espressione, tutela degli interessi economici e della proprietà intellettuale e modernità e flessibilità delle tutele online. Inoltre, l’oscuramento di siti web americani avrebbe conseguenze immediate per la rete in tutto il mondo. Da quando ve ne ho riferito l’ultima volta, sono accaduti due fatti di grande rilievo: il primo è che per la giornata di domani è stata indetta una mobilitazione di protesta contro i due progetti di legge: WordPress invita i suoi 60 milioni di utenti ad auto-oscurare temporaneamente i propri blog (qui come fare se volete aderire), e Wikipedia (vi ricordate quando lo fece la Wikipedia italiana contro l’analogo progetto di legge italiano che portò alla discussione della #notterete?) si renderà inaccessibile. Qui per ricordarvi cosa prevederebbe il SOPA, un sunto del blog di Wikimedia e uno del Post. Accanto a WordPress e Wikipedia si schierano anche Reddit, BoingBoing e il Guardian, che riassume cos’è il SOPA in questo cartone animato. La seconda, inattesa notizia è che la Casa Bianca ha preso posizione contro il SOPA. Qui il testo del comunicato, in cui si afferma che “l’importanza di proteggere la proprietà intellettuale online non deve minacciare una rete aperta e innovativa”, e qui il commento di David Kravets di Wired. La presa di posizione della Casa Bianca, che probabilmente porterà alllo stralcio dalle due proposte di legge  delle richieste di modifica del Domain Name System, ha suscitato le ire del magnate ed editore Rupert Murdoch, da sempre strenuo difensore dei contenuti a pagamento, che via Twitter ha accusato la Casa Bianca di cedere alla pressione di Google (definito “piracy leader”) perché l’azienda di Silicon Valley potrebbe dare il suo sostegno finanziario alla campagna elettorale di Obama.

PS domani in adesione con la giornata di auto-oscuramento anti-SOPA molti tweep resteranno inattivi dalle 14 alle 2 di notte ora italiana, fra questi anche @alaskaRP.

♫ La canzone di oggi era “Ramalama (Bang bang)” di Roysin Murphy

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

la sfera di cristallo

mercoledì, gennaio 11th, 2012

I sommovimenti del 2011 hanno messo tutti sull’avviso: linguaggi della politica e del giornalismo sono in rapida evoluzione, e alcuni dei movimenti appena nati non sanno ancora che forma prenderanno e che rapporto intratterranno con la politica rappresentativa. Uno degli esercizi in corso, dunque, è quello di interrogarsi sul futuro. Oggi vi propongo due materiali da voci importanti: quella del giornalista americano Nick Kristof, appena rientrato dal Bahrain, che è stato un pioniere del rapporto fra rete e giornalismo tradizionale e si è ritagliato un profilo al limite dell’attivismo (intervistato da David Burstein per FastCompany.com), e quelle di Naomi Klein e Yotam Marom che dialogano su The Nation sulla direzione che potrebbe prendere negli Stati Uniti il movimento nato con Occupy Wall Street.

♫ La canzone di oggi era “How come you never go there” di Feist

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

siamo aperti

martedì, gennaio 10th, 2012

Ben ritrovati a tutti e buon 2012, nel post qui sotto il podcast della conversazione sul 2011 nei social media che ho fatto con Claudia Vago (@tigella), mentre noi cominciamo l’anno con tre spunti – un nuovo Occupy sulla mappa – la Nigeria, dove #OccupyNigeria fa da catalizzatore alle proteste scattate con il taglio ai sussidi per la benzina (avevamo parlato della Nigeria qui, per il suo dramma con gli spargimenti di petrolio in mare da parte delle grandi compagnie petrolifere, mentre Forbes riporta brevemente, quasi due anni dopo il disastro della BP nel Golfo della Louisiana, che alcuni dipendenti dell’azienda potranno andare sotto processo penale). Su #OccupyNigeria immagino che torneremo, intanto un primo sguardo riassuntivo che viene da Linkiesta.
Proseguono le battaglie e i confronti sul SOPA, la legislazione anti-pirateria in Usa di cui vi ho parlato in diverse puntate. Adesso anche il Research Works Act, che riguarda le pretese dell’associazione americana editori sui contenuti delle pubblicazioni scientifiche che invece stanno sperimentando nuovi modelli su licenza Creative Commons:  Antonio Scalari per ValigiaBlu analizza la situazione della battaglia per il #freeaccess.
Infine, è uscito negli Stati Uniti il libro di memorie del leggendario musicista Gil Scott Heron, recentemente scomparso; lo ha letto Dwight Gardner e lo recensisce per il NYT online.

♫ Le musiche di oggi erano “The revolution will not be televised” e “I’m new here” di Gil Scott Heron

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

al Tweetah?

mercoledì, dicembre 21st, 2011

Come forse sapete, è arrivata ieri la conferma che è andata a buon fine una lunga trattativa fra Twitter e il principe saudita Alwaleed bin Talal, che avrebbe investito nel sito di microblogging 300 milioni di dollari. Questo significherà che l’arbitro dei destini del Golfo potrà controllare in futuro quello che nell’ultimo anno e mezzo è stato uno spazio straordinariamente libero ed efficace per chi chiede riforme democratiche? Ripercorriamo la trattativa grazie alla ricostruzione online della Associated Press (che è quella su cui si sono basati i grandi quotidiani americani), e vediamo alcune opinioni – la piccola rassegna di pareri raccolta a caldo da Europa, e l’opinione di Jillian C York, che della libertà in rete ha fatto il suo lavoro.

♫ Le musiche di oggi erano “Saturday morning” di Rachael Yamagata e “Beginning of a great adventure” di Lou Reed

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

la nuova frontiera

mercoledì, dicembre 14th, 2011

Domani nuovo voto al Senato americano sul SOPA, la legislazione anti-pirateria che potrebbe di fatto permettere un’arbitraria libertà di oscuramento dei siti web, avversata da alcune grandi aziende del web americano e gradita ad altre (come vi avevo raccontato qui). Intanto Hillary Clinton ha tenuto uno straordinario discorso alla conferenza per la Libertà di Internet all’Aia, ma Glenn Greenwald su Salon fa a pezzi le contraddizioni del governo americano in materia di libertà di parola su Internet. Intanto, mentre aziende private europee vendono ai regimi repressivi i software per bloccare e individuare gli attivisti online, adesso pare che l’Unione Europea sia pronta a fornire un software per aggirare la censura agli attivisti per i diritti umani -sancendo così definitivamente la nuova frontiera della battaglia politica del 2012.

♫ Le musiche di oggi erano “How come you never go there” di Feist e “Coconut skins” di Damien Rice

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

mente collettiva

mercoledì, novembre 23rd, 2011

(il Mozfest 2011)

Mentre continuiamo a monitorare quello che accade in piazza Tahrir sul nostro account Twitter (potete vedere qui destra gli ultimi tweet), oggi ci dedichiamo al concetto di “mente collettiva” che sembra scaturire dall’esperienza in rete di quest’ultimo anno. Vi propongo la trascrizione realizzata da Joho di un panel di discussione a cui ha partecipato a Trento insieme al grande blogger tunisino Slim Amamou e al fondatore del Pirate Party svedese, Rick Falkvinge, organizzato da Luca de Biase all’Internet Governance Forum di Trento l’11 novembre. Intanto il Nieman Journalism Lab riflette su alcune lezioni sull’open source assorbite durante il Mozfest organizzato a Londra dalla Mozilla Foundation.

Nei prossimi giorni post e podcast saranno sospesi ma le puntate andranno in onda regolarmente. La puntata di domani sarà dedicata al SOPA, lo Stop Online Piracy Act, la normativa antipirateria che di fatto potrebbe irrigidire la libertà in rete, ora in discussione al Congresso degli Stati Uniti.

E non perdete la puntata di venerdì…

♫ Le musiche di oggi erano “Even if I don’t” di Rachel Yamagata e “One” (U2) di Damien Rice

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui