Archive for the ‘Ong’ Category
mercoledì, marzo 20th, 2013

(il tweet “non autorizzato” sull’account di HRW – e ora cancellato dalla cronologia – spuntato al posto del loro report sulle cluster bombs in Siria)
Se ci fosse ancora qualche dubbio sulla potenza del contro-attivismo digitale del regime di Assad, e che la guerra in Siria abbia anche un braccio elettronico, ne giunge un’ennesima dimostrazione. Tre giorni fa il sito della grande organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch e il suo account Twitter sono stati hackerati dall’Esercito Elettronico Siriano, l’apparato digitale che contrasta l’attivismo anti-Assad online, rintraccia le ubicazioni degli attivisti e tenta di ostruire le comunicazioni degli insorti fra di loro e con l’esterno del paese. Max Fisher racconta per il Washington Post.
La canzone di oggi era “Shackled and drawn” di Bruce Springsteen
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:Assad, cluster bombs, contro-attivismo, diritti umani, Esercito Elettronico Siriano, hacking, Human Rights Watch, Syrian Electronic Army
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mercoledì, maggio 25th, 2011

Oggi al Cairo seconda giornata di attività speciale per i blogger, 160 (fra cui questo) hanno partecipato due giorni fa alla giornata #noScaf (no Supreme Council of Armed Forces) bloggando contro i comportamenti violenti e reiterati dell’esercito a cui è affidata la transizione – sotto stato di emergenza, tecnicamente questi post sono illegali; oggi invece ci si divide in gruppi per le strade della città, si intervistano le persone e si posta, con l’hashtag di Twitter #yms2011.
In Tunisia si è dimesso dal suo recente incarico nel governo di transizione il blogger ventitreenne Slim Amadou.
Negli Emirati Arabi, ancora agli arresti il blogger e attivista internazionale per i diritti umani Ahmed Mansoor – Samer Muscati di Human Rights Watch posta sul silenzio delle fondazioni museali internazionali che stanno aprendo i loro distaccamenti negli Emirati – Louvre, Guggenheim, Sorbona e New York University.
La Siria, per protesta verso la copertura di Al Jazeera della repressione governativa sui manifestanti, ha bloccato investimenti del Qatar nelle infrastrutture siriane già concordati per 6 miliardi di dollari. Jennifer Preston del New York Times posta sulla repressione dei (pochissimi) blogger siriani.
Le autorità del Bahrain accusano apertamente media internazionali e associazioni per i diritti umani di cospirare contro la famiglia reale. Arrestati insieme qualche giorno fa la giornalista di France 24 Nazeeha Saeed e il giornalista e nostro tweep Mazen Mahdi. Quest’ultimo è stato ammanettato, bendato e picchiato, per poi essere rilasciato. Ci ha scritto direttamente ieri sera per dire che si sta riprendendo, e che la sua testata gli ha “consigliato” di prendersi qualche giorno di silenzio sia per gli articoli che per Twitter, dove intanto sono apparsi i succinti resoconti del trattamento riservato a Nazeeha Saeed – praticamente torturata nel commissariato di polizia di Riffa – che oggi è stata rimpatriata a Parigi dall’ambasciata francese.
Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe.
♫ La canzone di oggi era “In your hands” di Charlie Winston
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:#noScaf, #yms2011, Ahmed Mansoor, Al Jazeera, arresti negli Emirati, blocco e monitoraggio social media in Siria, blocco investimenti Qatar in Siria, blogger egiziani, blogger siriani, Cairo, Consiglio Supremo Forze Armate egiziane, dimissioni Slim Amadou, esuli siriani, govenro tunisino ad interim, Guggenheim Uae, huffington post, Human Rights Watch, Jennifer Preston, Louvre Uae, Manama, mazen Mahdi, Nazzeha saeed, New York Times, NYU Uae, Riffa, Samer Muscati, Sorbona Uae, video manifestazioni Siria su YouTube
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martedì, maggio 3rd, 2011

Oggi qui niente Bin Laden. Oggi è la Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa indetta ogni anno dall’Unesco per monitorare lo stato della libertà di informazione a livello globale e il suo legame con la democrazia e i diritti civili. Indetto per la prima volta nel 1991, quest’anno il forum di discussione della giornata si tiene a Washington (ieri su Twitter i primi brevi resoconti in diretta dai lavori) e si concentra naturalmente sull’enorme impatto dei netizen, del giornalismo partecipato e dei social media. La pagina ufficiale della Giornata dell’Unesco pubblica gli spunti di partenza dei lavori: qui l’introduzione generale, qui una panoramica del giornalismo partecipativo, qui la questione della necessità di nuove normative e regolazioni, qui una panoramica delle nuove forme di blocco, censura, sorveglianza di blogger e giornalisti, qui una panoramica sui nuovi modelli di giornalismo, di proprietà editoriale e di come preservare l’indipendenza editoriale. I documenti forniscono un quadro abbastanza preciso dei nuovi problemi relativi alla libertà di stampa all’indomani delle rivolte arabe.
Intanto, l’unico quotidiano di opposizione ancora in attività in Bahrain, al-Wasat, annuncia la chiusura a partire da domenica prossima, dopo le numerose intimidazioni subite da direttore e redattori nelle settimane scorse. Qui una breve panoramica della situazione della stampa in questo momento nel piccolo stato del Golfo. Qui la lista compilata dal Centro per i Diritti Umani del Bahrain dei giornalisti e fotoreporter licenziati, arrestati o uccisi.
Dorothy Parvaz di Al Jazeera in inglese è scomparsa da venerdì scorso in Siria, e si aggiunge alla lunga lista dei reporter scomparsi. Mother Jones decide di dedicare un post in questa giornata ai reporter uccisi o sequestrati e ancora irreperibili negli scenari di rivolta o di guerra, una lettera firmata da diversi soggetti della stampa e del monitoraggio civile americani.
Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe, ed eventuali report dai lavori di oggi del #wpfd
♫ La canzone di oggi era “Razzi arpia inferno e fiamme” dei Verdena
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:#wpfd, AJE, attivisti Bahrain, chiusura del quotidiano al-Wasad, Dorothy Parvaz, indipendenza editoriale, libertà di stampa in Bahrain, Manama, missing reporter, Mother Jones, nuove normative giornalismo partecipativo, reporter incarcerati, reporter uccisi, situazione legale blogger, social media, stato dei blogger nel mondo, Tim Hetherington, Unesco, Washington, World Press Freedom Day
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giovedì, dicembre 9th, 2010

Fra i molti blog interessanti che mi segnalate, ne è spuntato uno che non possiamo mancare perché ci fornisce di prima mano informazioni fresche sulle elezioni in Costa d’Avorio: è “diari africani” di Francesca, che da un anno vive a Gran Bassam con suo marito che lavora per una Ong e la loro figlia di 5 anni. La Costa d’Avorio ha attraversato nell’ultima settimana una serie di stravolgimenti. Il 31 ottobre si è votato per le presidenziali per la prima volta dopo 10 anni. Il 28 novembre, ancora ignoto il risultato, si è votato per il ballottaggio, col presidio rafforzato dei Caschi Blu, per sciogliere la riserva fra il capo di stato uscente Laurent Gbagbo, che guida il paese dal 2000, e l’ex primo ministro Alassane Dramane Ouattara. Al primo turno Gbagbo aveva ottenuto il 38% dei voti e Ouattara il 32%. Il 3 dicembre non si sapeva ancora chi avesse vinto. Francesca racconta questi giorni di incertezza politica col colore degli espatriati che si ritrovano fra di loro e fanno passare il tempo, quasi sempre chiusi in casa, con improbabili colonne sonore mentre le strade fuori sono presidiate dai militari. Diario del 30 novembre, del 1° dicembre, del 2 dicembre, del 3 dicembre, del 5 dicembre, dell’8 dicembre.
♫ La canzone di oggi era “les Imbeciles” di Alpha Blondy
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:diari africani, elezioni presidenziali, espatriati in Costa d'Avorio, Gran Bassam
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giovedì, luglio 1st, 2010

(foto di Kris Krug, da un progetto fotografico collettivo sul disastro BP qui su Flickr)
Leviamo gli ormeggi 3
Questa è l’ultima settimana di Alaska prima del palinsesto estivo, nella quale ci accingiamo a “salutare” alcuni blog e alcuni temi centrali della stagione. Vi ricordo che lunedì 5 luglio alle 12.40 riparte la nostra trasmissione con i diari di viaggio degli ascoltatori, Tre Uomini in Barca, che sarà naturalmente anche un blog, al quale potete iscrivervi mandando una mail per dire chi siete, dove pensate di andare quest’estate, da quando a quando, e con chi. In questi giorni ad Alaska mi raggiunge Leonardo “Leolino” Verzaro per varare la Barca come si deve.
Vi ricordo anche che durante i mesi estivi potrete continuare a ricevere qlc aggiornamento da Alaska su Twitter.
Anche la Barca ha il suo twitter.
Nelle ultime dieci settimane è l’argomento che ha tenuto in scacco Alaska, non solo perché è il più grave disastro ambientale nella storia degli Stati Uniti, ma perché è il primo seguito, indagato e sorvegliato da decine di milioni di persone in tutto il mondo attraverso i blog e i social network, che forniscono un’abbondanza di informazioni e fotografie, e a volte riescono a raddrizzare in tempo reale qualcuno dei mille torti che la situazione sta creando. Ogni giorno, da quasi settanta giorni, e ogni giorno di questa estate che verrà, altri 100 mila barili di greggio fuoriescono nel Golfo del Messico, e dal sito dell’incidente alla piattaforma Deepwater Horizon raggiungono le profondità dell’oceano, le coste e le paludi di pesca della Louisiana, dell’Alabama, la foce del Mississippi, le spiagge della Florida, imprigionando e uccidendo pellicani, delfini, granchi, tartarughe e decine di altre specie protette, impedendo ai pescatori di guadagnarsi da vivere, paralizzando l’industria del turismo, e peggiorando la situazione con l’uso di sostanze chimiche per disperdere il petrolio.(prima relazione Epa sulla tossicità del Corexin). Nella speranza che le operazioni di emergenza della BP vadano a buon fine almeno ad agosto, chiudiamo queste settimane di analisi con alcune novità.
Vi avevo parlato dei continui riversamenti di greggio in Nigeria. Adesso da Global Voices arriva una mappa delle peggiori situazioni legate al petrolio in tutto il mondo: Nigeria, Egitto, Singapore, Perù, Venezuela, Stati Uniti, Taiwan (in italiano). Stephen Kinzer di MoJo si chiede se abbia senso boicottare le pompe di benzina negli Stati uniti e racconta la storia antica della BP e il suo ruolo in Iran. Qui sul Post la mappa della traiettoria del primo uragano della stagione, Alex, verso il Golfo del Messico. Sherman e Weber per Huffington Post raccontano la situazione che circonda il suo arrivo negli stati interessati, e così Anderson Cooper della CNN. Secondo alcuni studiosi del disastro della Exxon Valdez del 1989, la natura provvede a cancellare i risultati dei riversamenti di greggio molto meglio di quanto faccia l’uomo. Julia Whitty racconta di un forum di geologi ed esperti di petrolio che discutono del rischio che la perdita nel Golfo non si possa fermare. La BP ha un nuovo soprannome: Beyond Prosecution (al di là della legge): Josh Harkinson su come l’industria petrolifera e la Camera di Commercio della Louisiana abbiano convinto i legislatori dello stato ad andarci piano con la BP. Intanto MacMcClelland ha deciso di andare fino in fondo con la sua indagine su come la polizia e il servizio d’ordine della BP stiano impedendo a giornalisti e comuni cittadini di avvicinarsi ad ogni sito interessato dal disastro e di fare domande, servendosi di quella che sembra diventata una milizia privata in uniforme.
♫ La canzone di oggi era “Whooping crane” di Lyle Lovett
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Tags:accesso giornalisti Golfo del Messico, ambientalisti, BP, Camwra di Commercio Louisiana, Deepwater Horizon, Exxon Valdez, forum di geologi, Golfo del Messico, greggio, huffington post, Josh Harkinson, Julia Whitty, lavori pulitura del greggio, Louisiana, Mac McClelland, MotherJones, petrolio, polizia privata Bp, protezione BP, responsabilità legali BP, Stephen Kinzer, uragano Alex
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martedì, giugno 29th, 2010

Leviamo gli ormeggi 1
Questa è l’ultima settimana di Alaska prima del palinsesto estivo, nella quale ci accingiamo a “salutare” alcuni blog e alcuni temi centrali della stagione. Vi ricordo che lunedì 5 luglio alle 12.40 riparte la nostra trasmissione con i diari di viaggio degli ascoltatori, Tre Uomini in Barca, che sarà naturalmente anche un blog, al quale potete iscrivervi mandando una mail per dire chi siete, dove pensate di andare quest’estate, da quando a quando, e con chi. In questi giorni ad Alaska mi raggiunge Leonardo “Leolino” Verzaro per varare la Barca come si deve.
Vi ricordo anche che durante i mesi estivi potrete continuare a ricevere qlc aggiornamento da Alaska su Twitter.
Anche la Barca ha il suo twitter.
Un aggiornamento sulla questione “caccia alle balene”: il meeting dell’IWC ad Agadir si è concluso con un nulla di fatto, rimandando il voto sulla proposta di regolamentazione della caccia al prossimo anno. Qui il post originale che spiega com’è andata.
Ma veniamo ai post di oggi – come promesso torniamo ad Haiti, scesa di molto nella priorità delle cronache ma ancora attanagliata dagli effetti del terremoto, e dagli interrogativi sul suo futuro. Repeating Islands non l’ha mai persa di vista, e oggi vi traduco una sintesi di alcuni post del grande tumbler caraibico (da riascoltare qui sotto nel podcast).
MADRE fa parte di una coalizione di associazioni che cercano di creare una situazione di giustizia per le donne di Haiti. Dopo il terremoto, la violenza sulle donne è fuori controllo. Lisa Paravisini fa un riassunto della situazione fuori e dentro i campi profughi.
Sempre Lisa si appoggia a un articolo della rivista Time per raccontare il problema di come rimuovere le macerie causate dal terremoto.
Di pochi giorni fa una panoramica sui primi passi per avvicinarsi a nuove elezioni, dopo che il terremoto ha ucciso molti membri dell’amministrazione e distrutto infrastrutture ed uffici governativi.
Di ieri il racconto di Emily Troutman da Port-au-Prince su come le tende dei campi profughi non possano reggere le forti piogge.
♫ La canzone di oggi era “Simbo Dlo” di Ti Coca
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venerdì, giugno 25th, 2010

Si chiude oggi ad Agadir, in Marocco, il meeting annuale della International Whaling Commission sulla caccia alle balene. Facciamo il punto con tre post in ordine cronologico.
Tangenti del Giappone per cacciare le balene, da Il Post.
*
La posizione della Francia secondo l’associazione ambientalista Sea Shepherd (quella del capitano Bethune sotto processo in Giappone) che tenta di portarsi dietro la Comunità Europea per una difesa più rigida delle balene (tradotto qui sotto nel podcast)
*
Caccia regolamentata anziché moratoria? Trattativa in fase di stallo. La proposta della IWC con le varie posizioni raccontata dal Post.
♫ Le musiche di oggi erano “Who is it?” di Bjork e “Timshel” di Mumford & Sons (che a settembre arrivano anche a Milano!)
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:balene, baleniere, caccia alle balene, corruzione, International Whaling Commission, mare, meeting della IWC, oceano, pesca, regolamentazione caccia alle balene, tangenti
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venerdì, giugno 11th, 2010

(Ap via Huffington Post)
Anche quando non è in onda, il blog di Alaska vive su Twitter
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Le notizie sul fronte occidentale non sono buone: in attesa che Obama incontri Tony Hayward della BP martedì prossimo alla Casa Bianca, e mentre anche l’Inghilterra (patria della BP) ha deciso di aprire il portafogli, circolano voci sempre più insistenti sulle dimensioni immense della perdita di petrolio, e a proposito di pellicani da salvare il Post ci racconta del dilemma dei veterinari: gli uccelli avvelenati vanno uccisi?
*
Visto che nessuno vuol dire apertamente cosa ci sta insegnando una volta per tutte il disastro della BP, andiamo a sentire cosa si racconta a un convegno in corso all’università dell’Havana; per il presidente dell’Accademia Cubana delle Scienze, capitalismo e tutela dell’ambiente sono semplicemente inconciliabili. (vi traduco qui sotto nel podcast il post di Orfilio Pealez per Repeating Islands)
*
Nell’ultima parte vi presento il blog di Mama Sudafrica, l’altra metà dei mondiali di calcio su Radio Popolare insieme a Patapalla che vi ho presentato ieri.
♫ Le musiche di oggi erano “Cavallo bianco” di Marco Iacampo e “Creeping coastline of lights” di Mark Lanegan
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:accademia cubana delle scienza, associazioni ambientaliste, avvelenamento animali, BP, capitalismo, dimensioni della perdita di petrolio, eutanasia animali, fauna, ismael clark, Josè martì International Colloquium, mama sudafrica, mondiali di calcio, Obama, Orfilio Pelaez, patapalla, pellicani, petrolio, specie in pericolo, stime perdita di petrolio, Tony Hayward, veterinari, WWF
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mercoledì, giugno 9th, 2010

Anche quando non è in onda, il blog di Alaska vive su Twitter
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(una nube di sabbia si leva dalle barriere, a East Grand Terre Island, in Louisiana – via New York Times)
Abbiamo parlato qualche puntata fa dello spericolato attivista neozelandese di Sea Shepherd Pete Bethune, crociato contro la caccia alle balene, detenuto in Giappone per essere processato per l’assalto a una nave baleniera. La novità è che la stessa Sea Shepherd con un comunicato del 4 giugno prende le distanze da Bethune e lo abbandona al suo destino. Il motivo? Bethune avrebbe violato il divieto di tenere armi a bordo (arco e frecce) e la politica non-violenta dell’associazione. Sea Shepherd dice di voler aiutare Bethune al processo ma che l’attivista non sarà più considerato un membro dell’associazione. Secondo Jason Stewart, che era imbarcato insieme a Bethune sulla Ady Gil, Sea Shepherd aveva sempre saputo delle armi a bordo. Nel frattempo il blog di Sea Shepherd aggiorna sul processo di Bethune con grande calore.
*
In attesa che The Cove arrivi al cinema e in dvd anche in Italia, Il Post ci racconta qualcosa su come Tokyo ha preso questo documentario sui delfini. Offesa all’immagine del paese del Sol Levante. E’ una bella storia, anche perché è bella la storia di Ric O’Barry – addestratore del delfino Flipper e animatore dei parchi acquatici – che un giorno ha cambiato vita.
*
Per quello che riguarda il Golfo del Messico, la situazione continua a evolversi. Mentre Obama dice alla Nbc che se avesse lavorato per lui il direttore della BP Tony Hayward sarebbe già stato licenziato – per via dei suoi infelici commenti all’indomani del disastro (tipo “rivoglio indietro la mia vita”, o – alle obiezioni sull’uso di sostanze chimiche per disperdere il petrolio – “tanto l’oceano è grande”), salta fuori che nella abituale vita del Golfo ci sono perdite fisiologiche di diversi pozzi. MotherJones fa una mappa che cerca di raccontare “chi possiede il Golfo” – agghiacciante - nella quale linka anche un bizzarro quiz su quali nomi di famose band musicali vengono usati per dare i nomi ai pozzi. Kurt Cobain non sarebbe tanto contento di sapere che uno si chiama Nirvana. Stanotte è arrivata una comunicazione di tronfio ottimismo della BP che dice che “in breve tempo” la perdita sarà ridotta a “poco più di un rivolo”. Quando? Be’, “non domani, non la prossima settimana”. Intanto giovedì si vota al Senato americano per la riduzione dei gas serra, non si sa come andrà. Obama minaccia di usare il suo diritto di veto per respingere il voto contrario dei Repubblicani, ma nel frattempo ha riaperto le trivellazioni esplorative in acque basse. Kate Sheppard racconta che ieri un gruppo di senatori democratici ha introdotto una proposta per conferire alla commissione d’inchiesta sul disastro BP il potere di emettere mandati di comparizione alle parti da interrogare.
Intanto le “piume” di petrolio sono state avvistate fino a 150 miglia dal luogo della perdita (col terrore di quello che accadrà quando arrivano gli uragani) e i veterinari stanno lavorando – pellicano per pellicano, tartaruga per tartaruga – per pulire quanti più animali possibile. Le associazioni mediche e ornitologiche chiedono a tutti di dare un contributo economico attraverso le donazioni. Il lavoro è lento, faticoso, a volte frustrante. Bisogna lavare la bocca di ogni tartaruga (qui la storia della tartaruga Kurt), pulire, scaldare e reidratare ogni volatile, fare shampoo a bestiole spaventate. Con la consapevolezza che il salvataggio di un singolo esemplare può fare la differenza per le specie più a rischio. Il dottor Nelson, veterinario, blogger e autore di un libro che racconta la sua esperienza, ha postato due giorni fa per ringraziare tutti i suoi colleghi che stanno lavorando sulle spiagge.
♫ Le musiche di oggi erano “Paralyzed” dei Crash Test Dummies e “Whooping crane” di Lyle Lovett
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giovedì, febbraio 11th, 2010

Grazie a tutti quelli che mi hanno scritto per dirmi che l’avvistamento del pettirosso è tipicamente invernale! Ero stata mal consigliata da un collega di cui non farò il nome, non riesco a rispondere a tutti ma vi ringrazio perché ho imparato molto! Il mio desiderio di primavera non potrebbe essere più deluso, visto anche il tempo di oggi… Comunque il pettirosso era bellissimo! (potete anche vedere la canzoncina inglese sul pettirosso postata da un ascoltatore nei commenti al post di ieri)
Ma veniamo alla puntata di oggi, dedicata alle osservazioni sul nostro mondo di questi giorni che traggo dai blog di tre scrittrici di tre nazionalità diverse: Margaret Atwood, Jeanette Winterson e AM Homes.
Margaret Atwood (vi ho parlato di lei qui e qui) scrive di ritorno dal Forum Economico Mondiale che si è svolto a Davos a fine gennaio. Ambientalista instancabile, è rientrata in Canada dalla Svizzera, e sempre col suo caratteristico senso dell’umorismo racconta quello che ha trovato laggiù, con lo sguardo della turista. Racconta delle persone che ha incontrato, del ruolo delle donne a Davos, e della strana posizione del Canada, lodato per il suo cammino verso un’economia verde ma debole nelle trattative di Copenaghen e completamente assente dal dibattito a Davos. (la traduzione del suo post nel podcast qui sotto)
*
La scrittrice inglese Jeanette Winterson, autrice di Non ci sono solo le arance e Gli dei di pietra, scrive ogni mese un post sul suo sito che fa il punto sulla sua situazione nella scrittura, nelle uscite in libreria che la riguardano e in quelle dei suoi amici, nelle sue relazioni personali e nelle sue letture, soprattutto di poesia. La sua pagina di febbraio si apre con le sue impressioni sull’udienza di Tony Blair davanti alla Commissione sulla guerra in Iraq di qualche giorno fa – ne avevamo parlato ad Alaska qui. (La traduzione del suo post nel podcast qui sotto)
*
AM Homes, autrice di La figlia dell’altra, In un paese di madri, La fine di Alice e Questo libro ti salverà la vita, posta sul New Yorker la sua reazione alla morte di JD Salinger , forse un padre migliore per lei dei genitori, veri e adottivi, di cui racconta nei suoi libri. Possiamo perfino ipotizzare che proprio in omaggio a JD Salinger anche lei abbia scelto di firmarsi con le iniziali del suo nome di battesimo. Nel post racconta dell’imprinting ricevuto dalla lettura di Salinger da bambina negli anni Settanta, della sua ossessione di scrivere lettere a personaggi famosi nella pre-adolescenza, e della commedia che scrisse a diciannove anni con Holden Caulfield e Salinger come protagonisti, e che lo scrittore fece bloccare attraverso la sua agente (la traduzione qui sotto nel podcast)
Le musiche di oggi erano “Winter winds” di Mumford & Sons e “In the end” di Charlotte Gainsbourg
Ecco la puntata di oggi:
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