Archive for the ‘democrazia’ Category

cervello collettivo

lunedì, aprile 29th, 2013

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(nella foto, Emily Bell)

Ben ritrovati, oggi una rapida occhiata riassuntiva ai lavori del festival de Giornalismo di Perugia che si sono conclusi ieri, in attesa di vedere qualcuno degli interventi clou più da vicino. Di nuovo appuntamento internazionale di frontiera su informazione, nuovi sistemi organizzativi, rapporto con i social e con “quello” – come dice Emily Bell – “che un tempo era noto come il pubblico”, sopravvivenza e finanziamento, metodi di misurazione del feedback, specializzazione, programmazione, ci ha lasciato pieni di idee e di strumenti, e di materiali da studiare. Attraversato dalla forte consapevolezza del delicato momento politico italiano, il festival di Perugia si è fatto ancora una volta laboratorio sull’informazione che contribuisce a formare le scelte civiche dei cittadini.

La canzone di oggi era “Beginning of a great adventure” di Lou Reed

Ecco la puntata di oggi:

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minacce

giovedì, aprile 4th, 2013

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Da domenica scorsa, dopo una notizia dell’agenzia di stampa statale SPA, si parla dell’ipotesi di chiudere o limitare in Arabia Saudita l’utilizzo di chiamate, messaggistica e chat su Skype, Whatsapp e Viber – cerniera social con l’occidente e ganglio vitale della comunicazione interna, e intensa via di scambio interna sulle riforme che i sauditi chiedono da due anni. L’Arabia Saudita appare completamente raggomitolata in una matassa che non si può sbrogliare, con decine di milioni di donne che crescono istruite nelle migliori università occidentali e poi a casa non possono lavorare né vivere in autonomia; un principe che per fare affari si compra un pezzo di Twitter ma poi il Gran Mufti può dare dei “clown e bugiardi” ai sudditi che lo usano; e, infine, minacce di censura “alla cinese” alle aziende che non si attengono alla legge saudita mentre il mondo arabo è quello dove il mercato delle comunicazioni tecnologiche è quello che sta crescendo più in fretta, e all’interno di quel mercato il paese che cresce di più è proprio l’Arabia Saudita. Oggi da Cnet vediamo le possibili ragioni per cui l’Arabia Saudita potrebbe costringere i fornitori delle app più popolari del mondo ad adeguarsi alle normative del paese, peraltro non chiare e secondo alcuni, perfino inesistenti.

La canzone di oggi era “Postcards from Italy” di Beirut

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l’eroe involontario

martedì, marzo 26th, 2013

 

Cairo, qualche giorno fa; in una sorta di vendetta per le violenze dei Fratelli Musulmani lo scorso dicembre al Palazzo Presidenziale (e sulla scorta degli attacchi di queste settimane a diverse sedi dei Fratelli Musulmani nel paese), alcune migliaia di civili prendono di mira il quartier generale dei FM a Moqattam. Questa volta le televisioni non ci sono, anche se abbiamo ampie documentazioni video e fotografiche (qui il servizio fotografico di Jonathan Rashad). Da entrambe le parti aggressioni fisiche e una guerriglia con tanto di “prigionieri” della parte opposta. Ma quello che sconvolge gli attivisti della rivoluzione, i giornalisti e i testimoni oculari è la crudezza del comportamento degli oppositori dei Fratelli: botte, ferite da coltello, spunta qualche pistola, si dice di un colpo sparato a sangue freddo su un civile. E’ l’ennesimo episodio della disgregazione seguita alle decisioni autoritarie del governo Morsi, e al controllo che i Fratelli Musulmani cercano di esercitare sulla Costituzione, la gestione della piazza e la libertà di stampa. Il pezzo più dettagliato e impressionante sugli scontri al Moqattam lo ha scritto Evan Hill, potete leggerlo qui. Gli avvocati dei Fratelli Musulmani fanno partire 169 denunce a senso unico. Il Procuratore Generale le accoglie tutte, ed emette cinque mandati di arresto e 23 mandati di comparizione. Fra questi ultimi ci sono anche i due ex candidati alle presidenziali Khaled Ali e Bouthaina Kamel. Fra i 5 mandati di arresto per “istigazione alla violenza” c’è anche uno dei giovani leader politici della rivoluzione, il blogger Alaa Abdel Fattah, già incarcerato due volte e liberato grazie a forti campagne internazionali, che parla subito ieri su due televisioni egiziane. Al contrario di un altro compagno, che non riconoscerà l’autorità del tribunale, Alaa annuncia su Facebook (sua zia, la scrittrice Ahdaf Soueif, ha tradotto la sua dichiarazione in inglese) che si consegnerà spontaneamente all’Alta Corte, per non permettere alla polizia di invadere la casa di sua moglie e di suo figlio, e perché non darà alle autorità “alcun pretesto per trasformarmi in un fuggitivo”. Stamattina ha mantenuto la parola, e alle 12 ora italiana le porte dell’Alta Corte si sono chiuse dietro di lui. La nostra Laura Cappon ci racconta in diretta dal tribunale.

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disperare è tradire

martedì, marzo 12th, 2013

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(Tahrir in una cartolina del 2009, via Hidden Cities)

Egitto: crisi economica spaventosa, incertezza politica, il governo Morsi, le parlamentari in bilico, la violenza nelle strade e una terribile frustrazione di chi si batte da più di due anni per la riforma profonda dello stato. Uno degli slogan di piazza al Cairo nelle ultime settimane è stato “disperare è tradire”. El Foulio parte da lì per un post in cui si interroga su cosa significa e che forza può dare.

La canzone di oggi era “Alf Leila” di Oumm Khaltoum

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il dilemma della struttura

giovedì, marzo 7th, 2013

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Ieri avete sentito accostati tre punti di vista attenti sulla complicata relazione fra il Movimento 5 Stelle e i media, e sul falso mito della “modernità” di questo movimento in fatto di strumenti e comunicazione sul web. Vi dicevo anche di come mutuare parole d’ordine dai movimenti internazionali degli ultimi due anni (es: acampadas, Occupy) non corrisponda di per sé a soluzioni simili a livello di consultazione, elaborazione e auto-organizzazione, tanto più di fronte all’enorme sorpresa di ritrovarsi dopo il voto al 25%, non più agitatori esterni e commentatori per contrapposizione ma scagliati invece con una grossa rappresentanza nelle istituzioni formali. Ieri sera Pietro Salvatori ha scoperto che di questo problema di funzionalità si è accorto anche qualcuno all’interno dei Cinque Stelle, e ha pubblicato il suo racconto sull’Huffington Post. Potete leggerlo qui e poi ascoltare cosa ci ha detto oggi in diretta.

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problemi di comunicazione

mercoledì, marzo 6th, 2013

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La contrapposizione pura fra “noi e “voi” del linguaggio dei grillini rispetto ai giornalisti sta completamente intasando il tentativo della stampa di capire elettori ed eletti del Movimento 5 stelle. E dove i M5S mutuano parole d’ordine dai movimenti internazionali, nell’utilizzo che ne fanno essi sembrano soltanto ingredienti di una retorica di sapore futurista. Intanto, i giornalisti cadono nella trappola ritrovandosi ad inseguire l’uomo mascherato su spiagge toscane. Luca Sofri, direttore del Post, ha scritto in questi giorni sul suo blog sui punti deboli della categoria che Grillo riesce a colpire, mentre Pietro Salvatori, giornalista politico, parte da lì per scrivere sul suo blog di che cosa si interrompe nella “traduzione” fra grillini e stampa, e oggi Serena Danna scrive per Corriere.it di quanto sia poco moderno e interattivo – in realtà – l’utilizzo che il grillismo fa della rete.

La canzone di oggi era “King of anything” di Sarah Bareilles

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la strada o il parlamento?

lunedì, marzo 4th, 2013

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(Alaa Abdel Fattah intervistato da Laura Cappon a Talaat Harb venerdì scorso – FOTO Cliff Cheney @ cliffcheney.com)

A metà aprile cominciano i turni di voto per le parlamentari egiziane – che riporteranno un parlamento eletto ad affiancare la presidenza eletta di Morsi – ma i partiti più importanti dell’opposizione stanno annunciando che boicotteranno le elezioni. Intanto Port Said, dopo le stragi seguite al verdetto sul massacro dello stadio avvenuto un anno fa, è in autogestione da due settimane. A Mansoura nelle manifestazioni è stato ucciso giovedì un uomo di 35 anni. Per protesta venerdì è stata indetta una manifestazione a Talaat Harb al Cairo. La nostra Laura Cappon ci è andata e ha incontrato per noi una delle menti più lucide della rivoluzione, Alaa Abdel Fattah, al quale ha chiesto cosa pensa dell’ipotesi di rinunciare a misurarsi alle urne, se si resterà nella piazza per sempre, e come vede il complesso rapporto dell’esercito col governo dei Fratelli Musulmani.

La canzone di oggi era “Mraya” di Abdel Ali Slimani

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soldato Bradley Manning

venerdì, marzo 1st, 2013

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Comincia oggi il vero processo militare per Bradley Manning, dopo le udienze preliminari, ma soprattutto dopo 17 mesi di carcere già scontati. Manning è sotto accusa per essere stato la “talpa” che ha fornito la chiave dei dispacci diplomatici divulgati da Wikileaks, ed è l’unico incarcerato del caso legale più ampio che riguarda la diffusione dei “cables” per iniziativa di Julian Assange, in seguito concordata anche con i grandi quotidiani internazionali, fra i quali il Guardian. Glenn Greenwald posta proprio per il Guardian sul processo, dalla parte di Manning.

La canzone di oggi era “Wrecking ball” di Bruce Springsteen

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cosa si capiva (e non) dalla rete

mercoledì, febbraio 27th, 2013

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Siamo al giorno dopo, Radio Popolare è stata in diretta con i risultati per voi per 72 ore. Molto ci sarebbe da dire su cosa della rete ritroveremo travasato in Parlamento. Intanto Vincenzo Cosenza (@vincos) e BlogMeter hanno fatto uno studio dei flussi sui social.

La canzone di oggi era “Non si esce vivi dagli anni Ottanta” degli Afterhours

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la nuova informazione cambia il potere?

martedì, febbraio 19th, 2013

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In questi ultimi due anni abbiamo sentito tanti pareri qui sull’influsso che la condivisione (delle notizie, della conoscenza e delle organizzazioni) sta avendo sulla fisionomia del potere. Dagli entusiasmi per l’ondata dei citizen journalist, per la possibilità di accedere alla comunicazione per chi non ne aveva mai avuta, e per i nuovi strumenti di auto-organizzazione, verifica e partecipazione, fino al cinismo di chi pensa che gli stessi strumenti possano essere usati dal potere stesso con efficacia uguale e contraria, la discussione è ampia e costellata di spunti, dati e punti di vista diversi. Joseph S. Nye, professore alla Kennedy School di Harvard e autore di “Smart power”, in tutti i suoi libri indaga la natura del potere, prima di tutto quello americano, e sulle sue trasformazioni. In un post per il blog del World Economic Forum si concentra su quella che chiama la “rivoluzione della nuova informazione” e su come questa possa “cambiare il potere”, e ne scrive sul blog del World Economic Forum.

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