Archive for the ‘democrazia’ Category

ritorno a casa

venerdì, febbraio 15th, 2013

Mideast Bahrain
(Sitra, 13 febbraio, AP Photo/Hasan Jamali via questa gallery de Il Post)

Maryam Alkhawaja, portavoce del centro per i diritti umani del Bahrain e figlia di uno dei leader della protesta incarcerati, Abdelhadi Alkhawaja, è riuscita a tornare nel suo paese dopo da due anni da esule. Ieri, dagli Stati Uniti, mi ha raccontato cosa ha trovato, a cominciare dalla visita in carcere a suo padre.

La canzone di oggi era “Dust and water” di Anthony & the Johnsons

Ecco la puntata di oggi:

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catena di morte

lunedì, gennaio 28th, 2013

rawyaportsaid

(lo specchio nella stanza della giornalista Rawya Rageh a Port Said, colpito da un proiettile entrato dalla finestra durante gli scontri di ieri mentre venivano attaccati i funerali degli uccisi di sabato)

Oggi cade l’anniversario della prima strage della rivoluzione egiziana del 2011. Ma fra l’anniversario dell’inizio della rivoluzione venerdì scorso e oggi, la situazione in Egitto è precipitata in una delle crisi più gravi del suo lungo percorso verso la democrazia.  Dopo alcuni scontri fra manifestanti e polizia al Cairo, Alessandria, Suez e Port Said venerdì 25, sabato si attendeva il primo verdetto dei due verdetti per la strage allo stadio di Port Said del 1° febbraio 2012, quando la polizia tolse le barriere fra tifosi, e gli ultrà del Masri, la squadra di casa, aggredirono quelli ospiti dell’Ahly (Cairo), noti per il loro impegno in prima linea nella rivoluzione, provocando 74 morti. Gli imputati per quei fatti sono quasi un centinaio, compresi pochi agenti di polizia,  il campionato è rimasto sospeso per un anno, e il secondo verdetto è previsto per il 9 marzo. Sabato, dunque, la sentenza: 21 condanne a morte (la pena di morte non è mai stata riformata). I parenti degli imputati hanno assaltato il carcere, un poliziotto è rimasto ucciso, la polizia ha sparato sulla folla, provocando altre decine di morti. Fra la gente i giornalisti hanno avvistato anche uomini armati in borghese. Intanto al Cairo proseguivano gli scontri nelle vie intorno alle ambasciate e sulla Corniche dei grandi alberghi di downtown, all’imbocco dei ponti 6 ottobre e Qasr el Nil. Domenica, le molte migliaia di persone che a Port Said stavano sfilando per i funerali degli uccisi del giorno prima sono state colpite da lanci di gas e da proiettili sparati dall’interno di un club dell’esercito. Di nuovo, civili armati sono spuntati dalla folla, rispondendo al fuoco. Bruciati il club dell’esercito e quello adiacente della polizia, alla fine della giornata restavano altri 7 morti e centinaia di feriti. Per i racconti dei reporter e degli attivisti sul campo a Port Said e al Cairo potete recuperare la timeline di Alaska su Twitter.

Ieri sera, il presidente Morsi ha proclamato lo stato di emergenza nelle tre città del canale – Suez, Ismailia e Port Said appunto, reintroducendo la legge di emergenza (con potere di arresto per i militari) che era rimasta in vigore per decenni sotto Mubarak e per tutta la durata del regime militare dopo la rivoluzione, fino a pochi mesi fa. Subito dopo il discorso di Morsi alla tv di stato, la più acuta osservatrice delle limitazioni ai diritti civili provocate dalla legge di emergenza è stata Heba Morayef, direttrice di Human Rights Watch in Egitto. La nostra corrispondente dal Cairo, Laura Cappon, l’ha intervistata in questi giorni per noi.

La canzone di oggi era “Be still” di The Fray

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è impossibile andare a dormire

venerdì, gennaio 25th, 2013

salmaeldaly

Oggi è il secondo anniversario del #Jan25, giorno d’inizio della rivoluzione egiziana. Seguiremo su Twitter la giornata di manifestazioni dell’opposizione. Intanto la nostra corrispondente dal Cairo Laura Cappon ha intervistato Bassem Sabry – giornalista, blogger, e da poco consigliere strategico della coalizione di opposizione laica. Bassem ci racconta quali sono gli snodi cruciali della battaglia col governo di impronta islamica, i punti deboli della costituzione, e la sua esperienza sulla rete dal Cairo.

La canzone di oggi era “Silver & gold” di Joe Strummer

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I’m being arrested

giovedì, gennaio 24th, 2013

noor protest

(la polizia in borghese arresta Noor Noor a Talaat Harb)

Mancano 24 ore al #Jan25, secondo anniversario della rivoluzione egiziana. Prima i Fratelli Musulmani e oggi anche i Salafiti hanno annunciato che non parteciperanno alle celebrazioni di piazza, che diventeranno così una manifestazione dell’opposizione al governo Morsi. Domani ascolteremo l’intervista della nostra Laura Cappon con il giornalista e analista Bassem Sabry, che ci aiuterà a fare un quadro della complessa situazione politica egiziana a tre mesi dal voto per il prossimo Parlamento. Nella puntata di lunedì, invece (anniversario del massacro del #Jan28), sempre Laura intervisterà per noi la direttrice egiziana di Human Rights Watch, Heba Morayef, che analizza per noi le carenze in materia di diritti umani della nuova contestata costituzione, la situazione nelle carceri e la questione dei processi militari ancora in sospeso. Domani naturalmente seguiremo la giornata egiziana momento per momento su Twitter (@alaskaRP). Oggi Rawya Rageh, giornalista di Al Jazeera English molto vicina alla rivoluzione, racconta delle app sviluppate dagli attivisti per gli attivisti – da utilizzare, come Byt’ebed ‘alia (“mi stanno arrestando”) in caso di arresto, su reti protette e con software liberi – intervistando due protagonisti della rete rivoluzionaria come Noor Noor e Ramy Raoof.

La canzone di oggi era “Gioia e rivoluzione” nella versione degli Afterhours

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trenta

mercoledì, gennaio 16th, 2013

409735-saudi-women

(foto AFP)

Cinque giorni fa l’annuncio che il re dell’Arabia Saudita ha eletto per decreto trenta donne nel consiglio consultivo della Shura, che fino a questo momento era composto solo da uomini. E’ uno dei piccoli passi che la famiglia reale saudita è costretta a fare pena la propria estinzione, con decine di migliaia di donne laureate nelle migliori università e di professioniste di alto livello non in grado di svolgere il loro lavoro né di condurre una vita indipendente senza i loro guardiani – piccoli passi da tempo previsti dagli osservatori della vita sociale saudita che misurano il polso delle forti richieste di riforme sociali rafforzatesi dopo l’inizio della primavera araba – e rese famose, per esempio, da campagne come Women2drive. Qui la notizia AFP da Riyadh, qui il primo dei post di Ahmed Omran – che conoscete su Twitter come @ahmed, ex stagista a NPR accanto a Andy Carvin e fra i più importanti curatori dei video in arrivo dalla Siria, giovane ma blogger di vecchia data, che dopo Saudi Jeans ha aperto un blog di commento della politica interna saudita che si chiama Riyadh Bureau. Qui anche il suo post sulle proteste dei religiosi contro la decisione del re, e qui il punto di vista di Badrai al-Bishr per Al Arabiya.

La canzone di oggi era “Helpless” di k.d.lang

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fra i saggi c’era un bambino

lunedì, gennaio 14th, 2013

aaronasababylessig

(Aaron da piccolo con Larry Lessig)

Aaron Swartz si è impiccato, a 26 anni. Il più giovane fra i grandi saggi della rete, come lo ha descritto in queste ore il padre di Internet Tim Berners-Lee, si è tolto la vita dopo mille invenzioni straordinarie per la condivisione in rete, una lunga lotta con la depressione, e una prosecuzione legale piuttosto accanita nei suoi confronti per aver consentito l’accesso a documenti di ricerca riservati dell’MIT, per i quali rischiava un’ammenda milionaria e molti anni di carcere. La rete, stavolta è il caso dirlo, è in lutto, dal grande padre di Creative Commons, Lessig, che è stato anche uno dei primi mentori di Aaron quando non era nemmeno adolescente, alle migliaia di utenti che lo stanno omaggiando di lettere e racconti personali sui vari tumblr creati a questo scopo.

Qui la notizia su Mashable.
Qui la straordinaria testimonianza di Cory Doctorow per BoingBoing (che vi traduco qui sotto nel podcast)
Qui un vecchio post di Aaron, “se venissi investito da un camion”.
Qui Spundge con una raccolta degli articoli e delle testimonianze uscite in queste ore. Qui il tributo con i messaggi personali per Aaron. qui la PDFProtest in solidarietà con Aaaron dai ricercatori universitari.

In Italia un po’ di polemiche sul trattamento superficiale della notizia su Aaaron, ma intanto qui La Stampa e qui Francesco Marinelli per Il Post.

Qui Matthew Yglesias per Slate, qui John Schwartz del New York Times, qui Salon.

Qui il GuardianTech sulle dichiarazioni di accusa della famiglia di Aaron al procuratore che lo stava indagando e all’MIT. Qui Slashdot con un breve parere sulla questione legale, e anche Blankslate sulla stessa questione. Importantissimo il post di Alex Stamos, esperto per la difesa nel caso legale di Aaron.

Qui David Weinberger, del Berkman Center for Internet and Society dell’università di Harvard, su come Aaron Swartz fosse un costruttore, non un hacker, dove ricorda tutto quello che ha fatto. Qui Jeff Jarvis che racconta cosa gli ha fatto capire Aaron sul vero valore dei contenuti. (ve ne traduco alcuni frammenti). Qui Lessig contro la prosecuzione legale nei confronti di Aaaron.

Qui Aaron, “come ottenere un lavoro come il mio”.

La canzone di oggi era “For today I am a boy” di Anthony & the Johnsons.

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cartoline dal 2012

venerdì, dicembre 28th, 2012

ganobitahrirnov12
(Tahrir il 27 novembre, via #ganobi)

Questa è l’ultima puntata di Alaska per il 2012, e ieri ho preparato per voi una cronologia di tweet-cartoline su Storify, con alcuni dei miei tweet e momenti e fotografie preferiti dell’anno – molto parziali, molto soggettivi, ma spero vi ricordino alcuni dei momenti che abbiamo passato insieme qui e su Twitter. Ripercorriamo l’anno rapidamente insieme, e potete trovarlo qui. Ci risentiamo dal 7 gennaio!

La canzone di oggi era “Shackled and drawn” di Bruce Springsteen

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immagina…

venerdì, dicembre 14th, 2012

prespalace
(gli egiziani al Palazzo Presidenziale, dall’altra parte i blindati della Guardia/foto AMAY)

Oggi in Egitto l’ultimo tentativo dell’opposizione di fermare a colpi di proteste il referendum di domani sulla Costituzione. Per la prima volta il Carter Center ha rifiutato di effettuare il monitoraggio del voto. Mahmoud Salem (blogger, giovane rivoluzionario e candidato alle parlamentari) ha scritto per il Daily News Egypt un racconto delle vicende più surreali degli ultimi giorni, intitolato “Imagine”.

La canzone di oggi era “For today I am a boy” di Anthony & the Johnsons)

Ecco la puntata di oggi:

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a colpi di millioneya

martedì, dicembre 11th, 2012


(L’alba, al sit-in al palazzo presidenziale al Cairo)

Morsi ritira il controverso decreto con cui si attribuiva poteri extra-giudiziali, la rivolta dei giudici si è placata, ma intanto quel che voleva l’ha ottenuto: l’accelerazione della bozza di Costituzione e il referendum di corsa il 15 dicembre, per di più tutelato da una temporanea attribuzione all’esercito di potere di arresto sui civili. Oggi in Egitto nuove manifestazioni di protesta, nel tentativo di fermare o rimandare il referendum che dovrebbe svolgersi fra 4 giorni (gli egiziani all’estero votano domani) e riaprire una costituente, ma contemporaneamente ai Fratelli Musulmani e la partito salafita Nour che invece manifesteranno in sostegno del presidente e del sì al referendum. Intanto, il leader-ombra dell’opposizione laica, Mohamed El Baradei, è stato ospite ieri del programma di Christiane Amanpour sulla Cnn, dove ha ammesso che il Fronte di Salvezza Nazionale non ha ancora deciso cosa fare se il referendum si svolgerà regolarmente: il boicottaggio non cambierebbe nulla (non è previsto quorum, basta la maggioranza di sì fra i votanti effettivi) e per il no non c’è abbastanza tempo. Gli osservatori occidentali tendono a dividersi fra chi commenta che gli egiziani dovrebbero accontentarsi della cornice fragile di questa costituzione per poi riempirla con leggi implementate dal parlamento – qui Foreign Affairs, e chi invoca una nuova costituente e un referendum più avanti – qui Koert Debeuf, ex consigliere del primo ministro belga, che scrive dal Cairo; qui invece un riassunto di opinioni sul Guardian, dopo essere stato criticatissimo per un editoriale di due giorni fa che andava in direzione opposta rispetto ai reportage dei suoi due inviati al Cairo.

La canzone di oggi era “La mia rivoluzione” di Marco Parente

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face-off

giovedì, dicembre 6th, 2012


(la mappa degli ospedali da campo organizzati nell’area del palazzo presidenziale, riforniti da @TahrirSupplies, postata da Heba Shalaby)

Cairo, dopo le massicce proteste pacifiche contro il decreto costituzionale di Morsi di martedì e venerdì scorso a Tahrir, e di questo martedì al palazzo presidenziale, la notte scorsa è stata terribile, con scontri a colpi di pietre, molotov, pallini d’acciao e gas lacrimogeni fra civili (pro e anti Morsi) dopo un attacco al piccolo sit-in fuori dal palazzo. Bilancio 6 morti (fra cui un giornalista) e quasi 500 feriti, 92 arresti, due sedi dei Fratelli Musulmani in altre città date alle fiamme, le dimissioni di gran parte dei consiglieri presidenziali, le dimissioni del capo della commissione appena nominato da Morsi per supervisionare il referendum sulla costituzione del 15 dicembre, le dimissioni del direttore della tv di stato, che lamenta “pressioni indebite del governo”, e la defezione sul referendum di 204 diplomatici egiziani all’estero. E soprattutto, la frattura netta tra Fratelli Musulmani e rivoluzionari laici che era stata accuratamente evitata mille volte dal 25 gennaio del 2011 in poi, da Tahrir fino al tacito compromesso per il voto a Morsi nel ballottaggio delle presidenziali. In drammatica difficoltà, il presidente Morsi ha annunciato con grande ritardo un discorso per la giornata di oggi, e si attende di capire se accoglierà almeno una parte delle richieste delle opposizione, creando un tavolo di discussione sul decreto costituzionale e sugli articoli più controversi della bozza di costituzione approvata l’altro giorno in fretta e furia.
La serata e la notte dei tweep in rete è stata molto caotica: gli scontri avvenivano nelle quattro vie intorno al palazzo presidenziale, per cinque ore nella completa assenza della polizia, distinguere le due fazioni al buio era complicato, ciascuna parte rivendicava di non essere armata e i reporter internazionali hanno invece riferito che lo erano entrambe, la rete a Heliopolis andava e veniva, le fotografie erano sgranate e poco riconoscibili, la propaganda e la paranoia altissima da entrambe le parti. Zeinobia oggi posta una ricostruzione di tutto quello che ha trovato sugli scontri, i feriti, i nomi e i cognomi, le armi impiegate. Mentre arrivavano le notizie sui morti negli scontri, nella conferenza stampa del Fronte laico di Salvezza Nazionale, incarnato dal troppo a lungo riluttante El Baradei (in lacrime), dal socialista nasseriano Hamdeen Sabahi (vincitore del primo turno delle presidenziali al Cairo) e da Amr Moussa (quasi a rappresentare i laici della parte opposta, quella dei compromessi col vecchio regime) si usavano toni durissimi di accusa per il presidente e si avanzavano richieste molto nette: via il decreto costituzionale con i poteri speciali a Morsi, ridiscussione della bozza di costituzione, rimandare il referendum del 15 dicembre finché non si trova un accordo.

Dal Cairo potete seguire la nostra Laura Cappon negli spazi informativi di Radio Popolare, e nella timeline di Alaska su Twitter tutti gli aggiornamenti.

La canzone di oggi era “Wait it out” di Imogen Heap

Ecco la puntata di oggi:

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