Archive for the ‘taccuini di viaggio’ Category

taccuino siriano

mercoledì, giugno 13th, 2012

I taccuini da Homs dello scrittore franco-americano Jonathan Littell, entrato in Siria clandestinamente – che già vi citavo mentre uscivano in tempo reale tra gennaio e febbraio su le Monde e il New Yorker e poi su Repubblica – sono diventati un e-book anche in italiano (Einaudi). Oggi ve ne presento alcune parti.

Ecco la puntata di oggi:

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diario libico

mercoledì, febbraio 22nd, 2012

Mentre la Libia del dopo-Gheddafi è tormentata dal fallito disarmo delle milizie e dal distacco percepito fra la popolazione e l’NTC, centinaia di migliaia di persone attendono la ricostruzione dei luoghi più martoriati, come Misurata, i bambini sono tornati a scuola, le donne lottano per una rappresentanza forte nel paese di domani, i collegamenti internazionali con l’aeroporto di Tripoli sono ripresi quasi completamente. In occasione dell’anniversario del 17 febbraio, Andy Carvin di NPR è oggi per l’ultimo giorno in visita nei luoghi che aveva seguito per tutto l’anno grazie allo smistamento dei messaggi degli attivisti. Oltre a twittare da Benghazi, Tripoli e Misurata (quando trova una connessione) postando anche qualche file audio, Carvin sta postando una serie di piccoli frammenti di diario della sua esperienza per il blog di NPR, Two-Way, e oggi ve ne propongo qualche estratto. Il suo è uno sguardo americano, individuale, quasi intimo. Qui racconta l’avvio del viaggio, qui il nuovo approccio al suo passaporto all’immigrazione in aeroporto, qui i festeggiamenti a Benghazi, qui la visita al tribunale di Benghazi, qui il dilemma sulle modalità di festeggiamento, qui la parata di automobili a Benghazi, qui la sua visita sulla tomba del citizen journalist Mo Nabbous, ucciso a Benghazi due giorni prima dell’intervento internazionale, qui il suo colloquio con Danny Vampire, giovane rivoluzionario deluso.

♫ La canzone di oggi era “Foot in the door” di Fink

Ecco la puntata di oggi:

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buttarsi via

mercoledì, dicembre 1st, 2010

(Simo Capecchi, Napoli, 28 nov 2010)

La questione dei cumuli di spazzatura a Napoli è un’altra di quelle cose da osservare facendosi mille domande, dalle risposte non tutte scontate. Radio Popolare affronta la questione con esperti, interviste, inchieste sul posto, ma nel mondo di Alaska mancava uno sguardo soggettivo, che osserva con attenzione e si sottopone alle reazioni di chi nelle strade della spazzatura ci vive. L’ho trovato (e non mi stupisce) nel blog della nostra taccuinista di viaggi Simo Capecchi, che riporta dalla sua spedizione in questi giorni a disegnare i mucchi di pattume. Abitante di Napoli e non napoletana, pur armata di un taccuino e di una matita lenta che non hanno lo stesso potere voyeuristico della macchina fotografica, Simo si è confrontata con gli interrogativi e le emozioni contrastanti che la spazzatura genera nelle strade della sua città, e non certo in quelle di tutti i quartieri. Lo racconta qui, con i bellissimi disegni (molto più efficaci di tante fotografie) suoi, di suo figlio e di Caroline Peyron, e ci propone anche un link con un post di pochi giorni fa del maestro elementare Marco Rossi-Doria, napoletano impegnato anche come maestro di strada, che ricapitola attraverso una serie di link gli elementi di conoscenza e gli appelli del passato.  Oggi ci siamo collegati in diretta con Simo a Napoli per un altro dei suoi racconti – non facili e per questo più preziosi (potete sentirla qui sotto nel podcast). Presto torneremo a farlo se andrà in porto la sua spedizione per disegnare a Terzigno.

Ieri vi avvisavo in tempo reale di un breve titolo della BBC che annunciava un’indagine anti-trust nei confronti di Google (per abuso di posizione dominante sul mercato) avviato dalla commissione europea. Oggi approfondiamo con i pochi materiali a disposizione finora online, BBC qui e New York Times qui, in attesa di capire se questa indagine avrà ripercussioni sull’antitrust americano.

♫ La canzone di oggi era “A voice in the dark” di Elvis Costello

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terremoto disegnato

mercoledì, ottobre 13th, 2010

Le notizie da Haiti non sono buone per niente; le condizioni nei campi profughi non fanno che peggiorare col tempo, si svela gradualmente la terribile concomitanza di eventi geologici che ha portato al terremoto dello scorso gennaio, si cerca un modo per tutelare le donne dalla violenza casuale che si consuma nei campi, e il quadro politico che vi abbiamo raccontato nei mesi scorsi è ancora molto incerto. Intanto Lisa Paravisini, che è stata a Port-au-Prince durante l’estate, ha deciso di raccontare della forte impressione che le hanno fatto i graffiti dell’artista locale Jerry Rosembert. Posta alcune fotografie dei suoi lavori sui muri della città, e racconta la storia di come sono nati riportando un racconto di Poota Bhatia che ha conosciuto Jerry prima del terremoto.  Qui sotto nel podcast vi traduco il suo pezzo.

Intanto, anche nel post-terremoto di casa nostra il disegno può raccontarci qualcosa. Simo Capecchi, vecchia conoscenza di Alaska e madrina dei taccuini di viaggio in Italia, posta sulla trasferta di disegno finalmente avvenuta il 10 ottobre all’Aquila. Il viaggio era stato rimandato poche settimane fa a causa delle nuove scosse di terremoto, e ora vi hanno partecipato 50 taccuinisti. Simo posta il suo racconto e alcune illustrazioni sul suo blog, e troviamo anche una ripresa sul blog collettivo dei taccuini, Urban Sketchers. Ci siamo collegati in diretta con lei per farci raccontare le sue impressioni di questa seduta di taccuini fuori dal comune, potete riascoltare la nostra conversazione qui sotto nel podcast.

♫ La canzone di oggi era “I wish I knew how it would feel to be free” di John Legend & the Roots

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giramondo

mercoledì, marzo 17th, 2010

elephant

(Mohan sorpassa un elefante)

Oggi i sentieri digitali ci portano sulle tracce di due tipi di giramondo: uno di quei gruppi che si mettono in viaggio raccontando online la loro avventura, e lo scrittore internazionale che gira come una trottola da un paese all’altro per promuovere il suo nuovo libro.

Una delle segnalazioni interessanti che mi avete mandato in questi giorni è quella che riguarda il blog Cycle2Australia. Come dice il nome, si tratta di pedalare verso l’Australia. A farlo sono due ragazzi inglesi che sta pedalando dall’Inghilterra all’Australia. Come spesso succede con questi blog, il loro racconto è nato come sistema per tenersi in contatto con le famiglie e gli amici in Inghilterra, diventando però un resoconto in tempo reale, con visione lenta e “dal basso”, dei luoghi che attraversano e delle persone che incontrano. Sono partiti a gennaio e in questi giorni si trovano in Thailandia dopo aver pedalato in India. Nonostante si siano premurati di finanziare il loro progetto procurandosi qualche sponsor etico, sembrano dediti all’improvvisazione. Fra un tratto e l’altro in bicicletta fanno qualche tratto di mare in traghetto, e quando si perdono – cosa che accade spesso perché improvvisando il percorso a volte hanno soltanto la stampata di una mappa di Google per l’area che stanno attraversando – ripiegano sulla stazione locale e caricano le bici su un treno. Da quello che sembra di capire, le bici stanno perdendo i pezzi e man mano i due racimolano riparazioni e sostituzioni in corsa. Nelle loro scoperte c’è un certo candore. Questo è il post che hanno scritto ieri dopo il tratto che li ha portati da Bangkok a Krabi, corredato da alcune foto.

*

Come sapete, per tante ragioni i blog di scrittori sono molto rari, quindi appena ne trovo uno interessante ve lo segnalo. Quello di Neil Gaiman, inglese,  autore di fumetti, fantascienza e testi per la tv e papà di Sandman, è un romanzo a sè. Neil Gaiman posta spesso e con abbondanza, racconta molto della sua vita privata e sembra rivolgersi spesso anche agli amici e ai parenti, utilizzando il blog come modo per tenersi in contatto in tempo reale con persone care sparse per il mondo. Finiamo così per affezionarci ai suoi amici, ai suoi tantissimi animali, e i post sono sempre molto commentati. In questi giorni Gaiman è partito per un tour promozionale del suo nuovo libro, toccando anche Russia e Filippine. I lettori che lo incontrano, a prescindere dalla località geografica,  gli scrivono sul blog e lui intrattiene un dialogo a più voci con tutti che si incrocia con gli incontri avvenuti di persona. Ma la cosa più curiosa che è successa in questi giorni è che Gaiman si è appellato ai suoi lettori russi perché, in mancanza di dettagli precisi da parte del suo editore, gli dicessero quali erano i suoi appuntamenti a Mosca, altrimenti avrebbe vagato per la città senza sapere dove fosse atteso. Puntualmente gli ha scritto un lettore moscovita con tutta la tabella di appuntamenti, e questo ha innescato una simpatica scaramuccia online con un altro lettore, che Gaiman racconta definendo il suo stato di giramondo come “l’eterna sala transiti della mia anima”. Cose che possono succedere soltanto sui blog… (la traduzione dei post la potete riascoltare qui sotto nel podcast)

La canzone di oggi era “In your hands” di Charlie Winston e “Anchorage” di Michelle Shocked

Ecco la puntata di oggi:

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artefatti

venerdì, febbraio 19th, 2010

Simo Capecchi libro artefatto

C’è qualcosa che un e-reader non potrà mai restituirci con la stessa bellezza della carta: i libri illustrati. A maggior ragione quelli illustrati da noi, in copie uniche. Sì, potreste farli anche voi: per fare un libro artefatto basta (diciamo così!) illustrare a mano le pagine stampate di un libro creando il paesaggio che le parole evocano in voi. La nostra madrina del taccuino di viaggio e del taccuino condiviso, Simonetta Capecchi, che abbiamo sentito per Urban Sketchers e Sketchcrawl, posta sul suo blog le immagini di alcune pagine che potremmo definire “miniate” della sua ultima fatica: disegnare su Napòlide di Erri De Luca, così legato alla città che ama e disegna così spesso. Qui la copertina e due pagine di Un giorno e mezzo di Fabrizia Ramondino. In questo modo, il libro si accende e diventa completamente personale. Presto i suoi Libri Artefatti e quelli della collega e promotrice del progetto Caroline Peyron saranno in mostra a Napoli. Ancora una volta, Simonetta si mette in rete per un progetto condiviso. La sentite collegata con noi in diretta qui sotto nel podcast, dove ci racconta come un libro fatto e finito può diventare taccuino.

*

A proposito di chi disegna, il mondo dell’arte contemporanea è nutrito ancora una volta dall’ingresso nelle gallerie della street art. Chi è Mr Brainwash, da dove viene, come lavora? E come se la caverà adesso che il passaparola ne sta facendo una star? Ripercorrendo le orme di Basquiat, di Keith Haring e del suo collega contemporaneo Banksy, Mr Brainwash ha appena inaugurato una mostra a New York, anche se sembra ancora molto lontano dalla contiguità con l’establishment artistico della città. Anthony Haden-Guest posta la sua intervista con Mr Brainwash, cercando di capire qual’è la sua visione del mondo (la traduzione qui sotto nel podcast).

La canzone di oggi era “In your hands” di Charlie Winston

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nove gioielli dell’anno #1

martedì, gennaio 5th, 2010

12_10_08_Michael_Stipe_Thomas9670

Buon anno nuovo, cari ascoltatori e utenti del blog!

Per questo tranquillo inizio di gennaio, ho pensato di dare un’occhiata insieme a 9 bellissimi blog – 3 per ogni puntata di questa settimana a cavallo dell’Epifania – che sono stati spiccatamente interessanti nel corso del 2009 e promettono di esserlo anche nel 2010.

I blogger che ho scelto per la puntata di oggi postano tutti da New York.

Il primo porta un nome da hotel, The Selby, ed è il blog di interni del fotografo Todd Selby (corretto!). Un giorno di tre anni fa, fotografando per un incarico di lavoro l’appartamento dello scrittore Tom Wolfe, Todd ha cominciato a riflettere sugli interni delle case più strane che gli capitava di visitare. Quella di Wolfe era assai differente dalle belle case fotografate sulle patinate riviste d’arredamento, tutte mobili di design e spazi asettici. Ma gli oggetti affastellati in ogni angolo, i libri, gli appunti, i quadri e le suppellettili raccontavano tutta la vita dello scrittore, le sue manie, le sue fantasie, e l’appartamento traboccava di personalità. Così Todd ha cominciato a chiedere alle persone più eccentriche che conosceva di lasciargli fotografare l’interno delle loro case. Ha aperto un blog per documentare questa ricerca, e ogni casa è diventata un racconto. Dallo studente d’arte squattrinato alla fotomodella, dallo scrittore al pubblicitario, dalle studentesse che convivono alle coppie di artigiani, da Michael Stipe dei Rem col suo compagno alla più oscura ma brillantissima collezionista di vintage, Todd crea delle specie di ritratti vivi degli appartamenti, abitanti compresi, rovesciando completamente quel che si intende per fotografia d’interni. Quasi nessun rilievo all’architettura, pochissimi scenari predisposti secondo le regole degli stylist, eppure le case sono veri e propri palcoscenici barocchi. In gran parte, Todd scatta a New York, è questo ha fatto in poco tempo di The Selby un ritratto corale degli imprevedibili interni della vita bohemienne della sua città. A dominare tutto sono i libri, le riviste, i giornali, i disegni, gli oggetti scovati nei mercatini, i souvenir di viaggio più orridi e kitsch, i ricordi di famiglia, le fotografie, gli oggetti danneggiati o imperfetti, i vestiti consumati e multicolori, le scarpe, le valigie, un’accozzaglia di vestigia consumate e gloriose che parla della vita vera delle persone con un po’ di estro, insieme ai loro cani, gatti, conigli, pappagalli. Nonostante questa varietà, l’occhio di Todd resta sempre molto riconoscibile, e il suo blog è diventato popolarissimo, una sorta di diario di incontri che va decisamente in controtendenza rispetto agli scenari leccati e pettinati della moda e del design, e che sembra contraddire l’immagine pubblicitaria della desiderabilità – tutta minimalismo, firme e tecnologia. Sarà per questo che le grandi aziende adesso lo cercano per ravvivare la loro immagine, a cominciare dalla catena inglese di arredamento Habitat, che ha chiesto a lui di ritrarre i testimonial della nuova campagna, ognuno a casa propria. Ma la freschezza dell’impresa personale di Todd Selby, come tutte le grandi idee, sembra intraducibile, perciò godetevi l’originale!

*

Il secondo blog da New York che vi raccomando è il diario online di David Byrne (corretto!), musicista, ex leader dei Talking Heads, discografico di world music, provetto pittore e fotografo, sperimentatore di tecnologia e crociato della bicicletta. Per farvi un esempio, nel suo ultimo post risponde a quella polemica sulla pista ciclabile di Williamsburg contesa fra ebrei hassidici e ciclisti di cui vi raccontavo ad Alaska poche puntate fa. Poche settimane fa disquisiva sui primi sintetizzatori, le sperimentazioni sul suono e il web. Siccome si interessa di qualunque forma d’arte contemporanea, dalla danza, al teatro, dalla fotografia al video, dalle installazioni all’arte povera al rock, e vive nella città che offre la più prodigiosa abbondanza di eventi, mostre, concerti e rappresentazioni (a cominciare dal sempiterno teatro delle sue strade, che tanto ricorda la continua drammatizzazione della vita che avviene a Napoli), il suo diario di riflessioni personali diventa così un diario delle mille relazioni possibili fra gli spunti artistici di New York, che Byrne non esita a confrontare, in pieno stile da memorialista letterario americano, con le discussioni sul baseball che fa con suo padre. Il diario online di David Byrne, dai post approfonditissimi e interminabili, se ne frega dela twittizzazione del linguaggio, e sembra rifarsi alla parte letteraria del bloggare più imparentata col saggio, quella che potrebbe aver reso il blog un formato già obsoleto. O squisitamente vintage, a seconda dei punti di vista.

*

Il terzo diario newyorchese su blog è quello illustrato del taccuinista Danny Gregory. Alaska vi ha già proposto in diverse occasioni le imprese collaborative di gruppi di diaristi di viaggio, illustratori e taccuinisti, e Danny è uno di quelli più popolari online, anche se a cavallo fra 2008 e 2009 si era preso un lungo periodo sabbatico perchè quella che era cominciata come un’attività libera si è fatta in poco tempo una professione, e anche lui, come molti pionieri, si era trovato un po’ prigioniero della blogosfera. La sua storia è molto particolare. Fino a qualche anno era un creativo di successo presso una grande agenzia pubblicitaria di New York, guadagnava molto bene, sua moglie faceva la stylist e correva su è giù per la città, e avevano un bambino molto piccolo. Nel giro di un istante tutta la loro vita è cambiata d’un colpo. La moglie è stata travolta da un treno della metropolitana, e dopo vari interventi e mesi di ospedale mentre Danny badava al loro bambino, è tornata a casa con una forte disabilità. Insieme hanno cambiato la disposizione della casa e l’intera organizzazione della loro vita personale e professionale. Dopo un periodo di forte depressione, Danny ha deciso che non intendeva più lavorare per una multinazionale. Inoltre, durante la degenza della moglie in ospedale aveva tirato fuori i taccuini su cui disegnava da ragazzo e aveva cominciato a tenere un diario illustrato di tutto quello che vedeva, che osservava, che notava nelle strade delle città e che gli accadeva nella vita quotidiana. Il comportamento del figlio, quello del cane, la facciata di un palazzo, una scenetta di strada, il contenuto della colazione o dell’armadietto dei medicinali. Più disegnava e più si rendeva conto di aver trascorso gli anni più intensi della sua vita, e quelli in cui sua moglie era in salute, senza rendersi conto di quello che gli capitava. Disegnare lo costringeva a rallentare, ad assaporare, e  gli stava restituendo il gusto di ogni più piccolo dettaglio della sua vita, e lo stava aiutando ad affrontare le nuove difficoltà. Pian piano, i suoi taccuini hanno dato vita ad alcuni bellissimi libri, con i quali Danny Gregory insegna a disegnare a quelli che sono troppo timidi per farlo. Negli ultimi mesi ha ripreso a postare sul blog, dove potete vedere molti dei suoi bellissimi disegni. Il suo ultimo libro è una panoramica sui suoi illustratori e taccuinisti preferiti, sui loro quaderni e sugli spazi in cui lavorano.

Le musiche di oggi erano “(Put the fun back in) the funeral” di Erin McKeown, “Swan Swan H” dei REM e “Winter winds” di Mumford and sons

I prossimi tre dopodomani, cioè giovedì 7 gennaio!

Ecco la puntata di oggi:

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maratone

venerdì, novembre 20th, 2009

simo capecchi drawing headphones

Da oggi, se avete un blog, un giorno potrebbe capitarvi di trovare fra i commenti dei vostri utenti anche quello del presidente degli Stati Uniti. E’ quello che è capitato ieri alla cubana Yoani Sanchez. Probabilmente nel quadro del suo disegno sui rapporti diplomatici con Cuba, che mira sostanzialmente al disgelo e in prospettiva alla fine dell’embargo, Barack Obama ha infatti deciso di rispondere alle domande della giovane dissidente direttamente sul suo blog, Generacion Y.  Nel primo link trovate il post tradotto in italiano, nel secondo quello originale in spagnolo (tradotto dall’inglese dai traduttori della Casa Bianca per essere postato sul blog di Yoani). Le possibili “aperture” sono da leggere fra le righe; per ora, per quanto la Sanchez sia sicuramente usata come testa di ponte nel “nuovo corso” dei rapporti fra Cuba e gli Stati Uniti, si tratta del primo caso nella storia di un presidente in carica che accetta di discutere online con un blogger.

Come anticipato quando abbiamo festeggiato il primo compleanno di Urban Sketchers, domani è l’atteso giorno di Sketchcrawl, e potete partecipare anche voi; ecco un’intervista con l’inventore della maratona di disegno, Enrico Casarosa.  Potete partecipare anche in modo indipendente, semplicemente accettando la regola del gioco, e poi parlarne sul vostro blog. Se invece ci tenete a venire segnalati su Urban Sketchers, fate il vostro login e segnalate la url del vostro blog o del sito dove pubblicherete i disegni che avrete realizzato durante la maratona. Da Seattle a Tel Aviv, da Sydney a Tokyo, da San Francisco a Roma, per un giorno intero disegnate la vostra città. Qui potete conoscere uno dei gruppi italiani di partecipanti, quello di Bologna.  E potete sentire qui sotto il suo coordinatore, Miguel Herrantz, che si è collegato in diretta con noi. I disegni che verranno realizzati a Bologna li troverete qui fra un po’, gli altri potrete vederli sul Flickr di Urban Sketchers.

La canzone di oggi era  ”Take my heart” di Chris Isaak

Ecco la puntata di oggi:

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