Archive for the ‘archivi digitali’ Category
martedì, giugno 11th, 2013
Edward Snowden ha 29 anni, guadagnava 200mila dollari l’anno lavorando per le agenzie di sicurezza americane, oggi è un fuggiasco, ed è lui la fonte del continuo flusso di rivelazioni del Guardian (qui la sintesi molto bella di Mathew Ingram) sulla raccolta indiscriminata di dati sul traffico telefonico ed elettronico di cittadini americani e stranieri organizzata dal governo Usa con un’interpretazione indiscriminata delle leggi anti-terrorismo. Come sapete, si è rivelato lui stesso con una video-intervista in un hotel di Hong Kong (che intanto ha lasciato) concessa ai destinatari delle sue rivelazioni, Glenn Greenwald (autore degli scoop per il Guardian) e Laura Poitras (a sua volta autrice del co-scoop del Washington Post, qui il suo profilo su Salon). Siccome molti scrivono delle dichiarazioni che ha rilasciato ma non era disponibile finora una traduzione integrale in italiano, l’abbiamo creata in crowsourcing per voi grazie al lavoro stupendo per Alaska e Radio Popolare fatto da Raffaella Brignardello e Alessandra Neve, che ringrazio infinitamente.
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:Alessandra Neve, CIA, Edward Snowden, GigaOm, Glenn Greenwald, Hong Kong, Laura Poitras, Mathew Ingram, National Security Agency, NSA, Raffaella Brignardello, Salon, sorveglianza elettronica, The Guardian, traduzione integrale, video intervista, Washington Post
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venerdì, giugno 7th, 2013

Dopo la nave rompighiaccio del Guardian, che ieri con il superblogger Glenn Greenwald era riuscito a dimostrare che è attiva l’ingiunzione legale alla compagnia telefonica Verizon a consegnare milioni di dati sensibili e generalizzati sulle chiamate dei suoi utenti all’Agenzia per la Sicurezza Nazionale americana nella cornice della legislazione anti-terrorismo, oggi ci siamo svegliati all’alba con il seguito della storia, dopo che il Washington Post e lo stesso Guardian si sono attivati con i materiali in loro possesso, dimostrando l’esistenza della struttura PRISM per il monitoraggio dei dati degli utenti stranieri di Facebook, Google, Apple e molte altre aziende con sede negli Stati Uniti, sempre in nome della sicurezza nazionale. Vi propongo un po’ di letture, a cominciare dal pezzo del Washington Post. Qui la “storia continua” del Guardian. Qui una sintesi in italiano del Post. Qui il New York Times. Qui il pezzo del Wall Street Journal, che poi però gli accosta un editoriale a favore della sorveglianza (e di certo non è solo, vedi Slate e altri). Qui Gawker su come il New York Times abbia ammorbidito la prima versione del suo editoriale contro Obama. Qui VentureBeat sulle risposte date finora dalle aziende coinvolte. Qui BusinessWeek, che entra anche nel merito delle implicazioni internazionali della sorveglianza americana su utenti non americani. Qui Cir-ca con uno schema riassuntivo delle rivelazioni di questi giorni. Qui il pezzo del Guardian sulla continuità fra la linea Bush e quella Obama in materia di sorveglianza, e qui ProPublica con una cronologia comparata fra i due.
Qui la riflessione generale di Quartz, qui Quartz su quello che vede come un merito di Twitter, che non è compresa fra le aziende web coinvolte nelle operazioni di PRISM, e qui invece Chris Saad che sostiene che non si tratti di un merito perché i dati di Twitter analoghi a quelli raccolti dalla NSA sono già pubblici e non hanno bisogno di essere consegnati. Il capo dell’intelligence James Clapper sostiene (vedi Forbes) che il pericolo non sta nella sorveglianza ma, al contrario, nel fatto che questa venga svelata dai giornali. Intanto le sue dichiarazioni scritte a caldo, poi scomparse, sono state catturate in tempo da BuzzFeed.
Qui le dichiarazioni della Electronic Frontier Foundation, che da anni sosteneva che esistano programmi segreti di sorveglianza dei dati degli utenti.
Qui un profilo di Glenn Greenwald, che ad Alaska seguiamo da anni come blogger e che ha fornito lo scoop di ieri al Guardian (sul New York Times, e qui Kathy Gill sulla necessità di tutelare il ruolo delle “talpe” nelle indagini sul comportamento del governo, per The Moderate Voice. Qui, dello stesso tenore, il commento di The Atlantic.
E infine, qui Time sulla missione del Guardian per conquistare il mondo scoop dopo scoop (già il 37% dei suoi lettori è negli Stati Uniti), e su come i giornali americani, che pure avevano per le mani materiali scottanti, hanno aspettato il quotidiano inglese per uscire allo scoperto.
PS un saluto all’NSA, che probabilmente sa di questo post e da quale computer è stato scritto, a che ora, e facendo quali ricerche su Google.
La canzone di oggi era “These boots were made for walking” di Nancy Sinatra
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Tags:anti-terrorismo, AOL, Apple, Businees Week, BusinessWeek, Chris Saad, Cir-ca, Electronic Frontier Foundation, facebook, FBI, Forbes, Gawker, george W. Bush, Gleen Greenwald, Google, Guardian, James Clapper, Kathy Gill, Microsoft, National Security Agency, New York Times, NSA, Obama, PalTalk, Patriot Act, PRISM, ProPublica, Quartz, Skype, Slate, sorveglianza, Talpe, The Atlantic, The Moderate Voice, Time, Twitter, Verizon, Wall Street Journal, Washington Post, whistlebowers, YouTube
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giovedì, giugno 6th, 2013

(il pdf dell’ordine del tribunale che ordina a Verizon di fornire in segreto i dati delle chiamate dei suoi clienti alla National Security Agency)
Se i due senatori americani che da tempo avvertivano sull’ampiezza gigantesca del monitoraggio di dati delle telefonate dei cittadini americani da parte dell’FBI non potevano produrre i relativi documenti strettamente riservati per dimostrarlo, ci ha pensato Glenn Greenwald per il Guardian, entrando in possesso della copia dell’ordine del tribunale di aprile che vedete sopra. Lo scoop è di quelli grossi, e lo trovate qui. La compagnia telefonica Verizon (uno dei cinque colossi della telefonia mobile americana) raccoglie in pianta stabile, indiscriminata e segreta una vastissima serie di dati sulle telefonate di milioni di comuni cittadini (numeri, percorsi e durate delle chiamate) che consegna al governo, in una cornice anti-terrorismo certamente resa legale dal Patriot Act ma in assenza di una ricerca precisa di illeciti. Nel 2006 l’azienda aveva dichiarato di non fornire affatto dati di questo tipo al governo, l’anno dopo si era richiamata al Primo Emendamento quando erano nate le prime cause per “spionaggio illegale”, che il governo americano aveva messo a tacere. Qui la reazione di Al Gore, qui quella del senatore Mark Udall, e quella dell’American Civil Liberties Union.
La canzone di oggi era “Play with fire” nella versione di Rickie Lee Jones
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Tags:Al Gore, American Civil Liberties Union, compagnie telefoniche, FBI, Foreign Intelligence Surveillance Court, Glenn Greenwald, Mark Udall, monitoraggio, National Security Agency, NSA, ordine del tribunale, Patriot Act, privacy, Ron Wyden, spionaggio, telefonia mobile, The Guardian, Verizon
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lunedì, aprile 29th, 2013

(nella foto, Emily Bell)
Ben ritrovati, oggi una rapida occhiata riassuntiva ai lavori del festival de Giornalismo di Perugia che si sono conclusi ieri, in attesa di vedere qualcuno degli interventi clou più da vicino. Di nuovo appuntamento internazionale di frontiera su informazione, nuovi sistemi organizzativi, rapporto con i social e con “quello” – come dice Emily Bell – “che un tempo era noto come il pubblico”, sopravvivenza e finanziamento, metodi di misurazione del feedback, specializzazione, programmazione, ci ha lasciato pieni di idee e di strumenti, e di materiali da studiare. Attraversato dalla forte consapevolezza del delicato momento politico italiano, il festival di Perugia si è fatto ancora una volta laboratorio sull’informazione che contribuisce a formare le scelte civiche dei cittadini.
La canzone di oggi era “Beginning of a great adventure” di Lou Reed
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Tags:#ijf13, Festival del Giornalismo, Perugia
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lunedì, aprile 22nd, 2013

Aron Pilhofer è una delle menti del giornalismo digitale e delle sue intersezioni di competenze e strumenti. Al New York Times coordina l’interactive news service, una squadra redazionale a cavallo fra giornalismo, social media e tecnologia, ed è co-fondatore di DocumentCloud.org e di Hacks and Hackers. Sulla strada per il festival del Giornalismo di Perugia, oggi Pilhofer si ferma a Bologna, ospite dei redattori della nostra radio sorella, Radio Città del Capo, un incontro al quale convergeranno giornalisti, hackers e appassionati, e che sarà possibile anche seguire con una diretta video. Ci facciamo raccontare tutto in diretta da Elisabetta Tola di Formica Blu, che lavora al programma di Radio Città del Capo sulle nuove tecnologie Pensa Tech.
La canzone di oggi era “I’m going down” di B. Springsteen nella versione dei Vampire Weekend
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Tags:Aron Pilhofer, Bologna, Elisabetta Tola, Hacks & Hackers, interactive news service, New York Times, Pensa Tech, Radio Città del Capo
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venerdì, marzo 22nd, 2013

E’ soprannominato “il Polo Node” – è un’area nel nord della Svezia che il paese ha attrezzato per le grandi aziende tecnologiche che hanno bisogno di molto spazio per i loro server, e soprattutto di uno spazio che sia raffreddato naturalmente. Un esempio piuttosto ingegnoso di imprenditoria dei ghiacci. Qui il sito ufficiale, qui l’intervista con il tecnico Leif Johansson che lavora per Facebook, la principale azienda che usufruirà del servizio svedese, qui l’articolo di The New Republic.
La canzone di oggi era “Mrs Cold” dei Kings of Convenience
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lunedì, marzo 18th, 2013

La settimana scorsa nella crème de la crème del tweeting giornalistico internazionale è accaduto un episodio bizzarro: Matthew Keys – straordinario giovane talento della rete reclutato qualche mese fa dalla Reuters per svolgere per l’agenzia il lavoro di ricerca giornalistica che già faceva per proprio conto su Twitter – è stato denunciato per hacking.
Ad accusarlo è il suo vecchio datore di lavoro, che sostiene che Keys avrebbe dato le sue vecchie password ad Anonymous per permettere al collettivo di hackerare il sito per cui lavorava. E ironia della sorte, Keys ha appreso di questa accusa da un tweet.
Cosa che non gli ha impedito di dichiararsi innocente e di cercarsi subito un team di avvocati per essere rappresentato, che a sua volta si è “dichiarato” su Twitter.
La canzone di oggi era “Jubilee Street” di Nick Cave & the Bad Seeds
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mercoledì, febbraio 13th, 2013

Jim Roberts, straordinario protagonista della svolta digitale del New York Times, è stato licenziato qualche giorno fa nell’ambito del grosso piano di tagli previsto dal giornale. Una vera star del giornalismo in rete, ha ricevuto molta attenzione e solidarietà, ha cambiato il suo nome Twitter (da @nytjim a @nycjim) e si è portato via (come accade normalmente) tutti i follower che avevano cominciato a seguirlo quando lavorava al New York Times – più di 80mila. Tempo qualche giorno e Jim Roberts aveva già trovato un altro lavoro, alla sezione Digital dell’agenzia di stampa Reuters, già all’avanguardia nella sperimentazione digitale. Justin Ellis lo ha intervistato per Nieman Journalism Lab.
La canzone di oggi era “Lucky man” dei Verve
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Tags:avanguardia, giornalismo digitale, Jim Roberts, New York Times, Reuters Digital, Twitter
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venerdì, gennaio 18th, 2013

No, non per le elezioni ma per gli Oscar: annunciate le nomination qualche giorno fa, adesso ogni produzione si inventa qualcosa per creare opinione intorno al proprio film, specialmente online. Lincoln di Spielberg, per esempio, ha messo a disposizione su iTunes uno speciale sul film, ma batte tutti – per manifesta inclinazione al mezzo – Moonrise Kingdom, lo splendido film del regista de I Tenenbaum, Wes Anderson, uscito lo scorso 5 dicembre anche in Italia con Edward Norton, Bill Murray, Tilda Swinton, Bruce Willis e Frances McDormand, candidato per la miglior sceneggiatura in collaborazione con Roman Coppola, che la sceneggiatura l’ha messa a disposizione online, con tanto di foto di scena, dettagli della scenografia, disegni preparatori. La bellezza dell’operazione sta nel fatto che il film si presta particolarmente; la trama gira intorno a una storia d’amore fra due pre-adolescenti, una ragazzina e uno scout orfano, che diventa una fuga insieme nella natura, inseguiti dalla spedizione di adulti che vogliono ritrovarli. Ma il tutto si traduce in un paesaggio onirico, infantile, ironico, creato da zero per il film, nella scelta di colori pastelli anni ’60 e atmosfere disegnate, nelle riprese caricaturali alternate a panorami di una poesia mozzafiato, in dialoghi esilaranti e scene costruite come vignette di un fumetto, in mappe da Isola del tesoro con citazioni de I Pirati di Penzance e dei fortini western e perfino in letterine battute a macchina: tutto sembra nascere fin dall’inizio come uno storybook, una fiaba da sfogliare, e così la traduzione visiva per l’online è già bell’e pronta – sotto forma di linea scorribile e di pdf scaricabile di 195 pagine. Grandi tavole a colori, doppie pagine da rivista con una scena del film da una parte e una pagina di sceneggiatura dall’altra, nostalgicamente dattiloscritta – una sorta di creatura a metà fra il gadget virtuale e la sceneggiatura illustrata, che ha come valore aggiunto la possibilità di “visitare” alcune creazioni scenografiche che nel film compaiono molto rapidamente nel flusso della storia (per esempio la grande tenda da campo scozzese del capo scout, Edward Norton), assaporandole di più. Il pdf è stampabile (per chi è disposto a far fuori qualche cartuccia a colori) ma la speranza è che venga pubblicato anche come libro.
La canzone di oggi era ”The Heroic Weather-Conditions of the Universe, Part 1: A Veiled Mist” di Alexande Desplat (dalla colonna sonora di Moonrise Kingdom)
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Tags:Academy Awards, Bill Murray, Bruce Willis, Edward Norton, fastcocreate, Frances McDormand, Moonrise Kingdom, Oscar, pdf, Roman Coppola, sceneggiatura, Tilda Swinton, Wes Anderson
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giovedì, gennaio 17th, 2013

E’ come l’ha chiamata la deputata democratica Zoe Lofgren, che l’ha scritta, e come la chiama Larry Lessig – giurista di Harvard, fondatore di CreativeCommons e mentore di Aaron Swartz. Il suicidio di Aaron, come sapete, è avvenuto una settimana fa, si sospetta a causa dell’angoscia che gli procurava il possibile esito del processo nei suoi confronti per aver sottratto all’MIT e reso pubbliche ricerche scientifiche. Si tratta di una proposta di legge presentata rapidamente al Congresso, che dovrebbe tutelare dall’accanimento giudiziario per crimini che non comportano vittime. Lo stesso Lessig la spiega in queste ore su The Atlantic. Mentre TechCrunch riporta la reazione alla morte di Aaron di Carmen Ortiz, la procuratrice federale accusata di averlo perseguitato.
La canzone di oggi era “Jubilee Street” di Nick Cave (nuovo singolo)
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Tags:Aaron Swarz, Carmen Ortiz, Lawrence Lessig
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