Archive for the ‘Stati Uniti’ Category

al Genius Bar del Senato

mercoledì, maggio 22nd, 2013

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Ieri il CEO della Apple, Tim Cook, è stato ascoltato dalla commissione del Senato degli Stati Uniti che ha ricostruito in un documento l’indagine sul sistema con cui l’azienda fondata da Steve Jobs riesce a pagare non più del 2% di tasse su ricavi di 74 miliardi di dollari. La ricostruzione sembra aver più affascinato che scandalizzato, a causa della sua innegabile ingegnosità e della predisposizione dei repubblicani a giustificare comportamenti poco etici delle grandi multinazionali. E poco si può fare per costringere Apple a pagare il dovuto negli Stati Uniti per una questione di legislazione territoriale. In pratica, Apple evade macroscopicamente rispetto al fisco americano, ma non viola la legge. Vi propongo qualche materiale per vederci più chiaro, a cominciare dalla ricostruzione del sistema di scatole fiscali fatta da Business Insider. Qui invece trovate il background legislativo raccontato da Tom Bergin, qui Josh Harkinson che ricostruisce che cosa ha scritto Tim Cook nella sua memoria difensiva prima di presentarsi davanti alla commissione, e qui Rebecca Greenfield sul buffo atteggiamento all’udienza dei senatori possessori di iPhone e iPad.

La canzone di oggi era “Blank maps” di Cold Specks

Ecco la puntata di oggi:

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Twister

martedì, maggio 21st, 2013

Action News 5 – Memphis, Tennessee

(il video in timelapse di ActionNews5 del passaggio del tornado la scorsa notte in Oklahoma)

Tre chilometri di diametro, 91 21 morti, una scuola elementare distrutta e una chiesa spostata; il tornado della notte scorsa in Oklahoma ha provocato il terrore e una incredibile quantità di testimonianze in tempo reale sui danni, i soccorsi (si è dovuto fare un appello a non accorrere ulteriormente sul posto per aiutare) e il ricongiungimento dei dispersi. Oltre ai comuni cittadini che hanno contribuito con tweet, video girati col cellulare, foto e messaggi, un ruolo fondamentale lo hanno giocato i reporter dei quotidiani locali, come a Moore, e StoryfulPro ha verificato decine di video perché i giornalisti potessero utilizzarli, e Matthew Keys, il controverso talento cacciato dalla Reuters, ha tenuto un liveblog per tutta la notte monitorando le televisioni locali o affiliate ai grandi network. I social media sono serviti anche a dare massima circolazione ai comunicati ufficiali su come comportarsi per ricerche, soccorsi, permanenza nei rifugi, afflusso agli ospedali e permanenza delle condizioni di massima allerta.

La canzone di oggi era “Riders on the storm” dei Doors (omaggio a Ray Manzarek)

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ritorno al futuro

venerdì, maggio 17th, 2013

MI

(Mathew Ingram al Festival di Perugia)

Se l’era della condivisione viene interpretata come la fine dei mass media come li conosciamo, e quindi del mondo dei media come sono sempre stati, è altrettanto valida la provocazione di Mathew Ingram: e se l’era dei mass media fosse stata solo una fase episodica, un “incidente della storia”, storia che oggi tende a ricomporsi secondo un processo informativo più organico al passato? Ecco il suo ragionamento per Paidcontent.org.

La canzone di oggi era “Tomorrow never knows” di Bruce Springsteen

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la promessa della privacy

giovedì, maggio 16th, 2013

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Il New Yorker è un’altra di quelle esperienze editoriali uniche per la sperimentazione d’avanguardia che può permettersi e che propone; è la app editoriale più letta e copiata del mondo, e quella con la grafica più avanzata. Sebbene il suo stile non sia cambiato di molto dagli anni Venti – intensamente dedicato com’è alla lettura di lungo formato – continua a collocarsi sulla frontiera digitale con notevole piglio. Ieri la testata ha annunciato l’adozione e il lancio di Strongbox, un progetto per tutelare l’anonimato del feedback e del contributo dei lettori in un’era di grande collaborazione ed eccessiva tracciabilità. Strongbox è, fra l’altro, una delle eredità del giovane cyberattivista Aaron Swartz, suicida lo scorso gennaio, che l’aveva progettata insieme a Kevin Poulsen. Qui sopra lo schema di Oneil Edwards che spiega come funziona, qui Amy Davidson per il blog del New Yorker, dal quale si desume il desiderio del New Yorker di incoraggiare ulteriormente il contributo dei lettori alle sue storie investigative e di tutelarsi dalle eventuali richieste sulle fonti delle agenzie di sicurezza federali (che hanno da poco rivelato, per esempio, di aver intercettato le telefonate dei giornalisti della Associated Press).

La canzone di oggi era “You make me want to wear dresses”

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vulnerabili

mercoledì, aprile 24th, 2013

Unknown

In attesa dell’incarico al nuovo presidente del Consiglio, diamo un’occhiata al preoccupante hackering di ieri sull’account Twitter dell’agenzia di stampa Associated Press – un lancio d’agenzia, palesemente mal scritto, ma che annunciava un attacco sulla Casa Bianca e Obama ferito. Due minuti soltanto prima che piovessero tutte le vaste rettifiche, ma abbastanza da far crollare la borsa. Oggi in molti, fra cui Craig Kanalley per Huffington Post, chiedono a Twitter di attrezzarsi con maggiori barriere di sicurezza sulle password degli utenti. The Verge fa un giro fra le grandi agenzie di stampa vulnerabili hackerate in questi mesi.

La canzone di oggi era “Padania” degli Afterhours

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laboratorio Pilhofer

lunedì, aprile 22nd, 2013

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Aron Pilhofer è una delle menti del giornalismo digitale e delle sue intersezioni di competenze e strumenti. Al New York Times coordina l’interactive news service, una squadra redazionale a cavallo fra giornalismo, social media e tecnologia, ed è co-fondatore di DocumentCloud.org e di Hacks and Hackers. Sulla strada per il festival del Giornalismo di Perugia, oggi Pilhofer si ferma a Bologna, ospite dei redattori della nostra radio sorella, Radio Città del Capo, un incontro al quale convergeranno giornalisti, hackers e appassionati, e che sarà possibile anche seguire con una diretta video. Ci facciamo raccontare tutto in diretta da Elisabetta Tola di Formica Blu, che lavora al programma di Radio Città del Capo sulle nuove tecnologie Pensa Tech.

La canzone di oggi era “I’m going down” di B. Springsteen nella versione dei Vampire Weekend

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caccia all’uomo

venerdì, aprile 19th, 2013

Stamattina, molto prima che ci arrivasse la cronaca delle tv americane (pur fisse a Boston da giorni), ci siamo svegliati con un flusso ininterrotto di tweet su una sparatoria all’università MIT di Boston e nella zona di Waterfront, dove tuttora sono impiegati cento veicoli della polizia in quella che si è rivelata, dopo una rapina a un 7/11, l’uccisione di un poliziotto e il ferimento di altri agenti, una vera e propria caccia all’uomo per catturare due giovani sospettati per le bombe della maratona di Boston. Uno dei due è morto, l’altro in fuga, e la polizia di Boston ha twittato un impressionante “wanted” che vedete qui sopra, che dovrebbe porci per l’ennesima volta qualche domanda sull’utilizzo dei social media. Abitanti del quartiere (con tanto di foto dei proiettili che hanno colpito le loro pareti di casa), forze dell’ordine, reporter sul posto, studenti, MIT, hanno raccontato minuto per minuto le sparatorie, un’esplosione e il caotico inseguimento. Intanto l’MIT è stato ufficialmente messo in sicurezza, le lezioni sono sospese, e dalle 2 del pomeriggio verrà sospeso il trasporto pubblico della città. Nel caos del flusso di tweet, alcune testate sono riuscite a filtrare e riordinare man mano cronaca e conferme ufficiali su vari liveblog, fra qui quello eccellente di ReutersLive.

La canzone di oggi era “Train in vain” dei Clash

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il maratoneta

mercoledì, aprile 17th, 2013

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(gli zainetti della maratona di Boston abbandonati dai corridori dopo le esplosioni)

Giovane, ferito dalla bomba della maratona di Boston, ricoverato in ospedale. Come decine di altri. Ma lui è saudita, e viene tartassato dalla polizia e indicato come “il sospetto” dagli strilli scandalistici dei giornali. Con le esplosioni non c’entra niente, ma il danno ormai è fatto. Amy Davidson gli dedica un post sul blog del New Yorker.

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quando è sufficiente

martedì, aprile 16th, 2013

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Ieri sera abbiamo seguito insieme in diretta – per radio e su Twitter – le notizie che arrivavano via via dal luogo delle due esplosioni alla maratona di Boston. Una serata triste, concitata, con molti contributi validi sul campo e come sempre anche molte ripetizioni a catena di notizie false, particolarmente quelle generate dal New York Post (unico a sostenere che i morti fossero 12 e che fosse in stato di fermo “un giovane saudita”). Dopo due, tre, quattro foto terribili dei feriti e dei marciapiedi imbrattati di sangue, ho sentito che bastava, che non avevo bisogno di nient’altro per comprendere la portata di ciò che era accaduto. Ma il flusso è continuato con una moltiplicazione di voyeurismo, man mano che i social usati sul campo diventavano meno rilevanti e le tv fornivano i loro resoconti complessivi. Oggi vi propongo una riflessione di Hank Stuiver del Washington Post per The Age.

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preziosi consigli

venerdì, aprile 5th, 2013

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Il colosso delle vendite online Amazon ha annunciato qualche giorno fa di aver fatto un’acquisizione strategica comprando GoodReads – la più grande comunità libera di lettori e consigli di lettura nel mondo – per 150 milioni di dollari. Il CEO di GoodReads, Otis Chandler, ha annunciato allegramente di essersi “unito alla famiglia” di Amazon, ma come l’ha messa Rob Spillman di Salon, “sì, un po’ come la Polonia si era unita al Terzo Reich”. Comprare dati, utenti che producono contenuti e consigli mirati, creatività, è anche un modo per impedire ad altri di fare altrettanto. Qui Salon sulla delusione degli utenti di GoodReads, qui invece The Atlantic con le ragioni per cui Amazon ha fatto questa mossa, e un sacco di dati interessanti su come si muovono negli Stati Uniti i consigli di lettura – cioè cosa sta inseguendo Amazon ora che si scopre che gli algoritmi di suggerimento non funzionano un granché.

La canzone di oggi era “Water’s edge” di Nick Cave & The Bad Seeds

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