Archive for ottobre, 2010

terremoto disegnato

mercoledì, ottobre 13th, 2010

Le notizie da Haiti non sono buone per niente; le condizioni nei campi profughi non fanno che peggiorare col tempo, si svela gradualmente la terribile concomitanza di eventi geologici che ha portato al terremoto dello scorso gennaio, si cerca un modo per tutelare le donne dalla violenza casuale che si consuma nei campi, e il quadro politico che vi abbiamo raccontato nei mesi scorsi è ancora molto incerto. Intanto Lisa Paravisini, che è stata a Port-au-Prince durante l’estate, ha deciso di raccontare della forte impressione che le hanno fatto i graffiti dell’artista locale Jerry Rosembert. Posta alcune fotografie dei suoi lavori sui muri della città, e racconta la storia di come sono nati riportando un racconto di Poota Bhatia che ha conosciuto Jerry prima del terremoto.  Qui sotto nel podcast vi traduco il suo pezzo.

Intanto, anche nel post-terremoto di casa nostra il disegno può raccontarci qualcosa. Simo Capecchi, vecchia conoscenza di Alaska e madrina dei taccuini di viaggio in Italia, posta sulla trasferta di disegno finalmente avvenuta il 10 ottobre all’Aquila. Il viaggio era stato rimandato poche settimane fa a causa delle nuove scosse di terremoto, e ora vi hanno partecipato 50 taccuinisti. Simo posta il suo racconto e alcune illustrazioni sul suo blog, e troviamo anche una ripresa sul blog collettivo dei taccuini, Urban Sketchers. Ci siamo collegati in diretta con lei per farci raccontare le sue impressioni di questa seduta di taccuini fuori dal comune, potete riascoltare la nostra conversazione qui sotto nel podcast.

♫ La canzone di oggi era “I wish I knew how it would feel to be free” di John Legend & the Roots

Ecco la puntata di oggi:

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the social network

martedì, ottobre 12th, 2010

Un film di cui si parla. E che a sua volta parla di una storia recente che ognuno di noi, volente o nolente, frequenta nella sua quotidianità tecnologica. E’ The social network, nuova creatura cinematografica dello sceneggiatore Aaron Sorkin, noto sopratutto per le sue serie tv capolavoro come West Wing (una Casa Bianca quasi profetica) e Studio 60, e del regista di Seven, Fight Club, Zodiac e Benjamin Button, vale a dire David Fincher. Il film, che arriva a fine ottobre anche al festival di Roma, racconta la storia dei ragazzi che hanno inventato Facebook, e in particolare del suo cervello Mark Zuckerberg, con un richiamo alla storia ancora precedente di Napster (il cui fondatore è interpretato da Justin Timberlake). Il motto di lancio del film è “Non puoi arrivare a 500 milioni di amici/senza farti qualche nemico”. Quasi tutte le recensioni concordano sul grado di complessità (e di sgradevolezza dei personaggi) con cui  Fincher e Sorkin sanno raccontare la vita reale e concreta di questi ragazzi a contrasto con l’esperienza astratta e virtuale di quello che hanno creato. A cominciare dal fatto, immaginiamo, che uno dei drammi del film è il modo in cui Mark gestisce le proprie amicizie mentre sta diventando miliardario con un network di amicizie virtuali.

A sentire la rassegna stampa che ci propone Alice Avallone di Nuok (che racconta anche delle code chilometriche fuori dai cinema di New York in questi giorni) la sua qualità sta proprio nella sceneggiatura, nella densità di colpi di scena, nella drammatizzazione del quotidiano, più ancora che nella capacità del film di narrare ” a caldo”  una storia estremamente recente, talmente fresca che, naturalmente, la si discute vivacemente in questi giorni proprio sul social network di cui parla. Secondo Salon, invece, il film mostra curiosi sintomi di misoginia, o almeno ne danno segno i suoi personaggi (anche questo pezzo di Dana Stevens, che torna sull’argomento dopo aver recensito il film, raccoglie altri pareri dalla rete, compresa un’intervista con Aaron Sorkin al Colbert Report). Vi propongo entrambe le riflessioni integrali in questi link, i video, e la lettura qui sotto nel podcast insieme all’audio del trailer originale.

Intanto, a proposito di invenzioni che cambiano la vita, in Brasile sembra esplosa la febbre di Google View, la visione della strada dall’alto in tempo reale, con alcune conseguenze sgradevoli,come quella di dare l’impressione che le strade delle città brasiliane siano ricettacoli di criminalità e di comportamenti antisociali. vediamo cosa ne pensa la nostra RioGringa da Rio de Janeiro, che ci posta anche alcune delle immagini che hanno fatto discutere, e si fa qualche domanda doverosa sulla vita vista dalle telecamere.

♫ Le canzoni di oggi erano “Flétta” di Anthony & the Johnsons feat Bjork e “Dreams” di Tim Robbins.

Ecco la puntata di oggi:

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offiCina

venerdì, ottobre 8th, 2010

Come promesso da qualche giorno, oggi parliamo di Cina. Ieri il Post segnalava un buffo paradosso, su un’intervista rilasciata all’estero dal premier cinese Wen Jiabao e poi censurata in patria. Intanto, confermata poco fa dall’annuncio ufficiale a Oslo la notizia che il Nobel per la Pace di quest’anno viene assegnato allo scrittore dissidente cinese Liu Xiaobo, in carcere per aver diffuso il documento Charter 08, in cui si chiedono riforme politiche, compresa la liberta’ di riunione, di stampa e di religione. Pechino ha già ammonito il Comitato a non fare una scelta del genere, ne’ per Liu ne’ per altri dissidenti o fautori dell’ingresso della democrazia in Cina, e i dissidenti non erano tutti della stessa idea sul Nobel, come ci racconta il blog protagonista della nostra puntata di oggi.

Un blog che dopo l’estate è cresciuto fino a diventare quasi una testata professionale, e di certo competente ed esaustivo in materia di Cina, è quello di Giada Messetti, nostra corrispondente da Pechino che nella scorsa stagione ci ha fornito tanti spunti interessanti. Vita, cultura, politica e società cinese sono raccontati in modo molto più esteso di quanto Giada non facesse già sul suo blog personale, e con la particolarità di essere raccontati in italiano. Offichina.com, indirizzo online di questa nuova “OffiCina”, è il blog che esploriamo oggi, approfittandone per farci raccontare da Pechino gli ultimi nodi importanti della vita del grande paese asiatico. Tutto quanto da riascoltare qui sotto nel podcast.

♫ La canzone di oggi era “One Two Three Four” di Feist

Ecco la puntata di oggi:

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mappe personali

giovedì, ottobre 7th, 2010

Il Nobel per la letteratura è Mario Vargas Llosa.

sf.streetsblog ci mostra come può formarsi una mappa della nostra città se vista dagli occhi di chi la visita come turista. L’esempio grafico che potete vedere nel link, dalle suddivisioni di colore molto appariscenti, è applicato a San Francisco, la città di nascita del blog, e in misura minore a NY, ma può valere per qualunque città dove si applichino dei dati simili. In sostanza, se si confronta la mappa di una città composta attraverso le foto scattate dai visitatori e dai turisti, e una mappa della stessa città attraverso la densità delle foto scattate da chi ci abita, se ne ricavano due città diverse e sovrapponibili. La ricerca, basata su vaste ricerche negli archivi pubblici di Flickr, fa parte di una serie di mappe elettronico-artistiche create da Eric Fischer grazie a una sempre maggiore divulgazione dei dati di censimento delle città. Una delle sue mappe più belle è quella che rappresenta gli spostamenti urbani di integrazione razziale nelle principali città degli Stati Uniti – mappe che contraddicono alcuni vecchi pregiudizi sull’identità dei quartieri.  Per quello che riguarda le mappe dei click fotografici, ci dicono qualcosa di un pochino inquietante sulla conoscenza media di una città ancora oggi possibile a un turista…

Nuok, il superblog degli italiani a New York, plana finalmente nella sua patria d’origine; i fondatori presentano la testata sabato mattina alle 10 a Milano all’interno del festival dell’Innovazione che si tiene alla Loggia dei Mercanti – non solo contributi e contenuti, ma anche le nuove iniziative come l’internship per chi volesse a sua volta cimentarsi. Ne parliamo in diretta con Lorenzo Grandi, uno dei fondatori di Nuok.

Potete riascoltare tutto qui sotto nel podcast!

♫ Le canzoni di oggi erano “Map of the world” dei Monsters of Folk e “New York is killing me” di Gil Scott Heron

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a chi va il premio domani?

mercoledì, ottobre 6th, 2010

Dovrebbe essere annunciato domani il premio Nobel per la Letteratura 2010 – almeno così sperano gli editori che si trovano riuniti alla Fiera di Francoforte, anche se l’anno scorso l’annuncio è arrivato l’8 e tecnicamente potrebbe farsi attendere fino al 14. In rete si inseguono le previsioni e il toto-nome: a chi toccherà quest’anno? Una traccia la danno le probabilità di vincita calcolate dalle grandi agenzie di scommesse come Ladbrokes e PaddyPower, che continuano a cambiare soprattutto dalla fine di settembre. Sui blog, in parte, supposizioni e calcolo delle probabilità diventano anche strumenti per pubblicizzare questo o quell’autore (penso alla funzione del gruppo di facebook per il Nobel a Roberto Saviano), ma riflettono anche auspici letterari e politici, quando non tentano addirittura di leggere nella mente (il più delle volte illeggibile) della giuria del Nobel. Invece di cadere dalle nuvole come ogni anno, magari davanti a un candidato fortissimo nella sua lingua di nascita ma semisconosciuto da noi, cogliamo l’occasione per sentire cosa si dice in rete sulla rosa dei possibili candidati al premio, e per approfondire il ritratto di uno degli autori più segnalati dai blogger, il kenyano Ngugi Wa Thiong.

Alcuni dati di partenza sono che 1) l’attuale presidente della giuria del Nobel per la Letteratura ha ammesso che negli ultimi dieci anni il premio è stato troppo eurocentrico, 2) c’è un fortissimo interesse per la letteratura dei paesi africani, sia residenti che oriundi, 3) si fanno spesso i nomi del ceceno Kant Ibragimov e dello scrittore cinese Liu Xiaobo attualmente in carcere, 4) il Nobel non viene conferito a un nordamericano da molti anni, e restano in lizza alcuni candidati di sempre, come Philip Roth e Alice Munro, insieme alle meno probabili Joyce Carol Oates e Margaret Atwood, a El Doctorow,  e all’outsider Bob Dylan, mentre sale ogni giorno nelle quotazioni il nome di Cormac MCcarthy. Ricorrono, come ogni anno, i nomi di Murakami, Adonis, Elias Khouri, John Berger, Thomas Pynchon, Umberto Eco, Edward Albee per il teatro, e prende sempre più quota l’ipotesi di Amos Oz. Gli italiani non sono esclusi, con i nomi di Antonio Tabucchi e di Claudio Magris, e ricorre la sottolineatura che non vinca un poeta dal 96, quando venne premiata Wyslawa Szymborska. Oggi c’è chi auspica una vittoria in questo senso per la peruviana Carmen Ollé, o l’americana Rita Dove, o il coreano Ko Un, o, assai più quotati, la poetessa algerina Assja Djebar (anche se di lingua francese come il recente premio nobel LeClezio) o lo svedese Tomas Transtromer.

In rete, naturalmente, il dibattito più appassionante nel toto-Nobel per la Letteratura è quello fra i lettori, appassionati, onnivori e informatissimi sugli autori di tutto il mondo, che soppesano nei forum meriti e controindicazioni di ogni candidato. Tenendo presente che il contributo degli scommettitori  è molto relativo, visto che gli ultimi due vincitori erano dati 50/1, diamo un’occhiata, visto che l’anno scorso ci hanno azzeccato con Herta Muller, a quel che si racconta su Literary Saloon negli ultimi due giorni.

Ecco le previsioni di A Commonplace. E quelle del sito svedese Swedish Wire.

Isak, soprannome della blogger scrittrice Anneleigh Clark, fan di Karen Blixen e attentissima a quel che si muove in narrativa e poesia, esprime il suo auspicio che vinca James Ngugi – Ngugi wa Thiong, Kenya, autore di Chicco di grano e di Spostare il centro del mondo – La lotta per le libertà culturali - e gli dedica un profilo che vi propongo.

♫ Le canzoni di oggi erano “The sellout” di Macy Gray e “Stella d’argento” di Brunori Sas

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“Freedom” di Jonathan Franzen

martedì, ottobre 5th, 2010

Ben ritrovati dopo la pausa estiva, cari ascoltatori e utenti del blog! Si apre la seconda stagione di Alaska e con oggi riprendiamo le tramissioni in diretta (ore 12) e in replica (ore 21), sempre dal martedì al venerdì. Qui troverete sempre anche il podcast della puntata quotidiana. Molti gli argomenti esplorati dai blog che costelleranno la nostra prima settimana d’autunno, e che su Twitter (qui a destra) potrete seguire in pillole anche con qualche segnalazione rapida in più.

Intanto, per rompere il ghiaccio, la prima puntata di Alaska è dedicata all’uscita del romanzo più atteso del decennio, Freedom di Jonathan Franzen. Nove anni dopo il magnifico Le Correzioni che ha venduto quasi tre milioni di copie nel mondo - Freedom (o meglio, il suo autore) si è meritato addirittura la copertina della rivista Time dopo Salinger, Nabokov, Tony Morrison, Joyce e Updike. Ma noi ne parliamo non solo per via della gigantesca operazione editoriale e del dibattito che ha accompagnato questa uscita, ma perché l’abbiamo letto per voi e si tratta in effetti di un romanzo magnifico, due spanne sopra a tutti i suoi contemporanei. Parlarne oggi, all’indomani del Nobel per la medicina a Robert Edwards, padre della fecondazione in vitro, assume una tinta ironica e decisamente attuale visto che la principale preoccupazione di Walter Berglund, uno dei protagonisti di Freedom, è la sovrappopolazione umana con la sua spinta cieca all’espansione.

Chi se la sente di cimentarsi con la lettura in lingua originale, trova Freedom in Italia distribuito da Penguin a un prezzo addirittura più basso rispetto all’edizione inglese. Per chi aspetta l’uscita in italiano, ci penserà Einaudi nel mese di febbraio. Per entrambi i tipi di lettori prometto di non rivelare troppo, e di menzionare il meno possibile la trama, che è, insieme alla costruzione dei personaggi, la vera forza di questo romanzo, capace di trasporre in un modello di storia d’amore e di affresco sociale da romanziere russo dell’Ottocento le angustie e le contraddizioni della borghesia liberal bianca americana di oggi – un oggi specificamente americano ma anche terribilmente somigliante a quello della nostra borghesia di sinistra. Se Le Correzioni – saga familiare di uno struggimento per Franzen estremamente personale e autobiografico costato sette anni di lavoro – usciva a cavallo dell’11 settembre, lo scrittore ha occupato questi nove anni a pubblicare saggi (due magnifici titoli come Come stare soli e Zona di disagio) e possiamo dedurre dalla trama di Freedom che abbia cominciato a scrivere il nuovo romanzo a cavallo delle elezioni americane del 2004, mentre infuriava la guerra in Iraq. Era lecito, date le prove meno forti che Franzen aveva dato come romanziere prima de Le Correzioni, e per via delle pressanti aspettative che gli pesavano sulle spalle, temere che non potesse ripetersi. E invece ha costruito un romanzo adulto di impressionante visione, costruzione e misura. Freedom è la storia dei Berglund, mamma e papà, con due figli e diversi terzi incomodi, ma è anche la storia di come l’amore sia sempre imperfetto e di come un liberal possa dibattersi, anche con le migliori intenzioni, in un groviglio di compromessi e di contraddizioni a catena – che scaturiscono da uno sfondo politico complesso che Franzen evoca, al contrario di molti suoi contemporanei, senza mai cadere nella tentazione di riferirsi alla cronaca televisiva e senza darsi alcuna risposta ideologica. Freedom racconta come la libertà sia usata male, frustrante e imperfetta, e come i cittadini più liberi vivano in prigioni da loro stessi create. Per chi conosce Franzen, non stupisce che affiorino qui i temi a lui cari – i paradossi del consumismo, la fine di una way of life dai costi allucinanti, una vita in armonia con l’ambiente, le contraddizioni familiari, l’atroce illusione di una beneficenza pulita, l’utilizzo che si fa della propria libertà. Stupisce però la sua capacità di trasporli in un’opera di pura fiction con un ritmo pieno di ritardi e sorprese, e personaggi densi e vivi quanto lo erano Kitty e Levin in Tolstoj. Riuscire in un simile intento nell’era del martellamento mediatico, ergendosi al di sopra della mera cronaca pur parlando del presente, con una lettura universale, è già di per sé un risultato enorme. Inoltre, al contrario di molti grandi della narrativa americana, Franzen ha rimosso completamente se stesso dalla narrazione, nascondendosi forse dietro Patti Berglund, che è contemporaneamente misteriosa protagonista e narratore. La forza morale più alta di Freedom è quella di mettere in imbarazzo i suoi stessi personaggi quando vengono sorpresi dai loro istinti, oppure quando entrano in contatto con gli “altri” – i vicini qualunquisti, i vicini di destra, i ragazzini idealisti, i poveri che aspirano alla stessa way of life che i Berglund si trovano in mano distrutta. Inoltre, Franzen è in grado di presentare il punto di vista degli “altri” senza la minima traccia di giudizio. Tecnicamente, invece, il risultato più stupefacente di Freedom è il ritorno in grande stile al romanzo basato sulla trama, sull’intreccio: una sfida difficile al cinema, al reality e alle serie tv. Freedom avrebbe potuto anche chiamarsi Le Contraddizioni, e Franzen riesce a puntare il dito dove fa più male, raccontando allo stesso tempo una delle più potenti storie d’amore e di famiglia dei nostri anni.

Mentre in Inghilterra l’editore HarperCollins ha ritirato, mandato al macero e sostituito la prima tiratura a causa di alcune mancate – ehm – correzioni (sembra che per errore abbiano stampato la penultima bozza anziché l’ultima), e il libro comincia a vedersi, come documenta CoverSpy, anche  in metropolitana, andiamo a vedere cosa se ne dice in rete.

Nopunintended postava il 14 settembre con la sua recensione del romanzo (siete avvisati del possibile spoiler) col merito di linkare alcune reazioni piccate di altri autori alla grande risonanza di Franzen e quelle di chi ha loro ribattuto, il dibattito, la recensione trionfale del Guardian, e un minivideo di Franzen che in due minuti video di YouTube sollecitato dell’editore, ne impiega almeno uno a dire quanto non gli piaccia l’idea di promuovere un libro in questo modo perché il libro è l’antitesi del multitasking e  simboleggia per lui uno spazio di tranquillità, e l’altro minuto in cui dice qualcosa del personaggio di Walter Berglund.

Qui l’articolo dove Lev Grossman di Time incontra un imbarazzato Franzen mentre osserva un branco di otarie, e gli fa raccontare, fra le altre cose, il ruolo del compianto David Foster Wallace nella stesura di Freedom.

PS delle 14.45 – ilarità generale per il furto degli occhiali di Franzen alla Serpentine Gallery di Londra. I  ”rapitori”, che avevano chiesto un riscatto di 100 mila dollari, sono stati fermati da un elicottero della polizia dopo essersi tuffati nel fiume, e gli occhiali restituiti al proprietario, che non ha nessuna intenzione di procedere legalmente nei loro confronti. Su Twitter la faccenda si dipana con grandi risate prima con l’hashtag #franzen e poi con #glassesgate.

♫ Le canzoni di oggi erano “Magic day” di Lou Rhodes e “I’m goin’ down” (B.Springsteen) nella versione dei Vampire Weekend

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back to school!!

venerdì, ottobre 1st, 2010

SIETE PRONTI?

ALASKA RITORNA IN DIRETTA A PARTIRE DA DOMANI, 5 OTTOBRE, ALLE ORE 12!

E STO CUCINANDO PER VOI….