Archive for ottobre, 2011

le mani in rete

mercoledì, ottobre 12th, 2011

(le sedie vuote dei blogger palestinesi a cui è stato negato il visto per Ab11, foto di Lbtihel Zaatouri)

Oggi puntata di riflessione sui lavori del Meeting dei Blogger Arabi a Tunisi della settimana scorsa, il primo dopo le rivolte;il blogger Yazan Badran per il Guardian con i commenti dei lettori sulle questioni linguistiche sollevate al meeting; il racconto di Ahmed Al Omran (saudita specializzato in video della rivolta siriana) per Renée Montagne su NPR (audio); la co-fondatrice di Global Voices Rebecca McKinnon sul Meeting, sull’esperienza fisica di incontrarsi e stringere rapporti personali fra blogger di vari paesi (video). La sintesi di Global Voices sulla discussione nei panel coi blogger siriani;

♫ La canzone di oggi era “Constant now” dei dEUS

Ecco la puntata di oggi:

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la croce

martedì, ottobre 11th, 2011

Mina Daniel, attivista di pza Tahrir. Sopravvissuto per un soffio alla battaglia dei Cammelli. Ucciso dall’esercito, domenica sera, insieme ad almeno altri 24 (foto di Eduardo Castaldo)

Dopo aver passato la notte di domenica all’ospedale a parlare coi medici come testimone dell’arrivo dei cadaveri dei copti uccisi dall’esercito, e la giornata di ieri ai loro funerali, con copti e musulmani insieme, cercando di rendere meno dolorosa alle famiglie la scelta di permettere le necessarie autopsie sui corpi dei loro cari per fare luce sull’accaduto (una delle imprese era trovare un coroner indipendente), Alaa Abdel Fattah, cyberattivista laico e colto, tweep di primo piano e inventore dei tweetnadwa, oltre che instancabile lanciatore di sassi contro le cariche della polizia da dieci mesi a questa parte, scrive stamattina: “io puzzo di obitorio, di cadaveri, di bare, puzzo di polvere, sudore e lacrime, e non so se questo odore riuscirò mai a lavarlo via”. Un’altra tweep gli ha risposto: “riposati Alaa, ti ho visto domenica sera, come sempre in prima linea”. E Alaa risponde: “non è domenica il problema; oggi è stata una nuova specie di prima linea, a gestire paura, dolore, incertezza, superstizione, bigottismo – è questa la nostra battaglia più dura.”

La notte di domenica è stata il più orribile momento di violenza, confusione e strumentalizzazione al Cairo dall’inizio della rivoluzione. Al di là delle ricostruzioni più o meno automatiche fatte da quella parte di media tradizionali che non si sono mai mescolate da gennaio con gli attivisti sul campo, almeno il Guardian (e qui), il New York Times e AlJazeera in inglese, che hanno sempre lavorato con i materiali collettivi raccolti in rete e con i testimoni oculari, hanno fatto un ritratto dei fatti di domenica sera al Cairo che rispecchia esattamente il collage di tweep della nostra diretta di domenica, mentre @Kristenchick del Christian Science Monitor è stata l’unica e la prima in assoluto a twittare dall’obitorio dell’ospedale copto, contando in prima persona i 17 cadaveri arrivati dalle strade, quasi tutti uccisi da proiettili dell’esercito o investiti dai blindati lanciati in mezzo al corteo a velocità folle (Questo uno delle decine di video raccolti dagli attivisti), mentre la tv di stato ripeteva l’annuncio dell’uccisione di 3 soldati (di cui non esiste ancora documentazione) e chiamava istericamente ogni “decente egiziano” (musulmano) a scendere per le strade per “proteggere l’esercito” da “cristiani copti armati”, e soldati facevano irruzione nelle sedi di due canali tv indipendenti sospendendo le trasmissioni. Nel caos terribile di quella serata, intorno ai copti che si limitavano a manifestare pacificamente per l’ennesima discriminazione violenta verso una loro chiesa (qui la puntata che dedicammo alle persecuzioni sui copti e all’incidente di Imbaba) e per la totale assenza di tutela da parte della polizia, i testimoni oculari erano moltissimi; fra questi decine e decine dei tweep che seguiamo abitualmente, alcuni dei quali feriti, che hanno anche unito le forze per raccogliere quei video e quelle foto che l’esercito non ha sequestrato gettando le schede di memoria nel Nilo. Vi propongo tre testimonianze: Sarah Carr, la prima a postare; Evan Hill, che ha fatto il giro di tutti i testimoni per raccontare su AlJazeera; e Mahmoud Salem (Sandmonkey) sulla mossa assolutamente controproducente dell’esercito. Ognuno di loro cita i momenti più significativi a cui ha assistito domenica notte.

♫ La canzone di oggi era “My sweet Lord” di George Harrison

Ecco la puntata di oggi:

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tre donne

venerdì, ottobre 7th, 2011

Edgar Degas, “Tre donne che si pettinano”, 1875)

Oggi tre donne hanno vinto il premio Nobel per la Pace. A tre storie di donne è dedicata la puntata di oggi, una è il neo-Nobel yemenita Tawwakul Karman, una è la corrispondente della Bbc da Tripoli, Rana Jawad, che racconta i suoi giorni di clandestinità, una è Maryam Alkawaja, alfiera dei diritti umani del Bahrain nel mondo.

♫ La canzone di oggi era “Something beautiful” di Sinead O’Connor

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lieve

giovedì, ottobre 6th, 2011

Logo creato stamattina. Da Jonathan Mac Long, 19 anni, designer, Hong Kong.

Fra i centomila tributi della rete a un uomo arabo-armeno, buddhista, vegetariano, nerd, figlio adottivo e grande visionario.

Da Twitter un racconto di stamattina dal blog di una mamma.

Da Vic Gundotra di Google, un aneddoto su una telefonata.

Dal blog di Walt Mossberg, “lo Steve Jobs che conoscevo“.

♫ Le musiche di oggi erano “Revolution 1″ dei Beatles (che litigarono con Jobs per la mela) e “The Magic” di Joan as Policewoman

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noi siamo il 99%

mercoledì, ottobre 5th, 2011

Dopo la diffusione anche ad Alaska (di ieri, post qui sotto) del Post a Rete Unificata per informare sul rischio censura per i blogger contenuto nel comma 29 del ddl intercettazioni in discussione alla Camera, e mentre la legislazione sulla rete, non solo in Italia, assume aspetti controversi (oltre che spesso incompetenti) di parificazione con le testate giornalistiche responsabili, ieri sera, da un’idea degli utenti, ogni voce di Wikipedia si è autoimbavagliata, mostrando questo messaggio. Tradotta anche in inglese per rimbalzare in tutto il mondo, l’iniziativa di sciopero di Wikipedia italiana ha avuto subito un impatto formidabile, ed è uno strumento per dare visibilità alla minaccia del decreto legge per la libertà della rete, che viene discusso oggi alla Camera a partire dalle 12.30 (seguiremo anche sulla TL di Alaska su Twitter. Il messaggio di Wikipedia italiana tradotto in inglese sta anche facendo il giro del mondo, rimbalzato dal Wikipedia serbo fino all’Arab Bloggers 2011 in corso a Tunisi.

E di #AB11 in corso a Tunisi parliamo perché oggi è l’ultima giornata di lavori, e ieri i blogger palestinesi che non avevano ottenuto il visto per partecipare sono riusciti a intervenire ugualmente al loro panel collegandosi via Skype. I 200 blogger arabi presenti sul posto, però, hanno deciso di stilare un comunicato unitario per chiedere spiegazione al governo tunisino di transizione per la loro assenza.

Intanto #OccupyWallStreet, dopo i 700 arresti-lampo di sabato scorso sul ponte di Brooklyn, prosegue l’occupazione di Zuccotti Park, e si dota di un proprio giornale cartaceo di quattro fogli che è pensato come “un’opera di arte pubblica”. Ma l’iniziativa forse più eloquente finora è quella dei cartelli individuali che compaiono sul tumbler Wearethe99percent. Sono le storie di vita di persone di tutte le età che spiegano cosa vuol dire far parte del 99% in America (e un po’ anche qua).

♫ Le musiche di oggi erano “The bad in each other” dal nuovo album di Feist e “East Harlem” di Beirut

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let’s get physical

martedì, ottobre 4th, 2011

(i blogger del primo panel di #Ab11 ieri a Tunisi, fra loro @manal, @ahmed, @weddady)/EPA)

Il cyberattivismo si fa fisico, non solo nelle piazze delle rivoluzioni che rovesciano radicalmente i regimi (o tentano di farlo con un alto prezzo di sangue) o per riflesso nelle piazzette delle democrazie europee e americana della crisi economica globale, ma anche nei luoghi d’incontro fisico e di discussione che i blogger, i tweep e i citizen journalist si danno per incontrarsi e fare il punto della radicale esperienza politica portata sulla rete e fuori dalla rete, soprattutto nel momento in cui alcuni paesi arabi stanno affrontando la complessità della transizione verso nuove costituzioni e parlamenti. Inevitabilmente, si discute anche della necessità di regolamentazione della rete e dei suoi diritti e responsabilità, particolarmente in paesi in cui viene ricostruito uno spazio da sempre in mano alle agenzie governative. Si discute di etica e obbiettività su Twitter, del ruolo dei blogger che si impegneranno in prima persona nella vita politica istituzionale, si discute del ruolo ricoperto in questi mesi dai Wikileaks, In questa stagione Alaska cercherà di portarvi il più possibile a questi incontri (possibilità concreta di costruzione politica fuori dai 140 caratteri), magari anche con la speranza che l’incontro fisico e l’elaborazione collettiva attecchiscano di nuovo anche dalle nostre parti. Se non altro, per essere al passo con gli strumenti di espressione e di organizzazione di questa annata straordinaria, per incontrare da vicino i protagonisti di questa stagione (molti dei quali fino a 10 mesi fa non potevano né viaggiare né farsi vedere in volto), e per conoscere le riflessioni politiche e di comunicazione che scaturiscono da questi incontri.

Prima di dedicarci ad #AB11, voglio unirmi alla diffusione di un “Post a Rete Unificata”, proposta di rilancio di un post di Bruno Saetta (dentro ci trovate anche i link a un altro post informativo e al post di Mantellini sull’”indignazione automatica” dei blogger a cui in qualche modo risponde) fatta da Claudia Vago (in rete @tigella), Dino Amenduni, Salvatore Mammone e altri, per informare sulla “legge-bavaglio” in tema di obblighi di parificazione con la stampa per i blogger, avviandosi forse verso una elaborazione di proposta di legge alternativa che seguiremo nelle prossime settimane, la cui esigenza si era già sentita durante le discussioni della #notterete. Per ora vi rilancio la parte iniziale dell’articolo rimandandovi ai link per approfondirlo, e invitandovi a rilanciarlo a vostra volta sui vostri blog.

Mentre vi parlo si sta svolgendo a Tunisi (in viale Mohamed Bouazizi) la seconda giornata di lavori del meeting degli Arab Bloggers 2011. Le edizioni precedenti a Beirut del 2008 e 2009 appartengono all’era della semi-clandestinità. Già molti spunti nella prima giornata, twittata e raccontata in tempo reale sulla rete da dentro la sala nonostante la natura trilingue dell’incontro (arabo, francese, inglese) e l’inizio fra le polemiche perché la Tunisia in transizione non ha permesso di partecipare ai blogger palestinesi invitati; circa duecento bl0gger fra i più importanti e attivi dei paesi arabi, di cui 7 tunisini che sono anche candidati alle prossime elezioni, riuniti in sessione pubblica solo nella prima giornata, continuano da oggi i lavori in sedute a porte chiuse. Oggi vi propongo qualche resoconto. Oltre alle sequenze di resoconti in tempo reale via Twitter che potete seguire nella nostra TL, Paola Caridi su InvisibleArabs ci presenta il congresso, AlJazeera propone un piccolo riassunto dei lavori di ieri, e Jillian C. York – direttrice per la Libertà Internazionale d’Espressione alla Electronic Frontier Foundation – ne sta facendo un liveblog, qui il resoconto delle prime sessioni, e qui quello del panel tunisino sulla futura costituzione.

♫ La canzone di oggi era “There is a light that never goes out” (The Smiths) di Sarah Lov

Ecco la puntata di oggi:

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