Archive for aprile, 2012

#IJF12

venerdì, aprile 27th, 2012

(il keynote speech di Andy Carvin al festival del giornalismo)

La puntata in diretta dal Festival del Giornalismo di Perugia edizione 2012, dalla sala delle colazioni dell’Hotel Brufani, ospiti Claudio Agosti che ci spiega il progetto GlobaLeaks e Francesco Costa che racconta la giornata di lavoro della redazione volante de Il Post – e io che vi racconto un po’ di cose del brulicante laboratorio internazionale del giornalismo 2.0.

Ecco la puntata di oggi:

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Guida non autorizzata del Bahrain

martedì, aprile 24th, 2012

(i funerali ieri di Salah, l’attivista ucciso in Bahrain nella notte prima del GP)

Il fine settimana è stato dominato dalla diretta Twitter sul Gran premio di F1 del Bahrain: metà dei giornalisti, sportivi e non, bloccati senza visto, l’altra metà che hanno scritto e twittato da dentro il circuito e dalle strade di Manama documentando manifestazioni, incontri con gli attivisti, irrigidimento dei controlli di polizia e presidi militari per le strade. Gran Premio che si è svolto regolarmente, a tribune vuote (il Ministero degli Interni dava l’evento tutto esaurito), le telecamere puntate solo sulle vetture che sfrecciavano nel deserto. Anonymous che ha bloccato tutti i siti ufficiali della Formula 1 e quello dello sponsor Gulf Air. Zeinab Alkhawaja di nuovo arrestata (era inginocchiata in mezzo alla strada, e suo padre è al 75esimo giorno di sciopero della fame in carcere, da alcuni giorni rifiuta anche l’acqua), e arrestati e picchiati e poi rilasciati i fixer che accompagnavano la troupe di Channel4, deportata ieri dal paese con un volo British Airways, telecamere e computer sequestrati. Salah, attivista 37enne del movimento per i diritti civili, ucciso nella notte prima del Gran Premio quando la polizia ha ripreso ad attaccare i manifestanti – i suoi funerali si sono svolti ieri. All’interno del circuito il giorno della gara sono state arrestate alcune donne che manifestavano in silenzio con la foto di Alkhawaja. All’esterno si levavano le nubi di fumo scuro dalle gomme bruciate per strada dai manifestanti per lanciare un segnale alle telecamere del GP. Tutti i grandi giornali inglesi e il New York Times hanno messo il Bahrain in prima pagina, e l’operazione di PR tentata dalla famiglia regnante si è rivelata un boomerang. Oggi vi propongo la guida turistica non autorizzata del Bahrain messa a punto da Bahrain Watch.

♫ La canzone di oggi era “Everything is broken” di Bob Dylan

Ecco la puntata di oggi:

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lunedì, aprile 23rd, 2012

cari ascoltatori e utenti del blog,
questa sarà una settimana un po’ particolare: martedì 24 puntata regolare in diretta, in replica e in podcast, mercoledì 25 niente puntata ma dirette di Radio Popolare sulle manifestazioni e la giornata del 25 aprile, giovedì 26 replica della puntata del 5 aprile, e venerdì 27 puntata in diretta dal Festival del Giornalismo di Perugia. Per chi viene a Perugia, ci vediamo a questi panel: giovedì “Net feminism, donne, rete e informazione” e sabato “Politica internazionale in crowdsourcing”.

la pista interna

venerdì, aprile 20th, 2012

(foto di @MazenMahdi)

71° giorno di sciopero della fame in carcere per Abdulhadi Alkhawaja e meno due giorni al GP del Bahrain, in un’atmosfera surreale. Ecclestone arriva oggi al circuito per il primo giorno di prove, indifferente ai cortei di protesta e ai feriti delle ultime ore negli scontri con la polizia; uno dei due meccanici di Force India feriti da una molotov due giorni fa ha chiesto di essere rimpatriato (la loro squadra sta meditando di ritirarsi), mentre un gruppo di parlamentari britannici chiede ancora l’annullamento della gara o, in seconda battuta, al campione Lewis Hamilton di ritirarsi dalla corsa. La famiglia regnante al- Khalifa, però, si trova adesso in un curioso impasse. Da ieri ha cominciato a negare i visti d’ingresso ai reporter: bloccati a Doha o a Dubai i giornalisti sportivi di SkyNews, France Press, Associated Press, ITN, Reuters, e Simeon Kerr del Financial Times che ha twittato tutti i dettagli del suo fermo, in quella che sembrerebbe una reazione all’ingresso della prima ondata di reporter, quelli che erano entrati tre giorni fa al seguito delle squadre e dei meccanici. Questi giornalisti – fra i quali spiccano Kevin Eason del Times, Tom Cary del Telegraph e Byron Young del Mirror, infatti, che teoricamente avrebbero dovuto limitarsi a seguire i preparativi per la gara, hanno immediatamente utilizzato la rara possibilità di entrare in Bahrain (dove come sapete l’ingresso ai giornalisti è vietato e Al Jazeera bandita) per descrivere anche via Twitter quello che vedono, incontrando gli attivisti per diritti umani come Nabeel Rajab, le migliaia di manifestanti in nero e di parenti dei feriti e degli uccisi di questi mesi, e raccontando le due metà del Bahrain, da una parte quella degli agenti di sommossa che spuntano ovunque in pieno giorno correndo davanti alle vetrine dei caffè, sparando gas lacrimogeni ogni sera sui villaggi, impedendo i sit-in pacifici, e dall’altra quella dei centri commerciali di Manama dove la vita sembra svolgersi regolarmente. Kevin Eason oggi annuncia di essere dentro alla “bolla”, cioè al lavoro sul circuito, consapevole di quello che succede fuori (corteo oggi alle 16 e domenica durante il GP), mentre altri twittano delle continue perquisizioni e le fotografie degli 80 veicoli militari contati sul percorso fra l’hotel e il circuito, registrando un grande intensificarsi del presidio di sicurezza intorno all’autodromo, composto per la maggior parte da mercenari stranieri. Quell’operazione di maquillage di immagine tentata dalla famiglia reale con l’aiuto del mezzo miliardo di dollari di sponsor e tv, insomma, sta creando un effetto boomerang, e una delle particolarità di questi giorni è che a mettersi in gioco sono soprattutto giornalisti inglesi, precedentemente assenti dal commento sul Bahrain. Oggi vi riassumo cosa ha raccontato in questi giorni Kevin Eason (putroppo i suoi articoli integrali per il Times sono dietro a un paywall, quindi dobbiamo fare affidamento sui suoi tweet e sui commenti che ha concesso ad altre testate) e l’editoriale sul blog del Guardian.

Oggi su @alaskaRP seguiremo sia piazza Tahrir, che torna a riempiersi di tutte le componenti della rivoluzione, e quello che si muove intorno al GP.

♫ La canzone di oggi era “Jumpin Jack Flash” nella versione dei Gomez

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donne nel deserto

giovedì, aprile 19th, 2012

(Reemah Abdullah in allenamento con le compagne della squadra di calcio del Jeddah)

Oggi – a molti mesi dall’inizio della campagna di protesta civile delle donne saudite per il diritto alla guida – due punti di vista: quello dell’atleta Reema Abdullah, commentatrice sportiva e soprattutto capitano della squadra di calcio femminile del Jeddah, che sarà fra i portatori della torcia olimpica (e di Eman el Natian che raccontandone la storia ci dice qualcosa dei suoi ricordi degli spazi sportivi per le donne in Arabia Saudita), e quello della principessa Basma Bint Saud Bin Abdulaziz, divorziata e in esilio preusmibilmente dorato a Londra, da dove racconta come vede lei il quadro delle possibili riforme e alternative culturali che riguardano la vita delle donne saudite (per un po’ di contesto, vi ricordo le richieste della società civile saudita e le storie di donne che vi ho raccontato qui, e qui, e qui, e qui.

♫ La canzone di oggi era “You won’t let me” di Rachael Yamagata

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how does it feel?

mercoledì, aprile 18th, 2012

Jonah Lehrer, che proprio qualche giorno fa citavamo per il suo studio sulla storia del brainstorming, ha pubblicato ieri il suo libro “How creativity works”. Il Guardian online ne pubblica un estratto che ruota intorno al rapporto fra i due emisferi del cervello e al momento di crisi dal quale Dylan estrasse la canzone che – almeno per lui – salvò la sua carriera di musicista, “Like a rolling stone”. Intanto la promessa di digitalizzare l’archivio della musica folk raccolto da Alan Lomax si può considerare mantenuta: Joel Rosen ce lo racconta su The Record di NPR.

♫ La canzone di oggi era “Like a rolling stone” di Bob Dylan

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Risiko

martedì, aprile 17th, 2012

(la mappa di @vincos dei social network, giugno 2011)

Il quotidiano britannico Guardian si trova nel bel mezzo della sua settimana speciale di inchiesta sullo stato dello sviluppo e delle libertà di Internet in vari paesi del mondo. All’interno di un impianto già pubblicato – che contiene anche la stupenda mappa interattiva per colori che riproduce l’intensità delle violazioni sulla libertà della rete nei vari paesi (qui l’analisi se cliccate sull’Italia) – ogni giorno viene aggiunta una serie di articoli di approfondimento. Particolarmente rari e preziosi gli studi che il Guardian sta pubblicando su Est Europa e Russia, da dove scrive la corrispondente da Mosca Miriam Elder, mentre sulla mappa di Internet l’Estonia, madre di Skype, è diventata una piccola superpotenza.

♫ La canzone di oggi era “Whatever’s on your mind” dei Gomez

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Cairo connection

venerdì, aprile 13th, 2012

Una puntata interamente in diretta con la nostra corrispondente dal Cairo Laura Cappon (in studio a Milano per l’occasione), per fare il punto sullo stato della rivoluzione egiziana: candidature alle presidenziali, braccio di ferro tra Fratelli Musulmani ed esercito, scioglimento della Costituente appena formata, paralisi delle forze laiche, crisi economica. Mentre oggi a Tahrir i Fratelli Musulmani portano decine di migliaia di persone per protesta contro i resti del vecchio regime che tentano la scalata alle presidenziali di fine maggio (seguiamo la giornata su Twitter).

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elegie tecnologiche

giovedì, aprile 12th, 2012

(i fondatori di Instagram da piccoli, nel loro primo ufficio a South Park – foto scattata con Instagram)

Se pensate che nella tecnologia non ci sia sentimento, dovrete ricredervi con il post di Paul Ford per il New York Magazine sulla vendita di Instagram a Facebook, e con quello di Stefano Casertano de Linkiesta su come lo start-up di Instagram non sarebbe mai nato in Italia.

♫ La canzone di oggi era “Padania” degli Afterhours

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come leggeremo

mercoledì, aprile 11th, 2012

(uno degli scatti di Joel Robinson sulla magia della lettura)

Oggi puntata intima sotto il diluvio. Le librerie chiudono, e il più grande rivenditore di libri online del mondo, Amazon – che ha contribuito alla loro estinzione – decide di aprire un proprio negozio fisico a Seattle. Intanto prosegue la guerra dei prezzi e degli accordi per gli e-book fra Apple e i grandi editori, che ha al cuore la politica Apple del “modello agenzia” (ve lo illustro con un post di MacRumors sull’accordo che sembrava raggiunto il 30 marzo, e con la notizia di 4 giorni dopo che due grandi editori avevano fatto marcia indietro; il tentativo di accordo seguiva alla minacciata azione legale del Dipartimento di Giustizia americano per collusione sul prezzo degli e-book). Se volete recuperare un po’ della poesia della lettura, ecco cosa racconta Maria Popova delle straordinarie fotografie di Joel Robinson, mentre Clay Shirky partecipa col suo punto di vista alla raccolta di interviste di Findings.com sulla lettura del futuro.

♫ La canzone di oggi era “Shelter from the storm” di Bob Dylan

Ecco la puntata di oggi:

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