mettere in salvo
Mentre alla disperazione di Haiti si aggiungono le rivolte e i saccheggi, e il caotico affollamento di aiuti, Elizabeth Ferris si chiede come si possano proteggere i diritti umani anche all’indomani di una catastrofe. E’ sufficiente inviare aiuti, precipitarsi sul posto, cercare le persone sepolte sotto le macerie, prodigarsi nelle cure mediche e nel ripristino dei servizi di base? E nel farlo non si preferisce troppo spesso arrangiarsi alla meglio senza tenere troppo conto dei diritti umani che verrebbero rispettati in una situazione di relativa normalità? Nella sua riflessione per il Daily Beast, questa esperta di dislocazione civile ci propone un quadro realistico di quello che avviene, e che dovrebbe avvenire, all’indomani di una tragedia umanitaria, aiutandosi con alcuni paragoni: quello che avvenne dopo il colossale tsunami in Asia del Santo Stefano 2004 e dopo il passaggio dell’uragano Katrina su New Orleans (la traduzione qui sotto nel podcast).
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Oggi esce Just kids, il libro di memorie di Patti Smith incentrato sul suo rapporto con il grande fotografo Robert Mapplethorpe, un altro tassello dell’instancabile lavoro di veglia sui ricordi e gli amici scomparsi che la sacerdotessa del rock ha intrapreso soprattutto dopo la morte del marito Fred Sonic Smith, che l’aveva portata a tornare sulle scene musicali nel 1996 dopo un silenzio durato otto anni. Di questo piccolo libro vi ho già parlato nella puntata di venerdì scorso. Oggi però scopro che in questi giorni è stata inaugurata una sua mostra in collaborazione con Steven Sebring (il fotografo che l’ha seguita per 15 anni realizzando con lei il documentario Dream of life) alla Robert Miller Gallery di Chelsea, dove si potrà vedere fino al 6 febbraio. Patti, che ha appena compiuto 63 anni, ha accompagnato Rachel Wolff in giro per la mostra , fra una serigrafia delle griglie del World Trade Center dopo l’11/9 e la sua macchina Polaroid, fino a un angolo di effetti personali legati alla storia narrata in Just kids. Questa è l’intervista (e la traduzione qui sotto nel podcast)
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A proposito di memoria, è mancata all’età di 100 anni Miep Gies, ultima sopravvissuta del gruppo che aiutò la famiglia di Anna Frank a nascondersi al 263 di Prinsengracht ad Amsterdam. Miep Gies era uno dei Giusti tra le Nazioni, e dovrebbe essere nota soprattutto per aver messo in salvo le varie stesure del diario di Anna Frank, che dopo la guerra riconsegnò all’unico sopravvissuto ai campi di concentramento della famiglia Frank, il padre Otto, perché venisse pubblicato nel 1947. Cristiana austriaca, Miep Gies arrivò in Olanda grazie a un programma per i bambini malnutriti in seguito alle privazioni sofferte nella Prima Guerra Mondiale; adulta lavorò come dipendente nella fabbrica di Otto Frank, l’Opekta, e quando lui decise di nascondersi con la famiglia in quello che una volta era l’ex laboratorio dell’azienda, lei accettò di proteggerli e aiutarli. A quelli che in seguito le hanno chiesto come mai avesse accettato di esporsi a quel rischio, ha sempre risposto che i Frank erano sempre stati buoni con lei e non c’erano alternative: “l’eterno rimorso”, diceva, “di non aver fatto il tuo dovere come essere umano, secondo me è peggio che perdere la vita”. Ma come si è diffusa la notizia della morte di Miep Gies? Global Voices ha realizzato un piccolo giornale di bordo delle reazioni comuni fra blog e twitter.
Le musiche di oggi erano “Redondo Beach” di Patti Smith e “In your hands” di Charlie Winston
Ecco la puntata di oggi:
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Tags: 11/9, Anna Frank, Chelsea, diari, dislocazione dei civili, Elizabeth Ferris, emergenza umanitaria, Fred Sonic Smith, Global Voices, Just kids, Katrina, Miep Gies, New Orleans, Otto Frank, Patti Smith, Robert Mapplethorpe, Robert Miller gallery, Steven sebring, tsunami 2004

novembre 18th, 2010 at 13:35
[...] Ne avevamo parlato qui a gennaio, quando usciva l’edizione americana di Just kids – intanto quella italiana è da tempo sugli scaffali, e abbiamo intervistato Patti Smith in proposito qualche tempo fa. La notizia di poche ore fa è che Patti ha vinto il National Book Award proprio con il suo bellissimo libro di memorie sul rapporto con l’amante/amico/anima gemella e grande fotografo Robert Mapplethorpe. Trattandosi di un premio prestigioso, se ne parla un po’ dappertutto, ma io vi propongo il piccolo post della sua editor, Betsy Lerner, che era presente alla cerimonia di consegna dei premi ieri sera, con i reading dei finalisti. [...]