web vintage

Large_Office_by_Geo_R_Lawrence_Co

Due giorni fa è arrivata la notizia della chiusura di Geocities. Yahoo ha comunicato la sua decisione, che segna decisamente l’esistenza del mondo dell’obsoleto anche nel web. Negli anni Novanta Geocities era il terzo dominio più visitato del web, ma a quindici anni dalla sua nascita, questo servizio di hosting ha dovuto cedere il passo a piattaforme sempre più interattive. Yahoo aveva acquistato Geocities nel 1998 per 4 miliardi di dollari, ma già da prima dell’estate si vociferava di una sua chiusura. Sembra fra l’altro che non sia previsto un salvataggio o una forma di archiviazione dei dati già esistenti. La questione è che per valutare gli indirizzi e i contenuti “meritevoli”, come starebbe cercando di fare la Wayback Machine, ci vogliono degli appositi esperti. Vi propongo il nostalgico saluto a Geocities di Andrea Chirichelli su Paoblog.

A proposito invece di quella cosetta inquietante su come le ambasciate e gli istituti di cultura italiana all’estero avrebbero mandato di controllare le notizie che arrivano alla stampa estera, la trovate confermata fra l’altro da un paio di giornalisti di testate estere a La Banda.

Quanto all’isteria per l’influenza H1N1, dopo che il governo degli Stati Uniti l’ha dichiarata emergenza nazionale siamo ufficialmente al panico planetario; ma siamo ancora liberi di non crederci, e magari di farci sopra qualche bella riflessione; vi propongo tradotta in italiano qualche riflessione da un articolo di Lee Siegel uscito ieri sui blog di Daily Beast:

“Quando il presidente Obama ha dichiarato emergenza nazionale l’epidemia di influenza suina, ha aperto il rubinetto dell’antica e onorata tendenza dell’America a darsi al panico. Contenetevi. Nonostante la dichiarazione di questa settimana, nonostante le lunghe code di persone in attesa di essere vaccinate, nonostante la stupefacente carenza di vaccino, stupefacente tanto quanto la rapidità con cui lo stanno producendo—a dispetto insomma di tutto questo clima di crisi, ora certificato per decreto presidenziale, l’influenza suina non è la Spagnola che uccise dieci milioni di persone nel 1918.

Piuttosto, i media ne hanno distorto il racconto. Il governo ha pasticciato con la gestione della cosa. E stiamo tutti reagendo in modo decisamente eccessivo. Eppure, data la natura della nostra democrazia, la risposta al Grande Panico da H1N1 del 2009 è esattamente quello che doveva essere: isterica.  Le dittature sono isteria che viene dall’alto; la democrazia è isteria che viene dal basso. I tiranni vedono e temono complotti dappertutto, e così tengono il loro popolo all’oscuro di tutto, comprese le minacce alla salute collettiva. Eppure, più rendono segreta la società, e più cresce la paranoia. Nel 2003, il governo comunista cinese proibì alla stampa nazionale, e perfino alla gente, di pronunciare una parola sulla SARS, perfino mentre la letale malattia respiratoria si spostava dalla Cina al resto del mondo. Gli scienziati dicono che se i cinesi li avessero avvisati prima, la diffusione della malattia si sarebbe potuta evitare. Il panico di routine, invece, è il marchio di una società aperta. Più democratici e aperti siamo storicamente, e più vulnerabili ci sentiamo.

Questo spiegherebbe il nostro sinistro attaccamento ai film catastrofici che presentano lo spettacolo della civiltà americana inondata, bruciata, bombardata, vaporizzata, terremotata o ustionata dalla lava fino a non esistere più. Nessuna società nella storia dell’umanità si è mai divertita guardando un ritratto della propria estinzione violenta. Ma anche la nostra apertura come società è senza precedenti. Così forse questi film sono come allegorie catartiche  della nostra apertura trasformata in vulnerabilità. Essi calmano la nostra inesplicabile ansia democratica semplicemente spiegando qual’è la radice di quell’ansia. In una società positivamente aperta come la nostra agli “stranieri” e agli “alieni”, lo spettro di un virus che minaccia la salute nostra e della nostra famiglia è particolarmente potente. perciò non è una gran sorpresa che negli ultimi dieci anni o giù di lì, abbiamo abbracciato un’immagine completamente nuova del virus. Invece che un infiltrato invisibile che diffonde malattia e morte, adesso è un simpatico piccolo imprenditore la cui visita vi renderà ricchi – un bravo buon virus americano. Da quando Malcom Gladwell nel 2000 ha popolarizzato come marketing e profitto il concetto di diffusione virale, alla nostra solare maniera americana abbiamo trasformato la causa letterale della malattia in un bel concept che significa felicità e benessere. Non c’è da meravigliarsi se una volta che il virus torna ad essere la cosa vera, il nostro solare stato di negazione va in frantumi e torniamo all’emozione primordiale americana, l’isteria.

Ciò che tiene in vita la democrazia è la contemplazione di quale potrebbe essere lo scenario peggiore. E questo significa che continueremo ad andare a vedere film catastrofici, a diventare pazzi per qualunque scandalo, minaccia o presunto pericolo, e che continueremo a chiedere di farci avere la vaccinazione contro la H1N1 il prima possibile – perfino quando ci sentiamo manipolati dai media allarmisti e ci preoccupa che correre a fare la vaccinazione troppo presto possa essere pericoloso. Panico è soltanto un altro nome di una libertà troppo preziosa perché si possa perderla.”

Infine. A volte, come ci è già capitato di notare, un blog è anche un modo per sublimare in forma poetica una sofferenza quotidiana – prendiamo quella del lavoro, della mobilità, degli effetti della recessione. Lo splendido Bandini, sul suo Blogghino, zona deumanizzata, ci fa capire quanto siamo vicini alla fantascienza. Leggetelo qui.

Le musiche di oggi erano “Baby boomer” dei Monsters of Folk e “Worried shoes” di Karen O and the Kids

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui.

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

2 Responses to “web vintage”

  1. Kuda Says:

    Ciao, segnalo un bel blog: http://www.rafaelrobles.com/ è scritto da un professore di filosofia spagnolo che negli ultimi anni ha insegnato anche in iran e repubblica ceca. Ho avuto la fortuna di lavorare con lui in repubblica dominicana mentre ero cooperante, si fingeva un giornalista per fare pressione sui sindaci che non volevano prendere provvedimenti a favore delle persone che vivono nelle baraccopoli.

    Ti lascio anche l’indirizzo del mio modesto blog (che però ha compiuto 5 anni di vita qualche giorno fa) http://www.kuda.tk

  2. Alaska» Blog Archive » non lasciarla via e-mail Says:

    [...] sulla Abc (e su Joi) grazie agli autori originali della prima serie. Oltre a ricordarci quella riflessione di qualche giorno fa sulla “paura dell’invasione” che gli americani sublimano nella fiction e [...]

Leave a Reply