the social network
Un film di cui si parla. E che a sua volta parla di una storia recente che ognuno di noi, volente o nolente, frequenta nella sua quotidianità tecnologica. E’ The social network, nuova creatura cinematografica dello sceneggiatore Aaron Sorkin, noto sopratutto per le sue serie tv capolavoro come West Wing (una Casa Bianca quasi profetica) e Studio 60, e del regista di Seven, Fight Club, Zodiac e Benjamin Button, vale a dire David Fincher. Il film, che arriva a fine ottobre anche al festival di Roma, racconta la storia dei ragazzi che hanno inventato Facebook, e in particolare del suo cervello Mark Zuckerberg, con un richiamo alla storia ancora precedente di Napster (il cui fondatore è interpretato da Justin Timberlake). Il motto di lancio del film è “Non puoi arrivare a 500 milioni di amici/senza farti qualche nemico”. Quasi tutte le recensioni concordano sul grado di complessità (e di sgradevolezza dei personaggi) con cui Fincher e Sorkin sanno raccontare la vita reale e concreta di questi ragazzi a contrasto con l’esperienza astratta e virtuale di quello che hanno creato. A cominciare dal fatto, immaginiamo, che uno dei drammi del film è il modo in cui Mark gestisce le proprie amicizie mentre sta diventando miliardario con un network di amicizie virtuali.
A sentire la rassegna stampa che ci propone Alice Avallone di Nuok (che racconta anche delle code chilometriche fuori dai cinema di New York in questi giorni) la sua qualità sta proprio nella sceneggiatura, nella densità di colpi di scena, nella drammatizzazione del quotidiano, più ancora che nella capacità del film di narrare ” a caldo” una storia estremamente recente, talmente fresca che, naturalmente, la si discute vivacemente in questi giorni proprio sul social network di cui parla. Secondo Salon, invece, il film mostra curiosi sintomi di misoginia, o almeno ne danno segno i suoi personaggi (anche questo pezzo di Dana Stevens, che torna sull’argomento dopo aver recensito il film, raccoglie altri pareri dalla rete, compresa un’intervista con Aaron Sorkin al Colbert Report). Vi propongo entrambe le riflessioni integrali in questi link, i video, e la lettura qui sotto nel podcast insieme all’audio del trailer originale.
Intanto, a proposito di invenzioni che cambiano la vita, in Brasile sembra esplosa la febbre di Google View, la visione della strada dall’alto in tempo reale, con alcune conseguenze sgradevoli,come quella di dare l’impressione che le strade delle città brasiliane siano ricettacoli di criminalità e di comportamenti antisociali. vediamo cosa ne pensa la nostra RioGringa da Rio de Janeiro, che ci posta anche alcune delle immagini che hanno fatto discutere, e si fa qualche domanda doverosa sulla vita vista dalle telecamere.
♫ Le canzoni di oggi erano “Flétta” di Anthony & the Johnsons feat Bjork e “Dreams” di Tim Robbins.
Ecco la puntata di oggi:
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Tags: Aaron Sorkin, Alice Avallone, Dana Stevens, David Fincher, Faceboo, facebook, Fight Club, Google View, Justin Timberlake, lo strano caso di Benjamin Button, Mark Zuckerberg, Napster, Nine Inch nails, Nuok, RioGringa, Salon, Seven, social network, Studio 60, The Colbert Report, The social network, Trent Reznor, West Wing, Zodiac

novembre 25th, 2010 at 13:42
[...] filmone su facebook di Fincher/Sorkin (The Social Network, ne avevamo parlato estesamente ad Alaska qui) propone una disamina di cosa nel film sia realtà e cosa invece sia inventato, facendo una sintesi [...]
marzo 21st, 2012 at 12:38
[...] imprimere una direzione ai cambiamenti culturali), sembra che l’eredità dello sceneggiatore Aaron Sorkin continui a figliare nelle stanze dell’amministrazione Obama: Juli Weiner di Vanity Fair ha [...]
giugno 6th, 2012 at 12:53
[...] Jobs scritta da William Isaacson – e nel cinema finora Sorkin si è cimentato non a caso con The Social Network, la storia di facebook e di Mark Zuckerberg diretta da Fincher. Nel complesso, il vulcanico autore [...]