#mosireen

(Salma Said)

Del collettivo video Mosireen vi ho raccontato spesso su Twitter. Fanno parte della straordinaria fioritura di giovani artisti e citizen journalist che ha accompagnato la rivoluzione egiziana. I loro documentari sul campo attirano centinaia di migliaia di persone sul loro canale YouTube, e sono stati proiettati in diverse occasioni in luoghi pubblici durante gli allestimenti del #TahrirCinema. In un paese dalla fortissima tradizione cinematografica, naufragata sulle rocce della censura e della dittatura, i Mosireen fanno produzione, regia, copie gratuite dei film, narrazione della rivoluzione, addestramento di nuovi registi, divulgazione – spesso con poco più che qualche cellulare, qualche camera a mano e un lenzuolo bianco come schermo. Un altro aspetto del loro progetto è l’iniziativa denominata #kazeboon (da “haskar kazeboon, “militari bugiardi”), che denuncia con rap, canti e scritte luminose e video proiettati sulle facciate dei palazzi istituzionali le immagini che sbugiardano il Consiglio Supremo dell’Esercito sulle violenze contro i manifestanti – un’idea che si è rapidamente propagata anche ad Occupy Wall Street. A collaborare con quelli che sarebbero diventati i Mosireen, fin dal 28 gennaio, c’è Omar Robert Hamilton, anglo-egiziano, che conoscete su Twitter come @RiverDryFilm. Per raccontarvi qual è l’impatto dei Mosireen, credo non ci sia pagina migliore di quella che la grande scrittrice Ahdaf Soueif ha dedicato al TahrirCinema nel suo nuovissimo libro “Cairo”. Ahdaf è un’attivista storica, sorella di Leila Soueif, zia di Alaa e di Mona Seif, e madre di Omar Robert Hamilton. Scrive del sit-in a Tahrir del luglio 2011, delle tensioni seguite all’agguato contro i manifestanti al Ministero della Difesa ad Abbaseya, delle trattative con tutti i gruppi e i partiti su cosa fare a quel punto del sit-in, snervanti trattative notturne di cui Ahdaf era la principale mediatrice. In una di quelle notti, racconta nel suo libro…

(traduzione Ahdaf)

La nostra Laura Cappon è andata a visitare lo spazio che occupa ora dal collettivo Mosireen, completamente autofinanziato – un ufficio di circa 600 metri quadri vicino a Tahrir, con varie stanze, pc, connessione wifi, cucina e balcone, dove si svolgono riunioni, si montano i video, e all’ingresso chi vuole può connettersi e lavorare. Ad accogliere Laura e a spiegarle come lavora il collettivo è stata nientemeno che Salma Said, la minuta, granitica blogger e attivista che solo qualche settimana fa era finita all’ospedale con il corpo e il volto invasi dai pallini sparati dall’esercito nell’ultima battaglia di strada vicino al Ministero degli Interni. Laura Cappon l’ha intervistata per noi.

♫ La canzone di oggi era “Word up” di Willis

Ecco la puntata di oggi:

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