se morissi domani morirei felice

(due manifestanti baciano un poliziotto al sanguinoso sit-in di Abbaseya, foto AP, via Il Post)
Più di venti morti, decine di feriti, banditi (da sempre prezzolati dalla polizia) che attaccano con armi da fuoco il sit-in di protesta davanti alle truppe dell’esercito schierate a protezione del Ministero della Difesa ad Abbaseya. E’ il Cairo a 20 giorni dalle presidenziali che dovrebbero cambiare la sua storia, con un testa a testa fra Amr Moussa e Foutouh, e metà di coloro che avevano votato Fratelli Musulmani al parlamento che oggi dichiara che non li voterebbe più (mezza nazione segue le sedute parlamentari in tv). E’ un sit-in salafita per protestare contro l’esclusione del candidato Abu Ismail (che oggi si pente di aver chiamato i suoi a manifestare) che diventa un sit-in territoriale di diverse componenti della rivoluzione per chiedere ancora che l’esericot lasci il potere ai civili, e una battaglia selvaggia in cui i militari restano a guardare. A morire, uccisi dai proiettili o con la gola tagliata, sono salafiti, banditi, militanti del movimento di sinistra 6 aprile. Un clima malsano anche fra i manifestanti, che dopo i primi attacchi catturano e picchiano informatori e baltageya. E d’improvviso, al culmine della strage di due notti fa, a proteggere i manifestanti arriva un gruppo di giovani a viso coperto dai passamontagna, armati di mitra, che secondo diversi testimoni si chiamano fra loro con nomi in codice. E’ lo spettro della jihad, che tanto preoccupava il blogger Sandmonkey ai nostri microfoni lo scorso settembre, e che oggi, in partenza per gli Stati Uniti, twitta “non fatevi fregare, Abbaseya è una trappola e state lontani dai jihadisti, quando torno voglio trovare il paese tutto intero”.
Michela Sechi è riuscita a raggiungere Ahmad Eid Al Ajhuri, medico, salafita, che lavora all’ospedale pischiatrico del Cairo e che ha assistito agli scontri di Abbaseya nei giorni scorsi.
Laura Cappon ha incontrato per noi Sultan al Qassemi, emiratino, blogger, giornalista di altissimo livello che segue la primavera araba fin dalle sue prime avvisaglie e uno dei social media editor che più ci sono stati utili in questo anno e mezzo. Sultan si reca sempre più spesso al Cairo e al termine di una conferenza all’American University insieme ad Alaa Abdel Fattah, ci fa un racconto piuttosto personale della sua esperienza.
♫ La canzone di oggi era “Swallowed up (in the belly of the whale”) di Bruce Springsteen
Ecco la puntata di oggi:
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maggio 8th, 2012 at 12:37
[...] trappola” di Abbaseya, al Cairo, di cui vi raccontavo l’evoluzione violenta qui la settimana scorsa (nel frattempo sono state arrestate 170 persone che subiranno processo militare e l’esercito [...]
novembre 13th, 2012 at 13:06
[...] Festival di Internazionale il mese scorso a Ferrara è stato quello in cui il blogger e columnist Sultan al Qassemi e l’attivista del Bahrain Maryam Alkhawaja hanno raccontato i rapporti finanziari, politici e [...]