sprechi e guadagni
Visto che oggi parliamo fra le altre cose del legame fra contenuti e indotto pubblicitario, ci sta a pennello questo post di Minimarketing.
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Vi ricordate quando abbiamo parlato estesamente dell’intenzione del tycoon Rupert Murdoch di ritirare i contenuti dei propri giornali dalla disponibilità gratuita tramite Google? Sembra proprio che facesse sul serio: attraverso un accordo con Microsoft, e con il suo motore di ricerca Bing, l’imperatore dei tabloid, del Wall Street Journal e del New York Times si avvia a rimuovere i propri contenuti dalla reperibilità pubblica senza profitto. Se l’accordo va in porto, essi verranno indicizzati attraverso Bing, che in cambio pagherà a Murdoch una percentuale del maggior guadagno ottenuto grazie alla pubblicità che i nuovi contenuti attireranno. Vediamo cosa racconta John Gapper, ripreso da Roy Greenslade sul suo blog del Guardian:
“La trattativa di Rupert Murdoch con Microsoft a proposito del rimuovere gli articoli dei suoi giornali da Google per darne i diritti di indicizzazione a Bing della Microsoft, potrebbe essere un momento topico dell’economia che riguarda la rete. Il signor Murdoch sembra disposto a sacrificare molto traffico verso i siti dei suoi giornali come il Wall Street Journal e il Times in cambio di un pagamento da parte di Microsoft. In effetti, facendo questo scambierebbe il flusso di raccolta pubblicitaria derivata dai suoi contenuti, che porta visitatori, per un pagamento da parte di Microsoft. Questo suggerisce due cose: o, come sostengono molti evangelisti digitali, sta invecchiando e non capisce niente della rete, oppure si è gaurdato bene i numeri e ha deciso che il traffico di Google non vale molto. personalmente credo che la seconda ipotesi più probabile. Ryan Chittum della Columbia Journalism Review ha fatto qualche calcolo l’altro giorno e ha suggerito che il Wall Street Journal guadagni meno di 12 milioni di di dollari all’anno in pubblicità diretta alle persone che arrivano al suo sito attraverso Google, anche se quelle persone rappresentano il 23 per cento del totale di tutto il traffico del Journal. Il New York Times di solito riceve due volte il traffico del Wall Street Journal. Per semplicità diciamo che il Journal riceverà la metà del Times in guadagni online e derivati quest’anno, circa 51 milioni. Se tutti i visitatori fossero uguali. (e non lo sono), questo implicherebbe che Google porta soltanto 11.7 milioni di dollari all’anno in pubblicità, $978.000 al mese. Probabilmente questa stima è anche troppo alta, perché equipara la pubblicità che si rivolge agli utenti che arrivano al Journal da Google a quella che si rivolge agli abbonati del giornale online. I pubblicitari non valutano il traffico casuale che arriva dai motori di ricerca alla stregua di quello degli abbonati, e fann0 bene. I primi sono lettori, mentre i secondi sono clienti che mostrano lealtà verso un prodotto. Perciò è più corretto vedere il traffico verso i nuovi siti attraverso i link e i motori di ricerca come un accorgimento di marketing per attirare abbonati più che come flusso di guadagno. La politica del Journal di dare via qualche articolo e farne pagare altri è a metà fra le due strade. Murdoch sembra aver deciso che non perderà molto abbandonando il traffico di Google e che perfino un piccolo pagamento da parte di Microsoft lo compenserebbe. Sta tentando di far pagare ai distributori i suoi contenuti nello stesso modo in cui igli operatori via cavo americani pagano i network via cavo per avere i loro programmi. Potrebbe aver preso l’idea dal fatto che tre anni fa Google era disposta a pagare alla sua News Corp $900 milioni di dollari in cambio del diritto a fornire la ricerca e a vendere pubblicità su MySpace fino al 2010, un affare che non è andato in porto perché il traffico di MySpace si è rivelato insufficiente. Presumibilmente, qualunque pagamento da parte di Microsoft per avere diritto a indicizzare le notizie sarebbe molto inferiore a quella cifra, anche se comprendesse i diritti a prendersi i proventi pubblicitari degli utenti arrivati cliccando sui siti del gruppo di Murdoch. In ogni caso, il principio non mi sembra azzardato. anche se dobbiamo ancora vedere se Murdoch riuscirà a chiudere l’affare. Se il ritorno pubblicitario dal traffico dei motori di ricerca è così basso, perché non scambiarlo con qualcos’altro?”
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Siamo proprio in mezzo alla Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti; potete partecipare come volete, a livello personale cercando di produrre meno spazzatura nel corso di questa settimana, o aggregandovi alle iniziative dei comuni, o facendo un piccolo progetto cappeggiato proprio da voi. E’ anche, in generale, una settimana contro lo spreco. Se siete interessati in generale a impegnarvi di più su questo fronte, la Comunità Europea vi invierà regolarmente un bollettino, e io vi propongo il quiz ufficiale per capire quanto ne sappiamo di spreco e rifiuti. Non si vince niente ma è un buon promemoria! Fra le lingue della UE ahinoi non c’è l’italiano, ma trovate qualcosa qui.
ps a meno che non abbiate il software per catturare le immagini, NON, dico NON, stampate le soluzioni del quiz: paradossalmente, metà della pagina viene stampata tutta nera, con poca gioia del vostro toner, a proposito di evitare gli sprechi….
Le musiche di oggi erano “Winter winds” di Mumford and sons e “Sea of heartbreak” di Rosanne Cash feat Bruce Springsteen
Ecco la puntata di oggi:
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febbraio 17th, 2010 at 12:37
[...] provocazioni di Rupert Murdoch – come si è visto non solo teoriche – sulla necessità di chiudere i contenuti dei quotidiani all’accesso gratuito, arriva [...]