Posts Tagged ‘AlJazeera’

la croce

martedì, ottobre 11th, 2011

Mina Daniel, attivista di pza Tahrir. Sopravvissuto per un soffio alla battaglia dei Cammelli. Ucciso dall’esercito, domenica sera, insieme ad almeno altri 24 (foto di Eduardo Castaldo)

Dopo aver passato la notte di domenica all’ospedale a parlare coi medici come testimone dell’arrivo dei cadaveri dei copti uccisi dall’esercito, e la giornata di ieri ai loro funerali, con copti e musulmani insieme, cercando di rendere meno dolorosa alle famiglie la scelta di permettere le necessarie autopsie sui corpi dei loro cari per fare luce sull’accaduto (una delle imprese era trovare un coroner indipendente), Alaa Abdel Fattah, cyberattivista laico e colto, tweep di primo piano e inventore dei tweetnadwa, oltre che instancabile lanciatore di sassi contro le cariche della polizia da dieci mesi a questa parte, scrive stamattina: “io puzzo di obitorio, di cadaveri, di bare, puzzo di polvere, sudore e lacrime, e non so se questo odore riuscirò mai a lavarlo via”. Un’altra tweep gli ha risposto: “riposati Alaa, ti ho visto domenica sera, come sempre in prima linea”. E Alaa risponde: “non è domenica il problema; oggi è stata una nuova specie di prima linea, a gestire paura, dolore, incertezza, superstizione, bigottismo – è questa la nostra battaglia più dura.”

La notte di domenica è stata il più orribile momento di violenza, confusione e strumentalizzazione al Cairo dall’inizio della rivoluzione. Al di là delle ricostruzioni più o meno automatiche fatte da quella parte di media tradizionali che non si sono mai mescolate da gennaio con gli attivisti sul campo, almeno il Guardian (e qui), il New York Times e AlJazeera in inglese, che hanno sempre lavorato con i materiali collettivi raccolti in rete e con i testimoni oculari, hanno fatto un ritratto dei fatti di domenica sera al Cairo che rispecchia esattamente il collage di tweep della nostra diretta di domenica, mentre @Kristenchick del Christian Science Monitor è stata l’unica e la prima in assoluto a twittare dall’obitorio dell’ospedale copto, contando in prima persona i 17 cadaveri arrivati dalle strade, quasi tutti uccisi da proiettili dell’esercito o investiti dai blindati lanciati in mezzo al corteo a velocità folle (Questo uno delle decine di video raccolti dagli attivisti), mentre la tv di stato ripeteva l’annuncio dell’uccisione di 3 soldati (di cui non esiste ancora documentazione) e chiamava istericamente ogni “decente egiziano” (musulmano) a scendere per le strade per “proteggere l’esercito” da “cristiani copti armati”, e soldati facevano irruzione nelle sedi di due canali tv indipendenti sospendendo le trasmissioni. Nel caos terribile di quella serata, intorno ai copti che si limitavano a manifestare pacificamente per l’ennesima discriminazione violenta verso una loro chiesa (qui la puntata che dedicammo alle persecuzioni sui copti e all’incidente di Imbaba) e per la totale assenza di tutela da parte della polizia, i testimoni oculari erano moltissimi; fra questi decine e decine dei tweep che seguiamo abitualmente, alcuni dei quali feriti, che hanno anche unito le forze per raccogliere quei video e quelle foto che l’esercito non ha sequestrato gettando le schede di memoria nel Nilo. Vi propongo tre testimonianze: Sarah Carr, la prima a postare; Evan Hill, che ha fatto il giro di tutti i testimoni per raccontare su AlJazeera; e Mahmoud Salem (Sandmonkey) sulla mossa assolutamente controproducente dell’esercito. Ognuno di loro cita i momenti più significativi a cui ha assistito domenica notte.

♫ La canzone di oggi era “My sweet Lord” di George Harrison

Ecco la puntata di oggi:

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il paese dimenticato

mercoledì, aprile 20th, 2011

Fra le misure adottate dal regime del Bahrain per reprimere la richiesta di riforme, era stato annunciato qualche giorno fa lo scioglimento del principale partito di opposizione, il Wefaq. Per una volta, la reazione del Dipartimento di Stato americano ha convinto il governo del Bahrain a fare marcia indietro, ecco il post di AlJazeera che racconta com’è andata. Intanto però, all’ottavo giorno di sciopero della fame di @angryarabiya contro la detenzione illegale di tre suoi congiunti, altri hanno deciso di affiancarsi a lei con uno sciopero della fame di massa, che adesso ha addirittura una sua homepage. Aderiscono anche stranieri, per protestare contro le violazioni dei diritti umani in Bahrain. Ecco la relazione di Reporters without Borders sul trattamento dei giornalisti, compresa la notizia della morte in carcere del co-fondatore di un giornale indipendente. Dopo gli arresti e le sospensioni fra gli atleti, arrestato anche un giornalista sportivo, Faisal Hayat. Creata anche una pagina facebook che chiede la liberazione del segretario generale del partito Waad, Ebrahim Sharif al-Sayed.

Sulla timeline del Twitter di Alaska il racconto momento per momento delle rivolte arabe.

♫ La canzone di oggi era “Hard sun” di Eddie Vedder”

Ecco la puntata di oggi:

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#Qatar

venerdì, aprile 8th, 2011

Sul Twitter di Alaska potete seguire in tempo reale le rivolte arabe attraverso i messaggi degli attivisti e dei reporter sul campo.

Nel tentativo di fare un lavoro analogo su quello che si muove a Milano in vista dell’elezione per il sindaco, ho mandato un tweet in cui scrivevo che cercavo tweep milanesi e che era ora di darsi una mossa. La risposta più impressionante l’ho ricevuta da Doha, in Qatar, dalla nostra ascoltatrice Dorotea che abita lì da due anni. Ho deciso di leggervela e potete sentirla qui sotto nel podcast.

Il Qatar sta giocando un ruolo particolare in Libia e ambivalente nelle rivolte degli altri paesi. Lo stato madre di AlJazeera raccontato da Clifford Krauss del New York Times. Intanto proprio ad ALJ il comandante delle forze armate degli insorti in Libia ammette di aver ricevuto armi dal Qatar.

Paolo Costa analizza documenti e riflessioni sul ruolo che il network televisivo qatarino AlJazeera sta giocando nella primavera araba.

♫ La canzone di oggi era “Io non mi sento italiano” di Daniele Silvestri (G.Gaber)

Ecco la puntata di oggi:

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girls & boys

martedì, marzo 8th, 2011

Ieri Nomfup ha postato (e ci ha gentilmente girato) la nuova “instant hit” del movimento di piazza Tahrir, bella ed emozionante, realizzata dal musicista Tarek Geddawi. Chi non l’ha sentita in trasmissione o non ha visto il video trova tutto qui o può cliccare qui sopra.

Sabato, ore 19.30 italiane. Twitter si anima improvvisamente di messaggi dal movimento dei giovani di #Jan25. Siamo alla sede della polizia segreta di stato, a Nasr City (sobborgo residenziale del Cairo). Stiamo facendo irruzione nell’edificio di Amn Dawla. Siamo più di mille. Forse è stata una soffiata, qualcuno ha avvisato il movimento che all’interno delle sedi della polizia segreta in città si stava procedendo alla distruzione di documenti e dossier relativi ai detenuti politici e ai casi di tortura sotto il regime di Mubarak. Ragazzi e ragazze entrano, tutti armati di telefonini e piccole videocamere. Si dividono i compiti, chi fotografa, chi sfoglia, chi riprende, chi twitta. Riescono a scendere due dei sei piano sotterranei dell’edificio. Continuano a twittare in tempo reale. C’è una donna che cerca il fratello, scomparso dal 2005. Ci sono due ragazzi del movimento che vogliono rivedere le celle dove sono stati detenuti, uno per 12 giorni, l’altro per 17. Twittano di come si sentono a rivederle. Trovano montagne di documenti ridotti, forse da un paio di giorni, a striscioline di carta. trovano il dossier di Khaled Said, la cui uccisione ad Alessandria aveva dato il via alla rivolta. Lo fotografano pagina per pagina e lo spediscono a Wael Ghonim, che a Khaled ha dedicato la pagina di facebook da cui è partito tutto il movimento. Raccolgono frammenti strappati e bruciati. Girano video. Trovano strumenti di tortura. Li fotografano (trovate tutti i link alle foto nei tweet e RT di Alaska di sabato sera). Intanto fuori l’edificio è ormai circondato dall’esercito. I ragazzi escono a mani alzate e si lasciano perquisire per dimostrare di non aver sequestrato documenti. Rifiutano di andarsene finché non arriva il procuratore generale, al quale vogliono esporre le loro denunce per torture. Il procuratore accetta di parlare con loro. Ottengono di formare un cordone di civili intorno all’edificio per proteggere i documenti superstiti, che vengono messi in salvo. Il giorno dopo, di nuovo a sorpresa, mentre i nuovi ministri giurano a palazzo sotto la guida del nuovo Primo Ministro ad interim Essam Sharaf, fanno irruzione in un altra sede della polizia segreta, a Lazoghly. Armati di cellulari, videocamere e laptop, si inventano un ariete e sfondano la porta. Potete vederli, con nomi e cognomi, qui (nel podcast l’audio del video). Ma stavolta va male. Trovano documenti, videocassette, altre celle, ma fuori ci sono i carriarmati. Fa buio, i ragazzi escono e vengono prima aggrediti da un gruppetto di sostenitori di Mubarak con sassi e coltelli, e poi cantano davanti ai carriarmati, fermissimi. I soldati cercano di respingerli, cominciano a sparare in aria. Qualcuno viene colpito con i teaser, 27 ragazzi vengono arrestati, e rilasciati soltanto il giorno dopo. Il movimento #Jan25 insiste che nessun civile, nemmeno i banditi che li hanno aggrediti a piazza tahrir e domenica a Lazoghli, vengano processati dai tribunali militari. Tutte le loro azioni sono improntate al ripristino della legalità. Sapendo quanta paret della società egiziana sia coinvolta nello spionaggio, nei sequestri e nelle torture, quello che immaginano per il futuro dell’Egitto è una sorta di Tribunale per la Verità e la Riconciliazione sul modello di quella sudafricana. Ieri il procuratore generale ha emesso un mandato d’arresto per 47 ufficiali dell’esercito egiziano per occultamento e distruzione di documenti d’archivio della polizia segreta.

L’attivista americana Naomi Wolf analizza il ruolo centrale delle donne nelle insurrezioni in Medio Oriente. Finalmente un’analisi sul perché il nuovo impiego dei social media va incontro al modello non verticale di leadership femminile. L‘originale qui.

♫ La canzone di oggi era la “instant hit” del movimento di piazza Tahrir composta e cantata da Tarek Geddawi

Ecco la puntata di oggi:

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