nove gioielli dell’anno #2
giovedì, gennaio 7th, 2010Ecco altri tre gioielli della blogosfera del 2009, che promettono bene anche per il nuovo anno. Due giorni fa ne abbiamo visitati tre tutti realizzati a New York, oggi invece saranno tutti al femminile.
Cominciamo dall’illustratrice e guerrilla artist canadese Keri Smith, che ha da poco pubblicato il suo nuovo libro interattivo, This is not a book, e già annuncia che ne sta già preparando uno nuovo. Il suo celebre e visitatissimo blog è un luogo di riflessione sul rapporto fra conoscenza e tecnologia, e sull’importanza dell’errore, dell’improvvisazione, della sorpresa, del fatto a mano. Le guide artistiche di Keri Smith vanno da Bruno Munari a John Cage a Italo Calvino, e Keri non ha mai ceduto alla tentazione di guadagnare del denaro dal suo blog, diventando invece la madrina dell’Ad Free Blog – il blog senza inserzioni pubblicitarie per cui ha anche creato il logo con la civetta ripreso da moltissime imitatrici. Da quando è diventata mamma, posta un po’ meno spesso, ma anche qui, non sembra avere l’urgenza di essere presente sulla rete a tutti i costi, e questo l’ha resa forse ancora più desiderabile. Il suo blog, fra piccole scoperte, disegni, giochi e provocazioni, diventa anche il luogo dove postare i risultati dell’interattività dei suoi libri, come le vere e proprie opere d’arte in cui i suoi lettori hanno trasformato ognuno la propria copia del recente This is not a book. Pur essendo una pioniera della rete, rimasta online praticamente per tutto il decennio, è sempre molto guardinga sulle nuove tendenze della blogosfera e della ricerca in rete.
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Finalmente un blog di casa nostra; scostumate, dissacranti, sboccate, Le Malvestite si può soltanto amarle. Sezionano e massacrano con cognizione di causa quello che vedono in televisione, al cinema, in dvd. Indimenticabile la loro recensione del kolossal leghista Barbarossa.
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In conclusione della puntata di oggi, un blog tutto al femminile ma fotografico e collettivo, Habit. Ha da poco compiuto un anno. Ecco cos’hanno scritto Emily e Molly il 1° dicembre: “Ciao! Oggi è un anno che postiamo su habit. Dodici mesi fa eravamo soltanto noi due, a catturare frammenti della nostra vita quotidiana, ma nel corso dell’anno si sono unite a noi 33 donne affascinanti, e ci siete stati anche voi. Abbiamo apprezzato i vostri messaggi e quando ci avete citato nei blog, Siamo onorate di sapere che questo progetto abbia trovato in voi tanta risonanza. A dicembre posteremo tutte insieme e speriamo che vi piacerà“. Non potrebbe essere altrimenti, perché habit è un’opera d’arte. Ogni giorno posta una donna, o tre o quattro, o dodici, o quindici, e poi di nuovo, una, sette, o magari quattro, e così via. Sono spesso sposate e hanno dei bambini, lavorano, si occupano della casa, cucinano. Ognuna posta soltanto col proprio nome, una foto che fa da diario della sua vita quotidiana di quel momento, e un commento di una frase al massimo. I volti non si vedono, perciò tutte le foto di casa e di famiglia, delle commissioni e delle passeggiate, delle visite ricevute e di quelle fatte, del meccanico, del cibo preparato in cucina sono sempre primi piani ravvicinatissimi, frammenti spezzati, dettagli a volte quasi irriconoscibili. A loro volta, i commenti scritti sono allusioni, la sintesi sprigiona una vera e propria poesia del quotidiano, che si scatena anche per effetto dell’accumulo dei post di tutte e del loro accostamento. Le giornate storte e quelle stupende, si scopre sfogliando habit, alla fine sono fatte di piccoli cerotti sulle ferite, di barattoli aperti, di libri aperti, di sciarpe appoggiate sulle sedie, di depliant, di biciclette, di brina sui vetri delle finestre, di gatti che dormono e cani che giocano, di costruzioni, di segni di stanchezza, e di una quantità impressionante di piatti da lavare. Habit è un capolavoro del blog, potente perché pur svelando pochissimo riesce a essere fedelissimo alla realtà.
Le musiche di oggi erano “Bachelorette” di Bjork con il Brodski Quartet e “Maybe not” di Cat Power
Ecco la puntata di oggi:
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