Posts Tagged ‘Bruno saetta’

let’s get physical

martedì, ottobre 4th, 2011

(i blogger del primo panel di #Ab11 ieri a Tunisi, fra loro @manal, @ahmed, @weddady)/EPA)

Il cyberattivismo si fa fisico, non solo nelle piazze delle rivoluzioni che rovesciano radicalmente i regimi (o tentano di farlo con un alto prezzo di sangue) o per riflesso nelle piazzette delle democrazie europee e americana della crisi economica globale, ma anche nei luoghi d’incontro fisico e di discussione che i blogger, i tweep e i citizen journalist si danno per incontrarsi e fare il punto della radicale esperienza politica portata sulla rete e fuori dalla rete, soprattutto nel momento in cui alcuni paesi arabi stanno affrontando la complessità della transizione verso nuove costituzioni e parlamenti. Inevitabilmente, si discute anche della necessità di regolamentazione della rete e dei suoi diritti e responsabilità, particolarmente in paesi in cui viene ricostruito uno spazio da sempre in mano alle agenzie governative. Si discute di etica e obbiettività su Twitter, del ruolo dei blogger che si impegneranno in prima persona nella vita politica istituzionale, si discute del ruolo ricoperto in questi mesi dai Wikileaks, In questa stagione Alaska cercherà di portarvi il più possibile a questi incontri (possibilità concreta di costruzione politica fuori dai 140 caratteri), magari anche con la speranza che l’incontro fisico e l’elaborazione collettiva attecchiscano di nuovo anche dalle nostre parti. Se non altro, per essere al passo con gli strumenti di espressione e di organizzazione di questa annata straordinaria, per incontrare da vicino i protagonisti di questa stagione (molti dei quali fino a 10 mesi fa non potevano né viaggiare né farsi vedere in volto), e per conoscere le riflessioni politiche e di comunicazione che scaturiscono da questi incontri.

Prima di dedicarci ad #AB11, voglio unirmi alla diffusione di un “Post a Rete Unificata”, proposta di rilancio di un post di Bruno Saetta (dentro ci trovate anche i link a un altro post informativo e al post di Mantellini sull’”indignazione automatica” dei blogger a cui in qualche modo risponde) fatta da Claudia Vago (in rete @tigella), Dino Amenduni, Salvatore Mammone e altri, per informare sulla “legge-bavaglio” in tema di obblighi di parificazione con la stampa per i blogger, avviandosi forse verso una elaborazione di proposta di legge alternativa che seguiremo nelle prossime settimane, la cui esigenza si era già sentita durante le discussioni della #notterete. Per ora vi rilancio la parte iniziale dell’articolo rimandandovi ai link per approfondirlo, e invitandovi a rilanciarlo a vostra volta sui vostri blog.

Mentre vi parlo si sta svolgendo a Tunisi (in viale Mohamed Bouazizi) la seconda giornata di lavori del meeting degli Arab Bloggers 2011. Le edizioni precedenti a Beirut del 2008 e 2009 appartengono all’era della semi-clandestinità. Già molti spunti nella prima giornata, twittata e raccontata in tempo reale sulla rete da dentro la sala nonostante la natura trilingue dell’incontro (arabo, francese, inglese) e l’inizio fra le polemiche perché la Tunisia in transizione non ha permesso di partecipare ai blogger palestinesi invitati; circa duecento bl0gger fra i più importanti e attivi dei paesi arabi, di cui 7 tunisini che sono anche candidati alle prossime elezioni, riuniti in sessione pubblica solo nella prima giornata, continuano da oggi i lavori in sedute a porte chiuse. Oggi vi propongo qualche resoconto. Oltre alle sequenze di resoconti in tempo reale via Twitter che potete seguire nella nostra TL, Paola Caridi su InvisibleArabs ci presenta il congresso, AlJazeera propone un piccolo riassunto dei lavori di ieri, e Jillian C. York – direttrice per la Libertà Internazionale d’Espressione alla Electronic Frontier Foundation – ne sta facendo un liveblog, qui il resoconto delle prime sessioni, e qui quello del panel tunisino sulla futura costituzione.

♫ La canzone di oggi era “There is a light that never goes out” (The Smiths) di Sarah Lov

Ecco la puntata di oggi:

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grovigli dell’informazione

mercoledì, giugno 16th, 2010

Anche quando non è in onda, il blog di Alaska vive su Twitter
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Come si temeva già da luglio dell’anno scorso, la bozza “litigata” del ddl sulle intercettazioni (adesso anche nel mirino dell’Osce per la sua minaccia alla libertà di stampa) rischia con il “comma 28″ di equiparare i blogger privati (che non sono registrati come testata “responsabile”) ai blog giornalistici, con tanto di obbligo di rettifica delle informazioni entro 48 ore pena multa fino a 12 mila euro. Qui cosa dice, fra i tanti, Bruno Saetta.

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Il Post riprende una riflessione del Wall Street Journal sull’illusione di twitter nell’organizzazione delle manifestazioni dela “rivoluzione verde” in Iran l’anno scorso contro la rielezione di Ahmadinejad. Proprio vero che fu il social network a far riunire le persone nelle strade?

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BP: nulla di decisivo dal discorso di Obama di stanotte, salvo quello che vi avevo anticipato nella puntata di ieri (e i Democratici dicono che non ha spinto abbastanza sulla lezione sull’energia pulita implicita nel disastro della BP, i Repubblicani dicono che ha spinto troppo). Nel frattempo: seguita in diretta via twitter su diversi blog, si è tenuta ieri l’udienza esplorativa del Congresso con i presidenti delle cinque grandi aziende petrolifere – BP, Shell, Exxon, Chevron e Conoco; un bel fulmine ha colpito la nave di trivellazione che sta cercando di contenere la perdita nel Golfo provocando un incendio, rientrato in serata, operazioni riprese; il nuovo studio scientifico commissionato dalla Casa Bianca e divulgato ieri sera dice che la perdita è fra i 35 mila e i 60mila barili di greggio al giorno; un operatore telefonico del centralino BP a Houston dice, restando anonimo, che il centralino è falso e le migliaia di segnalazioni quotidiane da parte di comuni cittadini non vengono riferite a nessuno (naturalmente la BP nega); Mac McClelland per Mojo è andato a visitare uno dei centri di pulizia e recupero dei pellicani bruni a Fort Jackson in Louisiana (con foto). Sempre Mac fa un’altra delle gite non autorizzate dei corrispondenti di Mother Jones su una spiaggia dove sono in corso le operazioni di pulizia: accompagnato dal suo ex professore di letteratura, scopre alcune cose inquietanti - un delfino morto, il petrolio raccattato con gli asciugamani, e soprattutto le squadre sotto contratto per la BP gli fanno presente che “non c’è bisogno di vedere queste cose in fotografia”. Jason Linkins per Huffington Post trascrive i dialoghi di un video fra il visitatore- giornalista Scott Walker e un rappresentante della BP su una delle spiagge contaminate.

♫ Le musiche di oggi erano “Quello che non c’è” di Afterhours e “Trouble” di Ray Lamontagne

Ecco la puntata di oggi:

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