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buttarsi via

mercoledì, dicembre 1st, 2010

(Simo Capecchi, Napoli, 28 nov 2010)

La questione dei cumuli di spazzatura a Napoli è un’altra di quelle cose da osservare facendosi mille domande, dalle risposte non tutte scontate. Radio Popolare affronta la questione con esperti, interviste, inchieste sul posto, ma nel mondo di Alaska mancava uno sguardo soggettivo, che osserva con attenzione e si sottopone alle reazioni di chi nelle strade della spazzatura ci vive. L’ho trovato (e non mi stupisce) nel blog della nostra taccuinista di viaggi Simo Capecchi, che riporta dalla sua spedizione in questi giorni a disegnare i mucchi di pattume. Abitante di Napoli e non napoletana, pur armata di un taccuino e di una matita lenta che non hanno lo stesso potere voyeuristico della macchina fotografica, Simo si è confrontata con gli interrogativi e le emozioni contrastanti che la spazzatura genera nelle strade della sua città, e non certo in quelle di tutti i quartieri. Lo racconta qui, con i bellissimi disegni (molto più efficaci di tante fotografie) suoi, di suo figlio e di Caroline Peyron, e ci propone anche un link con un post di pochi giorni fa del maestro elementare Marco Rossi-Doria, napoletano impegnato anche come maestro di strada, che ricapitola attraverso una serie di link gli elementi di conoscenza e gli appelli del passato.  Oggi ci siamo collegati in diretta con Simo a Napoli per un altro dei suoi racconti – non facili e per questo più preziosi (potete sentirla qui sotto nel podcast). Presto torneremo a farlo se andrà in porto la sua spedizione per disegnare a Terzigno.

Ieri vi avvisavo in tempo reale di un breve titolo della BBC che annunciava un’indagine anti-trust nei confronti di Google (per abuso di posizione dominante sul mercato) avviato dalla commissione europea. Oggi approfondiamo con i pochi materiali a disposizione finora online, BBC qui e New York Times qui, in attesa di capire se questa indagine avrà ripercussioni sull’antitrust americano.

♫ La canzone di oggi era “A voice in the dark” di Elvis Costello

Ecco la puntata di oggi:

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nove gioielli dell’anno #1

martedì, gennaio 5th, 2010

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Buon anno nuovo, cari ascoltatori e utenti del blog!

Per questo tranquillo inizio di gennaio, ho pensato di dare un’occhiata insieme a 9 bellissimi blog – 3 per ogni puntata di questa settimana a cavallo dell’Epifania – che sono stati spiccatamente interessanti nel corso del 2009 e promettono di esserlo anche nel 2010.

I blogger che ho scelto per la puntata di oggi postano tutti da New York.

Il primo porta un nome da hotel, The Selby, ed è il blog di interni del fotografo Todd Selby (corretto!). Un giorno di tre anni fa, fotografando per un incarico di lavoro l’appartamento dello scrittore Tom Wolfe, Todd ha cominciato a riflettere sugli interni delle case più strane che gli capitava di visitare. Quella di Wolfe era assai differente dalle belle case fotografate sulle patinate riviste d’arredamento, tutte mobili di design e spazi asettici. Ma gli oggetti affastellati in ogni angolo, i libri, gli appunti, i quadri e le suppellettili raccontavano tutta la vita dello scrittore, le sue manie, le sue fantasie, e l’appartamento traboccava di personalità. Così Todd ha cominciato a chiedere alle persone più eccentriche che conosceva di lasciargli fotografare l’interno delle loro case. Ha aperto un blog per documentare questa ricerca, e ogni casa è diventata un racconto. Dallo studente d’arte squattrinato alla fotomodella, dallo scrittore al pubblicitario, dalle studentesse che convivono alle coppie di artigiani, da Michael Stipe dei Rem col suo compagno alla più oscura ma brillantissima collezionista di vintage, Todd crea delle specie di ritratti vivi degli appartamenti, abitanti compresi, rovesciando completamente quel che si intende per fotografia d’interni. Quasi nessun rilievo all’architettura, pochissimi scenari predisposti secondo le regole degli stylist, eppure le case sono veri e propri palcoscenici barocchi. In gran parte, Todd scatta a New York, è questo ha fatto in poco tempo di The Selby un ritratto corale degli imprevedibili interni della vita bohemienne della sua città. A dominare tutto sono i libri, le riviste, i giornali, i disegni, gli oggetti scovati nei mercatini, i souvenir di viaggio più orridi e kitsch, i ricordi di famiglia, le fotografie, gli oggetti danneggiati o imperfetti, i vestiti consumati e multicolori, le scarpe, le valigie, un’accozzaglia di vestigia consumate e gloriose che parla della vita vera delle persone con un po’ di estro, insieme ai loro cani, gatti, conigli, pappagalli. Nonostante questa varietà, l’occhio di Todd resta sempre molto riconoscibile, e il suo blog è diventato popolarissimo, una sorta di diario di incontri che va decisamente in controtendenza rispetto agli scenari leccati e pettinati della moda e del design, e che sembra contraddire l’immagine pubblicitaria della desiderabilità – tutta minimalismo, firme e tecnologia. Sarà per questo che le grandi aziende adesso lo cercano per ravvivare la loro immagine, a cominciare dalla catena inglese di arredamento Habitat, che ha chiesto a lui di ritrarre i testimonial della nuova campagna, ognuno a casa propria. Ma la freschezza dell’impresa personale di Todd Selby, come tutte le grandi idee, sembra intraducibile, perciò godetevi l’originale!

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Il secondo blog da New York che vi raccomando è il diario online di David Byrne (corretto!), musicista, ex leader dei Talking Heads, discografico di world music, provetto pittore e fotografo, sperimentatore di tecnologia e crociato della bicicletta. Per farvi un esempio, nel suo ultimo post risponde a quella polemica sulla pista ciclabile di Williamsburg contesa fra ebrei hassidici e ciclisti di cui vi raccontavo ad Alaska poche puntate fa. Poche settimane fa disquisiva sui primi sintetizzatori, le sperimentazioni sul suono e il web. Siccome si interessa di qualunque forma d’arte contemporanea, dalla danza, al teatro, dalla fotografia al video, dalle installazioni all’arte povera al rock, e vive nella città che offre la più prodigiosa abbondanza di eventi, mostre, concerti e rappresentazioni (a cominciare dal sempiterno teatro delle sue strade, che tanto ricorda la continua drammatizzazione della vita che avviene a Napoli), il suo diario di riflessioni personali diventa così un diario delle mille relazioni possibili fra gli spunti artistici di New York, che Byrne non esita a confrontare, in pieno stile da memorialista letterario americano, con le discussioni sul baseball che fa con suo padre. Il diario online di David Byrne, dai post approfonditissimi e interminabili, se ne frega dela twittizzazione del linguaggio, e sembra rifarsi alla parte letteraria del bloggare più imparentata col saggio, quella che potrebbe aver reso il blog un formato già obsoleto. O squisitamente vintage, a seconda dei punti di vista.

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Il terzo diario newyorchese su blog è quello illustrato del taccuinista Danny Gregory. Alaska vi ha già proposto in diverse occasioni le imprese collaborative di gruppi di diaristi di viaggio, illustratori e taccuinisti, e Danny è uno di quelli più popolari online, anche se a cavallo fra 2008 e 2009 si era preso un lungo periodo sabbatico perchè quella che era cominciata come un’attività libera si è fatta in poco tempo una professione, e anche lui, come molti pionieri, si era trovato un po’ prigioniero della blogosfera. La sua storia è molto particolare. Fino a qualche anno era un creativo di successo presso una grande agenzia pubblicitaria di New York, guadagnava molto bene, sua moglie faceva la stylist e correva su è giù per la città, e avevano un bambino molto piccolo. Nel giro di un istante tutta la loro vita è cambiata d’un colpo. La moglie è stata travolta da un treno della metropolitana, e dopo vari interventi e mesi di ospedale mentre Danny badava al loro bambino, è tornata a casa con una forte disabilità. Insieme hanno cambiato la disposizione della casa e l’intera organizzazione della loro vita personale e professionale. Dopo un periodo di forte depressione, Danny ha deciso che non intendeva più lavorare per una multinazionale. Inoltre, durante la degenza della moglie in ospedale aveva tirato fuori i taccuini su cui disegnava da ragazzo e aveva cominciato a tenere un diario illustrato di tutto quello che vedeva, che osservava, che notava nelle strade delle città e che gli accadeva nella vita quotidiana. Il comportamento del figlio, quello del cane, la facciata di un palazzo, una scenetta di strada, il contenuto della colazione o dell’armadietto dei medicinali. Più disegnava e più si rendeva conto di aver trascorso gli anni più intensi della sua vita, e quelli in cui sua moglie era in salute, senza rendersi conto di quello che gli capitava. Disegnare lo costringeva a rallentare, ad assaporare, e  gli stava restituendo il gusto di ogni più piccolo dettaglio della sua vita, e lo stava aiutando ad affrontare le nuove difficoltà. Pian piano, i suoi taccuini hanno dato vita ad alcuni bellissimi libri, con i quali Danny Gregory insegna a disegnare a quelli che sono troppo timidi per farlo. Negli ultimi mesi ha ripreso a postare sul blog, dove potete vedere molti dei suoi bellissimi disegni. Il suo ultimo libro è una panoramica sui suoi illustratori e taccuinisti preferiti, sui loro quaderni e sugli spazi in cui lavorano.

Le musiche di oggi erano “(Put the fun back in) the funeral” di Erin McKeown, “Swan Swan H” dei REM e “Winter winds” di Mumford and sons

I prossimi tre dopodomani, cioè giovedì 7 gennaio!

Ecco la puntata di oggi:

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