Posts Tagged ‘casa Bianca’
venerdì, giugno 14th, 2013

(vignetta di Chappatte)
Il caso Snowden continua a produrre una grande gamma di reazioni diverse, e gli organi di informazione costretti a seguire la scia degli scoop di Guardian e Washington Post (che a quanto pare non sono ancora finiti) producono biografie surreali della sua fidanzata ed elucubrazioni su dove Snowden potrebbe trovarsi adesso, su quali opzioni giudiziarie si trovi davanti, sull’opportunità per lui di chiedere asilo in Islanda, se l’America sia o no equiparabile alla Cina, sul perché abbia scelto Hong Kong come primo rifugio, sul fatto che sia o no un traditore, e se sia appropriato definirlo un “whistleblower”. Per le agenzie di sicurezza, a cominciare da quella che lo ha appena licenziato, si tratta di un narcisista che mette a repentaglio la sicurezza nazionale, mentre il governo ha scelto il silenzio, e il principale interlocutore di Snowden, Glenn Greenwald, difende il proprio punto come un pugile in diretta sulla Msnbc. Per alcuni Snowden è un eroe, e una petizione sta raccogliendo 100mila firme per chiedere alla Casa Bianca di non perseguirlo. Il New Yorker esplora i propri archivi per trovare le tracce degli studiosi che anticipavano le rivelazioni di oggi, il National Journal trova Google e Facebook pronti a chiedere alle autorità di poter pubblicare tutte le richieste per l’ottenimento di dati che ricevono dalle agenzie federali, Andy Sullivan sostiene che nella sorveglianza indiscriminata non ci sia malizia da parte del governo, e GigaOm continua le sue analisi (chiedendosi fra l’altro se non siamo tutti stanchi di preoccuparci del Grande Fratello), e il Washington Post racconta il dietro le quinte dei contatti preliminari fra Snowden e il suo Barton Gellman (nome in codice Brassbanner). In Italia, ValigiaBlu scrive bene del perché il datagate ci riguarda da vicino; ClimateScienceWatch ci ricorda la forte presa di posizione di Obama e Biden di un tempo a favore dei whistleblowers, e Slate inchioda alle sue bugie il direttore dell’intelligence nazionale James Clapper. L’agenzia Gallup produce un sondaggio sulla posizione degli americani sul programma di sorveglianza digitale del governo, mentre Wired cerca di unire i puntini fra i vari nuclei di rivelazione degli scoop. Lucidi e metodici, intanto, quelli di The Atlantic però guardano avanti; Rebecca J. Rosen si chiede esattamente perché bisogna essere preoccupati per la raccolta di metadati*, e Margot Kaminski esamina le basi legali della raccolta di metadati, e il suo destino politico al Congresso.
La canzone di oggi era “Bunker” di Beirut
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:Andy Sullivan, asilo politico, Barton Gellman, Biden, Brassbanner, casa Bianca, CIA, Cina, contatti con Snowden, Daily Dish, Edward Snowden, facebook, FBI, GigaOm, Glenn Geenwald, Google, Guardian, intervista Greenwald Msnbc, Islanda, James Clapper, Jong Kong, Kafka, libertà civili, Margot Kaminski, metadata, New Yorker, NSA, Obama, Orwell, petizione per Snowden, Rebecca J Rosen, sondaggio Gallup, sorveglianza elettronica, The Atlantic, ValigiaBlu, Washington Post, Wired
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mercoledì, aprile 24th, 2013

In attesa dell’incarico al nuovo presidente del Consiglio, diamo un’occhiata al preoccupante hackering di ieri sull’account Twitter dell’agenzia di stampa Associated Press – un lancio d’agenzia, palesemente mal scritto, ma che annunciava un attacco sulla Casa Bianca e Obama ferito. Due minuti soltanto prima che piovessero tutte le vaste rettifiche, ma abbastanza da far crollare la borsa. Oggi in molti, fra cui Craig Kanalley per Huffington Post, chiedono a Twitter di attrezzarsi con maggiori barriere di sicurezza sulle password degli utenti. The Verge fa un giro fra le grandi agenzie di stampa vulnerabili hackerate in questi mesi.
La canzone di oggi era “Padania” degli Afterhours
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:AP, Associated Press, casa Bianca, Craig Kanalley, doppia verifica, hackering, Obama
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giovedì, giugno 17th, 2010

Alaska vive su Twitter, diventa follower cliccando sul T-Rex qui a destra!
(Bernard McGuigan colpito dai paracadutisti inglesi durante la manifestazione per i diritti civili a Derry del 30 gennaio 1972)
Non capita tutti i giorni che a postare sia un eccellente scrittore, in questo caso Colum McCann, vincitore del National Book Award 2009 con lo stupendo romanzo Let the great world spin (che esce in Italia per Rizzoli col titolo Questo bacio vada al mondo intero), ispirato all’avventura del funambolo francese Philippe Petit che nel ’74 tese la sua fune d’acciaio fra i due tetti delle Torri Gemelle. McCann, classe 1965, è un dublinese trapiantato a New York, e ha postato sul Daily Beast all’indomani delle scuse del governo inglese per la strage della Bloody Sunday del 1972 a Derry, in Irlanda del Nord. Qui il suo post originale, e ve lo traduco qui sotto nel podcast.
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Ieri il presidente della Bp Tony Hayward ha incontrato Obama alla Casa Bianca e oggi dovrà tenere un discorso davanti alla commissione d’inchiesta del congresso, che si aspetta toni umili e congrui alla situazione. Le azioni BP hanno ripreso magicamente a salire da qualche ora, dopo che è stata annunciata l’effettiva istituzione del fondo BP di 20 MILIARDI di dollari per coprire le spese del disastro, dalla pulizia delle acque ai risarcimenti ai cittadini. MotherJones ha una “talpa” nella BP che sa cosa sta accadendo ai pulitori impiegati sulle spiagge contaminate: qui potete leggere cosa dice Mac McClelland che gli ha parlato, e io ve lo traduco qui sotto nel podcast.
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Ci sono attori che investono nella ristorazione e altri che investono nell’ecologia. Della serie “lo sapevate che?” – io non lo sapevo – pare che l’attore Kevin Costner stia dedicando tutto il suo tempo libero, e tutto il denaro guadagnato con i film, alla pulizia delle acque inquinate. La sua “conversione” è avvenuta, pare, mentre girava Waterworld su una piattaforma abbandonata. Qualche giorno fa Kate Sheppard postava sulla sua ossessione per l’oceano e il 24 milioni di dollari che ha speso di tasca sua per la Ocean Therapy Solutions, che ha approntato un macchinario per separare il petrolio dall’acqua. Sembrava soltanto una curiosità, invece ieri Adam Gabbatt del Guardian ha postato sul fatto che le macchine di Costner verranno impiegate dalla Bp per tentare la pulizia del Golfo del Messico. Le traduzioni qui sotto nel podcast.
♫ Le musiche di oggi erano “Tomorrow never knows” di Bruce Springsteen e “As time goes by” di Billie Holiday
Ecco la puntata di oggi:
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Tags:1972, 1974, azioni BP, Bloody Sunday, BP, casa Bianca, ColumMcCann, Daily Beast, David Cameron, Deepwater Horizon, Derry, fondo BP, Golfo del Messico, irlanda del Nord, Kate Sheppard, Kevin Costner, let the great world spin, macchine per pulire l'oceano, MacMCClelland, manifestazioni per i diritti civili, Mother Jones, New York, Obama, Ocean Therapy Solutions, perdita di petrolio, Philippe Petit, pulitori spiagge contaminate, questo bacio vada al mondo intero, scuse per la Bloody Sunday, Sunday bloody sunday, talpa sulle spiagge, Tony Hayward, Torri gemelle
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martedì, giugno 15th, 2010

Anche quando non è in onda, il blog di Alaska vive su Twitter
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Perché Sex & the City 2, il secondo film tratto dalla serie tv, è andato così bene al botteghino e invece è stato fatto a pezzi dai critici? Rancore da recessione? Choire Sicha per Daily Beast prova a rispondere (la traduzione qui sotto nel podcast)
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Nuove scoperte sulle ricchezze minerarie in Afghanistan – ma i sovietici lo sapevano già molto bene ai tempi loro, e chissà perché la questione salta fuori proprio adesso. The New York Times e Washington Post illustrano lo scoop – mentre molti altri blog criticano e mettono in guardia. Il Post riassume la vicenda . Nel frattempo Alda Sigmundottir posta sulla nuova legge sull’acqua in Islanda, stilata nel 2006 e implementata a partire dal prossimo 1 luglio. E’ un ennesimo caso di scontro fra interessi pubblici e privati (vi traduco il post qui sotto nel podcast)
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E quanto al petrolio? La continua sorveglianza di media, blogger e comuni cittadini fa sì che la BP sia continuamente sotto pressione. Questa notte il discorso di Obama dalla Casa Bianca alla nazione dopo il rientro dalla sua quarta visita nel Golfo del Messico. Qualche contenuto già si profila, perché le questioni sul piatto in questo momento sono: 1) lo stato anticipa il denaro e la BP non dà segni di volerlo ripagare a breve, perciò i democratici insistono perché venga istituito un fondo della BP di 20 milioni di dollari gestito da indipendenti, e il NYT conferma che uno degli annunci di stanotte potrebbe riguardare questo; 2) altri dirigenti della Bp vengono sentiti oggi dalla commissione d’inchiesta; la questione della legislazione sulle fonti rinnovabili e su come diminuire l’impatto sul cambiamento climatico diventa sempre più pressante, e finora nessuno ha approfittato del disastro BP per spingere l’acceleratore su questo; 4) Obama ha appena rilasciato un’intervista al sito americano Politico, in cui sostiene che il disastro BP darà forma a come penseremo all’ambiente nei prossimi anni; per gli americani avrà lo stesso impatto dell’11 settembre; 5) secondo Terry Macalister e Richard Wachman del Guardian, che riportano la previsione di un’azienda di consulenza sul petrolio, la perdita nel Golfo del Messico potrebbe proseguire fino a Natale. Intanto la BP è stata costretta dalla pressione pubblica a discutere di come i suoi azionisti dovranno autotassarsi per finanziare le spese del disastro. Nei prossimi giorni andiamo a vedere qual è l’atteggiamento sui boicottaggi alla BP, come si sta comportando la BP con i cronisti che si presentano sulle spiagge contaminate, e molto altro.
♫ Le musiche di oggi erano “20 km al giorno” di Nicola Arigliano nella versione di Mike Patton e “Bleezer’s ice cream” di Nathalie Merchant
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Tags:Abu Dhabi, acqua, Alda Sigmundottir, azionisti Bp, Barack Obama, BBC world, cambiamento climatico, Carrie Bradshaw, casa Bianca, discorso su Bp dallo studio ovale, fondo Bp per il disastro, giacimenti minerari afgani, Guardian, Il Post, intervista Obama, Louisiana, Mother Jones, New York Times, petrolio, Politico, previsioni Golfo del Messico, riscaldamento globale, risorse naturali, sex & the city, Washington Post
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mercoledì, maggio 5th, 2010

Louisiana. Pochi giorni dopo la decisione di riaprire alle trivellazioni al largo di alcune coste degli Stati Uniti, il getto incontrollabile di petrolio dal fondo del mare presso la piattaforma BP esplosa e sprofondata nel Golfo del Messico (mappa) manda un grido anche troppo chiaro sui pericoli di inquinamento dei pozzi petroliferi, anche di quelle ultime previste soltanto per supplire alla richiesta di energia in attesa di sostituirle con fonti di energia pulita. La Casa Bianca sospende la riapertura delle trivellazioni (che sarebbero partite fra almeno un anno) e si cerca di capire come arginare e pulire il disastro, e quali sono le responsabilità della BP dietro a quelle più evidenti. Il Daily Beast indaga: qui trovate Kate Sheppard che riassume la vicenda e si chiede se esista davvero una forma “sicura” di trivellazione. Qui Rick Outzen sul quadro del comportamento della BP in questi giorni, che sta cercando di comprare i pescatori perché non facciano una class action e sta cercando di escludere i volontari delle associazioni ambientaliste dalla pulizia del mare e delle spiagge. Fra l’altro il Daily Beast propone una galleria delle specie animali a rischio nell’area interessata e un massiccio appello ad aiutare, con varie opzioni di volontariato; trovate il link nell’occhiello di presentazione dell’articolo che raccoglie un ventaglio di opinioni sul disastro ecologico dai blog della Louisiana (vi traduco tutti i post nel podcast qui sotto).
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Oggi, dopo i rimbalzi sui media americani, finisce in prima pagina su Liquida la vicenda di Macchianera che ha pubblicato le ultime pagine dell’ultima sceneggiatura dell’ultima puntata dell’ultima serie di Lost, che andrà in onda il 23 maggio. Da Il Post, ecco la storia come la racconta lo stesso Macchianera, Gianluca Neri, quello dello scoop Calipari, che rivela qualcosa di come vengono gestite sui blog le fughe di notizie sulle serie tv. Però se volete le 6 pagine dell’Ultima Sceneggiatura, non sarà questo blog a darvele…
Domani una puntata dedicata alle elezioni inglesi, con il nostro blogger Fabio Barbieri collegato in diretta da Londra.
La canzone di oggi era “Whooping crane” di Lyle Lovett
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giovedì, gennaio 21st, 2010

Per Obama è passato un anno dall’insediamento alla Casa Bianca. Le letture politiche del primo anno del suo mandato differiscono molto fra l’Europa, dove hanno più peso le grandi speranze pacifiste che avevano circondato la sua vittoria elettorale, e gli Stati Uniti, dove le questioni più calde sono la crisi economica, la riforma sanitaria, il peso delle lobby in parlamento, e il rapporto fra Repubblicani e Democratici, e dove le riflessioni a un anno di distanza non si fanno adesso ma sono state fatte nel primo anniversario delle elezioni, lo scorso novembre. Nel frattempo la popolarità del presidente nei sondaggi cala, i Democratici perdono il seggio che era di Kennedy nel Massachussets, e già si parla di fine della politica bipartisan. Qui trovate una linea cronologica dell’operato di Obama giorno per giorno nel corso del primo anno di mandato. e qui una serie di articoli di vario segno sul bilancio del suo operato. In occasione dell’ anniversario dell’insediamento vi propongo un pezzo della blogger più potente di tutti gli Stati Uniti, Arianna Huffington, la giornalista da cui prende il nome il blog-magazine informatissimo e tagliente The Huffington Post. Arianna metteva a confronto il motto della campagna che fu (l’Audacia della Speranza) con il titolo del racconto autobiografico di quella campagna pubblicato appunto a novembre dallo stratega David Plouffe in un libro ( “l’Audacia di Vincere”) – con quello che invece le sembra il motto sottinteso dell’attuale strategia di Obama: la Timidezza di Governare. Nel post, il resoconto del suo incontro di quei giorni a Washington con David Plouffe (traduzione e riassunto qui sotto nel podcast)
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La nostra Piumetta, alias Giada Messetti, scrive da Pechino che è nell’aria la chiusura del motore di ricerca Google, che minaccia di ritirarsi dalla Cina dopo il compromesso con il governo che fece nel 2006. Dai precedenti interventi di Giada sappiamo che la fruizione attuale del motore di ricerca è già a macchia di leopardo, ma una chiusura totale cosa comporterebbe? E cosa cela dal punto di vista commerciale? Come verrà utilizzato dal punto di vista dei diritti di espressione, e cosa ha intenzione di fare il governo cinese? Ci siamo collegati con lei in diretta.
La canzone di oggi era “The void” di Jay Farrar e Benjamin Gibbard (tratta da Big Sur di Jack Kerouac)
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