Posts Tagged ‘Damasco’

la Siria in soggiorno

mercoledì, aprile 3rd, 2013

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Brown Moses (@Brown_Moses) è lo pseudonimo di Eliot Higgins, inglese, 34 anni. Disoccupato dall’anno scorso con una bimba di un anno e mezzo a cui badare, è diventato un’autorità sul movimento e l’identificazione delle armi impiegate in Siria (oltre che sullo scandalo intercettazioni in Inghilterra) senza muoversi dal divano del suo soggiorno a Leicester, e gratis. La Cnn parla di lui qui, qui trovate un’intervista video in cui spiega il suo lavoro, e il Guardian lo ha intervistato la settimana scorsa, appena prima che Higgins annunciasse che non riuscirà più a occuparsi del suo blog perché ha trovato un lavoro – mentre i tanti giornalisti che ha aiutato in questi mesi lanciano un appello a trovargli un posto pagato presso una testata internazionale perché possa continuare a fare il suo lavoro di ricerca.

La canzone di oggi era “One day” di Sven Dorau

Ecco la puntata di oggi:

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l’ultimo chiude la porta

venerdì, marzo 15th, 2013

Free Syrian Army fighters run for cover as a tank shell explodes on a wall during heavy fighting in the Ain Tarma neighbourhood of Damascus

(gennaio, Ain Tarma, Damasco, foto di Goran Tomasevic per Reuters, la serie completa la potete vedere qui)

Damasco: Phil Sands, corrispondente fisso da Damasco per The National, ha dovuto abbandonare la Siria due settimane fa. Con lui se n’è andato dalla capitale l’ultimo corrispondente straniero a tempo pieno. Sands ha postato stamattina presto per l’edizione online del suo giornale una sorta di memoriale delle ultime ore trascorse a Damasco.

La canzone di oggi era “Ain’t no grave” di Johnny Cash

Ecco la puntata di oggi:

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nuvole all’orizzonte

martedì, giugno 7th, 2011

Vi ricordate la storia di Amina – blogger , attivista lesbica e componente di una famiglia siriana molto in vista, salvata dal padre da un primo tentativo di arresto? Era stata lei stessa a raccontare sul suo blog la storia di quella notte pericolosa, e avevamo riportato qui il suo racconto.  Ma stavolta gli uomini mascherati della sicurezza di Assad sono riusciti nel loro intento. Oggi la rete e i social media sono pieni di appelli sulla sparizione di Amina, avvenuta ieri notte – qui il post da Damasco di Nidaa Hassan per il Guardian.

Twitter è zeppo di commenti in tutte le lingue sulla presentazione ieri di Steve Jobs sulla nuova iCloud Apple, che si avventura verso la comunicazione fra download di iTunes e scaricamenti illegali o da qualunque fonte e la sincronizzazione di tutti i propri contenuti a prescindere dal supporto fisico. Commenti di approvazione, di titubanza, di preoccupazione per la consegna dei propri contenuti a una memoria virtuale.  Bloomberg Business Week sostiene che Steve Jobs userà iCloud per smantellare la stessa industria che ha contribuito a creare.

E cominciato ieri a New York il Personal Democracy Forum (#PDF11 su Twitter), che discute di tecnologia, responsabilità degli individui e delle aziende rispetto alla rete, e inevitabilmente di attivismo web. Presenti fra i relatori molti dei tweep che seguiamo sulla timeline di Alaska. Il forum si può seguire in streaming video (dopo 5′ bisogna fornire il proprio indirizzo e-mail) ma qui e qui trovate il riassunto dei punti esplorati nella prima fase dei lavori.

Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe, la #twitterevolution di Milano e l’avvio ai referendum.

♫ La canzone di oggi era “Lotus Flower” dei Radiohead

Ecco la puntata di oggi:

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vattene

venerdì, maggio 6th, 2011

(foto di Muhammed Muheisen/AP via @big_picture)

Un altro venerdì di preghiera e battaglia: in Siria, dopo le centinaia di manifestanti uccisi nelle ultime settimane, le strade presidiate dai carriarmati di Assad si preparano a un’altra giornata di manifestazioni, il Giorno del Disprezzo. La tv di stato invita tutti a restare a casa. La UE sta cercando di preparare un piano di sanzioni contro Assad. La giornalista di AlJazeera in inglese Dorothy Parvaz risulta dispersa da sette giorni, dopo le manifestazioni di venerdì scorso. Qui Khaled Yacoub Oweis per Huffington Post su come le forze armate si stanno disponendo nelle ore precedenti ai cortei. Qui un post di Rami Khouri del Daily Star di Beirut sullo scenario che riguarda Assad, tradotto da Internazionale.

Intanto, in Yemen, gli attivisti raccontano i tentativi di attirarli in trappola fuori dalla piazza del Cambio di sana’a, dove dal 1° maggio è scomparsa Badria Ghilan. Qui il post dello Yemen Times. Dopo il rifiuto di di Saleh di firmare una prima bozza di accordo per la sua fuoriuscita in cambio dell’immunità, il GCC (unione degli stati del Golfo presieduta attualmente dagli Emirati Arabi) ha steso una nuova proposta, che Saleh promette di firmare (e la firma dovrebbe avvenire a Sana’a invece che a Riyadh) ma che presenta gli stessi trabocchetti individuati dall’opposizione nella vecchia bozza. Qui la spiegazione dettagliata dell’accordo da un post di GoDubaiNews.

Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe.

♫ La canzone di oggi era “Ain’t no grave” di Johnny Cash

Ecco la puntata di oggi:

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resurrezioni

venerdì, aprile 22nd, 2011

Oggi da tenere d’occhio le massicce manifestazioni previste in Siria (a Damasco e a Daraa, fortemente militarizzate, e a Homs, dove il regime ha represso con violenza le proteste negli ultimi due giorni) e in Yemen, dove non c’è traccia di cortei a favore di Saleh e migliaia di manifestanti stanno affluendo nel centro di Sana’a e anche nella duramente repressa Taiz si stanno tenendo alcune veglie. Intanto, in Bahrain, Ayat el Qarmazi, giovane studentessa arrestata per aver letto una sua poesia contro il regime a Lulu, è in carcere da venti giorni. Nelle ultime 48 ore alcune testate online hanno ripreso la notizia data da PressTv della sua morte e dello stupro che avrebbe subito in carcere, ma il direttore del Centro per i Diritti Umani del Bahrain, Nabeel Rajab, smentisce con un comunicato. Mi ha aiutato a fare chiarezza uno dei nostri tweep, @SpondaNord, a cui dobbiamo anche di aver notato un dettaglio non trascurabile: i lealisti che sostengono la famiglia reale del Bahrain hanno utilizzato un wikileak dell’ambasciata americana a Manama per sostenere l’ipotesi che gli sciiti bahrainini e il Centro per i Diritti Umani del Bahrain siano “agenti iraniani” – peccato che twittino alla cieca e che il wikileak si concluda con l’asserzione che di questo collegamento non ci siano prove, né di finanziamenti, né di influenze. Intanto oggi Abdulhadi Alkhawaja, per il quale la figlia Zainab (@angryrabiya) ha fatto dieci giorni di sciopero della fame (interrotto su pressione delle associazioni per i diritti umani a causa del rapido deteriorarsi della sua salute, qui la lettera della madre che spiega cos’è successo, e qui il post del Guardian), verrà sottoposto a processo per corte marziale. Qui la dichiarazione a suo sostegno stilata da 102 attivisti per diritti umani del Medio Oriente e del Nord Africa. Ieri Catherine Ashton  ha compiuto una visita ufficiale nel piccolo paese del Golfo per conto dell’Unione Europea, qui la lettera che il BCHR le ha scritto chiedendole di incontrare tutti i settori sociali travolti dalla repressione del regime. Le associazioni sindacali internazionali e statunitensi chiedono il reintegro dei 750 sindacalisti licenziati in Bahrain per aver preso parte alle proteste. All’università del Bahrain, la più grande istituzione pubblica del sistema di istruzione del paese, interrogati, inquisiti da un’apposita commissione statale e arrestati docenti e accademici. Il 14 aprile era stato arrestato Masaud Jahromi, il capo del Dipartimento di Ingegneria. Qui la Google Map delle moschee demolite dal regime in questi giorni. La lunga mano degli apparati di sicurezza del Bahrain è arrivata fino in Inghilterra, qui la storia autografa dello studente Suliman al-Bahraini postata dal Guardian.

Sulla timeline del Twitter di Alaska il racconto momento per momento delle rivolte arabe.

♫ La canzone di oggi era “I’ll rise” di Ben Harper

Ecco la puntata di oggi:

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