Posts Tagged ‘David Foster wallace’

Anchorage #2

domenica, luglio 17th, 2011

Puntata dedicata allo scrittore David Foster Wallace, a tre anni dalla morte. In autunno esce anche in Italia il suo romanzo incompiuto Il re pallido. Una sintesi della tavola rotonda che il Daily Beast ha organizzato perché un gruppo di scrittori si confrontasse su The Pale King; l’articolo criptato su facebook che il New Yorker ha commissionato a Jonathan Franzen, in cui lo scrittore affronta dopo due anni l’argomento del suicidio del suo amico; e infine, l’omaggio di Zadie Smith a David Foster Wallace nella sua raccolta di saggi Cambiare idea.

♫ Le musiche di oggi erano “Illuminine” di Thurston Moore e “Dust and water” di Anthony & the Johnsons

Ecco la puntata di oggi:

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carte da decifrare

martedì, marzo 16th, 2010

Wallace_Books_DeLillo_002_small

(copia di Players di Don De Lillo annotata a mano da David Foster Wallace)

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Fra i diari online più interessanti che si possano immaginare c’è quello di Saudi Woman. L’ho tenuto d’occhio per un po’ per farmi un’idea di quello che racconta, e adesso è arrivato il momento di presentarvelo. Di lei sappiamo che è una donna dell’Arabia Saudita, si chiama Eman Al Nafjan, è madre di tre figli, lavora a tempo pieno come lettrice dall’inglese alla facoltà di medicina dell’università di Riyadh, ha deciso di tenere questo blog per contrastare le informazioni a suo parere non corrette sulla vita saudita che arrivano da fonti non arabe e non saudite, ed è senza pietà nel mettere all’indice il trattamento riservato alle donne nel suo paese e il comportamento coloniale dei ricchi stranieri che lo frequentano. Benché sia molto decisa nelle sue prese di posizione, ha la dote di correggere di continuo qualunque concezione pregiudiziale con una grande precisione nei dettagli.

Oggi Saudi Woman propone la lista dei suoi cinque post preferiti del blog: quello sul mondo soprannaturale dei Sauditi, quello sul perché viene mantenuto lo status quo sui diritti delle donne, quello sulle divisioni tribali in Arabia Saudita, quello sul ragionamento che sta dietro al divieto alle donne di guidare, e quello sulla manipolazione delle insicurezze sociali femminili per ottenere favori sessuali.

Saudi Woman definisce senza mezzi termini “apartheid” la struttura sociale divisa fra uomini e donne nel suo paese. Una delle storie che ha raccontato negli ultimi giorni riguarda la posizione delle donne nella frequentazione dei pubblici uffici. La trovate qui, e se lo desiderate potete ascoltare la traduzione nel podcast qui sotto.

*

La super-editor newyorchese Betsy Lerner commenta con il suo caratteristico acume la notizia dell’acquisizione delle carte personali dello scrittore David Foster Wallace (morto suicida due anni fa) da parte dell’università di Austin. E’ più privato un diario, si chiede Betsy, o gli appunti vergati soprappensiero a margine delle pagine di un libro? Qui la notizia originale dell’acquisizione, dove potete vedere alcune immagini delle carte a cui si riferisce Betsy; vi consiglio di farlo perché ne resterete colpiti anche voi; qui il commento di Betsy, che trovate tradotto nel podcast qui sotto.

Le musiche di oggi erano “La gata bajo la lluvia” di Amparo Sanchez con i Calexico e “The void” di Jay Farrar e Benjamin Gibbard

Ecco la puntata di oggi:

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gustose frivolezze

giovedì, ottobre 15th, 2009

strawberries

Oggi cibo, cinema, televisione, e in genere qualche idea su come si possano sprecare grosse somme di denaro:

Si dice che a vedere il kolossal leghista Barbarossa non ci sia andato praticamente nessuno, un flop al botteghino. Ma Le Malvestite, che fra l’altro ha appena preso il premio annuale per i blogger di Riva del Garda, si è sottoposta a questo strazio anche per il nostro bene. Qui la sua eroica recensione.

Conseguenze della recessione: fra le tantissime riviste che stanno chiudendo, in Italia e nel mondo, c’è anche la rinomata Gourmet americana, 68 anni di storia, una delle innumerevoli testate Condé Nast, che a causa del crollo negli investimenti pubblcitari chiuderà, sappiatelo, anche Sposa Moderna e Sposa Elegante (a proposito di appetiti, Playboy invece resiste). Ho trovato la notizia su Gourmet qualche giorno fa sul blog di Mav, che sta nel Vermont ed è costernata, visto che il suo blog è un inno al cibo, e che come molti anglosassoni delle ultime generazioni, anche lei ha scoperto la venerazione per il cibo grazie a Jamie Oliver e a Gourmet. Mentre su twitter si scatena la campagna Savegourmet, a Route 66 del Corriere ecco cosa scrive Alessandra Farkas. Su dissapore.com, invece, in coda al post di Massimo Bernardi, i lettori commentano raccontando di quali riviste non potrebbero fare a meno. Invece su World of Mouth, il bog culinario del Guardian, il racconto di qualcuno che la sa lunga perché a Gourmet ci ha lavorato:

“Il fatto che la Condé Nast abbia deciso che economicamente non ci fosse più ragione di continuare Gourmet, per noi che ci abbiamo scritto è stato un fatto sconvolgente. Lavorare per Gourmet era come sorvolare l’Atlantico in prima classe. Ti rovinava tutte le altre riviste gastronomiche. Non era soltanto una questione di compenso, che comunque poteva toccare diversi dollari a parola. Era anche la perizia delle manovre, che incutevano soggezione: il modo in cui le sedute fotografiche del cibo venivano organizzate come se fossero dei set hollywoodiani, con tanto di chiamate del casting e catering sul posto; le attenzioni dei molti redattori; l’inseguimento da parte dei famosi controllori dei fatti – un episodio famoso è quello della controllora che chiamò un autore, che in un pezzo per Gourmet faceva riferimento a Colazione da Tiffany, chiedendogli il numero di telefono di Miss Holly Golightly in modo che potesse verificare cosa si diceva di lei nell’articolo…
Gourmet era anche celebre per le rigorose verifiche delle ricette. Mi ricordo di una volta che ho fatto un giro negli uffici; mi mostrarono le leggendarie cucine presso il quartier generale della Condé Nast a Times Square. Occupavano metà dell’edificio, con i soffitti a doppia altezza così da ottenere una vista perfetta di Manhattan. Quel giorno sembrava che ci fossero decine di squadre al lavoro, lì a cucinare ogni ricetta da capo più e più volte. Per il lettore britannico il risultato era un po’ difficile da digerire. Sulle pagine di
Gourmet tutto era sempre solare e leggero e morbido e piacevole. Era una glassa burrosa con doppia panna e ciliegie. La rivista si era specializzata in fotografie di pranzi, cene, feste in barca o in spiaggia – piene di gente dai denti luccicanti che si divertiva come non mai. Quando assunse la direzione della rivista, Ruth Reichl, che era stata il critico gastronomico del New York Times, dichiarò di volerla far diventare il New Yorker del cibo. Cosa che molti di noi interpretarono come l’intenzione di riempirla di pezzi chilometrici, approfondimenti e meravigliosi capricci. In realtà, ella ha realizzato quell’ambizione soltanto una volta, quando pubblicò un pezzo monumentale del defunto scrittore David Foster Wallace, “Considera l’aragosta”. Lo aveva mandato alla fiera dell’aragosta nel Maine e lui aveva scritto un trattato sul fatto che le aragoste potessero provare dolore, completo delle sue famose note a pié di pagina. Migliaia di lettori di Gourmet scrissero per protestare. Non era per quello che compravano la rivista. Volevano ricette a prova di bomba per fare la torta di zucca, complete di fotografie pornografiche del cibo”.

Se non avete mai letto il favoloso saggio di David Foster Wallace qui citato, lo trovate nella raccolta Considera l’aragosta.

E infine, visto che ieri era la serata di RaiDue monopolizzata da X Factor, ecco un estratto dalla recensione del giorno dopo dell’ineffabile Diegozilla.

Le musiche di oggi erano “Beato me” di Dente e “Baby Boomer” dei Monsters of Folk

Ecco la puntata di oggi:

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