Posts Tagged ‘Evan Hill’

era tutto vero

giovedì, aprile 11th, 2013

Egypt's first Islamist president Mursi meets with Field Marshal Tantawi and Egyptian Armed Forces Chief of Staff Anan at the presidential palace in Cairo

(Morsi con Anan e Tantawi al Palazzo Presidenziale)

Il 18 marzo vi raccontavo su Twitter del lungo intervento al Centro Hariri per il Medio Oriente di Washington di Heba Morayef, direttrice di Human Rights Watch in Egitto. Fra tutte le precondizioni per un’uscita della rivoluzione egiziana dal suo impasse – ancor prima che le elezioni parlamentari, il prestito del Fondo Monetario Internazionale, il rispetto degli spazi democratici anche in attesa o in assenza di un’opposizione efficace che possa utilizzarli, l’indipendenza del sistema giudiziario e civile, e la ridiscussione nel futuro parlamento di alcuni punti fondamentali della Costituzione approvata di corsa dopo le proteste al Palazzo Presidenziale lo scorso dicembre – Heba raccomandava vigorosamente la completa riforma del Ministero degli Interni e delle forze di sicurezza, esercito compreso, che non è mai avvenuta. In quel contesto, spiegava che la famosa commissione indipendente di fact-finding sui crimini commessi dalle forze di sicurezza nei giorni della rivoluzione è stata davvero costituita; che ha portato a termine il suo incarico, e che esiste realmente un rapporto completo sulle ricerche che ha svolto finora. Rapporto che però non è stato reso pubblico dalla presidenza Morsi, secondo lei a causa delle scoperte fatte sui crimini commessi non solo dalla polizia, ma dall’esercito. Qui trovate un buon riassunto delle affermazioni di Heba Morayef.

Ieri Evan Hill con Mohamad Mansour ha pubblicato sul Guardian un articolo straordinario (ripreso dalla stampa e dalle tv di tutto il mondo), che si basa proprio su una parte della bozza in arabo del rapporto della commissione di factfinding sulle violenze commesse dall’esercito, incrociata con alcune ricerche autonome e interviste dirette a persone che hanno testimoniato per la commissione. Il rapporto non è affatto pubblico, ma Evan Hill riesce a farne emergere gli aspetti più inquietanti – sopra ogni cosa, torture sui manifestanti da parte dei militari che in piazza sembravano neutrali, e i casi dei quasi mille desaparecidos. Per gli attivisti e le associazioni, che vanno raccogliendo testimonianze su questi episodi da due anni, non è niente di nuovo, ma a livello internazionale la reputazione dell’esercito egiziano come equilibratore laico e cuneo fra manifestanti e polizia non sarà più la stessa, e dopo questa fuga di notizie, il governo dei Fratelli Musulmani potrebbe essere costretto a pubblicare il rapporto completo.

Intanto, le reazioni dall’opinione pubblica egiziana arriveranno a scoppio ritardato, seguendo la diffusione dei giornali cartacei di questa mattina.

Ecco la puntata di oggi:

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la croce

martedì, ottobre 11th, 2011

Mina Daniel, attivista di pza Tahrir. Sopravvissuto per un soffio alla battaglia dei Cammelli. Ucciso dall’esercito, domenica sera, insieme ad almeno altri 24 (foto di Eduardo Castaldo)

Dopo aver passato la notte di domenica all’ospedale a parlare coi medici come testimone dell’arrivo dei cadaveri dei copti uccisi dall’esercito, e la giornata di ieri ai loro funerali, con copti e musulmani insieme, cercando di rendere meno dolorosa alle famiglie la scelta di permettere le necessarie autopsie sui corpi dei loro cari per fare luce sull’accaduto (una delle imprese era trovare un coroner indipendente), Alaa Abdel Fattah, cyberattivista laico e colto, tweep di primo piano e inventore dei tweetnadwa, oltre che instancabile lanciatore di sassi contro le cariche della polizia da dieci mesi a questa parte, scrive stamattina: “io puzzo di obitorio, di cadaveri, di bare, puzzo di polvere, sudore e lacrime, e non so se questo odore riuscirò mai a lavarlo via”. Un’altra tweep gli ha risposto: “riposati Alaa, ti ho visto domenica sera, come sempre in prima linea”. E Alaa risponde: “non è domenica il problema; oggi è stata una nuova specie di prima linea, a gestire paura, dolore, incertezza, superstizione, bigottismo – è questa la nostra battaglia più dura.”

La notte di domenica è stata il più orribile momento di violenza, confusione e strumentalizzazione al Cairo dall’inizio della rivoluzione. Al di là delle ricostruzioni più o meno automatiche fatte da quella parte di media tradizionali che non si sono mai mescolate da gennaio con gli attivisti sul campo, almeno il Guardian (e qui), il New York Times e AlJazeera in inglese, che hanno sempre lavorato con i materiali collettivi raccolti in rete e con i testimoni oculari, hanno fatto un ritratto dei fatti di domenica sera al Cairo che rispecchia esattamente il collage di tweep della nostra diretta di domenica, mentre @Kristenchick del Christian Science Monitor è stata l’unica e la prima in assoluto a twittare dall’obitorio dell’ospedale copto, contando in prima persona i 17 cadaveri arrivati dalle strade, quasi tutti uccisi da proiettili dell’esercito o investiti dai blindati lanciati in mezzo al corteo a velocità folle (Questo uno delle decine di video raccolti dagli attivisti), mentre la tv di stato ripeteva l’annuncio dell’uccisione di 3 soldati (di cui non esiste ancora documentazione) e chiamava istericamente ogni “decente egiziano” (musulmano) a scendere per le strade per “proteggere l’esercito” da “cristiani copti armati”, e soldati facevano irruzione nelle sedi di due canali tv indipendenti sospendendo le trasmissioni. Nel caos terribile di quella serata, intorno ai copti che si limitavano a manifestare pacificamente per l’ennesima discriminazione violenta verso una loro chiesa (qui la puntata che dedicammo alle persecuzioni sui copti e all’incidente di Imbaba) e per la totale assenza di tutela da parte della polizia, i testimoni oculari erano moltissimi; fra questi decine e decine dei tweep che seguiamo abitualmente, alcuni dei quali feriti, che hanno anche unito le forze per raccogliere quei video e quelle foto che l’esercito non ha sequestrato gettando le schede di memoria nel Nilo. Vi propongo tre testimonianze: Sarah Carr, la prima a postare; Evan Hill, che ha fatto il giro di tutti i testimoni per raccontare su AlJazeera; e Mahmoud Salem (Sandmonkey) sulla mossa assolutamente controproducente dell’esercito. Ognuno di loro cita i momenti più significativi a cui ha assistito domenica notte.

♫ La canzone di oggi era “My sweet Lord” di George Harrison

Ecco la puntata di oggi:

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avere 5 anni

martedì, marzo 22nd, 2011

Mohammed Nabbous. Per tutti noi Mo e basta. Citizen journalist. Benghazi 27 febbraio 1983 – Benghazi 19 marzo 2011.

Twitter ha compiuto ieri 5 anni, e il giornalista NickKristof ha twittato gli auguri chiamandolo “l’haiku delle news”. Abbiamo per così dire festeggiato il compleanno stando insieme a seguire le ultime sulle rivolte dai paesi, notizie durissime, fra i bombardamenti sulla Libia (mappa interattiva del Guardian) dopo la risoluzione dell’Onu 1973, l’uccisione in Libia del giovane citizen journalist Mohammed “Mo” Nabbous, la crudele repressione in Bahrain e l’abbattimento del monumento della Perla a Lulu, l’indebolimento del presidente dello Yemen dopo il grande numero di morti provocati dalle forze di sicurezza che hanno attaccato i manifestanti nei giorni scorsi. A parte lo svolgimento quasi regolare del voto per il referendum sulle riforme costituzionali in Egitto, non c’è niente da festeggiare, se non la nuovissima e straordinaria maturità che Twitter ha trovato in questi mesi rendendosi utile per raccontare le rivolte arabe dal basso, aggiungendo una terza dimensione (ma a volte l’unica) al lavoro dei media tradizionali. Oggi i materiali che vi propongo vengono tutti da Twitter.

Un ricordo di Mohammed “Mo” Nabbous, grande citizen journalist libico, ucciso da colpi d’arma da fuoco mentre come sempre registrava i suoni della battaglia di Benghazi, soltanto poche ore prima che arrivassero i primi caccia francesi.

Il manuale di MotherJones sullo Yemen.

Evan Hill (@Evanchill) per ALJ sulla giornata di voto sabato in Egitto.

♫ Le musiche di oggi erano “Bodysnatchers” dei Radiohead e la canzone di Tahrir di Tarek Geddawi

Ecco la puntata di oggi:

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