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questioni di chilometri

venerdì, novembre 26th, 2010

(Reuters/Salon)

Grazie a Michele che dalla puntata su Dead Drops si è fatto venire in mente una rete di cinema francesi che con le chiavette lasciano caricare film in licenza Creative Commons. Ecco il link che ci consiglia.

Diciamo che la grande catena americana di negozi Walmart non è proprio una paladina della correttezza, a cominciare dal fatto che è stata accusata più volte da Human Rights Watch di violazioni ai diritti dei lavoratori. Coglie di sorpresa, quindi, l’annuncio di metà ottobre con cui il gigante della vendita al dettaglio promette un importante impegno a favore dell’agricoltura sostenibile e dei piccoli agricoltori americani, con tanto di addestramento di 1 milione di coltivatori, e 1 miliardo di dollari in investimenti per rendere più efficiente la catena di distribuzione, allo scopo, dicono, di “rivitalizzare l’economia delle aree rurali in declino acquistando prodotti più freschi per i nostri clienti e diminuendo i chilometri del trasporto di alimentari”. A Salon, fatto un rapido conto della serva che dice 1 miliardo di dollari : 1 milione di agricoltori = 1000 dollari ad agricoltore, si sono chiesti allora dove sta tutta questa grande idea. Per decifrare le intenzioni di Walmart e capire cosa di buono possa venire da questa nuova politica, Michelle Loayiza ha intervistato Linda Berlin, direttrice del Centro per l’Agricoltura Sostenibile dell’Università del Vermont. Qui potete leggere il post integrale di Salon, e qui sotto nel podcast ve lo traduco.

Mentre Haiti continua a soffrire terribilmente, a Miami si apre Haiti Art Expo 2010, per la prima volta fuori dall’isola alcuni capolavori delle arti visive haitiane, una raccolta di opere che secondo Michele Frisch, collezionista e curatrice, mostrano il talento visionario degli artisti haitiani. Arricchita da alcune opere donate anche dall’interno degli Stati Uniti e da fotografie della situazione nei campi, la mostra raccoglierà fondi per i rifugiati e per gli artisti che hanno perso la casa nel terremoto del 12 gennaio. Qui il post con tutta la storia, e nel podcast ve lo traduco.

Blog di orgoglio dai ragazzi americani di origine asiatica, che hanno trasformato il dispregiativo FOB (“fresh off the boat”, appena scesi dalla barca) in una celebrazione di fierezza, che allo stesso tempo, per motivi generazionali, ironizza su vizi e tic delle famiglie di provenienza. Jean Phillips vi indica alcuni di questi blog da andare a vedere.

♫ Le canzoni di oggi erano “Whooping Crane” di Lyle Lovett e “Winter winds” di Mumford & Sons

Ecco la puntata di oggi:

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