Posts Tagged ‘gas serra’

hotel California

giovedì, ottobre 28th, 2010

A corollario delle elezioni di metà mandato di martedì prossimo negli Stati Uniti, che rinnovano tutta la Camera e una parte del Senato e insieme eleggono i governatori di 39 stati, la California ha anche altri nove appuntamenti interessanti: il referendum sulla Proposition 19, vale a dire sulla legalizzazione della marijuana a scopi ricreativi (cioè non solo medici); quello sulla Proposition 11 (ridistribuzione dei distretti, già votata due anni fa); sovrafinanziamento dei parchi (si aumenta la tassa sulla patente per allocare nuovi fondi ai parchi, ma così si frammenta ulteriormente il budget dello stato); la proibizione per lo stato di riallocare fondi destinati alle comunità locali; eliminare i limiti sui gas serra (invaliderebbe il l’AB 32, il Global Warming Act approvato quattro anni fa che mette la California fra i primi al mondo nel controllo delle emissioni); abolizione dei tagli alle tasse per alcune grandi compagnie; cambiamento della maggioranza necessaria all’approvazione del budget (dai due terzi richiesti di adesso a una maggioranza semplice); introduzione di una maggioranza di due terzi per aumentare le tasse locali; eliminare del tutto la riforma dei distretti.

Kevin Drum ci racconta cosa vota lui e perché, e come vanno i sondaggi sulla Proposition 19 (marijuana); Josh Harkinson dice la sua sulla Proposition 19 e su come la stanno affrontando vari gruppi sociali; il Post riprende il New York Times per raccontare in che modo questo referendum in California condizioni anche il destino del Messico, particolarmente ora che la guerra fra cartelli della droga sta facendo migliaia di vittime; quanto alla Proposition 23, che intende rovesciare la AB32 (Global Warming Solutions Act), la legge approvata da Schwarzenegger nel 2006 a limitazione delle emissioni di gas serra in California, Kate Sheppard racconta le pressioni delle grandi compagnie petrolifere per rovesciare una delle più avanzate legislazioni in tema di limiti al riscaldamento globale. Il regista James Cameron intanto ha donato un milione di dollari alla campagna per il no a questo referendum.

♫ La canzone di oggi era “Just breathe” dei Pearl Jam

Ecco la puntata di oggi:

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ghiaccio

mercoledì, dicembre 16th, 2009

arctic

Radio CKIQ trasmette soprattutto notiziari e musica leggera da Iqaluit, sul limitare della Tundra canadese, dove oggi ci sono -16 gradi, temperatura percepita -28 per via del vento. Gli Inuit – 160 mila persone che abitano fra Alaska, Canada, Russia e Groenlandia – come molte comunità indigene dell’America del Nord patiscono un distacco fortissimo fra il loro stile di vita e le spinte dell’industrializzazione, e hanno un tasso di alcolismo e di suicidi molto alto. Allo stesso tempo, negli ultimi anni hanno creato delle istituzioni che li rappresentano a livello transnazionale, e sono diventati più consapevoli e rivendicativi sulle questioni che riguardano l’equilibrio del loro ecosistema, fino al punto di fare causa agli Stati Uniti per i danni da CO2 inflitti all’ambiente artico. Gli scienziati che lavorano sul cambiamento climatico si stanno rivolgendo alla loro esperienza e alle conoscenze indigene: “L’Artico è nell’epicentro del cambiamento climatico. Le tradizioni Inuit e le loro pratiche di sussistenza sono già state aggredite“, afferma Il Consiglio Circumpolare Artico chiamando all’azione la conferenza di Copenaghen nella Cornice dei lavori Onu sul cambiamento climatico in corso in questi giorni. Non soltanto i leader politici mondiali non stanno facendo abbastanza per limitare il riscaldamento globale, ma perfino la parte migliore del grande mondo scientifico non riesce a predire con esattezza l’impatto del cambiamento climatico sull’Artico. Questa è una delle ragioni per cui i ricercatori si stanno rivolgendo agli stessi Inuit per leggere i segnali del riscaldamento globale. I ricercatori dell’ICC e i veterani dell’esplorazione polare come Will Steger, fra gli altri, hanno cominciato a intervistare i pescatori, cacciatori e contadini Inuit nel tentativo di incrociare la scienza istituzionale con una migliore comprensione della natura. Gli Inuit, che conoscono la meteorologia e i rilievi e vedono coi loro occhi le alterazioni portate dal riscaldamento globale, vengono anche inclusi negli esercizi di mappatura per stabilire precisamente gli effetti locali del cambiamento climatico. Il loro coinvolgimento è cruciale anche perché le alterazioni da clima incrementano le possibilità che venga modificato il loro stile di vita, una cosa impensabile fino a dieci anni fa. Kasper Brandt, un cacciatore Inuit della Groenlandia, ha detto ai ricercatori che un barometro usato da generazioni nella sua famiglia “non ha più fiducia nel tempo”. Gli Inuit non hanno più la stessa mobilità di una volta, a causa della modernizzazione del loro stile di vita, tanto che non so più abbastanza flessibili da adattarsi ai cambiamenti nei comportamenti del tempo meteorologico, ha spiegato Lene Holm, direttore per l’ambiente dell’ICC della Groenlandia a Copenaghen sabato scorso. Le temperature nell’estremo Nord stanno aumentando più in fretta che in qualunque altro luogo del mondo, provocando lo scioglimento dei ghiacci a un ritmo accelerato. D’altro canto, questo ha portato a un accorciamento della stagione della caccia, con un impatto negativo sui rifornimenti per la sussistenza. L’aria in primavera si è fatta più umida, rendendo più difficile tenere il passo con la pratica tradizionale del disseccamento del pesce. I cambiamenti nell’Artico non colpiranno solo gli Inuit. Segnali d’allarme arrivano anche dallo scioglimento del permafrost siberiano, che libera massicce quantità di gas serra nell’atmosfera, accelerando ulteriormente il riscaldamento globale di origine umana. E lo scioglimento della coltre di ghiacci in Groenlandia potrebbe far alzare i livelli dei mari di sette metri, ha spiegato sempre da Copenaghen il biologo marino Stephen Schneider dell’università di Stanford. Schneider, che è anche uno dei principali scienziati che studiano il cambiamento climatico, dice che la ricerca attuale è insufficiente per capire chiaramente la correlazione fra l’aumento globale delle temperature e l’innalzamento dei mari, e ha detto di dubitare che si possano impedire cambiamenti drastici. Usando una metafora, ha detto che raggiungere il punto di non ritorno di un innalzamento dei mari pari a sette metri sarebbe come trovarsi in cima a una collina dopo la quale l’autobus scenderebbe senza più controllo, come se a guidarlo non fosse “un autista professionista, ma una banda di adolescenti che bisticciano”.

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Gli Inuit sono presenti al vertice di Copenaghen con una delegazione di giovani. Qui trovate una rassegna stampa aggiornata su Inuit, ambiente e Copenaghen. Ma vediamo quali sono per loro le questioni più importanti del vertice, nel racconto di Stephen Messenger:

“A causa delle influenze del cambiamento climatico soprattutto nelle regioni settentrionali, i comportamenti di pesac degli Inuit devono cambiare, sostiene Violet Ford dell’ICC (Consiglio Circumpolare Inuit). Per alleviare l’impatto di questi cambiamenti, la Ford chiede assistenza alla comunità globale per acquistare cose come i frigoriferi industriali per la comunità per immagazzinare il cibo durante la stagione morta che si allunga sempre di più. Tradizionalmente, gli Inuit hanno sempre cacciato per il loro nutrimento animali artici come foche, caribou, balene e orsi polari. Mentre vengono stese le bozze dell’accordo sull’ambiente e vengono decise le destinazioni dei fondi per aiutare a combattere i cambiamenti climatici, Violet Ford dice che gli Inuiti sono fra i primi ad averne diritto. mentre essi chiedono aiuto per mantenere lo stile di vita tradizionale che rende la loro cultura così ricca e importante, non tutti i loro interessi sono in linea con quella tradizione. Solo giovedì scorso, Jimmy Stotts dell’ ICC ha parlato a favore delle proprietà Inuit in petrolio, gas e miniere di uranio – chiedendo che questi progetti vengano esentati dalle risoluzioni che verranno adottate da Copenaghen,  sostenendo che “non sembra giusto che gli Inuit, che sono riusciti a portarsi a questo punto di sviluppo per migliorare le loro comunità, non abbiano accesso al denaro che si ricava da queste industrie”. Questi interessi apparentemente confliggenti hanno creato agli Inuit una sorta di dilemma morale: da una parte, richiedono aiuti globali per combattere i cambiamenti climatici che minacciano il loro stile di vita tradizionale, ma dall’altra hanno anche bisogno dei guadagni tratti da industrie che emettono gas serra per mantenere la loro indipendenza culturale. Sheila Watt-Cloutier, ex presidente dell’ICC, non accetta la riflessione finanziaria come base perché gli Inuit contribuiscano senza controllo ai livelli globali di CO2: “mentre chiediamo al mondo di cambiare le sue degradanti pratiche ecologiche, non dobbiamo accettare queste pratiche a casa, a prescindere da quanto sia disperato il nostro bisogno di lavoro o di sviluppo economico. Il guadagno economico non deve prendere il sopravvento sull’esistenza e il benessere di un intero popolo il cui modo di vivere è già severamente compromesso dal cambiament0 climatico.” Il dilemma che si presenta agli Inuit non ha risposte facili. Con tutti gli avvisi e le oscure predizioni sull’effetto del cambiamento climatico sul futuro delle società e delle culture, anche implementare misure per combatterlo può avere degli effetti catastrofici nel presente.”

Ancora qualcosa sulle divisioni di opinione fra gli Inuit, dalla tv canadese.

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I blog sono spesso per loro stessa natura diaristici e soggettivi; lo diventano anche di più in una comunità perduta fra i ghiacci, dove un blog può raccontare la vita di una poliziotta che si muove per centinaia di miglia con un gatto delle nevi, gli hobby della stagione fredda, le gare in slitta o o le festicciole di compleanno dei bambini piccoli di un paese minuscolo.Il Nunavut, terra artica e parlamento Inuit, ha anche i suoi bravi premi annuali per i migliori blog, che stanno per essere assegnati alla fine dell’anno. Ce lo ricorda il bel blog di Clare Kines da Arctic Bay, che pur preoccupato dei cambiamenti climatici, se la ride delle ingenuità dei media internazionali che parlano di orsi polari costretti al cannibalismo, e racconta un po’ le loro abitudini. Inoltre, propone alcune foto di come si presenta il cielo in questi giorni cortissimi. Tenere un blog a quelle latitudini assume un significato diverso… in una terra sterminata in cui le comunità sono unite dalle stesse tradizioni ma spesso separate da migliaia di miglia di ghiaccio.  In generale, i blog Inuit ci mostrano un mondo in cui in due settimane di pesca decine di pescatori riescono a uccidere un’unica balena e a dividersene tutte le parti riportandola a riva. Il loro modo di cacciare e pescare, antichissimo e a misura d’uomo, non ha parentele con la crudeltà, la scala e dagli sprechi del nostro sistema di vita, e molti blog riportano l’indignazione degli abitanti quando sentono il sistema tradizionale Inuit accusato di contribuire all’estinzione delle foche o degli orsi polari. Il 2010 sarà un intero anno dedicato alle iniziative per fare chiarezza su alcuni pregiudizi che riguardano la vita Inuit, ecco il sito.

le musiche di oggi erano “Six weeks” di Fink e “Timshel” di Mumford and sons

Ecco la puntata di oggi:

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