Posts Tagged ‘gaza’

nel buco

mercoledì, novembre 21st, 2012

(dove prima sorgeva la casa della famiglia Nasasra a Rafah – foto di ieri di Mosa’ab Elshamy, @mosaaberizing)

Le notizie da Gaza le state seguendo attraverso i nostri notiziari, le voci, gli approfondimenti. Su Twitter cerco di darvi conto di un racconto frammentato ma continuo che ci fanno i giornalisti e gli attivisti sul campo, spesso i primi a fornire a titolo individuale le notizie che poi saranno confermate da tutti. Non avrei avuto comunque scelta, perché metà delle mie fonti si è spostata lì. Quasi tutte le testate che hanno un corrispondente al Cairo lo hanno spedito lì. Una delegazione composta da 500 attivisti di piazza Tahrir ha attraversato il confine in autobus due giorni fa per portare aiuti e tornare indietro, e due dei loro migliori fotografi sono rimasti. Cnn, Bbc, AlJazeera, AP, AFP hanno squadre di giornalisti sul posto, legate ai loro fixer e colleghi palestinesi. Fra bombardamenti, decine e decine di vittime civili e una guerra a colpi di propaganda, non si può fare a meno di rilevare una fotografia sconcertante: la frustrante, semi-inutile concentrazione dei media del mondo in un territorio piccolissimo in cui la cronaca e la testimonianza possono fare molto poco, con i reporter a condividere il destino dei civili tra i fischi delle bombe. I tweet che ci arrivano sono, nella migliore delle ipotesi, frammenti di diario. Un palestinese che twitta del rombo dei droni la notte, o del bombardamento che arriva dalle navi israeliane. Un israeliano, molto più lontano, che twitta la paura delle sirene anti-aeree che scattano per un razzo di Hamas. Le fotografie dei bambini palestinesi ricoverati negli ospedali distrutti, o delle macerie dell’edificio amministrativo di Hamas stamattina. Paul Danahar della BBC che al mattino va a vedere cosa è rimasto esattamente nel punto di un’esplosione avvenuta durante la notte. I corrispondenti dell’AFP, esterrefatti che stanotte Israele abbia bombardato il palazzo dove si trova il loro ufficio, che twittano a casa “sto bene”. E in mezzo a questi brandelli di racconto, fin troppo reali, lo spettacolo osceno degli account Twitter dell’esercito isrealiano (@IDFSpokesperson) e delle brigate AlQassam di Hamas (@AlqassamBrigade) – il primo che indirizza messaggi d’odio ai palestinesi (tanto da essere temporaneamente bandito da Twitter l’altro giorno) e ai giornalisti bombardati dell’AFP risponde che la stampa si assume il rischio della sua presenza a Gaza e che Hamas usa i giornalisti internazionali come scudi umani; il secondo che sembra un ufficio stampa dei razzi di Hamas, con tanto di orari, luoghi d’origine e obbiettivi dei lanci. E tra le righe c’è tutto ciò che perdiamo nelle traduzioni, nella mancanza di contesto, nelle sconnessioni della rete, nella retorica meccanica di una parte e dell’altra, nella crudezza semplificante della guerra. Così, “guardare” il diario corale, minuto, quotidiano di chi scrive su Twitter da lì dà soltanto un’illusione di conoscenza, di informazione, oltre allo sconcertante senso di immedesimazione dato dal seguire persone con cui si ha familiarità. Stanotte, poi, è stata quella più surreale, nell’attesa vana dell’annuncio della tregua negoziata dal Cairo, che si faceva sempre meno probabile ad ogni esplosione. @RanaGaza, palestinese, ha registrato per un minuto il suono della notte di Gaza, a mezzanotte e 34 ora italiana. L’egiziana Sherine Tadros di AlJazeera, che nel 2008 era una dei due soli giornalisti stranieri presenti a Gaza, ha scritto ieri per Huffington Post dell’irrisolvibile impasse del racconto giornalistico a Gaza.

La canzone di oggi era “Everybody hurts” dei REM

Ecco la puntata di oggi:

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stay human

venerdì, aprile 15th, 2011

Vittorio Arrigoni – blogger, scrittore, pacifista, volontario a Gaza.  Rapito e ucciso in queste ore.

Oggi vi leggo alcuni degli ultimi post dal blog di Vittorio, che raccontava ogni giorno la vita quotidiana e la politica così come le vedeva lui da Gaza City, e postava anche per PeaceReporter. Dieci giorni fa aveva postato tradotta anche la lettera di Omar Barghouti a noi occidentali, “Vi auguro un Egitto”.

Sulla timeline del Twitter di Alaska anche i messaggi per Vittorio da tutto il mondo.

♫ La canzone di oggi era “Stay human” di Michael Franti

Ecco la puntata di oggi:

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acque internazionali

martedì, giugno 1st, 2010

Anche quando non è in onda, il blog di Alaska vive su Twitter
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Sembra che in questi giorni tutti gli snodi cruciali della nostra epoca – ambiente, pace, profitto sregolato – siano simboleggiati da quello che avviene all’acqua e nell’acqua.

In acque internazionali è avvenuto l’attacco notturno alla Freedom Flotilla di aiuti umanitari a Gaza – un pugno di marine che si sono calati con funi dagli elicotteri (mentre le imbarcazioni, anche se nei video della tv isrealiana non si vede, erano circondate da navi militari) è bastato a uccidere 10 persone e ferirne molte altre. Le navi sono sequestrate e quasi 600 persone trattenute. 12 ore di Consiglio di Sicurezza dell’Onu e adesso un comunicato che cerca di riflettere l’indignazione internazionale, causata anche dal fatto che l’equipaggio della Freedom Flotilla è composto da volontari di tanti paesi diversi. Israele dice di essere “caduta in trappola” (già dal 26 maggio la Freedom Flotilla sapeva di correre un rischio a non accettare l’invito a sbarcare in un porto diverso per lasciar perquisire le imbarcazioni); se anche fosse, lo ha fatto in modo grossolano, violento e assolutamente illegale, con tanto di tragico danno di immagine. Radio Popolare ha seguito e segue da vicino gli sviluppi, per cui qui vi propongo alcuni materiali di approfondimento: Luca Sofri posta da Gerusalemme, il Guardian ha tenuto un blog per tutta la giornata di ieri che ha ripreso stamattina, dove potete vedere anche i video, i familiari di molte persone dell’equipaggio attaccato hanno avuto loro notizie solo dagli ultimi sms inviati prima di subire l’attacco, e nel frattempo su Twitter – che serviva più che altro a esprimere opinioni e darsi appuntamenti in molti paesi per le manifestazioni di protesta, quello che adesso sembra un inconveniente tecnico ha causato per qualche ora problemi di accesso agli hashtag che riguardavano l’attacco, i più usati di tutta la giornata. A bordo della Flotilla anche il giallista svedese Henning Mankell.

*

Come sapete, Top Kill ha fallito e la BP deve inventarsi un altro sistema per fermare il flusso di greggio nel Golfo del Messico. Ieri gli aggiornamenti su Twitter. Intanto si è capito che ci sono poche speranze di fermarlo prima di agosto, quando saranno stati completati i pozzi di sfogo per deviare e raccogliere la perdita – un po’ come accadde in acque messicane con la perdita della Pemex nel 1979. Mentre gli osservatori scoprono un’altra gigantesca piuma di petrolio nelle acque di petrolio, la BP dice “piume? quali piume?!”. Questa è la catalogazione di tutte le questioni a carico della BP alla data del 30 maggio nei documenti ufficiali del governo Usa, che hanno raccolto gli elementi di indagine dei media. Mother Jones ha festeggiato il Memorial Day ieri con una laconica passeggiata su una spiaggia ancora pulita dove si attende fra poche ore l’arrivo della macchia di petrolio. 22passi fa un po’ di conti. Nel frattempo, 2 mila tonnellate di greggio riversate in mare per uno scontro fra navi-cisterna a Singapore, dove non c’è la Cnn, Obama, lo zar del petrolio e la satira deal BP.

♫ La canzone di oggi era “My name” di Charlie Winston

Ecco la puntata di oggi:

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