Posts Tagged ‘Global Voices’

in divisa

giovedì, ottobre 11th, 2012


(foto Justin Sullivan/Getty Images)

Parlando lunedì davanti a 400 fra ospiti e cadetti al Virginia Military Institute di Lexington, Mitt Romney ha reso nota (a grandi linee) quella che sarebbe la sua politica estera su Medio Oriente e Nordafrica. A differenza di Obama, dice lui, non resterebbe a guardare. In rete i tweep e giornalisti mediorientali lo hanno preso un po’ in giro, ma vale la pena dare un’occhiata al resoconto molto completo dei punti del suo discorso sul Washington Post. Amira al Hussaini ha raccolto un giro di opinioni mediorientali influenti dalla rete per Global Voices.

La canzone di oggi era “Hunger Strike” dei Temple of the Dog

Ecco la puntata di oggi:

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guidare il movimento

giovedì, maggio 26th, 2011

Secondo i tweep sauditi, Manal al-Sharif è la nuova Rosa Parks: cinque giorni di carcere per aver sfidato il divieto implicito alle donne di guidare l’automobile in Arabia Saudita, una questione che abbiamo seguito spesso grazie a Saudiwoman, che racconta la vicenda e posta anche la petizione di un attivista per diritti umani al custode delle Due Moschee per il rilascio di Manal. Intanto Guido Moltedo posta per Europa sull’intesa di Ca’ Foscari con una istituzione saudita per 400mila euro di finanziamenti alla Scuola di relazioni internazionali (grazie a @nomfup)

Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe.

♫ La canzone di oggi era “Più forte del fuoco” di Cristina Donà

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ragionarci sopra

martedì, marzo 29th, 2011

Siamo sempre su Twitter col resoconto ora per ora delle rivolte nei paesi arabi. Oggi attenzione alla Siria, il governo potrebbe dimettersi e formare un nuovo gabinetto entro 24 ore, ma bisogna vedere formato da chi. Atoun Issa per Global Voices cerca di sbrogliare le complessità che stanno dietro alla protesta di questi giorni, repressa nel sangue a Daraa, a Latakia e in altre città, e riporta alcune testimonianze delle manifestazioni popolari a favore di Assad, sottolineando l’importanza che la rivoluzione investa con spirito secolare la divisione sociale (trasversale alle varie confessioni religiose e minoranze) anziché quella verticale fra confessioni.

L’esperienza degli ultimi mesi ci insegna che blogging, microblogging e citizen journalism stanno trasformando lo scenario dell’informazione, soprattutto quando arrivano prima delle testate tradizionali. Ma ci vorrà molto tempo per capire effettivamente con quali conseguenze, e il dibattito si è aperto da qualche settimana. Matt Wells ci mette la sua opinione postando per il Guardian – benefici e svantaggi portati dall’informazione digitale aperta al contributo di tutti.

Nomfup è riuscito a intervistare Andy Carvin della National Public Radio americana, uno dei supereroi della mediazione di Twitter sui paesi arabi, che per chi segue Alaska su Twitter è nient’altri che il familiarissimo @acarvin, da ieri candidato anche per i 140 migliori tweep del mondo secondo Time. Qui il post originale su Nomfup con la foto di Andy.

♫ Le musiche di oggi erano “One” di Johnny Cash

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fa ancora male

venerdì, marzo 11th, 2011

(Rami Essam, folksinger di piazza Tahrir)

Tahrir è tornata a prendere le botte, prima di essere non molto cortesemente evacuata, di tende e di manifestanti, per la prima volta dall’inizio della rivoluzione a gennaio. Aggressioni ai manifestanti nel loro secondo blitz alle sedi della polizia segreta domenica scorsa, 11 morti e quasi duecento feriti per mano della polizia militare nel contesto degli scontri fra musulmani e copti due giorni fa, l’aggressione alle donne in piazza l’8 marzo, e infine, il pestaggio di due giorni fa. Le immagini che vedrete nei link che seguono, infatti, non sono, come potrebbe sembrare, del mercoledì di sangue della rivoluzione, ma del 9 marzo. Sono le ferite sul corpo di Ramy Essam, che non è nemmeno una faccia anonima del movimento #Jan25, ma il giovane cantante che aveva composto e suonato nella piazza strapiena la sua “Tahrir song”. Alive in Egypt traduce dall’arabo la nota su facebook relativa al suo pestaggio – uno di molti del 9 marzo – e Mohamed racconta sul suo blog The Traveller Within come ha conosciuto Rami e chi è. Oggi il movimento torna in piazza, ma la paura si sente e potrebbe influire sull’affluenza. Sul nostro Twitter le foto e i resoconti postati in tempo reale dai manifestanti.

Intanto oggi, nonostante il divieto di manifestazione sancito due giorni fa in Arabia Saudita, i sostenitori delle richieste di riforma costituzionale scendono per le strade di Riad. Paola Dorazio per Global Voices fa un giro di opinioni e dettagli sulla petizione unitaria al governo su cui i vari gruppi sociali sembrano aver trovato un accordo. Oggi sul nostro Twitter i racconti in tempo reale dai manifestanti.

♫ La canzone di oggi era “Burning Jacob’s ladder” di Mark Lanegan

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tempeste di sabbia

venerdì, marzo 4th, 2011

Le tempeste di sabbia in Libia potrebbero impedire a qualche caccia di Gheddafi di colpire le città liberate oggi che è il giorno della preghiera, ma a Tripoli i giornalisti vengono costretti a restare chiusi negli alberghi “per la loro sicurezza” in vista delle manifestazioni, e Gheddafi spera di trasferire la preghiera in piazza Verde, cioè fuori dalle moschee che finora sono state gli unici luoghi sicuri di riunione. Giorno di preghiera e mobilitazione anche in Oman, dove non funzionano più i cellulari, e in Bahrain dopo i pesanti scontri di ieri. Due morti e 7 feriti ieri durante le proteste in Yemen. Potete seguire qui tutti gli aggiornamenti dai nostri twitterer (attivisti e reporter). Una giornata particolarmente luminosa, invece, in piazza Tahrir, dove sono appena comparsi fra gli applausi della folla Khayrat Shater e Hassan Malek, leader dei Fratelli Musulmani di cui veniva da giorni chiesta la liberazione insieme a quella degli altri prigionieri politici. Il movimento #Jan25 accorre in piazza perché Essam Sharaf, nuovo capo di gabinetto al posto del dimissionario Shafiq e vicino alla rivolta fin dall’inizio, ha accettato di prestare giuramento in piazza e di parlare alla folla (sentite @AymanM raccontare in diretta il suo arrivo qui sotto nel podcast). Il blogger egiziano Hani Morsi riflette sul ruolo dei social media in Medio Oriente, lo racconta Gilad Lotan. Dopo che vi ho raccontato dell’Arabia Saudita nella puntata di ieri, vediamo cosa ci racconta Sabrina Grosso della discussione su Twitter fra donne saudite.

♫ La canzone di oggi era “Something beautiful” di Sinéad O’Connor

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ma twitter fa paura?

martedì, marzo 1st, 2011

La situazione in Libia sta trovando un contesto internazionale (già avviati perfino i contatti fra il nuovo consiglio municipale di Benghazi liberata e l’Onu), e con ogni probabilità anche qualche infiltrazione di interessi internazionali nella rivolta popolare; intanto il quadro sul campo da una parte si svela gradualmente rispetto al buio dei primi giorni, con l’arrivo dei giornalisti internazionali (Abc e Bbc ieri hanno pure intervistato Gheddafi dopo aver sorvolato Tripoli – deserta – in elicottero), dall’altra sobbolle di questioni ancora senza risposta, come la fisionomia della futura leadership, il destino dei lavoratori stranieri in Libia (alcuni dei quali senza passaporto), la questione delle armi (la rivolta a Tripoli è ancora disarmata, ma sembra attendere rinforzi armati da Benghazi per il confronto finale con le forze di Gheddafi). Man mano che passano i giorni è diventato evidente che la crudezza, la complessità, la frammentazione geografica della situazione libica e la minor penetrazione dei social media (16%) faticano a tradursi (anche per motivi di sicurezza) in un resoconto costante e diretto come è invece per l’Egitto (dove oggi è attesa una nuova manifestazione per la caduta di Shafiq, la riforma completa del gabinetto degli Interni e la liberazione dei prigionieri politici, dopo diverse tensioni fra movimento e polizia nei giorni scorsi). In queste ore la rete si accende di riflessioni su se stessa. Molti esperti si interrogano su quale ruolo abbiano concretamente Twitter e Facebook nelle rivolte arabe del 2011, e oggi vi propongo alcuni punti di vista. Intanto il regista Jigar Mehta ha chiesto di poter riordinare tutti i materiali della rivoluzione egiziana (come già fatto con video e foto qui) secondo alcune tag che gli permettano di ricomporli in ordine cronologico in un gigantesco documentario – il suo #18daysinEgypt potrebbe essere il più grande esempio fin qui di “reportage partecipativo”. Sarah Kessler lo ha intervistato.

Valeria Bosco riporta per Global Voices in Italiano alcuni pareri circolati in rete sul ruolo dei social media nelle rivolte. Global Voices stesso è impegnato in una richiesta dalla Francia a Facebook perché venga garantito pieno accesso ai materiali – diventati storici – della rivolta tunisina. Peter Beaumont del Guardian, attentissimo osservatore della vita dei social media, racconta la sua verità sul ruolo che secondo lui hanno svolto nelle rivolte di queste settimane, con un po’ di distinguo.

♫ La canzone di oggi era “Razzi arpia inferno e fiamme” dei Verdena

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Tunisia

giovedì, gennaio 13th, 2011

Le proteste e gli scontri di questi giorni in Algeria e Tunisia e la repressione della polizia sono strettamente monitorate dai blogger, e la comunità di netizens locali usa i blog, i forum e Twitter per scambiarsi informazioni e opinioni, seguite con grande attenzione da Global Voices, sia nell’edizione in inglese che in quella in italiano. Oggi vi propongo quattro post.

Il 7 gennaio Giorgio Guzzetta postava per Global Voices in italiano sul dibattito seguito ai fatti di Sibi Bouzid (dove il giovane tunisino si era dato fuoco per protesta), in particolare riguardo alla situazione degli avvocati.

Il 9 gennaio Amira al Hussaini proseguiva raccontando altre reazioni sulla rete, in particolare sulla situazione a Kasserine.

Ieri Giulia Jannelli faceva sintesi di opinioni e iniziative dei blogger e twitterer come alternativa al silenzio delle tv.

Oggi Il Post commenta sulle ragioni del silenzio francese sulle proteste in Tunisia.

♫ Le musiche di oggi erano “Wonderful savior” di Mavis Staples e “Shell games” dei Bright Eyes

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il cartellino del prezzo

martedì, giugno 8th, 2010

(Julia Whitty, da Mother Jones)

Anche quando non è in onda, il blog di Alaska vive su Twitter
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Oggi esploriamo anche altre storie, ma senza lasciare la BP; terremo uno spazio aperto in ogni puntata su come si evolve la situazione nel Golfo del Messico, perché è possibile che non si riuscirà a fermare la perdita di greggio fino ad agosto, né a pulire la costa prima dell’autunno inoltrato.

Intanto vi segnalo questa intervista di Global Voices con Réassi Ouabonzi, anima del blog Chez Gangoueus dal 2007, che ha ricevuto il secondo premio nella categoria “blog in francese” ai recentissimi Best of Blogs Awards. Il blog di Réassi esplora la letteratura africana in francese di autori locali emigrati.

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Vi ricordate l’ampia dissertazione di Umberto Eco sull’uso di Wikipedia qualche puntata fa? Anche lo scienziato/scrittore Piergiorgio Odifreddi ha qualcosina da raccontare sulle voci che lo riguardano, potete leggerlo qui, in un’intervista di Claudio Sabelli Fioretti. Nel frattempo ricompare l’indimenticabile Tommaso Debenedetti, grande falsario di interviste con letterati (qui tutti i post in cui abbiamo parlato di lui ). Infatti lo intervista El Pais, ripreso da Il Post.

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Rimettiamo le mani nel greggio. Mother Jones sta facendo un lavoro egregio con le sue corrispondenti, che stanno andando – letteralmente – a sporcarsi le mani. Julia Whitty è riuscita ad accedere alla spiaggia di Elmer’s Island in Louisiana, si è fatta prestare un paio di galosce del 46 e ci racconta cos’ha visto (ve la traduco qui sotto nel podcast).

Il Post riassume come stiamo messi al 50esimo giorno dall’esplosione della Deepwater Horizon. Nel frattempo la spillcam (nel post qui sotto) continua a mostrare la fuoruscita in presa diretta – 10 mila barili al giorno in meno, sembra sempre uguale.

Ma quanto sta costando tutto questo accrocchio di tentativi di tappare la falla, costruzione dei pozzi di sfogo, pulizia delle spiagge, invio di sacchi di sabbia, sopralluoghi degli esperti, circolazione delle navi nel golfo, ecc? E soprattutto, chi paga davvero? Kate Sheppard racconta che la Guardia Costiera  e Janet Napolitano hanno comunicato che le casse dello stato per le emergenze sono quasi prosciugate. Infatti, lo stato fin qui ha speso 93 milioni di dollari, anticipando la paghetta alla BP, che invece decide in buona parte come spenderli e non ha ancora cominciato a restituirli mentre il Congresso arranca per stanziare altri fondi. Peccato che 93 milioni di dollari sia anche quello che la BP guadagna in un giorno. In un altro post, Kate si chiede anche com’è che dei presunti 10mila barili di greggio al giorno che la BP starebbe “salvando” dalla falla dopo l’ultima operazione di incappucciamento, la proprietà resta sua? Si tratta di un guadagno di 750 mila dollari al giorno. La BP ha diritto di tenerseli dopo quello che ha combinato?

Nella puntata di domani diamo un’occhiata a cosa si dice nei blog sul lavoro che stanno facendo i veterinari sulle spiagge contaminate.

♫ Le musiche di oggi erano “Magic day” di Lou Rhodes e “In your hands” di Charlie Winston

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a piena voce

mercoledì, aprile 21st, 2010

I blogger cercano spesso occasioni per conoscersi di persona e condividere le loro esperienze. I blogger scrittori si inventano laboratori da fare insieme, i blogger buddhisti fanno seminari di meditazione, i blogger culinari cucinano insieme, e in generale nella blogosfera è un fiorire di premi ai blog. Ma cosa succede quando si danno appuntamento le Voci Globali? A Santiago del Cile, il 6 maggio, 200 di loro si incontreranno per il Global Voices Citizen Media Summit. Come racconta Georgia Popplewell, saranno impegnati in discussioni plenarie, in lavoratori tematici e conferenze, naturalmente incentrati sulla loro vocazione naturale, quella dei citizen media e della libertà di espressione. All’interno del post originale, tradotto da Antonella Sinopoli, anche il programma completo del summit.

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Una delle mille voci raccolte da Global Voices è quella del blogger marocchino Bashir Hazzam, che racconta la sua esperienza dopo due mesi di carcere. Qui potete leggere l’intervista integrale a Bashir tradotta in italiano da Davide Galati.

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Per non lasciare troppo bruscamente il caro vulcano, ecco il post di ieri di Alda Sigmundottir, che racconta di un piccolo reportage di un cameraman immerso nella nube di cenere, e di come si prevede che si comporterà il terreno a seguito dell’eruzione (purtroppo per qualche ragione il video che ha linkato è inattivo). Nei commenti c’è anche il consiglio di una nonna su come i protagonisti del recente scandalo finanziario islandese potrebbero rendersi utili… (vi traduco il post di Alda qui sotto nel podcast)

Le musiche di oggi erano “Fool’s day” dei Blur e “Walking in the sun” di Fink

Ecco la puntata di oggi:

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diritto di voto

giovedì, marzo 11th, 2010

76satrapi_01

(Marjane Satrapi)

Come promesso, oggi vi presento un’iniziativa online che è nata da pochissimi giorni, Enciclopediadelledonne.it. Nella dichiarazione di intenti delle studiose che hanno deciso di dar vita a questa enciclopedia, che voce per voce prenderà forma online, si legge: “Questo, tante donne lo sanno da tanto tempo: ci mettiamo in fila, ci sentiamo eredi ed ecco il significato del secondo nome dell’Impresa: Specchio delle Dame. Tante volte infatti abbiamo ritrovato questo mettere insieme tanti ritratti di donne a dimostrare che la libertà di pensiero e di azione – dalla quale, peraltro, deriverà con la felicità personale una società più giusta – è possibile e auspicabile, non teoricamente, ma praticamente. Parole che vengono da ogni tempo (da Proba, da Christine de Pizan, da Cristina di Belgioioso, ma davvero, continuamente) e possono davvero illuminare, perché sono anche le nostre, spesso le stesse precise parole. Quello specchio delle brame che ossessiona tante donne in carne e ossa può dunque utilmente diventare lo specchio delle dame, una miniera di storie da cui imparare la libertà, e mai cercare il verdetto. Proprio perché è all’insegna della felicità possibile, l’Enciclopedia è una festa, una festa a inviti: chi scrive porta una persona come portasse qualcuno che vale la pena di conoscere.”

Stanno comparendo in questi giorni le prime voci, e le prime tag con cui effettuare una ricerca tra le voci. Questo l’indice ad oggi. Da quello che leggiamo si comprende la qualità del progetto, degna di una vasta impresa editoriale ma allo stesso tempo libera e condivisa. A coordinare il  nucleo primigenio di studiose sono Rossana Di Fazio e Margherita Marcheselli, e ci facciamo spiegare il progetto nei dettagli proprio da Rossana Di Fazio (potete riascoltarla nel podcast qui sotto).

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Domenica il 62,4% degli iracheni è andato a votare nonostante le forti minacce di attentati e l’esplosione di un ordigno che ha ucciso 35 persone. Stavolta era possibile votare non soltanto nei seggi interni al paese ma anche in varie sedi sparse per il mondo dove gli iracheni sono emigrati. Global Voices in italiano riprende un articolo di Salam Adil (tradotto da Stefano Ignone) che a sua volta fa un collage di alcuni commenti dei votanti sui blog. Potete leggerlo qui.

La canzone di oggi era “In your hands” di Charlie Winston

Ecco la puntata di oggi:

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