Posts Tagged ‘Global Voices in italiano’

tweetnadwa 1 e 2

giovedì, giugno 23rd, 2011

(i tweep del Cairo che twittano anche quando sono tutti insieme nella stessa stanza, via Ahram online)

Moderati, pare con grande abilità, da uno dei tweep più attivi della rivoluzione di Tahrir, @Alaa (Alaa Abd el Fattah, un vero mattatore, qui il suo intervento al Personal Democracy Forum , che vi traduco per intero qui sotto nel podcast), i tweep del Cairo hanno organizzato una serie di appuntamenti – i tweetnadwa – per discutere insieme nella stessa stanza di alcune questioni sul piatto del futuro egiziano. Dopo la grande soddisfazione per il primo incontro del 12 giugno (di cui vi propongo il resoconto di Global Voices) ne hanno subito tenuto un altro due giorni fa (qui il resoconto di Lina el-Wardani per Ahram online).

♫ La canzone di oggi era “Explanations” di Selah Sue

Ecco la puntata di oggi:

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l’onda lunga della rivoluzione

mercoledì, aprile 6th, 2011

Improvvisa sostituzione in Tunisia del nuovo ministro degli Interni ad interim Farhat Rajhi – su Global Voices in italiano le reazioni dei blogger tunisini, indignati perché gli riconoscevano di aver già implementato misure molto importanti dopo la rivoluzione. Qui Alice Rossi.

La sollevazione di piazza Tahrir al Cairo ha già spedito qualche onda fino in Italia (la manifestazione delle donne del 13 febbraio, all’indomani della caduta di Mubarak), a Londra (dove il modello della piazza è stato usato per le manifestazioni contro i tagli alla spesa pubblica) e negli Stati Uniti (dove l’idea di sit-in permanente ha modellato le lunghe proteste sindacali in Wisconsin). Secondo Gabriel Winant, collaboratore di Salon e studente di storia, nella sua città, New Haven in Connecticut, è addirittura rinata la sinistra (solo ieri hanno manifestato 3mila persone, dopo i cortei dei giorni scorsi). Qui il suo post che analizza le trasformazioni sociali della cittadina, dominata dalla presenza dell’Università di Yale.

♫ La canzone di oggi era “Options” dei Gomez

Ecco la puntata di oggi:

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i cento venerdì

venerdì, marzo 25th, 2011

(veglia in Bahrain)

Mentre siamo a una settimana dall’inizio dei bombardamenti occidentali sulla Libia e la situazione continua a non essere chiara, è venerdì in Yemen: Saleh, indebolitissimo, ha appena parlato ai suoi sostenitori dalla Moschea presidenziale dopo la preghiera, e intanto si avviano altre manifestazioni. Qui Brian Whitaker che posta per il Guardian su come si sono messe le cose in Yemen negli ultimi giorni. E’ venerdì in Giordania, dove si chiedono riforme con altri sit-in e manifestazioni, soprattutto al Dakahlia circle, per ora tutto tranquillo. E’ venerdì in Siria, oggi il Giorno della Dignità dopo la sanguinosa repressione dei giorni scorsi, funerali in corso adesso per i morti dei giorni scorsi a Daraa, paura di nuove aggressioni. Qui Linkiesta, Jacopo Barigazzi con Rime Allaf sulla differenza fra le rivolte siriane di oggi e quelle dell’82. E’ venerdì in Egitto, manifestazione in piazza Tahrir per sfidare le nuove norme anti-dimostrazioni, per ora sembra che l’esercito lasci montare altoparlanti e non ostacoli i manifestanti – un altro raduno a Maspero. E infine, è venerdì in Bahrain, dopo il terribile giro di vite del governo nei giorni scorsi, sono in corso nuove proteste, i tweeps segnalano che i luoghi di riunione sono presidiati da agenti sicurezza con il volto coperto dai passamontagna, e come ieri avvistano caccia in volo sopra Manama.

Global Voices ci racconta cos’è il Manuale del Despota Arabo che i tweep arabi stanno costruendo su Twitter (Amira al Hussaini tradotta da Alice Rossi)

♫ Le musiche di oggi erano “Rise” di Eddie Vedder e “Tomorrow never knows” di Bruce Springsteen

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ma twitter fa paura?

martedì, marzo 1st, 2011

La situazione in Libia sta trovando un contesto internazionale (già avviati perfino i contatti fra il nuovo consiglio municipale di Benghazi liberata e l’Onu), e con ogni probabilità anche qualche infiltrazione di interessi internazionali nella rivolta popolare; intanto il quadro sul campo da una parte si svela gradualmente rispetto al buio dei primi giorni, con l’arrivo dei giornalisti internazionali (Abc e Bbc ieri hanno pure intervistato Gheddafi dopo aver sorvolato Tripoli – deserta – in elicottero), dall’altra sobbolle di questioni ancora senza risposta, come la fisionomia della futura leadership, il destino dei lavoratori stranieri in Libia (alcuni dei quali senza passaporto), la questione delle armi (la rivolta a Tripoli è ancora disarmata, ma sembra attendere rinforzi armati da Benghazi per il confronto finale con le forze di Gheddafi). Man mano che passano i giorni è diventato evidente che la crudezza, la complessità, la frammentazione geografica della situazione libica e la minor penetrazione dei social media (16%) faticano a tradursi (anche per motivi di sicurezza) in un resoconto costante e diretto come è invece per l’Egitto (dove oggi è attesa una nuova manifestazione per la caduta di Shafiq, la riforma completa del gabinetto degli Interni e la liberazione dei prigionieri politici, dopo diverse tensioni fra movimento e polizia nei giorni scorsi). In queste ore la rete si accende di riflessioni su se stessa. Molti esperti si interrogano su quale ruolo abbiano concretamente Twitter e Facebook nelle rivolte arabe del 2011, e oggi vi propongo alcuni punti di vista. Intanto il regista Jigar Mehta ha chiesto di poter riordinare tutti i materiali della rivoluzione egiziana (come già fatto con video e foto qui) secondo alcune tag che gli permettano di ricomporli in ordine cronologico in un gigantesco documentario – il suo #18daysinEgypt potrebbe essere il più grande esempio fin qui di “reportage partecipativo”. Sarah Kessler lo ha intervistato.

Valeria Bosco riporta per Global Voices in Italiano alcuni pareri circolati in rete sul ruolo dei social media nelle rivolte. Global Voices stesso è impegnato in una richiesta dalla Francia a Facebook perché venga garantito pieno accesso ai materiali – diventati storici – della rivolta tunisina. Peter Beaumont del Guardian, attentissimo osservatore della vita dei social media, racconta la sua verità sul ruolo che secondo lui hanno svolto nelle rivolte di queste settimane, con un po’ di distinguo.

♫ La canzone di oggi era “Razzi arpia inferno e fiamme” dei Verdena

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le armate della notte

martedì, febbraio 22nd, 2011

Non vi mostro le foto, atroci, della strage di manifestanti a Benghazi due giorni fa. Delle fosse comuni in cui sono stati trovati i corpi, sfigurati, di quasi 100 militari libici che avevano disertato. Delle vittime del bombardamento di ieri sulla gigantesca manifestazione di Tripoli che ieri stava marciando pacificamente verso il palazzo di Gheddafi. Nonostante Twitter (potete seguire i nostri contatti qui), la verità è che in un momento così importante della storia della Libia e di tutta l’area, siamo ancora completamente al buio. Sappiamo troppo poco del movimento, di come si è organizzato nelle città, e naturalmente troppo poco dell’esito degli atti di repressione sulla protesta diffusa. A Tripoli ieri niente luce né acqua né telefoni né connessioni. Solo oggi qualche inviato straniero riesce ad entrare nel paese. Solo stamattina in radio stiamo cominciando a capire quanti morti ci sono stati soltanto durante il raid aereo di ieri.

Global Voices in Italiano fa sintesi di alcuni filoni di messaggi di ieri via Twitter e facebook – uno riguarda cosa c’entra l’hashatg #Berlusconi con la Libia. L’altro quello delle foto e dei video - crudi, bui, confusi – che i microblogger libici sono riusciti a postare avventurosamente fin adesso.

Democracy Now! (radio e sito web della sinistra radicale americana) sta facendo un gran lavoro sui paesi arabi, a cominciare dai tweet di Salif Kouddous dal Cairo che abbiamo tanto seguito nelle scorse settimane. Oggi posta un’intervista (audio e testo) con il poeta e studioso libico Khaled Mattawa, professore associato di letteratura inglese all’Università del Michigan. Mattawa spiega perché, comunque vada a finire, la Libia sta cambiando per sempre.

Last minute mentre sto postando: Jamal Elshayyal di Al Jazeera è appena riuscito a raggiungere Sidi Barani, confine fra Egitto e Libia – qui il live blog in inglese di ALJ.

♫ La canzone di oggi era “Ain’t no grave” di Johnny Cash

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perdersi a Tahrir

giovedì, febbraio 3rd, 2011

(La simulazione grafica dei luoghi degli scontri ieri e stanotte a piazza Tahrir, il Cairo, dal New York Times (diagramma intero) via Il Post)

Ieri una giornata di fuoco al Cairo, che abbiamo seguito minuto per minuto su Twitter anche per voi facendo sintesi delle immagini in diretta e dei messaggi diretti dalla piazza. Oggi la situazione è ancora tesa, su Twitter seguiamo soprattutto cinque twitterer che stanno inviando messaggi dai cellulari finché possibile. Invece in trasmissione vi rendo contro dell’ottimo lavoro che sta facendo sull’Egitto Global Voices in Italiano: Gina Cardenas (tradotta da Carla Ragusa) racconta del ruolo delle donne nel movimento; Francesca Cascone riferisce degli appelli a ritrovare Wael Ghonim, blogger egiziano che ha partecipato alle proteste e risulta scomparso da diversi giorni; infine, Claudia Borrello dà voce a Margaret Maitland, egittologa di Oxford che sul suo blog ha identificato alcuni degli oggetti danneggiati durante i vandalismi del 28 gennaio. Qui una foto del muro umano che ha protetto il Museo Egizio, ieri sera di nuovo colpito, stavolta con le molotov, tanto che l’esercito ha dovuto accorrere a spegnere gli incendi. Qui una foto del cordone cristiano per proteggere i musulmani durante la preghiera.

♫ Le musiche di oggi erano “Something beautiful” di Sinead O’Connor e “Rise” di Eddie Vedder

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#Egypt

mercoledì, febbraio 2nd, 2011

Ieri giornata campale sull’Egitto e dall’Egitto, soprattutto su Twitter, grazie a tutti coloro che hanno seguito i nostri aggiornamenti in tempo reale, è stata una giornata storica per i social network e un’innegabile emozione. Consiglio: oggi su Twitter seguite i giornali e la BBC. Intanto l’inviato di Radio Popolare, Roberto Festa, ha raggiunto il Cairo, seguitelo nei GR e nelle altre trasmissioni.

Oggi Internet sta tornando alla normalità, Amira Al Hussaini di Global Voices scrive in questi minuti: “the Internet is just back in Egypt, and one by one, Egyptian colleagues, friends and contacts are popping back online. The moment is huge and there is euphoria in the air” .

l coprifuoco nelle città è parzialmente alleggerito, e l’esercito chiede alla gente di liberare le strade, ma la strada è ancora lunga (intanto è in agitazione anche lo Yemen, e la Siria si preparara a una grande manifestazione di protesta contro il presidente Bashar Al-Assad). E’ il momento per tre riflessioni un po’ più “da lontano”. Elena Intra per Global Voices in italiano racconta cosa dicono sulla situazione egiziana i social media in Israele, che ha avuto e ha molto peso nelle decisioni politiche internazionali sul governo del Cairo. Valeria Bosco alle 4 del mattino ha fatto il punto sui blocchi di telefonia e internet. E Ingrid D. Rowland ieri ha scritto un inno alla leggendaria Biblioteca di Alessandria d’Egitto e ai ragazzi che l’hanno sorvegliata durante le rivolte, per la New York Review of Books (ve la traduco qui sotto nel podcast)

♫ La canzone di oggi era “The winter” dei Cake

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il colore che conta

venerdì, gennaio 28th, 2011

Al terzo giorno di ricovero in ospedale a Johannesburg, Nelson Mandela viene dimesso proprio  nei minuti in cui andiamo in onda, le cure proseguiranno a casa e la sua fondazione insiste che non c’è ragione di preoccuparsi – mentre i media si erano scatenati sulle ipotesi peggiori. Celia W. Dugger del NYT racconta dalla città sudafricana, un post appena precedente alla notizia del ritorno a casa di Mandela  (che vi traduco qui sotto nel podcast). Intanto in questi giorni sui blog sono emerse due questioni ancora critiche per il Sudafrica, una che riguarda la lingua (qui il Post), e l’altra, ancora una volta, il colore della pelle (fa sintesi del dibattito lanciato dal blogger sudafricano Sentletse Diakanyo Claudia Borrello per Global Voices in italiano).

♫ Le musiche di oggi erano “These are my hands” di Jimmy Gnecco e “Jimmy standing in the rain” di Elvis Costello

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parole parole parole

mercoledì, gennaio 19th, 2011

(la distribuzione delle lingue usate online/diagramma del 2000 di Bill Dunlap)

(la situazione nel 2009, secondo InternetWorldStats)

Intorno a Natale, Maria Grazia Pozzi per Global Voices in italiano ha esaminato i blog dei traduttori della Bibbia. Su 2 miliardi e 200mila cristiani nel mondo, ce ne sono 350 milioni che hanno bisogno di una traduzione delle Scritture nella loro lingua – e la rete è dove i traduttori si possono confrontare, sui problemi di traduzione ma anche sui quesiti filosofici che le nuove traduzioni impongono.

The gallery of Wrongness è un blog/forum che elenca siti “tradotti” in cui la lingua inglese viene massacrata – tragici esiti del traduttore automatico, vere e proprie invenzioni linguistiche, e anche piatta ignoranza. Qui si tratta male l’inglese! è il motto del blog. Negli ultimi giorni è arrivata una pagella dedicata all’Italia – Beppe Grillo, i Carabinieri, il sito della Toscana – l’inglese non lo sa proprio nessuno (sarebbe meno triste, The gallery of wrongness, se sapesse come trattiamo l’italiano).

♫ La canzone di oggi era “Eden” dei Subsonica

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mappe della reality

venerdì, novembre 19th, 2010

Violenza nei reality: quanta possiamo sopportarne, cosa ci dice, e come la stanno usando i reality allo stato attuale? E soprattutto, è proprio così vero che riflette i banali scontri della realtà quotidiana fuori dalla tv? Andy Denhart sul Daily Beast fa una panoramica di come secondo lui stanno aumentando gli scontri fisici e verbali, l’aggressività e la violenza nella tv americana (ve lo traduco qui sotto nel podcast)

Dopo quello monumentale avviato in India (ne parlavamo qui), anche l’Ecuador si prepara al suo censimento 2010. Bianca Baggiani ci racconta come funziona sul blog collettivo di notizie internazionali Global Voices in Italiano.

♫ Le canzoni di oggi erano “These are my hands” di Jimmy Gnecco e “Talk to me ” di Bruce Springsteen

Ecco la puntata di oggi:

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