The Big Easy
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La stretta cronaca è tutta BCE, BP, UK, vulcano, e questa settimana cominciano pure il Festival del Cinema di Cannes (domani) e la Fiera del Libro di Torino (giovedì). Noi per oggi prendiamo fiato e ci dedichiamo a un approfondimento attraverso i blog tutto incentrato sulla New Orleans del dopo-Katrina (e del durante macchia-di-petrolio, purtroppo), che ci porta anche nel mondo della fiction e ci dice qualcosa su casa nostra (nel podcast qui sotto vi traduco il grosso dei post citati ).
Comincio col consigliarvi un libro, Zeitoun, un altra impresa di Dave Eggers nel campo della non-fiction, storia di un imprenditore edile musulmano di New Orleans, della sua canoa di alluminio nella distruzione della città allagata, e di un certo carcere troppo simile a Guantanamo in cui è finito per errore insieme a molti altri grazie all’isteria del controllo del crimine nei giorni dopo il crollo della diga. Un libro imperdibile, a cominciare dalla copertina disegnata da Rachell Sumpter (esce a luglio il 28 maggio in italiano). Ecco la recensione di ricklibrarian. Questa è la pagina di McSweeneys su Zeitoun dove trovate altre recensioni e le interviste radiofoniche ai protagonisti della storia vera.
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Phyllis Montana Leblanc, una delle decine di migliaia di sfollati dell’uragano di cinque anni fa, è diventata una star locale dopo il suo ruolo di narratrice di primo piano nel documentario di Spike Lee When the levees broke. E’ tornata a New Orleans e tutti quelli che incontra la riconoscono per strada dopo averla vista nel documentario. Spike Lee ha visto in lei un grande talento narrativo e l’ha spinta a coltivare le sue aspirazioni da scrittrice, mettendo una buona parola per lei presso un grande editore. Dopo una prima proposta rifiutata, Phyllis Montana Leblanc è riuscita a vendere il suo libro di memorie dell’uragano per 100 mila dollari a Simon & Schuster (il libro, parafrasando il titolo del film di Spike Lee, si intitola Non si è rotta soltanto la diga), ed è fermamente decisa a dedicare la vita alla ricostruzione morale della sua comunità. Qui potete leggere la storia di Phyllis e vedere una breve intervista in video.
Phyllis è diventata anche attrice – infatti è uno dei volti, a metà tra fiction e vera New Orleans, della nuova serie tv HBO Treme diretta dalla regista polacca Agniezska Holland e arrivata al quarto quinto episodio (io ho visto i primi tre). Mentre le conseguenze dello scandalo Lehmann Brothers e i riferimenti alla riforma sanitaria fanno capolino di continuo in tempo reale nelle puntate di CSI, e dopo un tentativo di raccontare la New Orleans del dopo-Katrina con la serie poliziesca K-Ville (poi interrotta), la HBO ha varato una nuova serie di bellezza ed efficacia strabiliante, che racconta l’umanità complessa, la storia antica, la musica, i luoghi comuni del turista, il clima negli alberghi, l’ambiente della ristorazione, l’architettura, il processo di gentrificazione dei quartieri a seguito della ricostruzione, le roulotte di emergenza del Fema, gli scomparsi e gli arrestati, l’avvocato che li cerca, le distinzioni razziali praticate dai creoli, i lavori di carpenteria, i i blog che si scagliano contro la mancata manutenzione della diga, le parate di second line, i finanziamenti alle piccole imprese, le case distrutte, il trasferimento a domino delle scuole, la violenza della polizia, la differenza fra chi ha perso qualcosa e chi ha perso tutto, la diatriba sul fatto di ricostruire o meno perché New Orleans sarebbe condannata dall’acqua, le famiglie ancora divise, perfino i rituali dei capi nativi americani sviluppatisi sulla sponda del Mississippi. Treme, vera patria della musica e della cucina di Nola e ancora considerato poco raccomandabile, è il quartiere confinante a ovest col French Quarter. Le vicende del telefim prendono il via tre mesi dopo l’uragano, quando molti cominciavano a tornare a casa dalle città dov’erano sfollati, come Baton Rouge. Nel telefilm, oltre ai bellissimi personaggi di fiction, compaiono una quantità di figure del sottobosco musicale e culturale di New Orleans, alcune delle quali leggendarie come Alain Toussaint, Dr John e Elvis Costello. Il tutto girato con sapienza cinematografica ma senza funambolismi di montaggio, come se la serie avesse preso il ritmo della città.
La rete di citazioni e simbolismi di Treme è talmente densa (e illeggibile ai più) che Dave Walker, giornalista del quotidiano di New Orleans Times-Picayune, si è impegnato a tenere un blog di corredo ad ogni puntata (qui l’indice, entrate in ogni puntata per leggere tutti i dettagli). Il Times-Picayune è coinvolto a vario titolo nella serie, perché una gran parte dei materiali di inchiesta su cui si basano le storie di Treme vengono proprio dai reportage del giornale, così Dave Walker vi fornisce anche i link ai reportage originali, vi indica dove trovare il catalogo delle musiche di ogni puntata, vi spiega chi sono le figure che compaiono nella serie, va in cerca di eventuali incongruenze fra la realtà e la fiction (finora solo una: a New Orleans non esistono bar musicali dove si pratichi anche la lap-dance, ma Dave fornisce anche la spiegazione di questa scelta data dal produttore del telefilm), colloca tutte le citazioni musicali, ci spiega perché è così importante un certo lembo di tela cerata blu su un tetto, che cosa significano i cerchi divisi in quadranti tracciati sulle facciate delle case (indicavano cosa fosse stato trovato nella casa dopo l’alluvione, quanti morti, a che piano, ecc), racconta la storia delle radio di New Orleans e cosa è successo loro dopo l’uragano, il carico simbolico di alcuni luoghi, e cosa c’è di vero nell’ambivalenza fra la necessità di attirare turisti e il loro voyeurismo dopo Katrina. Dave ha cominciato a scrivere ad aprile, quando andava in scena il JazzFest annuale di New Orleans, e quindi postava anche le indicazioni su come andare a vedere dal vivo i musicisti citati o apparsi nella serie.
Questa è la pagina dedicata di Treme su HBO, e qui su YouTube potete vedere la sigla con la musica di John Boutté e altri link a trailer e frammenti di Treme.
Potete seguire e condividere la discussione su Treme anche su Twitter con l’hashtag #treme.
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Se vi sembra veramente tanto per quella che in fondo è solo una serie tv, veniamo a casa nostra: Freddy Nietzsche vede il primo episodio di Treme e mette bene in parole una sensazione che attanaglia chiunque veda le fiction americane e si chieda “perché noi non siamo capaci di raccontarci”? Ecco il suo post (in italiano).
♫ La canzone di oggi era “Treme song” di John Boutté
Ecco la puntata di oggi:
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