Posts Tagged ‘huffington post’

l’incantesimo della comunità

venerdì, aprile 12th, 2013

2405196049_9e94a5afa0_z

(alla mensa; dall’archivio Flickr dello sciopero dei minatori del 1984/85)

Fiumi d’inchiostro versati per la Thatcher, fra i quali è abbastanza facile individuare i conti in sospeso che ha lasciato, la dicotomia fra privatizzazione e statalismo, l’odio creativo con cui a suo tempo incendiò musicisti, cineasti e scrittori, e anche la sensazione che l’epoca da lei inaugurata non sia in realtà ancora finita. Impossibile non notare anche i fiumi di articoli di suoi connazionali maschi (quello dello scrittore Ian McEwan è uscito anche in italiano per Repubblica) che da qualunque parte della barricata si trovassero allora, non riescono a fare a meno di misurarsi con la donna non-donna, la donna algida, la donna-maschio, la maestra severa, la donna sadica, la donna-guerriero, e via discorrendo con categorie che un Primo Ministro di Downing Street maschio non avrebbe mai potuto aspirare ad evocare. Ma se un grande capo di governo maschio porta spesso con sé la metafora del padre (del popolo, del paese, ecc), inevitabile per Thatcher anche la metafora della madre o non-madre. Fra tutti i commenti altolocati di questi giorni, ho scelto per voi quello – meno prevedibile e nativo della rete – del giovane attore Russell Brand. Più famoso per le sue presentazioni degli eventi di MTV, per il suo divorzio da Katy Perry e per i suoi eccessi, Brand potrebbe sembrare una fonte improbabile di saggezza politica, ma in realtà ce ne aveva già dato dimostrazione con una cosa splendida che aveva scritto per il Guardian sulle rivolte di strada dell’estate 2011. Sul blog dell’Huffington Post ha scritto una riflessione da giovane adulto inglese che è stato bambino sotto la Thatcher, individuando uno dei nodi dell’eredità oscura del Primo Ministro: che ciò che ruppe coi minatori non fu uno sciopero ma l’incantesimo di essere comunità, è che “se ti comporti come se non ci fosse nessuna società, alla fine davvero non ci sarà”.

La canzone di oggi era “Ain’t got no home” di Woody Guthrie nella versione di Billy Bragg

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

il dilemma della struttura

giovedì, marzo 7th, 2013

honeycomb-contaminated-m-m

Ieri avete sentito accostati tre punti di vista attenti sulla complicata relazione fra il Movimento 5 Stelle e i media, e sul falso mito della “modernità” di questo movimento in fatto di strumenti e comunicazione sul web. Vi dicevo anche di come mutuare parole d’ordine dai movimenti internazionali degli ultimi due anni (es: acampadas, Occupy) non corrisponda di per sé a soluzioni simili a livello di consultazione, elaborazione e auto-organizzazione, tanto più di fronte all’enorme sorpresa di ritrovarsi dopo il voto al 25%, non più agitatori esterni e commentatori per contrapposizione ma scagliati invece con una grossa rappresentanza nelle istituzioni formali. Ieri sera Pietro Salvatori ha scoperto che di questo problema di funzionalità si è accorto anche qualcuno all’interno dei Cinque Stelle, e ha pubblicato il suo racconto sull’Huffington Post. Potete leggerlo qui e poi ascoltare cosa ci ha detto oggi in diretta.

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

A Guantanamo

mercoledì, febbraio 20th, 2013

426px-Radio_GTMO_educates_GIs_about_domestic_violence
(i dj di Radio Gtmo, la radio della base di Guantanamo)

La promessa elettorale più difficile da mantenere per Obama sembra essere la chiusura di Guantanamo. Ryan J. Reilly è andato a visitare la base per Huffington Post, scoprendo che la chiusura sembra anzi più lontana che mai. Intorno al carcere e alle procedure giudiziarie sta addirittura nascendo una cittadella di servizi, e militari, avvocati, osservatori e giornalisti stanno diventando personaggi di uno scenario che ha tutta l’aria di farsi sempre più stabile. Oggi vi traduco il suo post.

La canzone di oggi era “Reminder” di Mumford & Sons

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

lavorare a Google

mercoledì, gennaio 23rd, 2013

GoogleHQ

Le grandi aziende tecnologiche americane sono spesso anche esperimenti di gestione e convivenza aziendale – a cominciare dalle strutture fisiche che le ospitano. Secondo un analista aziendale intervistato da ZowChow, uno dei motivi per cui sono all’avanguardia nella gestione del personale è perché essendo nuove non hanno passato – nessun fardello di modelli organizzativi precedenti, esuberi, mancanza di aggiornamento dei dipendenti. A settembre vi raccontavo dal nuovo quartier generale di Twitter a San Francisco, mentre Facebook si è fatta progettare una caffetteria interna da due grandi del design come Roman & Williams (gli scenografi di Zoolander). La prosperità delle aziende si vede anche dal flusso continuo di annunci di lavoro e di posizioni aperte, sempre pubbliche, e ognuna si organizza su come offrire benefit ai dipendenti (spesso a supplire alle carenze del welfare americano) e creare un ambiente accogliente per favorire nuove idee (seguendo le orme della Apple) ma anche per limitare quello che chiamano “attrito”, cioè la cadenza con cui i dipendenti lasciano l’azienda, spesso a favore della concorrenza nello stesso ambiente tecnologico, che attinge allo stesso bacino di competenze ingegneristiche. Per il quarto anno consecutivo, Google è arrivata prima nella classifica della rivista Fortune delle “migliori aziende per cui lavorare”, così in questi giorni Farhad Manjoo racconta per Slate di come Google qualche anno fa ha cercato di gestire le opportunità per le lavoratrici nella sua azienda (quelle interne, a Mountain View, perché Google impiega anche decine di migliaia di persone esternalizzate, soprattutto per i ranking delle ricerche) e di come il suo reparto chiamato POPS (People Operations) analizza i dati che riguardano l’efficienza del lavoro e l’abbassamento dell’attrito (la “felicità interna” dei dipendenti, e di conseguenza la loro lealtà) usando questi dati per migliorare le proprie decisioni. Il fatto che Google accumuli e analizzi dati sulla propria organizzazione interna significa anche che in futuro sarà in grado di produrre modelli da studiare anche per le altre aziende, anche se tutti gli osservatori riconoscono che il suo ruolo nel mercato non è imitabile. Contemporaneamente il programmatore Swizec Heller racconta ad Huffington Post il suo colloquio a Google, al quale si è molto divertito. A fine 2011 il Post raccontava qui le domande-tipo dei colloqui a Google.

La canzone di oggi era ”One day” nella versione di Sven Dorau

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

all’ombra dei pozzi

lunedì, novembre 26th, 2012

(il centro congressi di Doha dove si svolgono i Climate Talks)

Si apre oggi a Doha, in Qatar, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, che si concluderà il 7 dicembre. Memori delle trattative spesso inconcludenti di Copenaghen, quelli dell’Huffington Post ci ricordano la posta in gioco, qui.

La canzone di oggi era “Costruire per distruggere” degli Afterhours

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

luce di emergenza

martedì, ottobre 30th, 2012

(il Jane Carousel stanotte, la giostra di Dumbo/Brooklyn assediata dall’acqua, foto postata per prima da @anjelicaaa)

450mila tweet all’ora per l’uragano Sandy sulla costa est degli Stati Uniti, per raccontare e commentare una notte caotica e piena di emergenze. Forse venti morti, di cui cinque solo a New York, migliaia di alberi abbattuti, dighe sfondate nel New Jersey, tuttora senza luce mezza Manhattan (dalla 34esima alla punta inondata di Battery Park), alcune gallerie della metropolitana allagate dopo l’esondazione dell’Hudson e un vero e proprio torrente in un tunnel stradale, e ancora incendi, esplosioni bluastre dalle centraline elettriche saltate, alcuni crolli, persone imprigionate negli ascensori, un ospedale evacuato perché i generatori non hanno funzionato. Tutti gli aeroporti più importanti sono stati chiusi uno dopo l’altro. Per New York Obama ha dichiarato lo stato di catastrofe naturale perché possa accedere agli aiuti federali. Atlantic City e altre località del New Jersey sono quelle più colpite: poca pioggia rispetto alle previsioni ma allagamenti imponenti dai lungomare, dai fiumi e dai canali. A Philadelphia per il ripristino dell’elettricità potrebbe servire una settimana, e le reti dei trasporti pubblici si riservano di accertare l’ammontare dei danni nella giornata di oggi. Senza luce sono rimasti, e lo sono ancora, 3 milioni di persone. Ed è un fatto che rispetto a molti altri eventi, stanotte la catena dei tweet è stata un mosaico di sprazzi di informazioni utili mescolati a falsi, e la mancanza di elettricità, unita alla necessità di risparmiare le batterie di computer e cellulari, ha smangiucchiato la completezza, la lucidità e la prospettiva, svelando l’intrinseca fragilità di una connessione che dipende dalla disponibilità di energia. Per alcune testate è stato perfino impossibile scrivere e postare perché i server non funzionavano più (vedi l’Huffington Post), anche se non sono mancati ottimi casi di debunking delle informazioni non veritiere. The Atlantic ci guida un po’ nella distinzione tra foto false e foto autentiche, e BuzzFeed nell’intensa attività di verifica avvenuta stanotte nonostante il caos.

La canzone di oggi era “Atlantic City” di Bruce Springsteen

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

nuvole all’orizzonte

martedì, giugno 7th, 2011

Vi ricordate la storia di Amina – blogger , attivista lesbica e componente di una famiglia siriana molto in vista, salvata dal padre da un primo tentativo di arresto? Era stata lei stessa a raccontare sul suo blog la storia di quella notte pericolosa, e avevamo riportato qui il suo racconto.  Ma stavolta gli uomini mascherati della sicurezza di Assad sono riusciti nel loro intento. Oggi la rete e i social media sono pieni di appelli sulla sparizione di Amina, avvenuta ieri notte – qui il post da Damasco di Nidaa Hassan per il Guardian.

Twitter è zeppo di commenti in tutte le lingue sulla presentazione ieri di Steve Jobs sulla nuova iCloud Apple, che si avventura verso la comunicazione fra download di iTunes e scaricamenti illegali o da qualunque fonte e la sincronizzazione di tutti i propri contenuti a prescindere dal supporto fisico. Commenti di approvazione, di titubanza, di preoccupazione per la consegna dei propri contenuti a una memoria virtuale.  Bloomberg Business Week sostiene che Steve Jobs userà iCloud per smantellare la stessa industria che ha contribuito a creare.

E cominciato ieri a New York il Personal Democracy Forum (#PDF11 su Twitter), che discute di tecnologia, responsabilità degli individui e delle aziende rispetto alla rete, e inevitabilmente di attivismo web. Presenti fra i relatori molti dei tweep che seguiamo sulla timeline di Alaska. Il forum si può seguire in streaming video (dopo 5′ bisogna fornire il proprio indirizzo e-mail) ma qui e qui trovate il riassunto dei punti esplorati nella prima fase dei lavori.

Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe, la #twitterevolution di Milano e l’avvio ai referendum.

♫ La canzone di oggi era “Lotus Flower” dei Radiohead

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

facciamo l’appello

mercoledì, maggio 25th, 2011

Oggi al Cairo seconda giornata di attività speciale per i blogger, 160 (fra cui questo) hanno partecipato due giorni fa alla giornata #noScaf (no Supreme Council of Armed Forces) bloggando contro i comportamenti violenti e reiterati dell’esercito a cui è affidata la transizione – sotto stato di emergenza, tecnicamente questi post sono illegali; oggi invece ci si divide in gruppi per le strade della città, si intervistano le persone e si posta, con l’hashtag di Twitter #yms2011.

In Tunisia si è dimesso dal suo recente incarico nel governo di transizione il blogger ventitreenne Slim Amadou.

Negli Emirati Arabi, ancora agli arresti il blogger e attivista internazionale per i diritti umani Ahmed Mansoor – Samer Muscati di Human Rights Watch posta sul silenzio delle fondazioni museali internazionali che stanno aprendo i loro distaccamenti negli Emirati – Louvre, Guggenheim, Sorbona e New York University.

La Siria, per protesta verso la copertura di Al Jazeera della repressione governativa sui manifestanti, ha bloccato investimenti del Qatar nelle infrastrutture siriane già concordati per 6 miliardi di dollari. Jennifer Preston del New York Times posta sulla repressione dei (pochissimi) blogger siriani.

Le autorità del Bahrain accusano apertamente media internazionali e associazioni per i diritti umani di cospirare contro la famiglia reale. Arrestati insieme qualche giorno fa la giornalista di France 24 Nazeeha Saeed e il giornalista e nostro tweep Mazen Mahdi. Quest’ultimo è stato ammanettato, bendato e picchiato, per poi essere rilasciato. Ci ha scritto direttamente ieri sera per dire che si sta riprendendo, e che la sua testata gli ha “consigliato” di prendersi qualche giorno di silenzio sia per gli articoli che per Twitter, dove intanto sono apparsi i succinti resoconti del trattamento riservato a Nazeeha Saeed – praticamente torturata nel commissariato di polizia di Riffa – che oggi è stata rimpatriata a Parigi dall’ambasciata francese.

Sulla timeline del Twitter di Alaska trovate il racconto momento per momento delle rivolte arabe.

♫ La canzone di oggi era “In your hands” di Charlie Winston

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

femmine

giovedì, febbraio 17th, 2011

Mona Seif, alias @monasosh su Twitter, il 12 febbraio – the Day After – al cellulare in pza Tahrir (foto Matthew Cassel via Electronic Intifada)

In Italia le femmine valgono poco (7mila euro e una compilation di Apicella), ma sono proprio le donne, adesso, a smuovere con la loro protesta trasversale la montagna della politica che era sembrata inamovibile per quindici anni. Stamattina si auspica che a guidare la coalizione per le riforme fino a nuove elezioni sia un gruppo di donne. Saranno tre donne a giudicare Berlusconi in tribunale il 6 di aprile. In Egitto, ieri, le ragazze del movimento di piazza Tahrir hanno steso un documento di protesta perché nel comitato di civili che guiderà la transizione – formato da molte delle guide del movimento – non c’è nemmeno una donna.

Intanto, negli Stati Uniti esplode una polemica non senza conseguenze su quello che è capitato a Lara Logan della Cbs, una delle ultime reporter arrestate nella giornata nera dei pestaggi del 28 gennaio al Cairo. Solo nelle ultime ore, e con pochi dettagli, è emerso che Lara non è sopravvissuta soltanto alle botte e all’arresto da parte della polizia militare, ma anche a un’aggressione sessuale da parte delle gang pro-Mubarak, dalla quale è stata salvata da un gruppo di donne e da una ventina di soldati. Il fatto che si sia parlato prima di stupro per poi ritrattare con termini solo leggermente meno gravi non ha contribuito alla chiarezza del suo caso e alla solidarietà nei suoi confronti. Laila Lalami di The Nation posta una panoramica di reazioni al suo caso, mettendo in luce alcune sfumature razziste e reazionarie. Nir Rosen, ricercatore al Centro studi sulla Legge e la Sicurezza della New York University, è cascato malamente nella trappola, facendo su Twitter dello humor nero su Lara Logan e in pratica sostenendo che il caso della reporter non sia più notevole di quello di chissà quante decine di donne molestate o aggredite sessualmente nei disordini di Tahrir. In poche ore Twitter si è rivoltato contro di lui. Nir Rosen ha cercato di difendersi, per poi scusarsi e dirsi così imbarazzato dalla falsa immagine di sé che ha dato con questo episodio da chiudere il proprio account di Twitter (che, dice, “avevo dimenticato non fosse privato”), ma non solo, visto che ha immediatamente rassegnato le dimissioni dal suo posto all’università. Qui il riassunto della vicenda con tanto di riproduzione dei suoi tweet, da Huffington Post.

Intanto, la ragazza coraggiosa che i follower di Alaska su Twitter conoscono come Monasosh, vero nome Mona Seif, è stata intervistata da Matthew Cassel di ElectronicIntifada e racconta la sua rivoluzione egiziana.

♫ La canzone di oggi era “People have the power” di Patti Smith

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui

bloggare famosi

venerdì, ottobre 15th, 2010

Chi è più gossip? Le regine dello scandalo politico online o il serissimo quotidiano britannico Guardian? In questi giorni due Grandi Capi di blog americani frequentatissimi (anche da Alaska), in concorrenza con le testate cartacee, nonché due donne molto potenti della sinistra statunitense – Arianna Huffington direttrice di Huffington Post e Tina Brown direttrice di  Daily Beast – si sono trovate al centro di supposizioni su una loro aspra rivalità che avrebbe dato dato fuoco alle polveri con le voci del Guardian di un tentativo di fusione del Daily Beast con Newsweek. Hanno deciso di postare il testo di una loro conversazione scherzosa sull’argomento, in cui insinuano soprattutto il dubbio che a una presunta rivalità fra due uomini non sarebbe stato dato tanto risalto, né una connotazione di guerra fra “gatte” – qui trovate il loro articolo, che vi traduco qui sotto nel podcast.

Intanto compie 10 anni di presenza online uno dei pionieri del blog, famoso e frequentatissimo, il Daily Dish di Andrew Sullivan. Andrea Privitera de Il Post racconta i festeggiamenti e cosa il conservatore Sullivan dice di aver imparato dall’esperienza di questi anni.

♫ La canzone di oggi era “The sellout” di Macy Gray

Ecco la puntata di oggi:

Audio clip: é necessario Adobe Flash Player (versione 9 o superiore) per riprodurre questa traccia audio. Scarica qui l’ultima versione. Devi inoltre avere attivato il JavaScript nel tuo browser.

Per scaricarla sul tuo computer clicca qui.