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impatto zero

mercoledì, ottobre 21st, 2009

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Ancora esperimenti. Oggi voglio raccontarvi di Colin Beavan e di quello che trovate sul suo blog. Nel 2007, Colin ha lanciato online il suo esperimento: un anno di graduale eliminazione dei consumi superflui, della spazzatura, degli inquinanti, degli involucri, perfino dell’uso della tv, dell’ascensore, delle scale mobili – per se stesso, sua moglie Michelle, la loro bambina di quattro anni e il loro cane. Tutto questo, a New York, una città che è già diventata estremamente razionale nel consumi energetici e nella condivisione degli spazi comuni, ma che continua a rappresentare, ci racconta Colin,  una “bomba ecologica”, come molte città del pianeta.

L’idea di Colin, e in modo più recalcitrante di sua moglie Michelle, era quella di andare a scoprire in cosa esattamente una singola, normale famiglia urbana “dipendente dal take-away”, nella città delle comodità per eccellenza, potesse ridurre o compensare nel proprio impatto sull’ambiente, senza predicare l’ascetismo o l’anoressia ecologica.

Oggi la storia dell’anno di Colin, il NoImpactman, è diventata un libro e un film, mentre la riflessione sul suo esperimento prosegue sul blog.  Il libro, tutto stampato su carta riciclata da altri libri al 100 per 100,  si chiama L’uomo a impatto zero, le avventure di un liberal col senso di colpa che tenta di salvare il pianeta e le scoperte che fa nel frattempo su se stesso e il nostro stile di vita. Il film, No Impact Man, è un documentario, a sua volta accompagnato da un sito, che segue la famiglia di Colin negli alti e bassi delle sue scoperte.

Prima di entrare nel dettaglio dell’esperimento, potete andare a vedere quali altri esempi di sostenibilità creativa vengono segnalati a Colin da ogni parte del mondo.  Un buon esempio è quello delle scale pedonali della fermata della metropolitana di Odenplan, a Stoccolma. Mentre la maggior parte dei viaggiatori di solito sceglie di salire in superficie con le scale mobili, i creativi di FunTheory hanno allestito sulle scale pedonali una superficie concepita come un pianoforte:  gradini quasi del tutto bianchi, con alcune fasce nere a rappresentare i tasti neri; al di sotto della superficie, un sistema sonoro a basso consumo che fa risuonare ogni gradino al passaggio di chi sale. Da quando la scala-pianoforte è stata allestita, il 60% in più per cento dei passeggeri di Odenplan ha preferito le scale pedonali a quelle mobili, facendo anche esercizio nel frattempo, e facendo “suonare” i gradini.

Ma torniamo al NoImpactMan. A parte la quantità di preparazione che il suo anno a impatto zero ha richiesto, benché Colin e Michelle abbiano affrontato tutti i cambiamenti e le rinunce per gradi, lo scetticismo lo ha circondato sia prima che dopo: “una cosa del genere a New York è impossibile”, è la prima cosa che gli ha detto un amico liberal che è stato anche portavoce di un deputato. A esperimento concluso, libro pubblicato e film in uscita, il conduttore televisivo Stephen Colbert lo ha invitato in tv per buttarla in burla: cosa accadrebbe alla grande economia se tutti facessero come te, riducendo all’osso i consumi? Hai veramente fatto nove piani di scale a New York per un anno? La tua bambina come fa a sapere chi è Scooby Doo se non le fai vedere la televisione? Ecco un frammento della trasmissione.

Colin Beavan è stato al gioco ma è riuscito a far passare un messaggio, il più interessante di tutti: il risultato complessivo del suo esperimento è che meno consumi vuol dire più contatti umani. Una teoria non proprio nuova, visto che già vent’anni fa Lewis Hyde spiegava che il capitalismo ha come mira quella di soddisfare a tal punto i bisogni dei singoli da fare in modo che essi non abbiano più bisogno uno dell’altro, ma almeno Colin l’ha sperimentata nella vita reale, nella metropoli per eccellenza. Meno consumi = più creatività, semplicità, felicità?

Detta così, può sembrare una teoria semplicistica. Ma sul blog di Colin Beavan, in attesa che il suo documentario a impatto zero arrivi anche da noi, potete leggere per esteso della natura complessa e informata del progetto, dei passi dettagliati nella vita quotidiana, del tentativo di aggiungere al minore impatto ambientale anche un maggiore impegno in prima persona, per esempio nella riforestazione. Un buon contributo alla riflessione sullo stile di vita che dovremo inventarci per il futuro, animata anche da una gran quantità di commenti ai post, dal più polemico al più solidale. Colin Beavan sostiene che stiamo delegando le alternative nello stile di vita a chi vive in campagna, ma che sarà quello delle città a cambiare il mondo. Proprio in questio giorni, più di mille lettori del suo blog stanno conducendo il suo stesso esperimento per una sola settimana. Buona lettura.

Infine, proprio mentre Terry Gilliam passa da Milano per presentare il suo ultimo film, i Monthy Python festeggiano il quarantesimo anniversario della loro fondazione. John Cleese, lo stesso Gilliam, Eric Idle, Terry Jones, Michael Palin e il compianto Graham Chapman sono così protagonisti di una rievocazione a tutto campo del loro stile inconfondibile. Loro stessi hanno postato su YouTube una quantità dei loro sketch da rivedere, e domani sera parteciperanno a uno show in diretta dallo Ziegfield Theatre di New York, lanciando nel frattempo il loro documentario Almost the truth, “quasi la verità”. Ecco il trailer.

Le musiche di oggi erano  ”Dream” dei REM e “Six weeks” di Fink

Ecco la puntata di oggi:

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